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Enel: a Montecitorio il confronto tra università e istituzioni per la cooperazione Italia-Africa nella transizione energetica

17 June 2026 at 17:21

Enel, Piano Mattei: a Montecitorio un ponte accademico tra Italia e Africa sulla transizione energetica

Enel: a Montecitorio il confronto tra università e istituzioni per la cooperazione Italia-Africa nella transizione energetica

Si è tenuto oggi a Palazzo Montecitorio, nella Sala della Regina, l’incontro promosso dalla Fondazione Centro Studi Enel su “Italia-Africa: Collaborazione e sviluppo di competenze e capacità locali”, nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa. Un evento che ha riunito per la prima volta intorno a un tavolo i rappresentanti delle istituzioni, parlamentari, i rettori delle principali università italiane e partner accademici africani, con un obiettivo preciso: dare forma a una piattaforma stabile di cooperazione tra i due continenti, capace di integrare ricerca, formazione e sviluppo delle competenze sulla transizione energetica.

Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali del Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, mentre Nicolò Mardegan, Consigliere della Fondazione Centro Studi Enel e Head of External Relations di Enel, ha evidenziato il ruolo strategico della formazione come infrastruttura dello sviluppo sostenibile. Il momento centrale della mattinata ha riguardato la presentazione dei risultati preliminari della mappatura condotta da Fondazione Centro Studi Enel sulle iniziative di formazione italiane in Africa, dati illustrati da Giulia Genuardi, Direttore Fondazione Centro Studi Enel, e da Anna Veronica Gianasso, Dirigente della Struttura di Missione per l’attuazione del Piano Mattei per l’Africa.

Per la prima volta, università e istituzioni hanno messo a fattor comune i propri dati per costruire una lettura organica di ciò che esiste. I progetti sono stati analizzati secondo quattro categorie principali – formazione, didattica, ricerca e partnership – e i dati sono stati forniti dalle università Bocconi, Luiss, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino, integrati con informazioni pubbliche provenienti dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La mappatura evidenzia un ecosistema attivo e radicato, caratterizzato da competenze complementari e da una crescente tendenza verso programmi strutturati e pluriennali. Un sistema che fino a oggi non aveva mai avuto una visione d’insieme. Non si tratta, dunque, di aggiungere nuovi progetti a quelli esistenti, ma di passare dalla logica del singolo intervento alla costruzione di un’infrastruttura permanente della conoscenza. 

Dietro questa ambizione c’è un percorso già avviato. Enel Foundation opera in Africa da diversi anni e, a partire dal 2014, ha formato oltre 5.000 persone attraverso i propri programmi di formazione nel continente. Tra questi, la creazione di tre hub in Marocco, dove nel 2024 è stato istituito il Centro Polifunzionale per la Formazione e la Ricerca sulla Transizione Energetica in Africa, cui si sono affiancati, nel 2025, due ulteriori hub in Kenya e Sudafrica.

Ciascun hub offre percorsi di formazione manageriale, tecnico professionale e programmi di mentorship per startup attive nel settore delle energie rinnovabili, oltre a iniziative dedicate ai giovani – come Open Global Power e wAttboost, realizzato in collaborazione con RES4Africa, Strathmore University e con il contributo di IRENA – e programmi specificamente rivolti alla partecipazione femminile nel settore energetico, come le iniziative Women in Energy.

Un’esperienza distribuita su un ampio spettro di Paesi e geografie del continente, che ha dimostrato concretamente come la cooperazione sia efficace quando valorizza e rafforza le capacità locali. I prossimi passi già delineati prevedono il consolidamento di un gruppo di lavoro con Fondazione Centro Studi Enel come hub di coordinamento, il rafforzamento del database informativo, il miglioramento della granularità dei dati e l’evoluzione della mappatura verso un sistema di monitoraggio dinamico capace di integrare impatti, attività e relazioni nel tempo, con la definizione di indicatori chiave condivisi.

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Mediobanca colloca con successo un Covered Bond a 6 anni da 500 milioni di euro

17 June 2026 at 16:44

Mediobanca chiude con successo il Covered Bond da 500 milioni di euro: domanda a 1,4 miliardi e 90% degli ordini dall’estero

Mediobanca ha concluso con successo il collocamento di un nuovo Covered Bond con durata long 6 anni, in scadenza ad agosto 2032, per un ammontare complessivo pari a 500 milioni di euro. L’operazione ha registrato una domanda qualificata e sostenuta da parte del mercato, con ordini complessivi per circa 1,4 miliardi di euro, pari a quasi tre volte l’ammontare collocato. L’elevato interesse degli investitori ha consentito a Mediobanca di finalizzare l’emissione a condizioni competitive, fissando il rendimento a 38 punti base sopra il mid-swap.

Il nuovo prestito obbligazionario prevede una cedola pari al 3,125% e rappresenta il quinto Covered Bond emesso da Mediobanca dall’inizio del 2025. L’operazione conferma la capacità dell’istituto di mantenere un accesso costante al mercato, anche in un contesto finanziario selettivo, beneficiando di spread contenuti e di una solida base di investitori. Particolarmente significativa la qualità del book, caratterizzato da una distribuzione diversificata tra investitori istituzionali di primo profilo. Il 35% dell’emissione è stato collocato presso banche centrali ed enti sovranazionali, mentre oltre il 50% è stato sottoscritto da fondi e assicurazioni.

La distribuzione geografica ha evidenziato una forte componente internazionale: circa il 90% degli ordini è infatti arrivato dall’estero, con una presenza rilevante dei principali investitori europei. Il successo del collocamento conferma l’apprezzamento del mercato per il profilo di credito di Mediobanca e per la qualità del suo programma di raccolta garantita. L’emissione rafforza inoltre la posizione dell’istituto sui mercati obbligazionari europei, confermando la solidità della domanda per strumenti secured di elevata qualità.

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Fincantieri, siglato un accordo con Eni per tecnologie innovative per il monitoraggio subacqueo

17 June 2026 at 14:54

Fincantieri, firmato un accordo strategico con Eni per la valorizzazione di tecnologie innovative per il monitoraggio subacqueo 

Eni Fincantieri, tramite la sua controllata IDS – Ingegneria dei Sistemi, società specializzata nello sviluppo di mezzi unmanned (privi di pilota) per il mercato underwater e dei relativi sistemi di comando e controllo, nella industrializzazione di sensoristica avanzata e nella radaristica, annunciano la firma di un accordo strategico relativo alla tecnologia proprietaria Eni “Clean Sea”, il sistema robotico sottomarino sviluppato da Eni e progettato per il monitoraggio dell’ecosistema marino e delle infrastrutture subacquee, inclusa la verifica della loro integrità in servizio. 

L’intesa prevede la concessione a IDS di una licenza esclusiva per la commercializzazione su scala globale e lo sviluppo industriale della tecnologia Clean Sea, che sarà destinata a ispezioni subacquee e ad applicazioni legate agli obiettivi di transizione energetica del mercato offshore, con particolare riferimento ai programmi di Carbon Capture & Storage (CCS) in ambiente marino. Tale licenza consentirà ad IDS di utilizzare la tecnologia “Clean Sea” per le esigenze operative di Eni e così pure per quelle di clienti terzi.

