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Sapevate del recente voto elettorale in Etiopia? Forse perché non vi siete mai chiesti chi governa in Africa

4 June 2026 at 16:37

di Francesco Vietti, antropologo

Il primo giugno si sono tenute le elezioni politiche in Etiopia. Se non lo sapevate e non avete idea di chi fossero i candidati alla presidenza, non vi preoccupate: siete in buona compagnia. Non solo tra i cittadini che seguono normalmente la politica internazionale, ma sospetto anche tra i giornalisti e i politici di professione, e persino tra noi lettori del Fatto, ben pochi saprebbero rispondere a questa semplice domanda: conosci il nome di almeno un attuale leader politico dell’Africa sub-sahariana?

Quanto al Nordafrica, l’orribile omicidio di Giulio Regeni dovrebbe averci almeno reso tutti consapevoli che in Egitto sia al potere da qualche anno il generale Abdel Fattah al-Sisi. Ma appena ci si allontana dalle coste mediterranee del Mare Nostrum, ecco che le nostre scarse conoscenze svaniscono del tutto.

Chi governa la Nigeria, un paese grande quasi un milione di chilometri quadri e con oltre 230 milioni di abitanti (circa la metà dell’intera Unione Europea)? Chi sono i politici che hanno portato il Ruanda, un paese che forse ricordavamo per il genocidio degli anni Novanta, a riaffacciarsi alle televisioni italiane lo scorso settembre come sede dei Mondiali di ciclismo su strada svolti nella capitale Kigali? Com’è che il presidente dell’Uganda è anche il presidente di turno per il triennio 2024-2027 del Movimento dei Paesi non Allineati, un’organizzazione che pensavamo relegata all’era della Guerra Fredda, e che invece esiste tuttora e riunisce un gruppo di 120 paesi (i due terzi del mondo intero)?

Ammettiamolo: nonostante ci piaccia dire la nostra sui fatti che avvengono in ogni parte del globo, ben poco sappiamo di come vadano le cose fuori dall’Italia o, al massimo, fuori dall’Europa. Ma se ancora possiamo dire di sapere almeno il nome di un paio di leader dell’Asia (Xi Jinping in Cina e Modri in India?), o dell’America meridionale (Milei in Argentina e Lula in Brasile? Maduro in Venezuela da qualche mese non vale più e nessuno si dà pena di ricordare il nome della Presidente ad interim che ne ha preso il posto…), quando arriviamo all’Africa navighiamo nelle tenebre.

Eppure, se invece che riempirci la testa di inutili informazioni sulla sala da ballo che Trump sta costruendo alla Casa Bianca, o sui cazzotti che Brigitte Macron ogni tanto rifila al suo bel Emmanuel, dedicassimo un po’ di tempo ed energie ad occuparci di politica africana, forse la realtà che ci circonda ci parrebbe meno incomprensibile. E ciò vale ovviamente anche per chi fa informazione: se il tempo dedicato a raccontaci che in un anno di Presidenza Donald Trump ha messo su sei chili di grasso fosse invece dedicato a spiegarci cosa ci fa Samia Suluhu Hassan, la Presidente della Tanzania, al Forum Economico Internazionale che si tiene in questi giorni a San Pietroburgo in Russia, forse ci sarebbe di maggiore aiuto nella nostra impresa impossibile di capire dove stia andando il mondo.

Ovviamente, non si tratta solo di memorizzare dei nomi difficili da pronunciare. Rendersi conto di non conoscere neppure un leader politico africano significa in realtà ammettere di considerare che l’Africa intera non sia un soggetto politico del nostro mondo contemporaneo.

Ai miei studenti in università lo dico spesso: quando nel 1940 i due antropologi britannici Fortes ed Evans-Pritchard pubblicarono il volume African Political Systems intendevano mostrare che tutte le società del continente erano dotate di istituzioni politiche, anche se i colonizzatori europei preferivano pensarle come primitive e selvagge, in modo da non stabilire relazioni tra pari, ma rapporti di dominio. Da quel tempo è passato quasi un secolo, ma non molto è cambiato: ci conviene continuare a pensare all’Africa come un continente a-politico, o pre-politico, dove le alleanze, i conflitti, le appartenenze si spiegano con vaghi riferimenti alle tribù, ai clan, alle etnie… tutti concetti presi in prestito proprio dall’antropologia e usati a casaccio, più o meno come sinonimi di “razza”.

Questo atteggiamento, diffuso nelle opinioni pubbliche e tra le élite politiche ed economiche europee, ha un’ulteriore grave conseguenza: de-politicizzare gli africani, e nello specifico le persone migranti provenienti dall’Africa che arrivano in Italia e negli altri paesi europei. Vi siete mai chiesti che idee politiche hanno i migranti africani? Quali partiti votassero nei loro paesi d’origine? Chi voterebbero in Italia, se potessero?

Schiacciato sulla sua presunta “identità etnica”, non c’è da stupirsi che chi arriva dall’Africa sub-sahariana venga immediatamente sospettato di essere un “falso rifugiato”, vedendosi negata ogni soggettività politica se non lo scomodo ruolo di vittima chiamata a mostrare gratitudine per lo spirito umanitario con cui viene, nel migliore dei casi, salvata e accolta.

