A luxury resort backed by the US president’s family may be built on a wildlife-rich nature reserve in one of Europe’s poorest nations
If the real estate dreams of a billionaire political family come true, an island in one of Europe’s poorest countries will become a luxury hotel complex, sweeping up stretches of the wildlife-rich nature reserve that sits across the water.
No public consultation has taken place, but there are signs the idea is on the way to becoming reality. Albania has been rocked by nearly two weeks of fierce protests after fences and heavy machinery came to a sensitive wetland and preparatory work began on the tourism vision of Ivanka Trump and her husband, Jared Kushner.
“Albania no está en venta”. Ese es el grito de batalla que se ha apoderado de Tirana, la capital del país, durante las últimas dos semanas. Miles de personas han salido a las calles este jueves para protestar por duodécimo día consecutivo contra dos megaproyectos turísticos impulsados por Ivanka Trump y Jared Kushner, la hija y el yerno del presidente de Estados Unidos, en un rincón paradisíaco en la costa del mar Adriático. “Este es nuestro hogar y venimos a defenderlo”, afirma Ana Kodra, una manifestante de 22 años, que lleva atada a sus espaldas la bandera del país.
Albania's Sazan Island is a jewel in the Adriatic Sea. The former Cold War-era base is now in a luscious nature preserve and an inviting prospect for real estate developers. Chief among them is Ivanka Trump and Jared Kushner. Their plans are running headlong into Albanians who want to keep what's theirs. Special correspondent Simon Ostrovsky and producer Katia Patin report.
La stampa internazionale, sempre pronta a trasformare un’anomalia in un caso geopolitico, ha subito parlato di “simbolo della nuova Albania”. E in effetti questi fenicotteri che tornano nelle lagune di Karavasta e Narta sembrano voler dire una cosa semplice: se perfino noi torniamo, forse qualcosa si muove.
Ma la domanda vera è: si muove davvero? O è solo l’ennesima operazione di maquillage politico in un mondo dove tutti fingono di cambiare per non cambiare nulla?
Per capire la portata di questa “rivoluzione rosa”, bisogna ricordare che l’Albania ha già conosciuto la rivoluzione più cupa del Novecento europeo: quella di EnverHoxha, il dittatore che trasformò il Paese in un bunker a cielo aperto. Un regime che vietava religioni, libri, viaggi, idee, perfino i jeans. Altro che fenicotteri: lì non volava nemmeno una mosca senza autorizzazione del Partito del Lavoro.
Eppure, paradossalmente, proprio in quel Paese che aveva abolito Dio per decreto oggi convivono pacificamente musulmani sunniti, bektashi, ortodossi e cattolici. Una convivenza che farebbe invidia a mezzo mondo, soprattutto a quelle potenze che predicano tolleranza mentre esportano bombe.
Mentre i fenicotteri si moltiplicano nelle lagune albanesi, il resto del pianeta sembra impegnato in una gara a chi si autodistrugge più velocemente. Gli Stati Uniti oscillano tra isolazionismo e muscoli, l’Europa si scopre improvvisamente fragile, la Russia continua a giocare a Risiko con i confini, la Cina osserva e aspetta, il Medio Oriente è un incendio permanente. E l’Albania?
Fa quello che può: cerca investitori, cerca stabilità, cerca di non essere risucchiata dalle tensioni regionali. E intanto si gode i fenicotteri, che almeno non chiedono ministeri, non fanno colpi di Stato e non pretendono riforme costituzionali.
E i giovani? Sono loro i veri protagonisti mancati della rivoluzione. I giovani albanesi guardano i fenicotteri con un misto di tenerezza e ironia: “Beati voi che potete migrare senza visti”. Perché la verità è che la nuova Albania la stanno costruendo più gli emigrati che i residenti. Chi resta lotta con stipendi bassi, corruzione endemica, politica opaca. Chi parte manda soldi, idee, competenze. E allora la rivoluzione dei fenicotteri diventa un monito: tornare è possibile, ma solo se il Paese diventa un posto dove valga la pena restare.
La rivoluzione dei fenicotteri non è solo una rivoluzione. È un’immagine, un simbolo, un promemoria. Ricorda all’Albania che la bellezza può tornare, ma solo se trova un ambiente che la protegge. Ricorda ai giovani che il futuro non è scritto, ma va costruito. Ricorda al mondo che perfino un Paese piccolo, povero e spesso ignorato può dare lezioni di convivenza religiosa e resilienzacivile. Ricorda infine a noi, osservatori distratti, che a volte basta un fenicottero rosa per capire che la politica, quando non cambia davvero, resta solo un grande stagno.