Il Clean Sea è basato su un’architettura ibrida ROV/AUV (Remotely Operated Vehicle/Autonomous Underwater Vehicle), che ne permette l’impiego sia in modalità telecomandata da nave appoggio sia in modalità completamente autonoma. La tecnologia integra payload modulari intercambiabili, denominati e-pods, che combinano strumenti e sensori dedicati a specifiche attività di monitoraggio e ispezione, tra cui campionamento delle acque, analisi visiva di dettaglio e ricostruzioni acustiche 3D, garantendo operazioni avanzate di acquisizione ed elaborazione dati anche in ambienti offshore complessi. La tecnologia verrà integrata con le diverse piattaforme autonome e sistemi unmanned sviluppate dal Gruppo Fincantieri, che consentiranno la scalabilità delle applicazioni sia in termini di volumi che di nuovi ambiti. A valle dell’accordo, Eni e IDS potranno collaborare inoltre alle attività di evoluzione tecnologica della piattaforma e allo sviluppo di soluzioni innovative complementari, favorendo la crescita di competenze industriali italiane in un settore strategico come quello della robotica e delle tecnologie subacquee.

L’intesa si colloca nel quadro del modello di innovazione di Eni che intende accelerare la valorizzazione sul mercato delle tecnologie proprietarie con partnership tecnologiche e commerciali. La loro cessione in licenza a operatori qualificati contribuisce ad accelerarne ulteriormente il grado di innovazione e efficienza operativa, promuovendone l’industrializzazione e la commercializzazione in contesti nazionali e internazionali ancora più ampi. Inoltre, l’accordo rafforza il posizionamento del Gruppo Fincantieri nel dominio underwater, consolidando anche il ruolo del Polo Tecnologico della Subacquea come struttura di coordinamento delle competenze e delle tecnologie del Gruppo nei sistemi civili, di difesa e dual use, nonché abilitatore strategico per lo sviluppo di tecnologie avanzate dedicate alla sicurezza, al monitoraggio e alla protezione delle infrastrutture critiche subacquee

Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni, ha commentato: “L’accordo con Fincantieri conferma il valore delle attività di innovazione di Eni e la rilevanza dei prodotti che ne derivano, in questo caso con l’eccellenza raggiunta nel campo della robotica industriale. La nostra tecnologia proprietaria Clean Sea, operativa dal 2016 e costantemente evoluta, ha saputo guadagnarsi il riconoscimento di un operatore all’avanguardia nel settore, che permetterà di elevarne ulteriormente gli standard di operatività.”

“Questo accordo rafforza ulteriormente le capacità del Gruppo Fincantieri nel dominio underwater e consolida il ruolo di IDS nello sviluppo e nell’integrazione di soluzioni avanzate per il monitoraggio e l’ispezione subacquea. hadichiarato Matteo Marchiori, CEO di IDS. “La combinazione tra le competenze di IDS nei sistemi unmanned, nel comando e controllo e nella sensoristica avanzata e l’innovazione sviluppata da Eni con la tecnologia Clean Sea consentirà di accelerarne l’industrializzazione e la diffusione sui mercati internazionali, ampliandone le applicazioni nel monitoraggio ambientale, nella protezione delle infrastrutture critiche offshore e nel supporto ai nuovi scenari della transizione energetica.”

L’accordo conferma la volontà delle Parti di promuovere sinergie industriali e tecnologiche italiane in ambiti ad alto potenziale di sviluppo, contribuendo all’evoluzione delle soluzioni per il monitoraggio marino, la sicurezza delle infrastrutture critiche e la gestione più sostenibile sotto il profilo ambientale delle attività offshore. Eni e Fincantieri sono parti correlate. Eventuali accordi vincolanti fra le parti verranno stipulati nel rispetto della normativa applicabile, ivi inclusa quella in materia di operazioni tra parti correlate.

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Intesa Sanpaolo, presentato a Roma il 12° rapporto con Cluster SPRING: la Bioeconomia in Italia vale €433,3 miliardi

16 June 2026 at 14:14

Intesa Sanpaolo, illustrato a Roma il 12° rapporto in collaborazione con Cluster SPRING: in Italia la Bioeconomia vale €433,3 miliardi

La bioeconomia si conferma un pilastro sempre più rilevante per la crescita, la sostenibilità e l’autonomia strategica dell’Europa. È quanto emerge dal 12° Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, presentato oggi a Roma, presso la Presidenza del Consiglio, e redatto dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING. Alla nuova edizione hanno contribuito anche SRM, Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Intesa Sanpaolo Innovation Center e l’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

Il Rapporto, arrivato alla dodicesima edizione, quantifica il complesso insieme di settori che utilizzano materie prime di origine biologica e rinnovabile, ambiti considerati sempre più cruciali non solo per la sostenibilità, ma anche per l’autonomia strategica europea. Secondo le stime presentate, nel 2025 la bioeconomia dell’UE27 ha raggiunto un valore della produzione pari a 3.174 miliardi di euro, l’8,8% del totale delle attività dell’Unione, occupando oltre 17 milioni di addetti. In termini assoluti, la Germania si colloca al primo posto, seguita da Francia, Italia e Spagna. In termini relativi, invece, Italia e Spagna mostrano una maggiore specializzazione, con un peso della bioeconomia sul totale dell’economia superiore alla media europea.

In Italia l’output della bioeconomia è stato pari a 433,3 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 2,7% a prezzi correnti, grazie soprattutto alla competitività sui mercati internazionali della filiera agroalimentare. L’occupazione resta stabile, con poco più di due milioni di addetti. Nel complesso, la bioeconomia pesa circa il 10% sul totale delle attività economiche italiane e il 7,6% dell’occupazione complessiva. Dal punto di vista territoriale, le regioni del CentroNord concentrano la quota prevalente del valore aggiunto, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai primi posti. Il Mezzogiorno si distingue invece per una maggiore incidenza occupazionale e per una forte specializzazione nella filiera agroalimentare e nella valorizzazione delle risorse naturali. Nel 2023 il NordEst registra 37,1 miliardi di euro di valore aggiunto della bioeconomia, con un peso dell’8,3%, mentre il Mezzogiorno conta 741,2 mila occupati, pari al 10,4% dell’occupazione dell’area.

Un ruolo centrale è attribuito anche all’innovazione. Nel 2025 sono state individuate 707 start-up innovative attive nella bioeconomia, pari al 6,2% del totale delle start-up innovative. La concentrazione maggiore riguarda il comparto della Ricerca e Sviluppo, con traiettorie che includono materiali bio-based, valorizzazione degli scarti, nuovi modelli alimentari, energia e costruzioni sostenibili. Durante la presentazione, Stefania Trenti, Responsabile Industry and Local Economies Research di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato il valore strategico della sostituzione delle materie prime fossili. “La sostituzione di materie prime di origine fossile, al centro dello sviluppo della Bioeconomia, rappresenta nel contesto attuale un obiettivo sempre più strategico e non soltanto di sostenibilità ambientale. La filiera del legno rappresenta, in questo senso, un caso paradigmatico: la crescita della superficie forestale e della produzione di legno per riscaldamento in Europa ed in Italia, sostenuta anche dalle politiche di protezione della biodiversità, ha rappresentato un asset importante durante la fase più acuta della crisi del gas del 2022. L’Italia evidenzia una crescita significativa della superficie forestale, che si è accompagnata, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, ad uno sviluppo delle attività di sfruttamento. La silvicoltura e le attività più a monte di prima lavorazione del legno rivestono tuttavia ancora un ruolo limitato, a fronte dell’elevata capacità competitiva nelle fasi a valle, in particolare nella produzione di mobili, dove il Paese si colloca ai vertici europei per fatturato e tra i principali player mondiali nei prodotti di qualità elevata”.

