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Igli Tare indagato per corruzione e riciclaggio: l’ex ds del Milan coinvolto nell’inchiesta sull’ex vice premier albanese

4 June 2026 at 17:53

Possibili guai giudiziari in vista per Igli Tare, ex direttore sportivo del Milan, finito sotto inchiesta nel suo paese d’origine, l’Albania. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), Tare sarebbe sospettato di presuntoriciclaggio“, nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la procura ha fatto sapere di aver iscritto nel registro degli indagati il nome di Tare, in passato anche calciatore e dirigente della Lazio, anche per “corruzione“. Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico.

L’abitazione sarebbe stata offerta a Balluku, come tangente per un appalto concesso ad un’impresa edile, quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo “Albcontrol”. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku”. La procura sostiene che “de facto” l’abitazione sarebbe di Balluku, la quale ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia, in tutti questi anni. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in procura, lasciandola dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

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Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez

4 June 2026 at 17:18

Tempi eroici – si fa per dire – quelli in cui il comandante Achille Lauro, armatore e dirigente sportivo del Novecento, prima consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, poi sostenitore dell’Uomo Qualunque e del Partito Monarchico, infine sindaco di Napoli, consegnava una scarpa sinistra ai potenziali elettori e quella destra solo dopo il voto. Lauro fu anche presidente del Napoli dal 1936 al 1969 e con l’acquisto dello svedese Hasse Jeppson, pagato 105 milioni, nel 1952 fece saltare il banco del mercato. Oggi c’è ben altro: la campagna elettorale del Real Madrid, in vista del voto del 7 giugno, per confermare Florentino Perez o lanciare l’imprenditore di Alicante Enrique Riquelme – magnate delle rinnovabili -, è diventata uno show planetario che sta provocando persino incidenti diplomatici, vedi la reazione furibonda del Manchester City dopo l’annuncio che lo sfidante vorrebbe strappare al club inglese Haaland e Rodri. A quel punto, replica immediata di Florentino: se vinco, squadra affidata a José Mourinho con un contratto triennale – concordato da tempo – e subito un rinforzo in difesa, lo svincolato Konaté, ex Liverpool.

In una Spagna dove traballa la posizione del premier Sànchez, la battaglia per il nuovo boss del Real sta raggiungendo picchi di audience elevati. Tutto è cominciato con l’annuncio a sorpresa del voto anticipato da parte di Florentino Perez, 79 anni, presidente dei Blancos dal 2009, dopo esserlo già stato tra 2000 e 2006 – l’era dei Galàcticos -, patrimonio che lo colloca tra gli uomini più ricchi della patria di Cervantes e 37 trofei conquistati nelle sue gestioni madridiste. La mossa di Perez, dopo una stagione deludente, è stata quella di anticipare il potenziale rivale, Enrique Riquelme, da tempo al lavoro sottotraccia per mettere le mani sul club. Perez dal 2009 a oggi non ha avuto rivali. E’ stato rieletto per cinque volte.

Ora, in un momento di difficoltà e di inevitabili cambiamenti, chiusa la pratica dolorosa e dispendiosa della ristrutturazione dello stadio Santiago Bernabeu – ben 1,76 miliardi di euro il costo del nuovo ingresso principale, dell’intera facciata, dell’aggiunta del tetto retrattile e del nuovo campo in erba -, Perez ha fatto l’ennesimo numero a effetto, ma l’avversario ha risposto annunciando Haaland e Rodri. Il Manchester City, che ha salutato Pep Guardiola e sta incoronando Enzo Maresca, sta valutando gli estremi per un’azione legale. Lo stesso Haaland e chi cura i suoi interessi, l’agente Rafaela Pimenta e il padre Alfie, hanno negato la cosa: “È tutto molto divertente, ma non c’è nulla di vero. Auguriamo a entrambi i candidati il meglio per le elezioni del Real Madrid”.