Gli affari dei Trump in Albania diventano motivo di scontro a distanza tra l’amministrazione americana e la Commissione europea. Il campo di battaglia è la piccola isola di Sazan, di fronte alle coste di Valona, dove il genero del tycoon, Jared Kushner, vuole costruire un mega-resort, con la popolazione albanese che da giorni scende in piazza a Tirana per protestare contro il progetto e chiedere al governo di fermarlo. Così, anche da Palazzo Berlaymont è stata espressa “preoccupazione“. Con un avvertimento esplicito al governo albanese: “Astenersi da azioni” che potrebbero avere un impatto sul percorso di adesione all’Ue.
Un tema sensibilissimo per Tirana quello tirato in ballo dalle istituzioni europee. L’Albania, così come il Montenegro e altri Paesi dei Balcani occidentali, sta cercando di completare le ultime fasi del processo di integrazione europeo che le permetterà di diventare uno Stato membro entro il 2028, come nei progetti di Bruxelles. Un passo falso del genere rischia, se non di compromettere, di ritardare gli ultimi step di un processo che dura da diversi anni. “Abbiamo già espresso al ministro dell’Ambiente le nostre preoccupazioni in merito alle potenziali carenze di questo progetto”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, sottolineando l’impegno di Tirana a sospendere i lavori e a condurre “una valutazione di impatto ambientale completa per il progetto, in consultazione con la società civile”. Bruxelles ricorda anche che “il progetto è anche oggetto di indagini da parte della Spak (la procura speciale anti-corruzione, ndr) che, secondo quanto riferito, vanno oltre le preoccupazioni ambientali. Le nostre preoccupazioni non sono nuove. Come già affermato nella nostra ultima relazione sull’allargamento, la ripetuta proroga della legge sugli investimenti strategici continua a sollevare preoccupazioni circa i possibili impatti ambientali, in particolare nelle aree protette”.
L’esecutivo di Edi Rama, quindi, si trova di fronte a un bivio: garantire alla potente famiglia Trump di investire 4 miliardi di dollari nell’ennesima “riviera” fuori dai confini statunitensi o rimanere fedele ai dettami imposti dall’Ue. Il portavoce ha ribadito che Tirana è tenuta ad “allinearsi pienamente alla legislazione dell’Ue nel settore ambientale”, ad “abrogare le disposizioni incompatibili (promulgate tramite emendamenti alla legge sulle aree protette)”, a “porre fine alla legislazione del 2015 sugli investimenti strategici” e a “dimostrare la propria capacità di gestire i futuri siti Natura 2000, comprese le misure di conservazione che impediscono il deterioramento degli habitat e delle specie. L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento dei parametri di riferimento per la chiusura del capitolo e ci si aspetta che le autorità albanesi agiscano senza indugio”.
Ivanka Trump, hija del presidente de los EE.UU. y su esposo, Jared Kushner, han adquirido la isla de Sazan, en la costa adriática de Albania, un antiguo enclave militar comunista…
Albanians clash with police during a protest in Tirana against a Jared Kushner-linked resort project in a protected coastal area. Credit: Malton Dibra/EPA/AMNA
Albanians have joined a growing wave of protests against a major coastal resort project linked to Jared Kushner’s investment firm, Affinity Partners. The demonstrations began near the proposed development site in Zvernec, close to the protected Vjosa-Narta coastal area, before spreading to the capital, Tirana, where protests continued for several days.
Chanting “cancel the project” and carrying banners reading “Albania is not for sale,” demonstrators demanded that the government block the resort plans. The project includes luxury tourism development on the uninhabited island of Sazan and in the Vjosa-Narta protected landscape, a wetland area near the southern community of Zvernec. The region is known for its biodiversity and is home to flamingos, seals, and sea turtle nesting sites.
Environmental groups, local residents, and civil society activists say the development could cause irreversible damage to one of Albania’s most sensitive coastal ecosystems. They have also raised concerns over transparency, land ownership, and possible corruption.
Albanians protest coastal resort after beach access blocked
The latest wave of demonstrations began after fencing and barbed wire appeared near the proposed development area, blocking access to the beach. Residents and environmental activists gathered in Zvernec, where tensions escalated.
Private security guards reportedly attacked and injured several protesters during the gathering. Following the incident, authorities suspended several police officers and revoked the licenses of two private security companies.
The unrest then moved to Tirana, where protesters rallied outside government buildings, including the office of Prime Minister Edi Rama. Demonstrators used inflatable flamingos as a symbol of the protected wetland and held signs reading “Nation is not for sale” and “I don’t want Albania like Dubai.”