Il Rapporto dedica infatti un focus specifico alla filiera forestale e alla lavorazione del legno, considerate componenti rilevanti della bioeconomia europea e italiana. Nell’UE27 la superficie forestale è aumentata dell’11% tra il 1990 e il 2025, anche se il ritmo di crescita si è ridotto negli anni più recenti. L’Unione europea appare sostanzialmente autonoma negli approvvigionamenti di materie prime legnose: la quota di legname grezzo importato copre soltanto il 2% del fabbisogno stimato. L’Italia presenta un andamento significativo: tra il 1990 e il 2025 la superficie forestale è cresciuta del 24%, mentre l’occupazione nella silvicoltura è aumentata del 56,9% nel periodo 20002023. Il Paese mantiene inoltre un ruolo di primo piano nella produzione di mobili, confermando nel 2025 la leadership europea in termini di fatturato anche per la sola componente bio-based.

Catia Bastioli, Presidente Cluster SPRING, ha richiamato il ruolo della bioeconomia circolare come modello industriale e territoriale. “La bioeconomia circolare rappresenta una risposta concreta e sistemica alle sfide contemporanee, ripensando produzione, uso e fine vita, generando bioprodotti che non si accumulano negli ecosistemi, e nuove tecnologie applicabili a scarti e sottoprodotti, senza sprecare nulla. È un modello di innovazione industriale che apre nuove prospettive per un Made in Italy e un Made in Europe sempre più sostenibili, resilienti e competitivi. Grazie alla nuova Strategia europea per la Bioeconomia 2025, abbiamo un’opportunità concreta per mettere a terra misure che premino rapidamente i modelli virtuosi e sostengano la domanda di prodotti bio-based, a partire anche da nuovi codici statistici per le bioraffinerie e dal supporto a progetti territoriali. La vera sfida è costruire una visione condivisa del futuro europeo, rafforzando dialogo e cooperazione tra Paesi, regioni, filiere e ricerca: solo così la bioeconomia potrà affermarsi come un asset strategico, capace di generare valore ambientale, sociale ed economico e contribuire a un’Europa più resiliente e prospera”.

La sostenibilità è uno dei punti chiave dell’analisi. La filiera del legno rappresenta uno dei principali ambiti di applicazione dei modelli circolari. In Italia si registra una diffusione crescente di pratiche di riutilizzo e recupero degli scarti e livelli elevati di riciclo dei rifiuti in legno. Per gli imballaggi, l’Italia raggiunge una percentuale di riciclo del 64,9%, risultando, insieme alla Spagna, che arriva al 77,8%, tra i paesi più virtuosi a livello europeo. Per i rifiuti solidi urbani in legno, tra il 2014 e il 2024 i quantitativi raccolti sono cresciuti del 66,8%. Restano tuttavia ampi margini di miglioramento. Una survey sulle imprese del settore mostra che oltre la metà delle aziende non utilizza materie prime seconde e solo il 6,1% concepisce i propri prodotti in ottica di riciclabilità e disassemblaggio.

Fabio Fava, Professore ordinario presso la Scuola di Ingegneria dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Coordinatore del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia del Comitato Nazionale Biosicurezza, Biotecnologie e Scienza della Vita, ha evidenziato il peso economico e occupazionale del metasettore. “L’analisi contenuta nel Rapporto conferma ancora una volta la rilevanza economica e occupazionale della bioeconomia, sia a livello europeo che nel nostro Paese, dove il metasettore continua a crescere, trainato soprattutto dalla filiera agroalimentare, generando valore e nuova occupazione sull’intero territorio nazionale. Si conferma così la resilienza di un comparto che contribuisce concretamente alla decarbonizzazione, alla rigerenazione dei suoli e degli ecosistemi terrestri e marini e, nel caso italiano, alla valorizzazione di tante aree rurali, forestali e costiere. Queste evidenze rappresenteranno un importante riferimento per le attività del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia della Presidenza del Consiglio, contribuendo ad orientare l’attuazione sul territorio nazionale delle raccomandazioni contenute nel Piano di implementazione della Strategia Nazionale per la Bioeconomia e nella nuova Strategia presentata dalla Commissione UE per il settore. Un sentito ringraziamento al Research Department di Intesa Sanpaolo e al Cluster SPRING per il Rapporto e per l’importante occasione di confronto e condivisione ospitata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, da parte mia, del Gruppo di Corrdinamento Nazionale per la Bioeconomia, del Prof. Andrea Lenzi e del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita”.

La presentazione si è aperta con gli interventi di Mario Bonaccorso, Direttore del Cluster SPRING, e Fabio Fava. Dopo i saluti istituzionali di Andrea Lenzi e Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Lazio e Abruzzo di Intesa Sanpaolo, Laura Campanini, Serena Fumagalli e Stefania Trenti, del Research Department di Intesa Sanpaolo, hanno illustrato i principali contenuti del Rapporto. È seguita una tavola rotonda moderata da Massimo Deandreis, con la partecipazione di rappresentanti di istituzioni, ricerca, imprese e filiere produttive. I lavori si sono chiusi con un videomessaggio del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Le recenti iniziative europee, tra cui il Clean Industrial Deal e la revisione della Bioeconomy Strategy, attribuiscono alla bioeconomia un ruolo centrale nella transizione ecologica e nella riduzione delle dipendenze strategiche. Il rafforzamento delle filiere biobased e circolari, il sostegno agli investimenti e all’innovazione, una maggiore integrazione tra territori e imprese e lo sviluppo di nuove competenze emergono come le priorità per consolidare il ruolo della bioeconomia in Italia e in Europa.

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Fincantieri, Lares Technologies vince il primo Maritime Security Hackathon

15 June 2026 at 14:46

Fincantieri conclude il Maritime Security Hackathon e premia le migliori soluzioni per la sicurezza marittima

Fincantieri, insieme a Talent Garden e Silicon Mountain, ha portato a termine il Maritime Security Hackathon, un’iniziativa di due giorni che ha coinvolto startup, innovatori, rappresentanti istituzionali, operatori del settore della Difesa e dell’industria con l’obiettivo di sviluppare nuove tecnologie dedicate alla sicurezza marittima. La manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 70 persone provenienti dal mondo dell’innovazione, dell’imprenditoria e dello sviluppo tecnologico, oltre a specialisti del settore e ufficiali ingegneri della Marina Militare, che hanno contribuito ai lavori condividendo competenze ed esperienze.

Durante l’hackathon, i cinque team coinvolti hanno realizzato Minimum Viable Product destinati a testare e validare soluzioni innovative applicabili a contesti operativi concreti. I prototipi sviluppati hanno affrontato temi legati alla Difesa marittima e alla protezione delle infrastrutture critiche subacquee, integrando sistemi hardware reali per una prima dimostrazione sul campo. Le soluzioni hanno fatto uso di tecnologie avanzate come visori per la realtà virtuale, sensori e sistemi radar. Al termine delle attività, i progetti sono stati valutati da una giuria composta da esperti del Gruppo Fincantieri, professionisti del comparto Difesa e rappresentanti del mondo del venture capital.

Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il team Lares Technologies, azienda specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per il coordinamento di sistemi autonomi e piattaforme multi-dominio. La proposta si è distinta per la capacità di gestire in maniera integrata veicoli operanti nei domini subacqueo, di superficie e aereo, introducendo funzionalità di coordinamento tra unità con equipaggio e sistemi unmanned. La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a EchoLock, progetto concepito per incrementare l’efficacia del rilevamento acustico in ambienti subacquei particolarmente complessi, caratterizzati da condizioni operative mutevoli e scenari difficili da interpretare.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di innovazione nel campo della sicurezza marittima, un settore sempre più caratterizzato dalla convergenza tra sistemi autonomi, intelligenza artificiale e capacità multi-dominio. In questo contesto, Fincantieri conferma il proprio ruolo di catalizzatore di competenze e tecnologie, promuovendo la collaborazione tra industria, istituzioni e attori dell’ecosistema dell’innovazione per trasformare il patrimonio di conoscenze condivise in capacità operative e industriali a supporto della Difesa e del sistema Paese.