La partita del voto è aperta. Due settimane fa, Florentino sembrava avviato verso la sesta incoronazione di fila, ma lo sfidante sta recuperando alla grande. I sondaggi lanciati dal giornale sportivo Marca lasciano intendere che il 7 giugno potrebbe addirittura scapparci un clamoroso ribaltone. Il 36% è infatti convinto che Riquelme possa sorprendere il rivale. Il 33% afferma che Florentino vincerà di misura. Il 65% sostiene che l’annuncio di voler strappare Haaland al City potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Secondo l’82%, il ritorno di Mourinho non sarà sufficiente a Florentino per imporsi sul rivale. Riquelme sulla scelta del tecnico non si è sbilanciato, ma ha detto di voler “portare l’allenatore che tutti i tifosi sognano alla guida del Real”. Il nome in questione è quello di Jurgen Klopp, il più amato dai madridisti. Se però Riquelme non ha fatto apertamente il nome del tecnico tedesco, dal 2024 coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, la ragione è molto semplice: non sarà facile convincerlo a tornare in panchina. In Germania sono sicuri che Klopp sia il candidato numero uno per la nazionale, in caso di flop al mondiale.

Haaland, Rodri, Klopp, Mourinho (senza offesa per Konaté): l’universo Real è questo, non c’è da stupirsi. L’unica vera sorpresa, semmai, sarà il trionfo di Riquelme, CEO delle rinnovabili Cox Energy, soprannominato il “Re del Sole”, patrimonio stimato di 460 milioni di euro e ben 187 messi a disposizione nella battaglia per il club. Florentino è un abile imprenditore, ma potrebbe pentirsi di aver sottovalutato il suo avversario.

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Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica

4 June 2026 at 15:51

Ancora caos a Città del Messico a una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno tra Usa, Canada e Messico appunto: diverse proteste di insegnanti e giudici in pensione, chiusure stradali e lavori edili dell’ultimo minuto, anche ieri hanno provocato forti disagi a milioni di residenti, costretti a subire lunghi ritardi e complesse deviazioni dei percorsi quotidiani. Con il Paese centroamericano sotto i riflettori internazionali, dato che l’11 giugno si giocherà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica nel rinnovato stadio Azteca della capitale, sindacati dei docenti e di altri settori hanno organizzato marce e bloccato le principali vie di circolazione.

Nello specifico, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione al Ministero dell’Istruzione di Città del Messico, usando lampioni come ariete, durante una nuova giornata di proteste. Membri di un gruppo dissidente del sindacato degli insegnanti, il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’istruzione (CNTE), hanno vandalizzato una postazione di guardia, sono entrati nel cortile e hanno rotto i vetri dell’ingresso, secondo fonti del ministero. “Vogliono portarci a una repressione in vista della Coppa del Mondo”, ha dichiarato la presidente Claudia Sheinbaum durante la sua conferenza stampa quotidiana. Prima di far irruzione al Ministero, i manifestanti hanno fatto cadere alcune statue alte 5 metri che rappresentano i giocatori di calcio dei paesi partecipanti al torneo. Da alcuni giorni la polizia ha bloccato l’accesso alla piazza dello Zòcalo, dove si trovano il palazzo presidenziale e un’area per seguire in diretta le partite dei Mondiali.

I manifestanti hanno reso noto che le loro azioni, non legate al torneo, potrebbero intensificarsi se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non prenderà in considerazione le loro richieste nel brevissimo termine. In particolare, il sindacato di insegnanti CNTE chiede all’esecutivo di mantenere la promessa elettorale di abrogare una legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico per i dipendenti del settore pubblico, nonché di concedere aumenti salariali. In caso contrario, non sono escluse nuove manifestazioni in occasione della partita inaugurale dei Mondiali, che causerebbe altri e non pochi disagi sotto ogni aspetto.

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“In un anno al Milan ho speso 350 milioni, non mi è rimasto nulla. I miei figli non mi vogliono vedere, né parlare. Mi piacerebbe spiegargli cosa è successo”: parla Angelo Pagotto

4 June 2026 at 13:03

“Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. Oggi non mi è rimasto più nulla”. Da promessa del calcio italiano a uomo costretto a ripartire da zero, passando per il Milan, le squalifiche per doping, la depressione e i lavori più disparati per sopravvivere. La storia di Angelo Pagotto è una parabola fatta di cadute e tentativi di risalita. Oggi l’ex numero 1 di Napoli, Sampdoria e Milan vive una seconda vita da allenatore dei portieri, ma i rimpianti continuano ad accompagnarlo. Alcuni riguardano le scelte compiute durante la carriera, altri sono molto più dolorosi e hanno a che fare con la sua famiglia, come confessa in un’intervista a Fanpage.it.

