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Rebuilding, la frontiera fragile della sconfitta americana: il western senza pistole di Max Walker-Silverman

5 June 2026 at 16:10

Rebuilding l’avrebbero potuto girare negli anni Settanta. Là dove il mito della frontiera americana diventava fragile, incerto, da ricostruire. Nel film di Max Walker-Silverman non ci sono però pistoleri e assalti alle diligenze, ma l’epica claudicante e semplice di un cowboy e di un manipolo di losers (due donne, una coppia di anziani, una giovane vedova con figlia, un idraulico di mezza età con cani) che ai nostri giorni hanno perso casa, oggetti quotidiani, speranza dopo che un mostruoso incendio ha divorato un ampio bosco del Colorado.

Dusty (Josh O’Connor, ventre concavo, mano in tasca, camicioni, jeans e stivali) è un taciturno mandriano, separato da tempo dalla moglie, a cui rimangono un’ottantina di capi di bestiame e un cavallo parcheggiato nella stalla di un amico. Relegato in una roulotte precaria con altri sfollati come lui su un terreno affittato a termine dalla contea, Josh le prova sommessamente tutte: rivende a un prezzo basso le bestie, chiede un prestito impossibile alla banca, prova un lavoro offerto dallo Stato come operaio di lavori stradali. Intanto è nel rapporto che ricuce con la figlioletta, che si rifugia spesso nella sua roulotte, a ritrovare un filo conduttore per un futuro possibile.

Alimentato da una vena di nostalgica dimensione della sconfitta sociale, di una inesorabile resa dell’uomo verso la natura, Rebuilding è un cinema di spazi svuotati da edifici, strutture urbane, persone, a favore di un’essenzialità di messa in scena quasi ascetica (la trovata della biblioteca con la rete Wi-Fi), tra macerie, polvere, sabbia e in lunghissima profondità di campo la cartolina graffiata di imponenti montagne dalle cime innevate.

Walker-Silverman (anche allo script) costruisce una sorta di filosofia profonda del valore della memoria, tra chincaglierie da conservare, fotografie ed etichette su cui si stampano radici e ricordi. Così il gruppuscolo che si perde nella desolazione del vento e della terra arida prova a essere nuovamente comunità: itinerante, dimessa, comunque libertaria. Ad impreziosire questo racconto di pochi dialoghi, molti tramonti e cieli notturni, c’è una colonna sonora folk-western di Jake Xerxes Fussell e James Elkington che sembra uscita dai più struggenti spartiti di Clint (e Kyle) Eastwood.

Infine Walker-Silverman non sarà, appunto, Eastwood, ma fa un’inquadratura, anzi un paio, almeno così le abbiamo lette noi, in cui viene giù il teatro: il sottofinale con quel gesto di riverenza che compie Josh verso i propri compagni di sventura, togliendosi il cappello e tenendoselo davanti al petto, che deve aver visto in mille western del passato, e quell’inquadratura di spalle dei due protagonisti davanti a una porta aperta verso l’ignoto e incontaminato spazio della frontiera che deve aver visto in Sentieri selvaggi di John Ford.

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“Ma è a questo che siamo arrivati? Ascoltare i troll? Incoraggiarli?”: lo sfogo dello sceneggiatore di Topolino, licenziato dopo uno scontro con i lettori sui social

5 June 2026 at 11:00

Lo storico fumettista di Topolino bastona con ironia le proteste dei troll sui social e il direttore della celebre rivista lo licenzia. Sta facendo parecchio discutere il licenziamento (non un “addio” come scritto su diverse testate giornalistiche ndr) di Roberto Gagnor, storico collaboratore dell’intramontabile mondo Disney oggi gestito nella versione italiana da Panini Comics. La vicenda è nata e si è sviluppata repentinamente sui social nell’aprile scorso dove diversi lettori hanno criticato le nuove storie di Paperinik create da Gagnor. A quel punto il 48enne disegnatore ha risposto alle critiche con post anche paradossali, ma chiari nel loro intento di difesa. Uno in particolare è finito nell’occhio del ciclone, ovvero quello in cui Gagnor, sul profilo Facebook di un collega scrive, rivolto ai critici: “E comunque io non ho cancellato niente. Voi, invece, restate irrilevanti e gente che deve crescere”.