Il Maritime Security Hackathon è stato progettato per favorire il trasferimento rapido di soluzioni innovative verso applicazioni operative nei settori della Difesa marittima e della tutela delle infrastrutture critiche. Lavorando su sfide costruite a partire da scenari reali, i partecipanti hanno sviluppato prototipi che combinano intelligenza artificiale, sistemi autonomi e nuove interfacce uomo-macchina per supportare attività di monitoraggio, coordinamento e processo decisionale.

I progetti selezionati avranno ora accesso a un percorso di accelerazione dedicato presso l’hub Agorai di Trieste, promosso con il supporto di Fincantieri e dei partner dell’iniziativa. Il programma accompagnerà i team nelle successive fasi di sviluppo e validazione delle tecnologie, contribuendo alla crescita e alla maturazione delle soluzioni e favorendo la nascita di possibili collaborazioni industriali di lungo periodo.

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ASPI, aperto al traffico il nuovo tunnel tra la sopraelevata portuale e il varco di San Benigno

15 June 2026 at 14:42

ASPI, inaugurata l’apertura del nuovo collegamento in quota tra la sopraelevata portuale e il varco di San Benigno 

ASPI, aperto al traffico il nuovo tunnel tra la sopraelevata portuale e il varco di San Benigno

Torna percorribile un accesso fondamentale per i collegamenti dal porto alla città. È stato, infatti, aperto oggi pomeriggio il nuovo tracciato in quota tra la sopraelevata portuale e il varco di San Benigno, previsto nell’ambito della prima fase della cosiddetta “Opera B” del Tunnel Subportuale.

Intervento strategico per la mobilità dell’area, pensato per migliorare la fluidità e l’efficienza dei collegamenti, è stato realizzato grazie all’impegno medio di 120 persone al giorno. Il nuovo tratto, interrotto oltre un anno fa con la demolizione del giro Lanterna, ripristina il collegamento diretto tra Varco Etiopia e il varco di San Benigno, sviluppandosi per circa 220 metri alla quota di 16 metri sul livello del mare. Il nuovo collegamento rappresenta un passaggio significativo nel potenziamento della viabilità dell’area portuale e urbana e si inserisce nel più ampio quadro di rinnovamento e miglioramento degli accessi al porto, determinato anche dall’assetto previsto dal progetto del Tunnel Subportuale

L’“Opera B” si compone di un viadotto e di una galleria stradale, stradale che sovrappassa la galleria ferroviaria “nuova Romairone” aperta a marzo di quest’anno, infrastrutture progettate per assicurare continuità al nuovo asse viario. Da oggi viene messa a disposizione una carreggiata a doppio senso di marcia e, entro la fine dell’anno, l’intervento sarà completato con l’apertura di due corsie per senso di marcia. In particolare, verrà completata la galleria stradale, prosecuzione del viadotto: un tunnel artificiale studiato per consentire la futura realizzazione del Parco della Lanterna, che si svilupperà in corrispondenza dell’imbocco Est del Tunnel fino all’attuale piazzale del Museo della Lanterna.

La nuova galleria, una volta completata, avrà una lunghezza di circa 120 metri, un’altezza interna di circa 6 metri e una larghezza di circa 21 metri. La realizzazione dell’opera prevede l’impiego di 265 conci e 150 travi prefabbricate, a conferma della rilevanza costruttiva e ingegneristica dell’intervento.

Al di sopra della galleria sorgerà il futuro Parco della Lanterna, intervento che contribuirà alla riqualificazione urbana e paesaggistica dell’area, rafforzando il collegamento tra San Benigno e il complesso della Lanterna attraverso un nuovo percorso ciclopedonale. L’opera si inserisce così in una più ampia visione di integrazione tra infrastrutture, accessibilità e valorizzazione del contesto urbano.

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Taranto oltre l’industria pesante: l’intervista a Salvatore Toma

15 June 2026 at 10:51

Taranto laboratorio della transizione, l’intervista a Salvatore Toma: “Governare il cambiamento senza perdere occupazione”

Taranto prova a lasciarsi alle spalle l’immagine di città legata esclusivamente alla grande industria pesante, per candidarsi a laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica. Risorse europee, innovazione, nuove filiere produttive e sostenibilità diventano le parole chiave di un percorso complesso, che punta a coniugare riconversione industriale, competitività e tutela dell’occupazione. Ne ha parlato con Affaritaliani il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma.

Presidente Toma, lei definisce Taranto un possibile “laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica”. Quali sono oggi le priorità concrete per trasformare questa visione in un vero modello di sviluppo?

La priorità è governare la transizione, non subirla. Taranto dispone oggi di strumenti straordinari, a partire dalle risorse del JTF e dalle altre misure dedicate al territorio, che devono essere messe a sistema attraverso una visione condivisa. Occorre favorire investimenti in innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie, rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni, ricerca e sistema finanziario e accompagnare le
aziende nell’accesso agli strumenti di finanza agevolata. Esperienze come quella di Vestas, che di recente ha inaugurato nuove linee e aree produttive per l’eolico offshore, dimostrano che, quando convergono investimenti industriali, semplificazione amministrativa e collaborazione istituzionale, Taranto può diventare un modello nazionale di riconversione e sviluppo sostenibile.

Per decenni Taranto è stata identificata quasi esclusivamente con la grande industria pesante. Quali nuove filiere possono oggi accompagnare la diversificazione produttiva del territorio?

La diversificazione produttiva è una strada che Confindustria Taranto percorre da anni. Accanto alla siderurgia, che resta un asset strategico, vediamo grandi opportunità nelle energie rinnovabili, nella blue economy, nella logistica avanzata, nell’aerospazio, nella manifattura ad alto contenuto tecnologico e nelle tecnologie ambientali. A queste si affiancano settori come turismo, cultura, enogastronomia, moda e design, che possono beneficiare della visibilità internazionale offerta dai Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo è costruire un sistema economico più resiliente, capace di generare occupazione qualificata e attrarre nuovi investimenti.

La sostenibilità non è più soltanto un tema ambientale, ma un vero fattore di competitività. Le imprese tarantine sono pronte ad affrontare la transizione green senza perdere produttività e occupazione?

Le imprese stanno dimostrando una crescente consapevolezza rispetto a questa sfida. La sostenibilità oggi significa non solo riduzione dell’impatto ambientale, ma anche efficienza, tracciabilità, trasparenza, circolarità e capacità di generare valore. Per questo Confindustria Taranto investe da tempo in attività di informazione, formazione e confronto con le aziende. La transizione green deve essere accompagnata da strumenti adeguati e da politiche che sostengano gli investimenti, affinché possa tradursi in maggiore competitività, nuova occupazione e crescita del territorio, senza penalizzare il tessuto produttivo esistente.

Su quali asset strategici Taranto può costruire una nuova leadership industriale nel Mezzogiorno?

Taranto possiede asset unici. Penso innanzitutto al Porto, alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alle competenze industriali maturate in decenni di attività manifatturiera. A questi si aggiungono il comparto delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico offshore, la presenza di centri di ricerca, università, ITS e del Tecnopolo del Mediterraneo, oltre alle opportunità offerte dalla ZES e dalle risorse del JTF. La vera sfida è integrare questi elementi in una strategia di sviluppo che valorizzi innovazione, sostenibilità e capacità industriale.