Anti-corruption prosecutors open inquiry
The protests intensified after Albania’s Special Prosecutor’s Office against Corruption and Organized Crime (SPAK) opened an inquiry into issues surrounding land titles, sales to investors, and changes affecting the protected status of the area. It has not been confirmed whether the land surrounded by barbed wire has been purchased by Affinity Partners.
Kushner first presented plans for development projects in Albania two years ago. According to those plans, Sazan, a former secret communist-era military base, would be transformed into a luxury tourist destination. The development has been estimated at around €1.4-1.6 billion ($1.62-1.86 billion). Luxury hotels were also planned for Zvernec, near the Vjosa-Narta protected area.
Albanians protest in Tirana against a Jared Kushner-linked coastal resort project near the protected Vjosa-Narta wetland. Credit: Malton Dibra/EPA/AMNA
Environmental groups warn of serious damage
In January, around forty environmental organizations called for the suspension of the resort plans, warning that the project could threaten biodiversity in a coastal zone of major ecological significance. “We want all construction to halt and heavy machines out of the protected area,” said Joni Vorpsi, an ecologist with PPNEA-BirdLife Albania. “This would be a new city with around 10,000 rooms and it will completely destroy that wild region.”
Environmentalists argue that the scale of the project is incompatible with the protected status of the area. They say the development could disrupt bird migration routes, damage habitats, and permanently alter a largely undeveloped stretch of coastline.
Albanians protest as Rama rejects calls to halt coastal resort project
Prime Minister Edi Rama invited protesters to choose a delegation of about twenty people to discuss possible solutions, but the protesters rejected the proposal. Rama has publicly defended the investment, arguing that Albania must remain open and fair toward foreign investors.
“It is very important that we remain welcoming, that we remain fair, and that under no circumstances do we receive the stigma of being a country where investors are met with hostility,” Rama said in a statement shared with Reuters. “There is absolutely no chance that the investment will stop as long as I am here.” His comments have further angered opponents of the project, who say the issue is not hostility toward investment but the protection of public land, natural heritage, and the rule of law.
Proteste contro il governo, indagini della Procura e un precedente che insinua l’ipotesi che il progetto immobiliare di Jared Kushner e della moglie Ivanka Trump possa subire uno stop forzato, come successo in Serbia. Il 4 giugno è stato il quinto giorno consecutivo di manifestazioni per fermare la costruzione del resort della figlia del presidente Usa e del marito intenti a costruire un resort di lusso sull’isola di Sazan e sul sito protetto di Zvernec, su una delle spiagge vergini nel sud dell’Albania, a circa 150 chilometri da Tirana. Una enorme folla di cittadini e attivisti della società civile albanese si è riunita, grazie agli appelli sui social, davanti alla sede del governo per protestare contro il progetto. I due – che portano avanti il progetto insieme ai fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat, del Qatar, i quali gestiscono il conglomerate Power International Holding – hanno già speso circa 200 milioni di dollari per l’acquisto dei terreni i cui proprietari albanesi sono sott’inchiesta e l’intero investimento si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi di dollari.
Le proteste
I manifestanti contestano la costruzione del complesso in una zona che ritengono sia protetta e chiedono al governo di rinunciarvi, accusandolo peraltro di aver piegato le norme urbanistiche e ambientali agli interessi di un investitore straniero influente. Ma l’esecutivo ha precisato che l’intera area rientra in una categoria che prevede anche costruzioni a scopo turistico. “Il progetto non è giunto alla fase finale, e c’è ancora da concludere lo studio sull’impatto ambientale, quindi non capisco a cosa dovremmo rinunciare”, ha dichiarato Rama, il quale ha sostenuto che dietro la protesta ci sarebbero forze straniere “che sono contro gli interessi economici del Paese. “Sui social, si sta svolgendo una guerraibrida tesa ad impedire che l’Albania faccia un vero e proprio salto di qualità nel settore del turismo”, ha aggiunto. Alle richieste dei manifestanti per le sue dimissioni, Rama ha risposto secco: “Il mio contratto è con quei 800 mila cittadini che mi hanno votato per cambiare il Paese”. L’indignazione pubblica è ulteriormente cresciuta dopo che un video ha mostrato un attivista che veniva trascinato a forza da una guardia di sicurezza privata mentre manifestava sul luogo del cantiere.