Il Milan, i soldi e le occasioni perdute

Tra i momenti che Pagotto guarda con maggiore rammarico c’è l’approdo al Milan a metà degli anni Novanta. Un’occasione che allora sembrava impossibile da rifiutare, ma che finì per segnare l’inizio di una fase complicata della sua carriera. L’ex portiere ammette di aver vissuto male quel periodo, anche a causa del carattere impulsivo che gli impediva di accettare certe dinamiche all’interno dello spogliatoio. A complicare tutto contribuì anche la vita fuori dal campo. “In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa avere fatto”, racconta. Tra gli episodi che ricorda con maggiore incredulità c’è una giornata di shopping sfrenato: “Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire”. Guardando indietro, Pagotto è convinto che con maggiore pazienza la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa. “Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto il suo stesso numero di Champions League“.

Le squalifiche e la ripartenza

Dopo l’esperienza rossonera arrivarono i problemi più gravi. Prima la vicenda legata a un presunto scambio di provette, poi la seconda squalifica per uso di sostanze proibite, che portò alla radiazione poi ridotta a otto anni. Un colpo durissimo che lo costrinse a reinventarsi lontano dal calcio. Pagotto racconta di aver lavorato come cameriere, cuoco e magazziniere, soprattutto in Germania. Anni complicati, segnati anche dalla depressione e dalla necessità di intraprendere un percorso psicologico. A salvarlo, spiega, è stata anche la moglie, che lo ha aiutato a ricostruire la propria vita.

Il dolore più grande: il rapporto con i figli

Se il calcio gli ha concesso una seconda possibilità, c’è una ferita che continua a restare aperta. Riguarda i figli Alex e Gaja, con i quali oggi non ha rapporti. “Dopo tutto quello che è successo, non ho più alcun rapporto con i miei figli, non mi vogliono vedere, né parlare“, confessa. Il rimpianto più grande è non aver mai avuto l’occasione di spiegare loro cosa sia accaduto negli anni più difficili della sua vita: “Mi piacerebbe potergli spiegare cosa è successo“. Pagotto racconta di continuare a inviare messaggi per compleanni e festività senza ricevere risposta. E immagina un finale semplice per la sua storia: “Ricevere la risposta dei miei figli, in questo momento, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo“.

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La Nazionale dei giovani fatica col Lussemburgo: un gol di Pio Esposito basta per la vittoria

4 June 2026 at 09:04

Se questa doveva essere la Nazionale dei giovani pronta a dare speranza all’Italia che verrà dopo l’ennesima delusione Mondiale, dal primo test è arrivato il segnale che c’è ancora tantissimo lavoro da fare. L’Italia di Silvio Baldini, alla sua prima da ct ad interim, fatica tremendamente nell’amichevole contro il modesto Lussemburgo, nazionale numero 97 nel ranking mondiale. Serve un gol di Pio Esposito per evitare la figuraccia, che avrebbe avuto conseguenze anche sul ranking degli azzurri in vista dei sorteggi dei prossimi gironi di qualificazione. L’1-0 invece basta e avanza, con molti commentatori e giornali che già parlano di “buona la prima”. La speranza, invece, era di vedere qualcosa di meglio.

Il ct Baldini ha schierato un 4-3-3 speculare rispetto a quello degli avversari affidando il peso dell’attacco al tridente formato da Cherubini, Esposito e Kolesho. In porta l’esperienza del capitano Gigio Donnarumma, a centrocampo l’unico non esordiente è Niccolò Pisilli, fra i più positivi in un match sulla carta semplice ma nel quale il messaggio di fondo contava più del risultato. Perché il ct che verrà dopo l’elezione del nuovo presidente federale dovrà giocoforza rivolgere le proprie attenzioni anche alle più recenti leve del calcio italiano per rilanciare il movimento e costruire basi ben più salde di quelle mostrate negli ultimi anni (Euro 2020 a parte).