Confindustria Taranto sta investendo molto sui temi della circolarità e degli ESG. Quanto conta oggi, anche per attrarre investimenti e giovani talenti, costruire un modello industriale innovativo e sostenibile?

Conta moltissimo. Oggi investitori, mercati e nuove generazioni guardano con crescente attenzione alla capacità delle imprese di integrare i criteri ESG nelle proprie strategie. Un modello industriale innovativo e sostenibile è fondamentale non solo per attrarre capitali, ma anche per trattenere e valorizzare competenze qualificate. Taranto ha bisogno di offrire alle nuove generazioni opportunità
professionali legate all’innovazione, alla ricerca e alle tecnologie del futuro. Per questo lavoriamo per rafforzare il collegamento tra imprese, università, ITS e mondo della ricerca, favorendo la nascita di un ecosistema capace di generare sviluppo e
occupazione qualificata.

Guardando ai prossimi anni, qual è la sfida più complessa che Confindustria Taranto e il sistema imprenditoriale locale dovranno affrontare?

La sfida più complessa sarà conciliare trasformazione industriale, sostenibilità e tutela dell’occupazione. Questo vale in particolare per il futuro della siderurgia, che richiede una riconversione verso tecnologie moderne e sostenibili, ma anche per l’intero sistema produttivo locale. Dovremo essere capaci di accompagnare il cambiamento senza disperdere competenze, posti di lavoro e capacità industriale. Allo stesso tempo sarà fondamentale accelerare la diversificazione economica, valorizzare le eccellenze già presenti sul territorio e contrastare la fuga di talenti. Taranto ha tutte le potenzialità per riuscirci, ma serviranno visione, collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e una forte capacità di trasformare le opportunità in risultati concreti.

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Crisi in Iran, l’allarme di Confartigianato: “Freno all’export ed effetto tenaglia sulle Pmi”

14 June 2026 at 15:11

Export in Medio Oriente, il crollo italiano peggiore della Ue. Confartigianato: “Fase complessa”

Le tensioni in Iran stanno colpendo duramente le aziende del nostro Paese. A lanciare l’allarme è Confartigianato, che mette in guardia contro i danni di “una doppia forte pressione”. L’Italia ha visto andare in fumo più di un miliardo e mezzo di vendite all’estero, registrando un dato peggiore rispetto alla media degli altri Stati dell’Unione Europea. A questo quadro si somma il rincaro delle bollette energetiche e dei materiali. “È un effetto tenaglia”, è l’avviso di Marco Granelli, presidente della confederazione di artigiani e piccole e medie imprese.

Crollano le vendite all’estero: i numeri

Tra marzo e aprile, in base alle stime di Confartigianato, l’Italia ha registrato una flessione di 1,6 miliardi di euro di esportazioni verso il Medio Oriente. Si tratta di una contrazione del 33% nel confronto con gli stessi mesi del 2025. Il risultato è “ampiamente” più negativo rispetto alla frenata della Germania, che si ferma a un -23,2%, e della Francia, in discesa del 14%. Soltanto a marzo la contrazione è stata del 52,5%, “la flessione più pesante tra le principali economie dell’Unione europea”, fa sapere la confederazione.

La frenata dei prodotti italiani nel Golfo Persico

“A pesare è soprattutto il crollo delle vendite Made in Italy verso i Paesi del Golfo dove a marzo l’export italiano è sceso del 63% rispetto a marzo 2025”, fa sapere Confartigianato. L’associazione sottolinea che “le battute d’arresto più significative riguardano il Kuwait (-89,6%), il Qatar (-66,1%), gli Emirati Arabi Uniti (-65,9%), e l’Arabia Saudita (-35,5%)”. Nel mese di aprile “le esportazioni italiane verso il Medio Oriente sono diminuite di un ulteriore 6,9% su base annua”.

Schizzano le bollette e i prezzi dei carburanti

Il secondo problema evidenziato da Confartigianato riguarda il rincaro delle forniture di energia e delle materie prime. Nei tre mesi caratterizzati dalla crisi, il prezzo del gas è cresciuto del 38,3%, quello della luce dell’11,6% e il prezzo del gasolio per le industrie è aumentato del 49,8%.

Le minacce per la ripresa del Paese

Marco Granelli, presidente di Confartigianato, evidenzia che “da un lato la perdita di sbocchi commerciali in un’area strategica per il Made in Italy, dall’altro l’aumento dei costi di produzione legato ai rincari dell’energia e delle materie prime” creano “un mix che rischia di rallentare la crescita e comprimere la competitività delle filiere manifatturiere nei prossimi mesi”.

I pericoli per le realtà più piccole

Granelli avverte che “le tensioni risultano particolarmente pesanti per le piccole imprese. Per i finanziamenti fino a 125mila euro il costo del credito è infatti superiore di 160 punti base rispetto alla media, accentuando le difficoltà di accesso alle risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e sviluppo”. “Le piccole imprese italiane – conclude il numero uno di Confartigianato – stanno affrontando una fase particolarmente complessa. Da un lato sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività; dall’altro devono fare i conti con condizioni di accesso al credito sempre più onerose”.

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Intesa Sanpaolo avvia i Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029

12 June 2026 at 17:06

Intesa Sanpaolo: al via ai Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, oltre 52 mila dipendenti aderiscono al LECOIP

Il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi oggi, ha deliberato l’avvio dei Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, basati su strumenti finanziari e approvati dall’Assemblea degli azionisti del 30 aprile 2026. I piani riguardano due principali strumenti: il Performance Share Plan 2026-2029, destinato al management, inclusi il Consigliere Delegato e CEO, i restanti Risk Taker Apicali e gli altri Risk Taker di Gruppo del perimetro italiano ed estero; e il LECOIP 2026-2029, rivolto alla restante popolazione di dipendenti, inclusi i Professional del perimetro italiano del Gruppo.

In esecuzione della delibera, Intesa Sanpaolo procederà il 30 giugno 2026, con riferimento al LECOIP, agli aumenti di capitale posti al servizio del Piano, con l’emissione delle relative azioni. Per quanto riguarda il Performance Share Plan, saranno invece assegnati a ciascun manager i Diritti PSP, ciascuno dei quali attribuisce il diritto a maturare, al termine del Piano, un’azione Intesa Sanpaolo, subordinatamente al verificarsi delle condizioni previste dal regolamento e nel rispetto dei limiti stabiliti dall’Assemblea.

Per l’attuazione del LECOIP, il Consiglio ha deliberato di esercitare la delega conferita dall’Assemblea per gli aumenti di capitale a favore dei dipendenti del Gruppo. In particolare, è previsto un aumento di capitale a titolo gratuito, con emissione di massime 76 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, destinate all’attribuzione delle cosiddette Free Share e Matching Share. È inoltre previsto un aumento di capitale a pagamento, con esclusione del diritto d’opzione a favore dei dipendenti Professional, per un importo massimo complessivo, incluso il sovrapprezzo, di 720 milioni di euro. L’operazione comporterà l’emissione di massime 170 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, le cosiddette Azioni Scontate, con l’applicazione di uno sconto massimo del 18% sul prezzo di mercato del titolo, calcolato come media dei prezzi osservati nei 30 giorni precedenti alla data di emissione.

Al LECOIP hanno aderito complessivamente 52.863 dipendenti del Gruppo, pari all’83,7% degli aventi diritto. Il controvalore corrispondente alle Free Share e alle Matching Share è pari a circa 167 milioni di euro. Il numero finale di Free Share, Matching Share e Azioni Scontate sarà determinato sulla base della media dei prezzi dell’azione ordinaria Intesa Sanpaolo rilevati nei 30 giorni precedenti il 30 giugno 2026, data di emissione. Per le Azioni Scontate sarà inoltre applicato lo sconto definito nel rispetto del limite massimo previsto.

