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La fascia in testa per proteggere la cicatrice, la promessa al padre prima che morisse: la storia dietro le lacrime di Raúl Jiménez

12 June 2026 at 11:45

Occhi e mani sono rivolti verso il cielo. Il volto è coperto dalle lacrime. Raúl Jiménez ha perso il papà tre mesi fa. Ma prima che se ne andasse gli aveva promesso: “Segnerò ai Mondiali”. E così è stato. Nella partita inaugurale allo Stadio Atzeca tra Messico e Sudafrica (terminata 2-0) c’è anche la sua firma che gli vale il secondo posto nella classifica marcatori all-time della nazionale. Nel 2020 ha rischiato la vita su un campo da calcio per una frattura al cranio. Sei anni dopo il destino lo ha messo di fronte a oltre 80mila tifosi per un gol che aspettava da quattro edizioni.

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“Sono un miracolato”

La fascia che indossa Raúl Jiménez non è per estetica. Ma c’è qualcosa di più profondo. La lunga cicatrice sul lato destro della testa racconta l’episodio che gli ha cambiato la carriera e la vita. Nel novembre 2020, durante un Arsenal-Wolverhampton deserto per la pandemia, l’attaccante messicano si frattura il cranio dopo un pericoloso scontro con David Luiz. Emorragia celebrale interna e operazione d’urgenza. “I medici hanno fatto un ottimo lavoro. Mi hanno subito detto dei rischi e mi hanno detto che sono un miracolato”. Nel lungo periodo di riabilitazione crescono i dubbi. Lo ricorda anche uno dei medici che lo ha seguito passo dopo passo: “È riuscito a passare dall’attività atletica di base all’allenamento agonistico completo a marzo, evitando soltanto i colpi di testa e i contrasti aerei”. Dopo oltre 6 mesi Jiménez rientra tra i convocati con tutte le precauzioni del caso. “È un miracolo che io sia persino tornato in campo”. Rimasto in isolato durante il Covid, il messicano resta in Premier League. E dopo la parentesi Fulham è pronto a tornare in maglia Wolves in Championship.

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Le lacrime e la dedica

Le parole del ct Javier Aguirre suonano come un avvertimento: “Raúl ha detto che questo sarà il suo Mondiale”. Alla prima vera occasione contro il Sudafrica l’attaccante non sbaglia. L’esultanza è un’istantanea che resta nella storia. C’è la sofferenza di un segno indelebile rimasto sulla pelle e una promessa mantenuta alla persona più importante della sua vita. “Un gol con dedica speciale”, il primo in assoluto ai Mondiali. Per il Messico, per suo padre. Raúl Jiménez non hai mai smesso di crederci.

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Mondiali 2026, vittoria in rimonta della Corea del Sud. Messico: tre punti, tre rossi e scontri fuori l’Azteca

12 June 2026 at 05:20

Nella seconda partita dei Mondiali di Calcio 2026, allo Stadio Guadalajara la Corea del Sud ha battuto la Repubblica Ceca per 2-1. Al 59′ Ladislav Krejci ha portato in vantaggio i cechi con un colpo di testa. Meno di dieci minuti dopo, c’è stato il pareggio della Corea del Sud con il gol di Hwang In-Beom, seguito all’80’ dal gol di Oh Hyeon-Gyu.

Il Messico batte 2-0 il Sudafrica nella partita inaugurale del Mondiale 2026, caratterizzata da ben tre espulsioni, una per i padroni di casa e due per i bafana bafana. Allo stadio Azteca gli uomini di Aguirre conquistano i primi tre punti del girone A grazie alle reti di Quinones e Raul Jimenez. Sono loro, a prescindere dai gol, i protagonisti del remake della gara d’apertura del Mondiale 2010. All’8′ Quinones sfrutta un pasticcio di Sithole e batte Williams facendo passare la palla sotto le gambe del portiere. Al 19′ l’esterno ci prova anche con un tiro dalla distanza che non va lontano dall’incrocio dei pali. Al 42′ altra chance: Gutierrez scarica per Quinones che piazza col destro colpendo il palo. È la sintesi di un primo tempo difficile per il portiere sudafricano, che aveva aperto il suo Mondiale con un grande intervento su un tiro a botta sicura di Raul Jimenez dopo appena quattro minuti. La partita dei bafana bafana si complica ulteriormente al 50′. Sithole completa la sua serata horror chiudendo fallosamente la corsa verso la porta di Gutierrez e venendo espulso dal direttore di gara brasiliano Sampaio.

