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Sónar 2026: 10 artistas relevantes del cartel y datos útiles para no perderse en un festival mutante

18 June 2026 at 09:23
Actuación de HorsegiirL en el Festival Sónar de 2024.

El Sónar ha sobrevivido a varios cambios y mutaciones a lo largo de su historia, pero la de este año es la primera que toca el tuétano del festival: su diferenciación entre día y noche. Para hacer más suave y llevadera esta ruptura con la hasta ahora propia esencia del festival, la Fira de Hospitalet presenta algunas novedades, entre las que destaca la fusión completa de ambos polos del festival. Por vez primera no habrá fronteras entre día y noche, de manera que los escenarios diurnos, Village, Hall y Park, se podrán mezclar en los itinerarios de los espectadores con los nocturnos, Club, Lab y Car. El único que desaparece es el Pub. Tres serán descubiertos, el Village, con más tamaño que nunca y césped artificial como gancho nostálgico; el Park, para la música de club, y el Lab para los sonidos de matriz británica. Los cubiertos serán en el Club, que promete ser la pista de baila más grande del mundo; el Hall, que alternará directos con sesiones de dj sin interrupción, y el Car, que acogerá la sesión continua de DJ improvisando bajo la tutela de Speedy DJ. Como argumento visual, el Club dispondrá de pantallas retráctiles cuya definición puede quedar fuera de toda duda. Dos instalaciones, Dins y Organysmo, se incorporan al recinto como un atractivo más.

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Simone Cristicchi sul ruolo degli artisti: “Non bastano i proclami dal palco”

15 June 2026 at 16:59

C’è un nome che Simone Cristicchi continua a considerare decisivo nella propria carriera: quello di Pippo Baudo. Ospite dell’ultima puntata della stagione di TG2 Storie, il programma ideato e condotto da Adriana Pannitteri che tornerà a settembre, il cantautore ha ricordato il presentatore che nel 2007 lo volle sul palco del Festival di Sanremo, intuendone le potenzialità quando ancora era lontano dall’essere uno degli artisti più apprezzati della scena italiana.

Baudo, ha raccontato Cristicchi, gli augurò un grande futuro. Una previsione che si sarebbe avverata proprio grazie a quel Festival, vinto con “Ti regalerò una rosa”, canzone destinata a lasciare un segno profondo nella musica d’autore italiana. Ma il passaggio più interessante dell’intervista riguarda il rapporto tra arte e impegno civile. Cristicchi ha infatti sottolineato come un artista debba anzitutto essere coerente con ciò che afferma, evitando di limitarsi a lanciare slogan o proclami dai palchi.

Parole che arrivano mentre nel mondo della musica è sempre più acceso il confronto sul ruolo pubblico degli artisti. Un dibattito recentemente alimentato anche dalle polemiche nate attorno alle dichiarazioni di Francesco De Gregori sulle prese di posizione politiche di Bruce Springsteen.

Sul tema è intervenuto recentemente anche il nostro Luca Varani sul blog Sonar, osservando come il rischio sia quello di trasformare il silenzio in una virtù. Secondo questa lettura, la differenza non sta tanto nelle idee espresse dagli artisti quanto nella disponibilità ad assumersene le conseguenze. Da una parte chi sceglie di esporsi, dall’altra chi ritiene che la musica debba restare distante dalle battaglie pubbliche.

In questo contesto le parole di Cristicchi sembrano indicare una terza strada: non l’obbligo dell’impegno a tutti i costi, ma la necessità di mantenere coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Un principio semplice che supera le appartenenze ideologiche e restituisce alla figura dell’artista una responsabilità che non coincide necessariamente con il protagonismo. Perché, come suggerisce il cantautore romano, il punto non è parlare di più. È fare in modo che le parole abbiano ancora un peso.

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Sgt. Pepper e il club dei fantasmi: perché la copertina dei Beatles oggi fa venire i brividi

15 June 2026 at 09:00

Ci sono immagini che raccontano un’epoca. E poi ci sono immagini che riescono a raccontare il tempo stesso. È il caso della storica copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’album che nel 1967 rivoluzionò la musica popolare e contribuì a consacrare definitivamente i Beatles nell’Olimpo della cultura contemporanea.

A uno sguardo superficiale appare come un colorato assemblaggio di personaggi famosi: attori, scrittori, musicisti, filosofi, sportivi e figure simboliche scelte dai Fab Four per popolare il loro immaginario universo artistico. Eppure, osservandola oggi, quella fotografia restituisce una sensazione sorprendente e quasi malinconica.

Qualche curiosità che non tutti sanno

La celebre copertina fu realizzata dagli artisti britannici Peter Blake e Jann Haworth, sotto la direzione creativa dei Beatles e con un contributo particolarmente importante di Paul McCartney.

L’idea era rivoluzionaria per l’epoca: immaginare che i Beatles avessero abbandonato la propria identità per trasformarsi nella banda immaginaria del Sergente Pepper, posando davanti a una folla composta dai personaggi che avevano influenzato la loro formazione culturale e artistica. La sua realizzazione materiale fu un’impresa piuttosto complessa. Blake e Haworth crearono un grande set fotografico utilizzando fotografie a grandezza naturale montate su cartone, statue di cera prese dal museo Madame Tussauds e numerosi oggetti scenografici. Lo scatto finale venne eseguito dal fotografo Michael Cooper il 30 marzo 1967 nello studio londinese di Chelsea.

Una folla diventata storia

Intorno a John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si affollano decine di volti che hanno segnato il Novecento. Ci sono Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Carl Gustav Jung, Marlene Dietrich, Stan Laurel e molte altre personalità che hanno lasciato un’impronta profonda nella letteratura, nel cinema, nella scienza e nell’arte.

Nel 1967 molti di quei protagonisti erano ancora vivi. Oggi, invece, la situazione è radicalmente cambiata. La quasi totalità delle persone rappresentate nella celebre foto appartiene ormai alla storia. Anche due membri dei Beatles, Lennon e Harrison, non ci sono più, lasciando a McCartney e Starr il ruolo di ultimi custodi viventi di quell’avventura irripetibile.

La fotografia che sfida il tempo

È proprio questo a rendere la copertina di Sgt. Pepper così affascinante ancora oggi. Quella che all’epoca sembrava una festa popolata dalle grandi celebrità del mondo si è trasformata, con il passare dei decenni, in una sorta di museo visivo della memoria collettiva.

Ogni volto racconta una storia, ogni figura richiama un’eredità culturale che continua a influenzare il presente. L’immagine non rappresenta più soltanto un album leggendario, ma diventa una riflessione sul trascorrere del tempo e sulla capacità dell’arte di sopravvivere ai suoi creatori. Forse è proprio questo il segreto della sua eterna attualità. Mentre le persone scompaiono, le idee, la musica e le opere restano. E quel celebre scatto di gruppo, immortalato quasi sessant’anni fa, continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni come se fosse stato realizzato ieri.

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