Oltre la vittoria, però, è arrivato il segnale che appunto c’è tantissimo lavoro da fare. Non a caso, i più “esperti” Pisilli ed Esposito sono stati anche i più pericolosi e intraprendenti, trovando subito il gol del vantaggio al quarto minuto di gioco: corner del centrocampista della Roma, colpo di testa dell’attaccante dell’Inter. È la rete che decide la partita, nonostante agli azzurri non manchino le occasioni per il raddoppio. Come quella che capita sui piedi di Pisilli, che al 59esimo colpisce il palo. Un po’ poco, di fronte a un avversario davvero modesto.

Il ct Baldini però è soddisfatto al termine del match: “Sapevo che i ragazzi avevano dei valori e che c’erano delle insidie, visto che la maggior parte erano debuttanti – ha detto a RaiSport – Cose da migliorare? Ci sono meccanismi che a volte ci vengono naturali, oggi in tante occasioni non abbiamo fatto questi movimenti ed era difficile andare al tiro. Emozionato per la prima con la Nazionale maggiore? Io sono un tipo un pò strano. Quando ci sono le partite non sento molto l’emozione, sono più preoccupato del fatto di dire cose utili a questi ragazzi”.

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Un tifoso del Psg ha sbagliato città: per vedere la finale è volato a Bucarest | Domeniche Bestiali

4 June 2026 at 06:40

L’estate si avvicina, pronta a travolgerci con sogni, speranze, divertimento e spensieratezza. Le Domeniche Bestiali andranno in pausa, a fine giugno, ma sogni, speranze, divertimento e spensieratezza in questo campo non mancano mai, travolgono a prescindere dal periodo dell’anno tutto ciò che si ritrovano davanti. Dagli infortunati in terra sul manto erboso ai timpani altrui, e ovviamente anche i bar, luoghi culto delle Domeniche Bestiali quasi più dei campi da gioco. L’importante è non sbagliare strada.

ASSONANZE
La storia vera o presunta di quelli che dovevano andare a Bali e si ritrovano a Bari e viceversa è arcinota, ma casi simili capitano spesso: qualcuno che doveva andare a Granada in Spagna e si è ritrovato a Grenada nei Caraibi oppure il tifoso del Paris Saint Germain che doveva andare a Budapest per vedere la finale si è invece ritrovato a Bucarest. Dovesse arrivare in finale pure l’anno prossimo il Psg, Luis Enrique è sicuro: gli pagherà di tasca propria il viaggio per andare allo stadio Metropolitano…di Barranquilla.

IL MEME
Avete presente quel meme con la ragazza che cammina davanti, disperata e con le mani sulle orecchie, e il ragazzo dietro di lei con una tromba? Ecco, è stato messo in pratica nel calcio a 5 italiano ai danni di un arbitro. In Toscana, nel campionato di C2, è stata comminata una multa da 1000 euro al Real Calcetto Rapolano perché: “Per avere, proprio sostenitore isolato, nel momento che gli arbitri abbandonavano l’impianto a fine gara, avvicinato gli stessi e mentre li faceva oggetto di offese, iniziava a suonare una trombetta da stadio a distanza ravvicinata dall’orecchio dx dell’arbitro n.2 provocandogli un forte e immediato dolore”.

DON’T TOUCH MY BAR
Se c’è qualcosa di sacro nei campi teatro delle Domeniche Bestiali e italiane è il bar. Se c’è e pure se non c’è ed è di fronte al campo o giù di lì. In Abruzzo poi ancora di più, e va bene entrare duri su una caviglia o su una tibia, ma guai a far danni al bar, come dimostra la multa da 200 euro per la Santegidiese perché “per avere propri sostenitori danneggiato un vetro del bar dell’impianto situato nell’area loro riservata. Si fa obbligo di risarcimento dei danni se richiesti e documentati”.

TRAVOLGENTE
Lo abbiamo visto praticamente sempre nel corso dell’esistenza di questa sciagurata rubrica: l’equivoco nelle Domeniche Bestiali è sempre dietro l’angolo. A volte però si esagera: se il mezzo per recuperare e curare gli infortunati diventa esso stesso vettore di infortuni c’è qualcosa che non va. In Serie B dell’Ecuador Edison Caicedo era tranquillo in campo mentre un suo compagno infortunato veniva soccorso dalla golf car…che però di gran carriera travolgeva pure il centrocampista lasciandolo in terra. Per fortuna si è alzato senza problemi e ha continuato a giocare.

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