Il Messico domina il gioco, ma fatica a trovare il guizzo per chiudere il match. Al 66′ il ct messicano Aguirre si gioca la carta Gilberto Mora, 17enne talento del Club Tijuana, accostato di recente anche al Milan. A firmare il 2-0 è però il veterano Raul Jimenez che sfrutta il cross di Alvarado e di testa batte Williams. Gli ultimi 20 minuti sono di pura gestione per la difesa messicana guidata dal genoano Vasquez. Nel finale c’è anche la seconda espulsione: Zwane colpisce a palla lontana Alvarado e riceve il rosso dopo l’intervento del Var. Nel recupero l’unica nota stonata del Messico: Montes stende Mudau all’ingresso dell’area e riceve il rosso diretto. Salterà la prossima gara con la Corea del Sud.

Decine di manifestanti e agenti di polizia si sono scontrati all’esterno dello stadio Azteca di Città del Messico, dove si è disputata la partita inaugurale dei Mondiali 2026 tra Messico e Sudafrica. I manifestanti chiedevano giustizia per le persone scomparse, una delle principali piaghe del Paese, segnato da anni di violenze legate al narcotraffico. Durante la protesta, alcuni partecipanti hanno rimosso parte delle barriere installate per proteggere il perimetro dello stadio e sono venuti alle mani con le forze dell’ordine che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni.

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Le mani dei narcos sullo stadio Azteca: già controllano servizi e attività, così il Mondiale sarà il paradiso del riciclaggio

11 June 2026 at 07:08

Più plata, meno plomo. Anche i narcos cambiano pelle in vista dei Mondiali di calcio 2026: vogliono far circolare più soldi versando meno sangue. L’ordine ai loro uomini: “Non fate casino. Occupatevi di seguire le attività”. E il riciclaggio diventa la priorità in agenda. Stando alle proiezioni della Fifa, i mondiali porteranno al Messico un indotto che andrà da 2,5 a 3 miliardi di dollari. Ogni match avrà ricadute economiche di oltre 311 milioni di dollari. Di qui una serie di investimenti anomali a Città del Messico: nei pressi dello stadio Azteca, lo storico impianto dove si gioca la partita inaugurale Messico-Sudafrica, e nel viale Tlalpan. È impennata di compravendite di ristoranti, stazioni di benzina, piccoli negozi e altre attività.

“Negli scorsi mesi hanno sborsato anche 5 milioni di pesos in contanti, che sarebbero quasi 300mila dollari, e in molti hanno ceduto”, racconta un residente, Juan Manuel Osorio, a ilfattoquotidiano.it. Cifre e modalità sono confermate anche dai dossier dell’Uif, Unidad de inteligencia financiera. L’ente rileva una “riconfigurazione finanziaria” della criminalità organizzata, volta a “capitalizzare l’afflusso di turisti” nel Paese. L’Uif segnala anche l’aumento di contratti d’affitto con canoni al di sopra della media.

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Lo schema si ripete anche in altre città, come Guadalajara e Monterrey. Il top player, secondo l’Intelligence locale, è il Cartel nueva generación de Jalisco, che avrebbe investito quasi 6 milioni di dollari in immobili, pacchetti turistici e altri prodotti. Seguono il cartello di Sinaloa e Famiglia Michoacana, con circa 4 e 2 milioni rispettivamente. Di fronte al fenomeno, l’Uif e la Commissione messicana bancaria e di valori hanno elevato l’allarme per il rischio di attività economiche illecite – e anche di tratta di persona e altri reati – nel corso della manifestazione sportiva.