A questo punto inizia un’ulteriore bombardamento su Gagnor nello specifico sul forum online di Papersera – spazio dove i lettori commentano i fumetti disneyani – dove diversi utenti, alcuni anche anonimi, hanno minacciato di cancellare i propri abbonamenti di fronte agli “insulti” di Gagnor sui social. Ultimo capitolo di cronaca: ad inizio maggio Gagnor viene contattato telefonicamente da un redattore dell’azienda e gli viene comunicato che a causa dei suoi commenti sui social le sue collaborazioni finiranno dopo le due storie già pronte e che usciranno (l’ultima, pare, nell’autunno prossimo); poi il 3 giugno su Fumettologica è il direttore di Topolino, Alex Bertani, a spiegare in una lettera l’allontanamento di Gagnor: “Ho chiesto ai miei collaboratori di limitarsi a chiarimenti e spiegazioni, senza entrare nel clima di perenne zuffa tipico di alcuni social media (…) ma purtroppo non è la prima volta che si è reso necessario ricordare che esistono limiti imposti dal proprio ruolo”. Bertani continua: “Posso passare sopra ad altro ma su una cosa non transigo: i lettori vanno rispettati. A prescindere. Perché per fortuna viviamo in un paese libero. Dove se acquisti un magazine per leggerti delle storie hai tutto il diritto di commentare, dissentire e criticare. Anche aspramente”.

Infine chiosa: “Tutti coloro che lavorano per Topolino, quando si esprimono pubblicamente, vengono inevitabilmente percepiti come rappresentanti di un gruppo, di una redazione e di una sensibilità condivisa e non voglio in nessun modo che determinati modi o atteggiamenti possano essere associati, neppure indirettamente, a una realtà che da sempre promuove dialogo, rispetto e inclusività”. Solo che Gagnor non è di certo un ragazzino di primo pelo che ha preso in mano ieri carta, penna e tastiera: 23 gli anni di servizio e più di 300 storie scritte per Topolino. Insomma, un veterano. Che, infatti, sui suoi canali social risponde. “Una decisione (quella di Bertani ndr) nata dalla sua scelta di privilegiare le opinioni online di alcuni “fan”, che sul forum di un’associazione hanno chiesto la mia rimozione, dopo che io, nel mio pieno diritto di utente social, ho prima ironizzato sulle loro ossessioni (…) ho poi chiarito il mio giudizio su di loro in maniera sicuramente tranchant, ma legittima, almeno quanto le loro esternazioni. Il Direttore, però, ha scelto di ascoltare loro”.

Gagnor si pone quindi un interrogativo sulla libertà creativa dei suoi colleghi e di un intero settore: “Ma è a questo che siamo arrivati? Ascoltare i troll? Incoraggiarli? So bene che queste persone, oggi, festeggeranno. Soprattutto, si sentiranno motivate a farlo di nuovo, magari con altri autori. Questi autori, da oggi, sapranno che, quando i troll passeranno il limite, non saranno difesi da nessuno. Quando tenteranno nuove strade creative, i troll potranno attaccarli senza problemi. E se reagiranno, nessuno li aiuterà”. Bertani chiosa ricordando che, oltretutto, seppur lavorando per la stessa testata da 23 anni rimane un “freelance in un business altamente precario” quindi “questo è ancora più grave”.

Su Il Post, infine, viene segnalato che “Gagnor non è il primo autore di Topolino che ha interrotto le collaborazioni in seguito all’arrivo di Bertani: era già successo ad altri sceneggiatori di lunga data, tra cui Sergio Cabella e Massimiliano Valentini”; perché spiegano dal sito web diretto da Francesco Costa, “è dal 2018, quando ha iniziato a dirigere Topolino, Bertani ha apportato diversi cambiamenti alla linea editoriale” dando “spazio a una nuova generazione di sceneggiatori che in qualche caso ha cambiato la caratterizzazione di personaggi molto noti (…) Bertani tende anche a intervenire personalmente nel processo creativo, con una certa intransigenza. Legge ogni sceneggiatura prima della pubblicazione e, quando il risultato non lo soddisfa, fa di testa sua: “Riscrivo pagine e pagine di dialoghi”, disse lui stesso in un’intervista di qualche anno fa”.

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I primi a scendere in Normandia: la missione dei pathfinder del D-Day

Nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944, mentre migliaia di aerei e navi si apprestavano ad attraversare il Canale della Manica, diretti verso la Francia occupata, una manciata di paracadutisti si preparavano a lanciarsi nel buio ore prima dei loro compagni. Se la più grande invasione anfibia della storia doveva avere successo, qualcuno avrebbe dovuto precedere il grosso delle forze aviotrasportate, individuare le zone di lancio e guidare gli uomini che sarebbero arrivati dopo. Quegli uomini erano i pathfinder. I primi a scendere in Normandia.

Alla vigilia dell'Operazione Overlord, l'invasione alleata del fronte occidentale della “Fortezza Europa”, i 300 "pathfinder" delle unità aviotrasportate giocarono un ruolo fondamentale nel garantire il successo dell'assalto aereo portato dalla 101ª e dalla 82ª Divisione Airborne.