Per concludere, torniamo in Etiopia, da dove avevamo cominciato. Si è votato il 1° giugno, è vero, ma i risultati delle elezioni saranno resi noti l’11 giugno. Abbiamo, dunque, ancora qualche giorno di tempo: prendiamoci qualche ora, o anche solo qualche minuto sottratto alle ultime novità su Garlasco, e andiamo a leggerci chi è Abiy Ahmed Ali, diamogli un volto, scopriamo quale sia la sua storia, la sua visione politica e perché sia tanto controverso il Premio Nobel per la Pace che gli è stato assegnato nel 2019. E già che ci siamo, cerchiamo qualche informazione anche su Bassirou Diomaye Faye, il Presidente del Senegal, o su Félix Tshisekedi, che dal 2019 governa la Repubblica Democratica del Congo e le sue strategiche risorse di cobalto, al centro di complessi accordi con la Cina e gli Stati Uniti.

Mandiamo a memoria i loro nomi. Sarà un esercizio senz’altro più utile che ricordare i dettagli della prossima “arma di distrazione di massa” con cui la cronaca nera cercherà di riempire l’imminente vuoto dell’estate.

L'articolo Sapevate del recente voto elettorale in Etiopia? Forse perché non vi siete mai chiesti chi governa in Africa proviene da Il Fatto Quotidiano.

Experts criticise plan for American-only Ebola quarantine centre in Kenya

Plan departs from policy of bringing CDC staff back to US for treatment and offering support to all health workers

Former top US officials and other experts are urging the Trump administration to abandon plans for an Ebola quarantine and treatment centre in Kenya, as the union for workers with the US Centers for Disease Control and Prevention (CDC) calls for Americans exposed to Ebola to be brought home for treatment.

Soon after the US revealed it was setting up a field hospital in Kenya for the Ebola quarantine and treatment of Americans, the Kenyan high court blocked the order – but the Kenyan and US governments moved forward anyway, with the first American responders reportedly landing at the Laikipia airbase on Saturday.

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© Photograph: Tony Karumba/AFP/Getty Images

© Photograph: Tony Karumba/AFP/Getty Images

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In Malawi, one woman’s farm shows what’s possible with land and support

4 June 2026 at 12:34
CHIRADZULU, Malawi — Diana Sitima’s farm on the outskirts of Malawi’s commercial capital, Blantyre, is both example and an exception. Where neighboring farmers have planted mostly maize for food and for sale in nearby markets, people drive out to buy sweet potato, pigeon peas and vegetables, bananas and avocado, and eggs produced on Sitima’s 3.5-hectare (8.6-acre) property. Sitima started farming in 1993. Unlike her neighbors, farming was a side hustle to begin with: she worked as an office assistant in Blantyre and her husband had a good job with a bank. Over the next seven years, she and her husband took out a series of micro-loans, renting small parcels of land and hiring people from the village to grow tomatoes for sale in the city. Sitima’s efforts went well, and because her family did not have to rely on their harvest for food or an income at that time, she was able to save the money she earned to take a next step. She quit her office job and acquired a farm of her own in Chiradzulu district, 15 kilometers (9 miles) east of the city. “That’s how I made money to be able to buy this land when it was put up for sale in 2006,” she says. While she was still a part-time farmer, Sitima attended several workshops, where she picked up ideas about agroecological farming — an approach combining crops, agroforestry, fish ponds, poultry and livestock, in a self-reinforcing system that protects soil health and reduces the…This article was originally published on Mongabay

Civilians flee as Somali troops and opposition-allied militias trade fire in Mogadishu

Violence flares before protests on Thursday over president’s decision to remain in office after his term expired

Fierce clashes have taken place between government troops and militias allied with the opposition in Somalia’s capital, Mogadishu, damaging property and forcing some civilians to flee.

In the runup to the fighting, which started on Wednesday afternoon, opposition leaders embedded with militias set up positions in their clan strongholds the city.

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© Photograph: AFP/Getty Images

© Photograph: AFP/Getty Images

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Spain confronts the submerged threat posed by Russia’s ghost fleet

In December 2024, the Eagle S., an oil tanker flying the Cook Islands flag that had sailed from a Russian port, was detained by Finnish police. It was accused of damaging an electric cable and four other data cables on the floor of the Baltic Sea with its anchor. It may have been an accident, but repeated incidents prompted NATO the following month to launch a military operation, Baltic Sentry, deploying surveillance aircraft, ships, and drones to confront the undersea threat. Suspicions pointed to the so‑called Russian ghost fleet, with which the Putin regime is evading EU sanctions imposed after the invasion of Ukraine.

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© Carlos Rosillo

The minesweeper 'Turia,' stranded off La Manga beach in Murcia.

Rebel attacks in eastern DRC kill 30 people and hamper Ebola response

Islamic State-linked militia blamed for raids in North Kivu as governor says three patients with disease fled clinics

Rebel attacks around a town that is one of the centres of the Ebola outbreak in the Democratic Republic of the Congo have left more than 30 people dead over the past few days, complicating the response to the disease.

At least 10 people were massacred in raids on three villages around the city of Beni, in North Kivu, in the early hours of Wednesday morning.

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© Photograph: Seros Muyisa/AFP/Getty Images

© Photograph: Seros Muyisa/AFP/Getty Images

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