La strada ai narcos è stata spianata anche dall’aumento delle locazioni, che in vista del mondiale hanno raggiunto il picco di +200% a Città del Messico, che ha costretto diversi esercenti a chiudere le serrande. Ad altri invece è stato impedito il rinnovo del contratto di locazione. “È da 15 anni che lavoriamo qui. I proprietari ci hanno detto che non rinnoveranno più il contratto”, ha lamentato Roberto Valdéz, gestore di una birreria nel viale Tlalpan. In risposta la Procura messicana ha dispiegato il proprio personale nei punti nevralgici delle città che ospiteranno i mondiali, tra cui aeroporti e zone turistiche e vicine agli stadi. È stato anche abilitato un portale online perché i turisti possano presentare le proprie denunce e identificare uffici competenti a cui rivolgersi.

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“La criminalità organizzata è molto cambiata e ora agisce come una Holding. Il mondiale? è un’occasione di diversificazione di asset senza precedenti”, spiega Luis Alberto Hinojos alla testata Nación. Il territorio messicano è anche presidiato da 100mila agenti, di cui 50mila soltanto a Città del Messico. L’impegno è quello di “rafforzare i processi di monitoraggio e identificazione di operazioni anomale ed eventuali segnali di allerta”. Ma potrebbe non bastare. “Siamo in presenza di una colonizzazione anticipata. Non si attende l’arrivo dei turisti, ma si acquista in anticipo l’infrastruttura che li riceverà”, ha aggiunto Hinojos. Fonti di Intelligence parlano anche di infiltrazioni narcos nel settore alimentare e nel controllo delle catene di fornitura di beni primari. A tale proposito le autorità messicane hanno bloccato 17 conti correnti associati al cartello di Sinaloa e ad altre organizzazioni.

Inoltre, le strutture alberghiere in mano ai narcos – a imprese a loro associate – sono presenti su piattaforme come AirBnb, mentre i loro servizi di trasporto si ricavano sempre più spazio negli aeroporti internazionali di Città del Messico e Felipe Angeles. Fonti qualificate parlano a ilfattoquotidiano.it dell’appropriazione di attività commerciali attraverso metodi coercitivi. È successo lo scorso anno a Cuemanco, quando un gang identificata con il clan “Los Rodolfos” ha chiesto ai proprietari di abbandonare la propria attività. Loro hanno opposto resistenza e, 15 giorni dopo, hanno trovato il locale bruciato. In seguito sono stati minacciati di morte e hanno lasciato il negozio.

Secondo le autorità messicane, l’appropriazione violenta di attività commerciali è un meccanismo più diffuso di quanto si pensi e colpisce soprattutto realtà piccole, da bar a negozi di souvenir. Diverse fonti sostengono che i controlli predisposti saranno insufficienti a contrarrestare le attività di riciclaggio nel corso dei mondiali, poiché molte attività potrebbero giustificare impennate di incassi con l’afflusso straordinario di turisti. “I controlli andavano adeguati prima, un paio di anni fa. Ora è impossibile“, sostiene Víctor Manuel Sánchez Valdés, professore nell’università autonoma di Coahulia.

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Mondiali 2026, le partite di oggi: la gara inaugurale sarà (di nuovo) tra Messico e Sudafrica | Orari, programma e dove vedere in tv (anche in chiaro)

11 June 2026 at 05:32

Come nel 2010, anche l’edizione 2026 dei Mondiali di calcio si aprirà con il match tra il Messico e il Sudafrica. 16 anni fa si giocò a Johannesburg, in Sudafrica, e finì 1-1 con gol di Tshabalala e Marquez. Oggi si gioca a Città del Messico, allo stadio Azteca, dove si svolgerà la prima delle tre cerimonie inaugurali previste. Il Messico è infatti uno dei tre Paesi ospitanti insieme a Canada e Stati Uniti, dove l’indomani – seppur in forma ridotta – ci saranno altri due show pre-match.

Dopo qualche ora toccherà invece a Corea del Sud e Repubblica Ceca, che si sfidano sempre in Messico. Negli ultimi giorni a prendersi la scena dei Mondiali sono stati i discorsi extra campo – con le grosse polemiche che hanno riguardato i rigidissimi controlli tra aeroporti e stadi e l’esclusione dell’arbitro somalo Omar Artan – si torna a parlare di calcio giocato e si entra nel vivo della competizione che da quest’anno vede 48 squadre anziché 32, l’aggiunta di un altro turno nella fase finale (i sedicesimi) e le otto migliori terze qualificate.