Questi uomini scelti avevano il compito di paracadutarsi nella Francia occupata, precedendo di qualche ora il grosso della "forza d'invasione aviotrasportata" che sarebbe scesa nei settori designati ai piedi della penisola del Cotentin, e installando i radiofari SCR-717 Eureka, transponder radar portatili progettati per guidare gli aerei sulle Drop Zone (DZ). Questi radiofari avrebbero emesso il segnale che consentiva alle grandi formazioni di Douglas C-47 Skytrain con le grandi strisce bianche e nere dipinte su ali e carlinga, le "Invasion Stripes", di localizzare con maggiore facilità le DZ nonostante l'oscurità, la nebbia, le nuvole e il fuoco della contraerea, e lanciare i paracadutisti che si sarebbero riuniti e coordinati una volta toccato terra.

Tra i primi pathfinder della 101ª che scesero in gran segreto sulla Francia intorno alla mezzanotte del D-Day per illuminare le zone di lancio con i radiofari, ma anche con le "luci T" e marcatori di stoffa arancione catarifrangente, alcuni portavano un singolare "taglio di capelli alla moicana" sotto l’elmetto M1 e la pittura da guerra sul volto come i nativi americani. Si dice infatti che alcuni parà della 101ª Airborne Division - in particolare un gruppo noto come i "Filthy 13" del 506° - adottarono il taglio mohawk durante l’Invasione della Normandia per "risultare spaventosi agli occhi del nemico".

Le piccole squadre di pathfinder, che contavano tra i 14 e i 18 paracadutisti, affrontarono sfide immense. Lanciati fuori dalle zone designate a causa del pesante fuoco antiaereo, del vento forte e delle difficoltà di navigazione riscontrate dai primi aerei, dovettero riorganizzarsi rapidamente per eludere le prime pattuglie tedesche messe in allarme dall'insolita attività aerea nemica, e i loro sforzi non sempre permisero il corretto dispiegamento delle prime ondate di paracadutisti, che riuscirono comunque, in un modo o nell'altro, a raggiungere e conquistare molti dei loro obiettivi.

Nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 1944, l'82ª Divisione "All American" perse 22 pathfinder. La 101ª Divisione "Screaming Eagle" registrò 25 caduti tra i pathfinder. Il loro sacrificio, unito a quello degli omologhi inglesi e canadesi, e alle capacità e al coraggio di tutti i loro compagni d’armi delle forze aviotrasportate, fece la differenza per il successo del D-Day, la prosecuzione dell'Operazione Overlord e gli sviluppi della guerra che ha cambiato la storia.

New golf-ball sized blue octopus species now identified in the Galapagos

5 June 2026 at 05:37
While on a deep-sea expedition in the Galapagos in 2015, scientists found a golf-ball sized, short-armed blue octopus. In a recent study, they confirmed that it’s new to science. The newly described octopus, named Microeledone galapagensis, was first sighted with a remotely operated vehicle (ROV) near an underwater mountain, roughly 1,773 meters (5,800 feet) below the Pacific Ocean surface close to Darwin Island.   Expedition researchers from the Charles Darwin Foundation and the Galápagos National Park Directorate collected it with their ROV. They saw two more octopus individuals on video. The body of the collected specimen was preserved and sent to octopus expert Janet Voight at the Field Museum in Chicago, Illinois, U.S.  Voight and colleagues at the museum scanned the octopus using computed tomography (CT) to create a 3D model of the individual. The researchers then used the CT model to examine its internal organs and mouth parts.    “When you describe a new species of octopus, you have to look at all the parts, including the mouth, the beak, and the teeth. And to see those things, you have to cut the specimen open. We only had the one specimen, so I didn’t want to take it apart,” Voight said in a press release.   A comparison of the blue octopus’ parts with those from other octopus species revealed that it was a new-to-science species. Unlike many octopuses, Microeledone galapagensis is small, squat, and has short, stubby arms with few arm suckers. “One of the interesting questions about…This article was originally published on Mongabay

A Marriage with Christ in the Middle (Colossians 3:18-19)

5 June 2026 at 05:01
If Christ is in the middle of a marriage, a wife will gladly submit to her husband, and the husband will gladly love his wife. May God give grace to our marriages today, and may all glory go to Him.   Husbands and wives find much in Scripture for how to love and respect one... Continue Reading

An Optimistic Farmer

5 June 2026 at 05:01
The return on good soil will more than make up for any “wasted seed” along the way. As we preach and promote the gospel, there might indeed be hard soil. But we must, like Jesus, be willing to sow optimistically.   The story of the parable of the Parable of the Sower (Mk 4:1–20 and parallels)... Continue Reading

Calibrating a Dial or Rendering a Verdict?

5 June 2026 at 05:01
If homosexual desire is a form of “unnatural” desire, then it must be addressed as such. The church must decide whether it will accept or reject it as compatible with ordained office. A verdict must be rendered.   The current discussion surrounding ordination and same-sex attraction has largely been framed in terms of degree. How... Continue Reading
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