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Fincantieri premiata agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 per il progetto IPCEI Wave 2 The Future

12 June 2026 at 16:59

Fincantieri protagonista agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 con il progetto IPCEI Wave 2 The Future

Fincantieri è stata premiata nell’ambito degli Italian Hydrogen Technology Awards 2026, assegnati in occasione di Hydrogen Expo, la manifestazione dedicata alle tecnologie per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno tenutasi a Piacenza. Il riconoscimento è stato attribuito al Gruppo per il progetto IPCEI Wave 2 The Future, iniziativa considerata dalla giuria di carattere pionieristico per l’evoluzione della decarbonizzazione nel settore marittimo. Il premio conferma il ruolo di Fincantieri come protagonista dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità nella cantieristica navale. Il progetto si inserisce infatti nel percorso strategico del Gruppo guidato dall’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, orientato al raggiungimento dell’obiettivo net-zero entro il 2035.

IPCEI Wave 2 The Future punta allo sviluppo di sistemi di propulsione avanzati basati sull’idrogeno e su soluzioni ibride, con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica del comparto navale. Tra le tecnologie previste figurano motori a combustione interna alimentati a idrogeno, fuel cell PEM abbinate a batterie al litio e sistemi di controllo energetico di nuova generazione. Il progetto comprende inoltre lo sviluppo di un ciclo combinato gas-vapore a idrogeno ad alta efficienza per la produzione elettrica. A queste soluzioni si affiancano sistemi innovativi di stoccaggio dell’idrogeno a bordo e l’integrazione di fuel cell PEM e SOFC, Solid Oxide Fuel Cell, ampliando ulteriormente la portata tecnologica dell’iniziativa.

Alcune delle tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto trovano applicazione su Viking Libra, la prima nave da crociera a integrare un sistema containerizzato alimentato a idrogeno, la cui consegna è prevista alla fine di quest’anno. Su questa unità, l’idrogeno alimenta fuel cell PEM da 6 MW sviluppate da Isotta Fraschini Motori, società parte del Gruppo Fincantieri, e ottimizzate per il settore crocieristico. Il riconoscimento ottenuto agli Italian Hydrogen Technology Awards sottolinea dunque la capacità di Fincantieri di guidare l’innovazione della cantieristica navale verso una nuova generazione di navi a emissioni ridotte. Una strategia che unisce ricerca, sviluppo industriale e sostenibilità, confermando la visione del Gruppo nella costruzione del futuro del trasporto marittimo.

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Fondazione MAIRE presenta in Polonia lo studio “Climate Goals” sulla transizione energetica

12 June 2026 at 10:34

Fondazione MAIRE porta Climate Goals al Congresso Polacco della Chimica: focus su competenze, industria e transizione energetica

Fondazione MAIRE – ETS ha presentato a Varsavia i risultati della quarta edizione dello studio “Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide”, con un focus dedicato alla Polonia. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del XIII Congresso Polacco della Chimica, il principale appuntamento annuale del settore chimico in Polonia e nell’Europa centrale, che riunisce istituzioni, industria, comunità scientifica e imprese della filiera.

Lo studio, realizzato da Fondazione MAIRE con Ipsos Doxa e con il supporto di MAIRE, monitora dal 2023 la consapevolezza pubblica sulla transizione energetica a livello globale. La ricerca ha coinvolto oltre 2.850 persone e 25 esperti in 17 Paesi distribuiti in quattro continenti, analizzando non solo il tema della produzione di energia a basse o zero emissioni, ma anche la trasformazione dei processi industriali, dei modelli di business, dei sistemi di distribuzione e delle competenze necessarie a sostenere il cambiamento.

La presentazione è stata curata da Ilaria Catastini, Direttore Generale di Fondazione MAIRE – ETS, alla presenza del Presidente della Polish Chamber of Chemical Industry, Tomasz Zielinski, e del Primo Segretario e Responsabile degli Affari Economici dell’Ambasciata d’Italia in Polonia, German Carboni. L’intervento ha preceduto il panel “Energy transition in industry: from technologies to implementation”, che ha ampliato il confronto con la partecipazione di rappresentanti di importanti realtà industriali, tra cui ORLEN, Honeywell, Veolia e Nextchem, società del gruppo MAIRE.

L’edizione 2026 della ricerca ha ampliato il perimetro europeo dell’indagine includendo Germania, Polonia e Paesi Bassi. Il focus sulla Polonia restituisce il quadro di un Paese che non respinge la transizione energetica, ma la valuta attraverso una prospettiva fortemente pragmatica, nella quale gli obiettivi climatici devono essere conciliati con la sicurezza energetica, la sostenibilità economica, la stabilità socio-economica e la competitività industriale.

In Polonia, la consapevolezza sulla transizione energetica resta ancora parziale: il 58% degli intervistati afferma di averne una comprensione vaga, mentre solo il 39% si considera molto informato sul tema. La transizione energetica si colloca inoltre all’ultimo posto tra le priorità indicate nei Paesi europei e nell’intero panel dei 17 Paesi analizzati: solo il 20% degli intervistati la considera una priorità assoluta, mentre il 66% la pone sullo stesso piano di altre questioni centrali.

I risultati evidenziano un approccio prudente, segnato dalla necessità di bilanciare benefici ambientali e impatti economici e sociali. Il 25% degli intervistati esprime preoccupazione per la possibile perdita di posti di lavoro nei settori tradizionali, mentre il 31% riconosce il potenziale di nuova occupazione legato alle industrie sostenibili. La responsabilità della transizione viene percepita come condivisa tra imprese, decisori politici e cittadini. Dallo studio emerge anche una richiesta chiara: maggiore innovazione da parte delle imprese, un sostegno istituzionale più forte alle nuove tecnologie e una transizione fondata su evidenze, ben governata e accompagnata dallo sviluppo delle competenze. La formazione viene indicata come il principale fattore abilitante: solo il 4% degli intervistati ritiene che il Paese sia pienamente preparato alla transizione, mentre l’87% considera necessario un forte miglioramento dell’upskilling. Il 79% sottolinea inoltre l’importanza di professionisti ibridi, capaci di combinare competenze tecniche e soft skill, come il pensiero critico.

Per MAIRE, la Polonia rappresenta un Paese strategico all’interno della piattaforma europea di tecnologia e ingegneria del Gruppo, che può contare su una presenza consolidata in sei Paesi del continente: Italia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Regno Unito e Polonia. Nel mercato polacco, il Gruppo è presente attraverso KTI Poland S.A., società internazionale di EPC costituita nel 2006 su eredità Technip. Con sede a Płock, uno dei principali poli industriali del Paese, e uffici a Varsavia, KTI Poland opera nei settori oil & gas, petrolchimico, chimico ed energetico, offrendo servizi lungo l’intero ciclo di vita dei progetti: dagli studi di fattibilità al Front-End Engineering Design, fino all’ingegneria di dettaglio e al construction management.

La prospettiva polacca conferma che la transizione energetica deve procedere con pragmatismo, responsabilità e una chiara visione industriale”, ha commentato Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE – ETS. “Con la nostra presenza consolidata in Polonia, che consideriamo una piattaforma strategica per un’ulteriore crescita nell’Europa centrale e orientale, MAIRE vede questo mercato come un hub chiave per lo sviluppo di soluzioni industriali innovative”. Di Amato ha inoltre sottolineato come la Polonia rappresenti “un pilastro strategico” della presenza europea del Gruppo, richiamando la necessità di capacità esecutive, investimenti in innovazione e sviluppo delle competenze adeguate per sostenere una transizione in grado di generare opportunità e benefici superiori ai costi.