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Mondiali 2026, le partite di oggi 11 giugno

Messico-Sudafrica (girone A)
Orario:
21:00
Stadio:
Azteca (Città del Messico)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Corea del Sud-Repubblica Ceca (girone A)
Orario:
4:00 (notte tra l’11 e il 12 giugno)
Stadio:
Estadio Akron (Zapopan)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN

Dove vedere in tv e streaming

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 di calcio sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma alcune partite potranno essere viste anche in chiaro. 35 partite del torneo saranno disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite di oggi, 11 giugno, la sfida tra Messico e Sudafrica – gara inaugurale del torneo – si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai e in streaming su RaiPlay. Diverso invece il discorso che riguarda Corea del Sud e Repubblica Ceca, secondo match del girone A: la sfida che si giocherà nella notte tra l’11 e il 12 giugno sarà disponibile solo su Dazn, con abbonamento.

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“Ad aziende vicine a Trump e ai repubblicani contratti miliardari per costruire il muro anti migranti al confine con Messico”

6 June 2026 at 15:10

Procedure più veloci ma meno trasparenti, che fanno accelerare drasticamente la spesa per la costruzione del muro anti migranti al confine con il Messico assegnando contratti oltre 19,4 miliardi di dollari, i più ingenti nella storia del progetto. E a beneficiarne più di tutti sono due aziende legate alla Casa Bianca e al partito repubblicano. A rivelarlo è un’analisi del Washington Post: l’appalto più recente, relativo a un progetto da 2,6 miliardi di dollari, è stato assegnato solo mercoledì. E, secondo il quotidiano Usa, le informazioni disponibili indicano che in alcuni casi i costi sono già lievitati in modo significativo.

In particolare Fisher Sand & Gravel ha ottenuto contratti per un valore superiore a 7,8 miliardi di dollari. Ed è la stessa azienda che si è aggiudicata il maggior numero di appalti per il muro di confine durante il primo mandato di Trump, ottenendo oltre 2 miliardi di dollari. Non solo, lo stesso presidente avrebbe sollecitato i vertici militari ad affidare incarichi all’impresa del North Dakota il cui amministratore delegato Tommy Fisher, è un noto donatore del partito repubblicano. L’altra azienda che si è aggiudicata la fetta più grande è Barnard Construction, che dalla fine dello scorso anno ha ottenuto contratti per 4,5 miliardi di dollari. Anche in questo caso il presidente, Timothy Barnard, è un importante finanziatore del tycoon. Insieme alla moglie Mary, ha donato complessivamente 1,1 milioni di dollari al Trump 47 Committee per la campagna del 2024.

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Elefanti, gorilla e puma: gli animali di uno zoo del Messico prevedono i risultati dei prossimi Mondiali di calcio – Video

6 June 2026 at 12:25

Gli animali dello zoo di Guadalajara, in Messico, hanno previsto i risultati di alcune partite dei Mondiali di calcio che si svolgeranno per la prima volta in tre nazioni, Canada, Messico e Stati Uniti d’America.

Gli elefanti hanno scelto il Messico al posto del Sudafrica, i gorilla hanno preferito l’Uruguay alla Spagna, un puma ha optato per la Corea del Sud al posto della Repubblica Ceca e le giraffe hanno scelto la Repubblica del Congo al posto della Colombia. Un’iniziativa curiosa che trasforma lo zoo in un insolito “osservatorio” calcistico a misura di animale.

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Ti ricordi… Hugo Sanchez, il bomber del Real Madrid che nel frattempo faceva anche il dentista

5 June 2026 at 05:13

E capriola fu. Per la prima volta in un Mondiale. Davanti al pubblico dell’Azteca. Capriola sì, ma stavolta niente rovesciate, niente giocate di classe: un gol di rapina, di testa a due passi dalla linea di porta. Ma per il “Pentapichichi” Hugo Sanchez conta il gol e null’altro, e quel gol quarant’anni fa valeva la vittoria all’esordio nel Mondiale 1986 contro il Belgio. Nato nello storico quartiere di Colonia San Rafael in una famiglia numerosa Hugo cresce tra gli insegnamenti di papà Hector, impiegato e calciatore dilettante e con la rigida alimentazione da atleta imposta da mamma Maria Luisa.