Come sia venuta l’idea ai coniugi Trump-Kushner, l’ha spiegato Ivanka stessa in un’intervista rilasciata questa settimana al podcaster statunitense David Senra. La figlia del tycoon ha dichiarato di avere scoperto il sito per caso, insieme al marito. “Eravamo sulla barca di un amico e ci siamo fermati per fare una nuotata. In pratica, è così che l’abbiamo trovata”, ha raccontato. “Abbiamo nuotato fino all’isola. Abbiamo fatto un’escursione a piedi nudi fino in cima e siamo rimasti semplicemente incantati”, ha aggiunto. Il progetto – che prevede la realizzazione di hotel, ville, appartamenti e un porto turistico – si articola in due parti: una nell’area della Laguna di Narta, riserva naturale sulla costa meridionale albanese, e l’altra sull’isola disabitata di Sazan, ex base militare dell’epoca comunista. Il progetto di sviluppo è previsto all’interno di una riserva naturale e in una delle aree di maggiore biodiversità dell’Albania, nonché una tappa fondamentale per gli uccelli migratori lungo la costa adriatica, cosa che preoccupa gli ambientalisti. Per questo i manifestanti hanno portato ai cortei cartelloni raffiguranti fenicotteri rosa, una delle specie di uccelli migratori protette, durante le manifestazioni a Tirana. Secondo il governo del premier Edi Rama, l’investimento rappresenterebbe un’opportunità strategica per lo sviluppo del turismo di lusso e per il posizionamento internazionale del Paese, che spinge per l’adesione all’Ue. Ma l’iniziativa ha suscitato l’opposizione degli ambientalisti e dei critici del primo ministro. Una società di investimento legata a Kushner ha ottenuto dalle autorità albanesi uno status di investitorespeciale. L’Albania ha 450 km di costa rimasti in gran parte sottosviluppati durante decenni di regime comunista. Dalla fine di maggio sono iniziate per il progetto le operazioni preliminari con escavatori e altri macchinari pesanti, che sono entrati nella zona aprendo vie di accesso, scavando nella sabbia, disboscando la zona fra i pini e installando recinzioni. Gruppi ambientalisti albanesi e di altre parti d’Europa hanno condannato i lavori e un importante gruppo locale ha affermato che habitat protetti da tempo vengono “distrutti in modo irreversibile”.
L’inchiesta della Procura
Nello scenario delle proteste, si aggiunge anche il fronte giudiziario. L’agenzia statale anticorruzione albanese ha confermato di aver avviato un’indagine relativa al progetto, ma non ne ha divulgato i dettagli. Il governo afferma che il terreno destinato al progetto sia di proprietà privata. Tuttavia sono emerse rivendicazioni contrastanti che mettono in discussione la privatizzazione, un tipo comune di controversia legale. Rama si è impegnato a portare avanti l’iniziativa, affermando che sarebbe in linea con l’ambizione dell’Albania di diventare una delle principali destinazioni turistiche mondiali. “L’Albania non dovrebbe essere un Paese che teme un progetto straordinario come questo, in cui partnereccezionali si sono uniti per investire 4 miliardi di euro”, ha dichiarato Rama. “Finché sarò qui, non c’è alcuna possibilità che questi investimenti si fermino”, ha aggiunto. Il fallimento di un progetto simile in Serbia offre tuttavia un monito. A novembre il Parlamento di Belgrado ha approvato una legge speciale per consentire la costruzione di un complesso di lusso nella capitale, Belgrado, finanziato da una società di investimento legata a Kushner. Il mese successivo, il procuratore serbo per la criminalità organizzata ha incriminato 4 persone, fra cui un ministro del governo, per abuso d’ufficio e falsificazione di documenti al fine di agevolare lo sviluppo del progetto. In seguito Kushner si è ritirato dal previsto investimento multimilionario che avrebbe sostituito un vasto complesso militare bombardato, un’area designata come patrimonio storico e la cui tutela legale era stata revocata dagli ex funzionari ora sotto processo.
Possibili guai giudiziari in vista per IgliTare, ex direttore sportivo del Milan, finito sotto inchiesta nel suo paese d’origine, l’Albania. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), Tare sarebbe sospettato di presunto “riciclaggio“, nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese BelindaBalluku, accusata inizialmente di “violazioniin gared’appalto“. Oggi la procura ha fatto sapere di aver iscritto nel registro degli indagati il nome di Tare, in passato anche calciatore e dirigente della Lazio, anche per “corruzione“. Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complessoturistico.
L’abitazione sarebbe stata offerta a Balluku, come tangente per un appaltoconcesso ad un’impresa edile, quando era dirigente della società di controllo del trafficoaereo “Albcontrol”. Per far perdere le traccedell’operazione, la villa è stata registrata a nome di IgliTare, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittiziocontratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku”. La procura sostiene che “de facto” l’abitazione sarebbe di Balluku, la quale ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia, in tutti questi anni. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in procura, lasciandola dopo circa seiore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.