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Open Fiber porta la fibra ultraveloce a Verona e Vicenza: voucher da 100 euro per i nuovi utenti

12 June 2026 at 09:55

Open Fiber, la fibra FTTH arriva a Verona e Vicenza: buono da 100 euro per chi attiva una nuova linea

La fibra ottica FTTH di Open Fiber arriva nelle province di Verona e Vicenza, offrendo a famiglie, professionisti e imprese di 23 comuni veneti l’accesso a una connettività ultraveloce e stabile. Il servizio è oggi disponibile in oltre 61mila unità immobiliari e abilita servizi digitali avanzati, dallo smart working alla telemedicina, fino al cloud computing e alle applicazioni per smart city. L’iniziativa si accompagna alla campagna “La fibra che ti premia”, che mette a disposizione un voucher da 100 euro per i nuovi utenti residenziali. Potranno beneficiarne coloro che, dal 4 maggio al 31 dicembre 2026, attiveranno una connessione in fibra ottica tramite uno degli operatori partner di Open Fiber. Il premio potrà essere convertito in un Buono Regalo Amazon.it, in una gift card MediaWorld, in buoni carburante Enilive o Q8 oppure, tra le novità dell’edizione 2026, in buoni spesa Coop e Conad. La richiesta del voucher dovrà essere presentata entro il 31 gennaio 2027.

Per aderire all’iniziativa è necessario verificare la copertura del proprio indirizzo sul sito di Open Fiber, scegliere un operatore partner e procedere con l’attivazione della linea. Una volta completata l’installazione, sarà possibile richiedere il premio compilando l’apposito form online. Ai fini della validazione della partecipazione, è importante che l’installatore applichi sulla borchia ottica l’adesivo con il codice identificativo. La rete realizzata nei comuni interessati utilizza la tecnologia FTTH, Fiber To The Home, che porta la fibra ottica direttamente all’interno degli edifici. Si tratta dell’infrastruttura più performante disponibile sul mercato, in grado di garantire velocità di connessione fino a 10 Gigabit al secondo.

Con la disponibilità della fibra ottica FTTH e con iniziative come ‘La fibra che ti premia’, vogliamo accompagnare cittadini e famiglie nel passaggio verso una connettività più moderna e performante, riducendo concretamente il divario digitale nei territori“, dichiara Maurizio Bua, Regional Manager di Open Fiber. “La rete realizzata in Veneto è un’infrastruttura abilitante per lo sviluppo economico e sociale, capace di sostenere nuovi servizi digitali, lo smart working e l’innovazione delle imprese locali“.

La fibra ultraveloce consente di utilizzare contemporaneamente più dispositivi connessi, garantendo bassa latenza e maggiore stabilità anche nelle attività più complesse. Tra i servizi abilitati rientrano il lavoro ibrido avanzato, le videoconferenze in alta definizione, l’accesso a piattaforme cloud e applicazioni professionali, lo streaming in HD e 4K/8K, il gaming online e l’intrattenimento digitale. La rete FTTH rappresenta inoltre un’infrastruttura strategica per la digitalizzazione delle imprese, grazie a servizi come data backup, cybersecurity e strumenti di collaborazione evoluti. Allo stesso tempo, sostiene lo sviluppo della telemedicina e dei servizi sanitari digitali, dai consulti da remoto al monitoraggio dei pazienti, oltre a favorire l’accesso ai servizi digitali della Pubblica amministrazione, all’identità digitale, alle pratiche online e alle soluzioni per le smart city.

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JAKALA, alla Samsung AI Home il confronto sul futuro del Design & Furniture tra heritage e innovazione

12 June 2026 at 09:37

JAKALA, con Samsung il design guarda al futuro tra intelligenza artificiale, dati e nuove esperienze per i consumatori

Si è svolto ieri, presso la Samsung AI Home di Milano, “Design & Furniture Under The Surface”, l’evento organizzato da JAKALA e Samsung dedicato alle trasformazioni che stanno ridisegnando il futuro del settore Design & Furniture. Un confronto tra imprese, manager e mondo accademico per riflettere su come dati, intelligenza artificiale e nuove aspettative dei consumatori stiano modificando le regole della competizione, spingendo i brand a evolvere senza perdere la propria identità.

In un mercato sempre più attraversato dalla digitalizzazione e da percorsi di acquisto complessi, il design si trova oggi davanti a una sfida cruciale: non limitarsi più alla centralità del prodotto, ma costruire relazioni più profonde, continue e riconoscibili con clienti, architetti, progettisti e community di riferimento. Il tema emerso con forza durante l’incontro è quello di una trasformazione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modo stesso in cui i marchi del settore interpretano il proprio ruolo culturale, commerciale e relazionale.

Ad aprire i lavori sono stati Marco Di Dio Roccazzella, Global Consumer & Retail Leader di JAKALA, e Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi, che hanno presentato il framework Connected Signature Experience, sviluppato a partire dall’omonima ricerca condotta con SDA Bocconi e recentemente confluita nel libro Connected Signature Experience.

Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sull’intelligenza artificiale e sulle sue potenzialità. La tecnologia rappresenta certamente un acceleratore straordinario, ma il vero elemento distintivo resta la qualità della relazione che un brand riesce a costruire con le persone”, ha dichiarato Marco Di Dio Roccazzella. Secondo il manager, nel lusso e nel design emerge sempre più spesso il rischio di una distanza crescente tra aziende e consumatori: quando il senso di appartenenza lascia spazio solo a esclusività, prodotto e pricing, il legame con il cliente tende a indebolirsi. La sfida, ha spiegato, è rafforzare la connessione esperienziale in ogni momento della relazione.

L’evento, moderato da Annalisa Lospinuso, giornalista e anchorwoman di Class CNBC, ha alternato momenti di approfondimento e panel di confronto con manager provenienti da alcune delle realtà più significative del design. Al centro del dibattito, la crescente complessità della customer journey e la necessità per i brand di presidiare una molteplicità di touchpoint fisici, digitali e umani, mantenendo al tempo stesso riconoscibilità, coerenza e capacità di creare valore nel lungo periodo.

Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia, ha aperto la riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella trasformazione della customer experience. “Dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei punti vendita agli ambienti domestici connessi, oggi la tecnologia rende possibile un livello di personalizzazione e di supporto sempre più avanzato”, ha sottolineato. Per i brand del living, ha aggiunto, la sfida consiste nel progettare esperienze sempre più integrate, capaci di accompagnare il cliente lungo l’intero percorso di relazione e generare valore in ogni punto di contatto.

Il primo panel, “Art & Science: The Science of Connection”, ha approfondito il modo in cui dati, AI e tecnologie stanno cambiando la relazione tra brand e clienti. Sono intervenuti Nicola Cavallaro, Chief Digital Officer di Foscarini, Carlo Torrani, Managing Director di WhoIcons London, Emanuele Varva, Head of Digital & Ecommerce di Flos, Tommaso Vincenzetti, CMO & Brand Director del Milano Durini Design District, e Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture.