I fratelli maggiori, Hector Junior e Horacio, aprono la strada nel pallone, la sorella Erlinda, ginnasta olimpica gli insegna “la leggerezza”: coordinazione e gesti per sorprendere i difensori avversari. La sua famosa rovesciata parte anche da qui. Fa sul serio Hugo, fin da quando sfida i ragazzi più grandi al “campetto dei matti”: si chiama così il terreno di gioco del Jardin del Arte a Colonia San Rafael, perché da lì escono pittori e scultori, spesso tutti inzaccherati di pittura e colori. Sono artisti, ma per la gente che li vede, negli anni 60 in particolare, sono matti: Hugo attinge anche da loro. Salti e acrobazie gli valgono un provino per i Pumas: l’emozione è grande e gli gioca un brutto tiro, al primo giorno con il club si mette i pantaloncini al contrario, con la tasca sul davanti, l’allenatore glielo fa notare ma Hugo gli offre un saggio di quella malizia che poi dimostrerà in area: “Certo, così i difensori non capiscono se sto andando avanti o indietro”, risponde.

Arriva fino in prima squadra, ma non si sa mai, e per questo accanto al pallone ci mette pure la scuola prima, l’università poi: mica sceglie qualcosa di poco conto? No, Odontoiatria. E tra valanghe di gol in Messico e la chiamata nella nazionale arriva la chiamata dall’Europa: nel 1981 passa all’Atletico Madrid. In realtà era tutto fatto con l’Arsenal, ma il centravanti voleva sì andare in Europa, ma dove capisse anche la lingua, e dunque sceglie i colchoneros. Al netto della comprensione dell’idioma però l’avvio è da incubo: lo status è quello di stella mondiale, i gol però sono pochi e il pubblico prende a fischiarlo, la stampa a dire che è un bluff e qualcuno a metterci sopra pure il carico razzista “Mariachi, vete a tu paìs” gli grida qualcuno.

Finisce spesso in panchina e a un passo dalla rescissione del contratto, finché arriva il gol decisivo all’Hercules e da lì la storia cambia. Cambia soprattutto quando sulla panchina dell’Atletico arriva Luis Aragonès. Don Luis capisce che quel messicano fiero non va imbrigliato: va liberato. Lo ripulisce dai barocchismi sudamericani, lo trasforma in un killer da un solo tocco e lo porta a conquistare il suo primo titolo di Pichichi. Ma Madrid, per un’anima insaziabile come quella di Hugo, è una città troppo grande per essere dominata a metà. Nell’estate del 1985 si consuma il “tradimento del secolo”, o almeno quello che si riteneva tale fino ad allora. Il passaggio diretto dall’Atlético al Real Madrid è un affare di Stato politicamente impossibile; per aggirare il blocco e l’ira dei tifosi colchoneros, si rende necessario un travestimento burocratico. Hugo vola in Messico, si tessera per poche ore con i Pumas e da lì viene ceduto ai Blancos.

Quando si dice la malizia. Al Santiago Bernabéu, Sánchez non trova una squadra, trova una corte reale. È il Real della Quinta del Buitre, la leggendaria generazione di talenti cresciuti in casa – Butragueño, Michel, Sanchís, Martín Vázquez, Pardeza – a cui mancava solo una cosa: un carnefice spietato, un terminale offensivo che tramutasse l’arte in oro colato. Hugo diventa quel terminale. Con la maglia merengue cuce sulla pelle una leggenda fatta di cinque titoli consecutivi della Liga e altri quattro trofei di capocannoniere. Diventa il Pentapichichi.

È qui, all’apice della fama madrilena, che il dottor Sánchez torna a indossare il camice bianco, quasi a voler mantenere un legame saldo con la realtà terrena e con quella tesi sulle patologie della cavità orale discussa alla UNAM. Niente cliniche di lusso o speculazioni: Hugo si diverte a fare il dentista lowcost per gli amici intimi, i membri dello staff e qualche compagno di squadra coraggioso. Nel garage di casa o negli studi di colleghi compiacenti, opera gratis, chiedendo in cambio solo il rimborso dei materiali da otturazione. Un paradosso sublime: l’uomo che la domenica terrorizzava i portieri della Liga divelta-tasselli, in settimana curava i sorrisi con la precisione di un cesellatore.

