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Washington e Santa Sede sono mondi in collisione: ecco perché Trump a volte spara a zero contro il Papa

4 June 2026 at 12:59

Come l’Ombra in una tragedia shakespeariana, l’immagine di Leone XIV insegue il presidente Trump, che giorni fa ha nuovamente twittato aggressivo: ”…Qualcuno dovrebbe spiegare al Papa che l’Iran non può avere un’arma nucleare”. Lo sanno tutti, sia a Roma che a Washington, che Leone è assolutamente contrario alle armi nucleari: a Teheran e nel mondo intero. E allora perché?

Sembrerebbe un atteggiamento un po’ folle, ma l’impressione sarebbe superficiale. Il fatto è che il presidente Maga ha capito perfettamente che sulla scena internazionale papa Prevost è diventato nell’arco di pochi mesi una voce autorevole che prospetta una visione radicalmente diversa dalla sua, una voce che contraddice e continuerà a contraddire nel tempo a venire la politica di potenza praticata dall’amministrazione statunitense.

Una voce tanto più sonora in quanto altri tacciono. La Russia perché ha bisogno di Trump. La Cina, incline ad approfittare del caos sparso dalla politica americana. Muta è anche l’Unione europea che – oltre a dire no alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran – si mostra incapace di giocare un qualsiasi ruolo per favorire la pace nel Medio Oriente in fiamme.

Leone è sotto la lente della Casa Bianca sin dall’inizio dell’anno, quando il pontefice dichiarò al corpo diplomatico che il “fervore bellico sta dilagando” e che si era affermata una nuova tendenza: cercare la pace mediante le armi, “quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio”. E’ in quel momento che il sottosegretario alla Guerra, Elbridge Colby, convoca in maniera del tutto irrituale il nunzio vaticano Christophe Pierre (per di più cardinale) per spiegargli che la Santa Sede avrebbe fatto meglio a comprendere la politica degli Stati Uniti.

Si arrivò poi allo scontro diretto tra Leone e Trump in occasione della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran. Scontro su cui il pontefice ha voluto mettere una pietra sopra. E tuttavia il capitolo che l’enciclica Magnifica Humanitas dedica al tema della guerra è antitetico all’era del caos e della brutalità nei rapporti internazionali, inaugurata da Trump (e di cui sta profittando Netanyahu in Medio Oriente per la sua politica di dominio).

Con parole inequivocabili Leone condanna la “preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale” e critica l’eccitazione che accompagna la preparazione delle guerre “attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-emico, disinformazione e paura”. Si sta costruendo, denuncia il pontefice, un mondo in stato di “belligeranza permanente”, intossicato da visioni manichee che dividono il mondo in buoni e cattivi, segnato da retoriche aggressive e mere logiche di potenza. “La forza del diritto internazionale – scandisce il Papa – viene così sostituita dal preteso ‘diritto del più forte’.”

A maggior ragione Leone insiste sull’importanza di regole e organismi internazionali e sulla necessità di un ritorno al multilateralismo. Colpisce nel linguaggio dell’enciclica l’estrema precisione dei concetti: “La stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche – scrive Leone – genera una ‘nazione armata’, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche”.

Non è un anarchico che parla, è il romano pontefice mentre chiarisce che le industrie degli armamenti e i Paesi produttori di armi traggono profitto dai conflitti ed è anche in questa logica economica che si alimentano le tensioni in varie parti del mondo. Tutto questo a Trump, nella sua visione imperiale di un mondo da suddividere tra pochi capibastone, non può piacere. E meno che mai il presidente Maga condivide la conclusione lapidaria del Papa sul pericolo di presentare la violenza come necessaria, favorendo così un clima in cui “l’umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza…” E dunque oggi più che mai, sancisce il pontefice, “è importante ribadire il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, fermo restando il diritto alla legittima difesa, intesa nel suo senso più stretto”.

Ecco perché Trump sente il bisogno di sparare ogni tanto una frase-raffica contro Leone. In questa fase Washington e Santa Sede sono due mondi in collisione. Prevost peraltro – al di là della sua impronta fortemente religiosa – è una personalità dotata di un’acuta sensibilità politica. Di più, ha il temperamento di un uomo di governo. Non è un caso che tempo addietro abbia speso 45 minuti per un giro d’orizzonte con il premier canadese Mark Carney, che in ambito atlantico è un chiaro critico della politica di (pre)potenza trumpiana.

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Il whitewashing di Leone sull’intelligenza artificiale: le ultime fallacie dell’enciclica

4 June 2026 at 05:04

Siamo smontando pezzo per pezzo l’enciclica di Papa Leone, una sbalorditiva collazione di prosperi e fallacie che la metà basta. Per presentarla, il Papa ha voluto accanto a sé Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, la Big Tech che si oppone ai sistemi d’arma autonomi e alla sorveglianza di massa dei cittadini; ma che collabora col governo Usa, con l’intelligence e col Pentagono. Anthropic fa parte del complesso militare statunitense, non è la colomba della pace di Picasso. Chi meglio del papa per il whitewashing?

22) L’enciclica fa emergere l’idea che la modernità tecnica, l’individualismo e la digitalizzazione abbiano allontanato l’uomo dalla sua “autenticità”. Ma epoche pre-tecnologiche avevano guerre costanti, fame, schiavitù, oppressione sistematica e mortalità enorme. Il papa è nostalgico di una una comunità “autentica” mai realmente esistita.

