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Inchiesta stragi 1993, lo scambio di messaggi tra Meloni e Marina Berlusconi prima del comunicato di Palazzo Chigi

4 June 2026 at 15:55

Uno scambio di messaggi. Di soddisfazione. Poi la nota, a tre ore di distanza. Dopo mesi di tensioni, tra la premier Giorgia Meloni e la presidente di Mondadori Marina Berlusconi torna la pace il nome del padre Silvio. L’occasione è la notizia dell’archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari di Firenze nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. “Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”, ha scritto la gip Patrizia Marcucci.

Una decisione che ha fatto esultare il centrodestra e le due protagoniste della coalizione di governo. Poco dopo mezzogiorno è stata Marina Berlusconi, primogenita di Silvio, a fare una nota per esultare per l’archiviazione contro le “insinuazioni e campagne di delegittimazione” che hanno prodotto “solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali” chiedendo di andare avanti sul tema delle riforme della giustizia che restano “un’emergenza“. Dopo pranzo invece il carico ce lo ha messo direttamente la premier Meloni secondo cui, con questa archiviazione, viene “spazzata via ogni ombra“.

Due note simili frutto di contatti diretti tra le due. In tarda mattinata Meloni avrebbe scritto messaggi di soddisfazione alla primogenita dell’ex fondatore di Forza Italia. Contatti che arrivano dopo diverse settimane di sospetti a Palazzo Chigi – in seguito al referendum – sulle mosse della famiglia Berlusconi su Forza Italia con il cambio dei due capigruppo Paolo Barelli alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato.

Proprio sul tema della giustizia mercoledì mattina c’è stato un confronto – anche acceso – tra i partiti di maggioranza e il Guardasigilli Carlo Nordio sulle riforme da approvare da qui al 2027. In particolare gli azzurri rappresentati da Enrico Costa, Stefania Craxi e Francesco Paolo Sisto hanno insistito per calendarizzare le riforme sul sequestro degli smartphone, della prescrizione e anche della responsabilità civile dei magistrati. Ma su questo Fratelli d’Italia e Nordio frenano.

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Buon senso, così Meloni e Fitto hanno convinto l’Ue. Parla Torselli

4 June 2026 at 15:32

L’Ue si è convinta. Non c’è solo la Difesa al centro delle strategie europee ed italiane per affrontare “tutte” le conseguenze della crisi a Hormuz, ma evidentemente anche l’energia. Il peso geopolitico delle bollette per le imprese è un’oggettività che incide moltissimo sulla produzione e, quindi, su pil, sul rapporto debito-pil e sul futuro della manifattura, tanto in Italia quanto negli altri Paesi membri.

Sul tavolo della commissione, Roma non ha posto semplicemente il tema della flessibilità, corredato dall’esigenza di spostare qualche miliardo da un capitolo all’altro, ma ha segnalato che serve un metodo di lavoro concettuale che faccia riguadagnare terreno anche all’Ue, troppo spesso lenta nei tempi di reazione.

Per cui il sì di Bruxelles all’estensione all’energia della clausola di salvaguardia già riconosciuta alle spese per la Difesa è “un’occasione per il governo italiano”.

Lo dice a Formiche.net l’europarlamentare di FdI/Ecr Francesco Torselli, secondo cui un attimo dopo “possiamo discutere sulle condizioni che l’Europa ha voluto imporre affinché fosse possibile attivare questa salvaguardia. E su questo, mi limito a dire che speriamo vivamente che le richieste di Bruxelles non rallentino troppo la messa a terra delle risorse, perché cittadini e imprese hanno necessità di beneficiare adesso degli aiuti per fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia e non tra mesi o tra anni”.

La svolta in Ue segna inoltre l’introduzione di un metodo, quello del lavoro sotto traccia (contro la polemica tout court) che porta un plus effettivo? “Più che lavoro sotto traccia parlerei di logica del buon senso. La presidente Meloni e il vicepresidente Fitto hanno dimostrato in più occasioni che il buon senso abbatte più muri rispetto alla polemica. Certo, dall’altra parte dobbiamo riconoscere la Commissione di oggi è molto meno ideologica e più pragmatica di quella precedente, ma sicuramente l’approccio di Meloni e Fitto è quello vincente: niente proclami, niente urla, ma soluzioni concrete e dettate dal buon senso che, neppure la Commissione Ue può ignorare”.

L’Italia ha indicato la strada, ha detto ieri Giorgia Meloni, e l’Europa la sta percorrendo. Bruxelles prova a fare meno cose e farle meglio? Torselli risponde ricordando un evento di qualche giorno fa, come l’assemblea nazionale di Confindustria a Roma, in cui la presidente Meloni ha ribadito esattamente questo concetto: “L’Europa deve fare meno cose, ma deve farle meglio. Questa è la nostra visione d’Europa, ma le dirò di più: è la visione che avevano in mente i padri fondatori dell’attuale Unione europea. Chi oggi parla di Stati Uniti d’Europa o di Super-Stato europeo in grado di legiferare su tutto e il contrario di tutto, snatura quel progetto unico al mondo che fu pensato fin dal secondo dopoguerra: nazioni sovrane che si mettono liberamente assieme – ognuna mantenendo gelosamente vive le proprie ricchezze e le proprie specificità – con l’obiettivo di aiutarsi reciprocamente solo e soltanto nei campi in cui la competizione per i singoli stati nazionali sarebbe diventata improba. Un’Europa capace di fare solo quello che non possono fare da soli i singoli stati e di farlo, ovviamente, bene. Senza ideologia, senza dogmi imposti, ma guidata da pragmatismo e tanto, tanto buonsenso”, conclude.

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