Eppure, la perfezione di quegli anni spagnoli – culminata nella stagione 1989-90 con 38 gol segnati tutti, rigorosamente, di prima intenzione, un monumento al minimalismo balistico – contrasta drammaticamente con il chiaroscuro del suo rapporto con la patria. Quel Mondiale del 1986, iniziato con la capriola contro il Belgio davanti all’Azteca ribollente, doveva essere la sua apoteosi. Ma il Messico si fermerà ai quarti di finale contro la Germania Ovest, ai calci di rigore. Hugo, sfinito dai crampi e da una pressione disumana, non calcerà nemmeno il suo penalty. Il paese intero, che lo adorava, non glielo perdonerà mai del tutto, accusandolo di essere “più spagnolo che messicano”, una stella da esportazione incapace di compiere il miracolo in patria.

La ferita con la Tricolor si farà ancora più profonda quattro anni dopo, a causa dello scandalo dei Cachirules (la falsificazione delle età di alcuni giocatori delle giovanili) che costerà al Messico la squalifica totale dai Mondiali di Italia90. Nel momento migliore della sua carriera, all’apice del suo regno al Real Madrid, a Hugo viene scippata l’opportunità di giocare il suo Mondiale di maturità. Nel 1994 ormai 36enne c’è: gioca all’esordio con la Norvegia, il Messico perde e contro l’Irlanda Baron lo tiene in panchina: il sostituto Luis Garcia fa due gol e Hugo resterà fuori anche contro l’Italia e contro la Bulgaria agli ottavi. Hugo Sánchez ha smesso di giocare nel ’97, dopo esperienze al Rayo Vallecano, al Linz e a Dallas lasciando in eredità non solo i numeri, ma un’idea estetica di centravanti che non è mai più esistita: un’unione impossibile tra la rigidità scientifica della medicina, la flessibilità della ginnastica artistica e la lucida follia dei pittori del Jardin del Arte.

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Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica

4 June 2026 at 15:51

Ancora caos a Città del Messico a una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno tra Usa, Canada e Messico appunto: diverse proteste di insegnanti e giudici in pensione, chiusure stradali e lavori edili dell’ultimo minuto, anche ieri hanno provocato forti disagi a milioni di residenti, costretti a subire lunghi ritardi e complesse deviazioni dei percorsi quotidiani. Con il Paese centroamericano sotto i riflettori internazionali, dato che l’11 giugno si giocherà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica nel rinnovato stadio Azteca della capitale, sindacati dei docenti e di altri settori hanno organizzato marce e bloccato le principali vie di circolazione.

Nello specifico, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione al Ministero dell’Istruzione di Città del Messico, usando lampioni come ariete, durante una nuova giornata di proteste. Membri di un gruppo dissidente del sindacato degli insegnanti, il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’istruzione (CNTE), hanno vandalizzato una postazione di guardia, sono entrati nel cortile e hanno rotto i vetri dell’ingresso, secondo fonti del ministero. “Vogliono portarci a una repressione in vista della Coppa del Mondo”, ha dichiarato la presidente Claudia Sheinbaum durante la sua conferenza stampa quotidiana. Prima di far irruzione al Ministero, i manifestanti hanno fatto cadere alcune statue alte 5 metri che rappresentano i giocatori di calcio dei paesi partecipanti al torneo. Da alcuni giorni la polizia ha bloccato l’accesso alla piazza dello Zòcalo, dove si trovano il palazzo presidenziale e un’area per seguire in diretta le partite dei Mondiali.

I manifestanti hanno reso noto che le loro azioni, non legate al torneo, potrebbero intensificarsi se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non prenderà in considerazione le loro richieste nel brevissimo termine. In particolare, il sindacato di insegnanti CNTE chiede all’esecutivo di mantenere la promessa elettorale di abrogare una legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico per i dipendenti del settore pubblico, nonché di concedere aumenti salariali. In caso contrario, non sono escluse nuove manifestazioni in occasione della partita inaugurale dei Mondiali, che causerebbe altri e non pochi disagi sotto ogni aspetto.

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