23) L’enciclica descrive l’uomo come relazionale, spirituale, comunitario, aperto al dono; ma l’uomo è anche competitivo, aggressivo, tribale, opportunista. Il papa minimizza l’antropologia conflittuale.

24) L’enciclica critica severamente il capitalismo, l’IA, il militarismo, la tecnocrazia, l’individualismo; ma non critica il potere religioso e il dogmatismo. Non c’è simmetria critica.

25) L’enciclica avanza spesso una tesi forte e per impedire contestazioni la corrobora con affermazioni ovvie e condivisibili. Tesi forte implicita: “La visione cristiana è necessaria per salvare l’uomo dall’IA”. Affermazione ovvia: “Dobbiamo proteggere dignità, pace e giustizia”. La tattica è detta motte & bailey. Tutti concordano sulla seconda frase (motte: la rocca sicura), ma il papa usa questo accordo per dare legittimità alla prima (bailey: il campo largo e utile, ma difficile da difendere).

26) L’enciclica accosta cose diverse fino a renderle moralmente equivalenti: tecnocrazia, individualismo, militarismo, relativismo, capitalismo aggressivo, transumanesimo. L’effetto è gettare su quei fenomeni la stessa colpa morale. Ma sostenere l’innovazione tecnologica non significa sostenere il dominio; difendere il mercato non significa idolatrare il profitto; valorizzare l’autonomia non equivale al nichilismo.

27) L’enciclica contrappone la logica del profitto alla logica della fraternità. Come se le azioni sociali potessero essere sempre guidate da motivazioni “pure”. In realtà gli esseri umani agiscono con motivazioni miste; interesse personale e cooperazione convivono; le istituzioni funzionano anche grazie a incentivi non altruistici. Inoltre, buone intenzioni possono creare disastri economici, e incentivi mal progettati possono corrompere sistemi altruistici. Il papa sottovaluta la teoria dei sistemi e i cosiddetti “effetti emergenti”.

28) L’enciclica presume di sapere cosa sia il vero bene umano: relazioni, trascendenza, limite, apertura a Dio, comunità, fraternità. Ma altri potrebbero sostenere che la realizzazione umana consiste nell’autonomia, nella creatività individuale, nella conoscenza, nel libero pensiero, nell’auto-determinazione.

29) L’enciclica sostiene che dialogo, fraternità, discernimento e ascolto possano sempre ricomporre i conflitti. Questa è un’ingenuità da Miss Universo.

30) L’enciclica riformula idee religiose in un linguaggio universale. Esempi: “peccato” = “disumanizzazione”; “carità” = “solidarietà”; “ordine morale cristiano” = “bene comune”; “salvezza” = “sviluppo integrale”. Così il testo sembra universalista pur mantenendo una struttura teologica implicita. Il papa suggerisce quindi che se qualcosa è universale, allora dovrebbe essere condiviso da tutti. Ma l’universalità filosofica non equivale al consenso reale. Molte persone non condividono la metafisica cristiana, la legge naturale, l’antropologia relazionale e l’idea del limite come bene.

31) L’enciclica usa categorie non falsificabili: dignità, fraternità, civiltà dell’amore, umanesimo integrale. Se una politica fallisce, si può sempre dire: “Non era uno sviluppo autenticamente umano”. Questo rende il sistema teorico resistente alle confutazioni empiriche.

32) L’enciclica dice di non voler dominare, ma si pone come giudice morale universale: dell’economia, della politica, della guerra, dell’educazione, della tecnologia, della cultura. Il papa mostra la Chiesa allo stesso tempo come una voce tra le altre e come l’interprete massimo della vera umanità. Altra contraddizione.

33) L’enciclica è scritta in uno stile alto, simbolico e spirituale che produce autorevolezza, ma linguaggio elevato non significa argomentazione valida. Spesso le immagini bibliche, il tono profetico, il lessico morale e i riferimenti spirituali mascherano passaggi deboli dal punto di vista logico.

34) L’enciclica presenta la Dottrina sociale della Chiesa come uno sviluppo coerente e organico, ma storicamente molte posizioni ecclesiali sono cambiate in modo drastico: libertà religiosa, democrazia, diritti umani, rapporto col liberalismo, schiavitù, pluralismo. Il papa minimizza le discontinuità reali.

35) L’enciclica parla a tutti gli uomini in nome della dignità universale, ma in sostanza il modello umano pieno coincide con l’antropologia cristiana. Quindi chi rifiuta quella visione è incompleto? Alienato? Meno umano?

36) Domandine finali: sacerdoti creati con l’IA sono già in grado di confessare e rimettere i i peccati. Questa assoluzione vale? No? Perché invece quella impartita da un prete in carne e ossa sì, visto che la sua assoluzione è altrettanto virtuale e tutto sta nel credergli? La religione è un sistema simbolico che organizza il mondo, attribuisce significati, orienta i comportamenti; l’IA è l’aggiornamento di questa macchina antica, quella della credenza collettiva. Il mercato delle anime è un ricco orticello, la posta in gioco è il controllo dell’intermediazione. Senza timore di concedere all’iperbole, che papa Bob sia preoccupatissimo è più che comprensibile. (3. Fine)

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