Successivamente, Stefania Saviolo ha guidato una riflessione sui parallelismi tra moda e design, due industrie accomunate dalla capacità di costruire valore attraverso identità, desiderabilità e relazione con il consumatore. “Moda e design di alta gamma condividono la capacità di costruire significati, identità e desiderabilità”, ha osservato Saviolo. La differenza, ha spiegato, è che il design si trova oggi in una fase di trasformazione che la moda ha iniziato ad affrontare già molti anni fa: i brand stanno ampliando il proprio ruolo oltre il prodotto, per occupare uno spazio culturale e relazionale più ampio.

Il secondo panel, “Art & Science: The Art of Governance”, si è concentrato invece sulle implicazioni organizzative della trasformazione in atto e sulle modalità con cui le aziende possono evolvere governance, processi e modelli decisionali senza perdere la propria unicità. Al dibattito hanno partecipato Elisabetta Scotti, Group CFO di Flos B&B Italia Group, Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group, e Andrea Bernini, Senior Partner di JAKALA.

Dal confronto è emersa una consapevolezza condivisa: il settore Design & Furniture sta vivendo un passaggio strategico che va ben oltre l’adozione di nuove tecnologie. La crescente disponibilità di dati, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e l’evoluzione delle aspettative dei consumatori stanno spingendo i brand a ripensare il proprio modello di relazione e il proprio posizionamento. Per molte aziende, la sfida consiste nel superare una visione centrata esclusivamente sul prodotto e costruire sistemi di relazione capaci di generare valore lungo tutto il percorso del cliente. Un’evoluzione che coinvolge organizzazione, competenze, processi e cultura aziendale.

In questo scenario, il vero elemento distintivo resta la capacità di preservare ciò che ha reso iconici i grandi marchi del design: visione, qualità progettuale e identità. La sfida è integrare questo patrimonio con nuovi strumenti, nuovi linguaggi e nuove modalità di interazione, senza snaturare l’essenza dei brand. Con Design & Furniture Under The Surface, JAKALA e Samsung hanno quindi acceso i riflettori su un settore chiamato a confrontarsi con una trasformazione profonda: usare dati e intelligenza artificiale non come fine, ma come leva per rafforzare la relazione con le persone, costruire esperienze più significative e accompagnare il design verso una nuova fase della sua evoluzione.

L’intervista di Affaritaliani a Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture

L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento fondamentale per i brand del design e del furniture, perché consente di generare efficienza lungo tutti i processi di marketing: dalla pianificazione media fino alla creazione dei contenuti. Oggi, però, l’AI offre soprattutto strumenti molto importanti per comprendere l’evoluzione dei progetti, del mondo contract e dei general contractor, permettendo di intercettare ciò che stanno sviluppando. Considerato che il contract rappresenta oggi uno dei principali filoni di crescita per il settore del design, l’intelligenza artificiale diventa una leva di intelligence particolarmente efficace per individuare e presidiare nuove progettualità. In JAKALA siamo in grado di aiutare e supportare i clienti nell’utilizzo di questi strumenti e nella messa a terra di azioni mirate e ad alto impatto“, ha dichiarato Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture, ai microfon i di Affaritaliani.

Armenia ha concluso: “Durante l’incontro di oggi racconteremo alcune case history significative: da come sia possibile produrre contenuti attraverso l’AI, a come si possano sfruttare i dati per comprendere meglio quali progetti si stanno sviluppando a livello globale e in mercati specifici in forte evoluzione, come Turchia, Polonia e Australia. Anche a distanza, grazie all’intelligenza artificiale, diventa possibile essere presenti, rilevanti ed efficaci“.

L’intervista di Affaritaliani a Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi

Il design può imparare molto da settori che, storicamente, hanno lavorato più a lungo sul tema della customer experience e sull’orchestrazione di un sistema realmente orientato al cliente finale. È proprio questo il senso del nostro modello ICE: la customer experience è ciò che il cliente vede, ma dietro ciò che vede esiste una complessità molto più ampia, fatta di processi, dati, tecnologie e persone. Da settori che hanno sviluppato prima una relazione diretta con il cliente, anche perché sono retailer da più tempo, il design può apprendere innanzitutto l’importanza della visione di brand. Il settore del design nasce dal prodotto e da una dimensione artigianale: per questo il brand, inteso come elemento capace di orchestrare molteplici punti di contatto, è ancora un ambito da sviluppare pienamente“, ha commentato Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi, ai microfoni di Affaritaliani.

Saviolo ha continuato: “Una seconda dimensione riguarda l’importanza dei dati e delle tecnologie nell’approccio al cliente. Non si tratta soltanto di configuratori o di strumenti legati al prodotto, ma di tecnologie e dati capaci, come già avviene nella moda e nel lusso, di gestire la relazione con il cliente, comprenderne i bisogni e connettersi ai suoi stili di vita. Il terzo tema riguarda l’esperienza delle persone che lavorano all’interno del settore. Se vogliamo offrire un’esperienza coerente e significativa al cliente, è necessario che anche le persone che vivono l’ecosistema aziendale condividano e sperimentino quella stessa visione“.

Il mondo del design è un ecosistema molto frammentato e complesso. Proprio per questo, le aziende leader devono riuscire a orchestrarlo attorno a una visione comune: non limitarsi a offrire una soluzione di prodotto, ma proporre una vera soluzione abitativa, capace di rispondere in modo più ampio e integrato alle esigenze del cliente“, ha concluso Saviolo.

L’intervista di Affaritaliani a Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group

L’intelligenza artificiale sta portando i consumatori a essere sempre più specifici nelle loro esigenze e nelle richieste rivolte ai brand. In questo contesto, il ruolo delle aziende è fornire a chi prende le decisioni materiali di qualità, capaci di ispirare e orientare richieste coerenti con ciò che il brand può effettivamente offrire. Cambia molto anche il ruolo dell’interlocutore intermedio, in particolare del rivenditore, nell’educazione del consumatore. Il cliente arriva infatti sempre più convinto e risoluto, spesso con idee e progetti già elaborati. Per questo diventa fondamentale che utilizzi materiali prodotti dal brand, così da creare coerenza e formulare richieste in linea con l’identità e le possibilità dell’azienda“, ha chiosato Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group, ai microfoni di Affaritaliani.

Favretti ha concluso: “In un’epoca in cui una parte rilevante della comunicazione è generata da content creator, prescrittori e figure attive lungo il canale, il compito delle aziende non è tanto controllare ciò che viene prodotto, quanto supportare la creazione di contenuti e le decisioni attraverso messaggi chiari, riconoscibili e coerenti con il DNA del brand. Questo richiede un grande lavoro a monte: il messaggio del brand deve essere strutturato in modo semplice, chiaro e soprattutto fedele alla sua identità. Solo così è possibile evitare frammentazioni nei diversi punti di contatto e garantire che, anche nelle comunicazioni più periferiche, emerga una linea coerente e riconoscibile“.

L’intervista di Affaritaliani a Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia

“Oggi abbiamo affrontato diversi temi, tra cui quello della casa connessa, un ambito che Samsung coltiva ormai da molti anni. Siamo arrivati a un ottimo punto: oggi in Italia contiamo circa 3 milioni di utenti, quindi 3 milioni di famiglie che utilizzano dispositivi connessi. Un prodotto connesso, per come lo intendiamo noi, esprime un grande valore, perché permette all’azienda che lo distribuisce di continuare a interagire con il proprio cliente e con il proprio utente, comprendendo nel tempo come quel prodotto viene utilizzato. La nostra visione è una visione aperta: una piattaforma capace di far dialogare correttamente e in maniera ottimale i dispositivi Samsung, dagli elettrodomestici alle televisioni fino agli smartphone, ma anche i dispositivi connessi di tutti i partner che hanno scelto di compiere questo percorso insieme a noi“, ha dichiarato Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia, ai microfoni di Affaritaliani.

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