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Noemi: ”Ho scoperto la mia femminilità con il tango e Nikita Perotti. Mio marito si è pure ingelosito! Insultare sui social? Ho paura che possa diventare ‘normale’. Tiziano Ferro è un artista meraviglioso e va rispettato”

8 June 2026 at 07:38

Si intitola “Tu cosa fai questa sera”, il nuovo brano inedito di Noemi, che rappresenta un tassello in più nel suo percorso di ricerca e sperimentazione musicale dopo “Non sono io”, “Oh ma!” con Rocco Hunt e “Bianca”. Da fine maggio la cantante è impegnata con Noemi Live 2026, il tour che in giro per l’Italia che culminerà a dicembre il 14 al Teatro Arcimboldi di Milano e il 22 all’Auditorium Parco della Musica di Roma,

“Questa nuova canzone è il frutto di una collaborazione molto bella con Paolo Antonacci e Vito Salamanca – ci ha raccontato Noemi – che hanno questo spirito molto moderno ma allo stesso tempo, mi si perdoni il termine, antico. Mi ricorda un po’ gli Anni 60, la spiaggia, la solitudine, per questo mi sono agganciata a questa dinamica un po’ teatrale. È un brano molto leggero, ma molto consapevole nello stesso tempo. C’è il racconto di questa persona che vuole vivere il rapporto con quest’altra persona con la leggerezza del divertimento e della irrazionalità”.

E ancora: “Ho cercato di fare un passo in avanti verso una dimensione musicale diversa, nuova, però porto anche me stessa perché mantengo la mia natura un po’ blues, dove ho bisogno della poesia e del teatro. Avevo voglia di raccontare con questa canzone la passione di raccontare questa questa voglia di guidare il rapporto a due, attraverso la consapevolezza di quello che siamo, delle nostre volontà e anche della nostra natura. Per esempio il contatto con la sensualità e con la femminilità che poi sono riuscita anche a fare io stessa”.

E come?
Per raccontare questa canzone con un video abbiamo scelto di lavorare con il movimento. E qui la scelta è caduta sul ballerino (vincitore di Ballando con le stelle 2025, ndr) Nikita Perotti, che è bravissimo, con le coreografie di Marcello Sacchetta. È stato bello anche prendere lo spunto dal tango, io che non l’ho mai ballato.

Com’è andata?
Abbiamo cercato attraverso il movimento di raccontare proprio questa dinamica anche di guidare di farsi, guidare, di avvicinarsi e di respingersi. Mi sono preparata per 34 giorni e ho visto che i ballerini sono pazzeschi.

Perché?
Hanno un rapporto con loro corpo molto dinamico, molto vicino a se stessi. Io invece non tocco nessuno (ride, ndr)… Invece ho preso consapevolezza anche del mio movimento. Nikita mi diceva come fare le cose, ad esempio la postura, lo stare dritti, appoggiarsi all’altro. E qui ho scoperto una cosa…

Cosa?
La mia femminilità. A volte, anche nei rapporti, sono anche molto bambina faccio difficoltà a percepirmi come una donna e invece questa cosa che ho fatto mi ha mi ha fatto in qualche modo avvicinare a questa parte di me, anche se un po’ mi faceva paura. È stato bello, divertente e mio marito si è pure un po’ ingelosito (ndr). È stato uno dei video più divertenti che abbiamo fatto.

Che voto ti dai come ballerina? 

Come impegno direi otto! È stato bello perché è stato anche un viaggio dentro me stessa e la mia parte più passionale, più sensuale. Una lezione di tango la consiglio a tutti!

”Forse è meglio andare, forse voglio stare”, canti nel brano. L’amore come contraddizione?
Ci sono quei momenti in cui ti accorgi che hai un dubbio dentro di te, che poi è anche un po’ il sale della vita. Ci si divide spesso tra la tentazione di vivere una passione oppure scappare via, ma con il rimpianto. Sempre in bilico tra la paura della delusione e la paura del rimpianto. Secondo me è sempre meglio la tensione perché è sempre meglio restare e viverle le cose con la consapevolezza di poterle anche superare con più leggerezza.

Questo nuovo percorso musicale potrebbe portati a Sanremo?
Sanremo è sempre bellissimo, è sempre un grande palco. Capisco le persone che hanno paura di quel palco, anche quelli che per anni lo hanno allontanato, ma poi hanno partecipato. Perché è un palco importante, pieno di energie, dove una canzone viene anche raccontata per immagini. Sarei felice di poter portare il mio nuovo progetto. Poi c’è questo direttore artistico, Stefano De Martino, super determinato e mi piace perché moderno e contemporaneo, come tutti i napoletani!

Cosa accadrà per i tuoi due eventi di dicembre a Milano e Roma?
Voglio capire come arriverò a settembre-ottobre. Amo il live, mi piace cantare con le persone e condividere ogni attimo sul palco. Per me è sempre un grande regalo sentire gli altri che cantano le mie canzoni, le nostre canzoni. Sto pensando alla dimensione da dare allo show, che sicuramente sarà teatrale. Insomma ci stiamo pensando.

Si è molto parlato del pensiero di De Gregori e sul fatto che un artista non debba esporsi. Tu sei sempre stata in prima linea, che ne pensi?
Credo profondamente nella democrazia, quindi chi vuole esporsi deve farlo mentre chi non si sente perché magari non ha le idee chiare, può anche evitare. Tutto questo sempre nell’ottica di essere sempre sinceri con le persone che ci seguono e con il pubblico a cui ci rivolgiamo. Insomma ritengo che sia una scelta totalmente personale. Io, nel mio piccolo, lo faccio anche con le iniziative di Una Nessuna Centomila e per la difesa delle donne. Mi sembra un po’ di restituire, a chi è meno fortunata, quella che è la mia fortuna, di vivere la vita che amo.

Sui social donne e uomini dello spettacolo vengono insultati ormai giornalmente. Non ultimo le critiche feroci contro Tiziano Ferro. Che impressioni ne hai?

La mia più grande paura è che la maleducazione sui social arrivi ad essere accettata nella vita di tutti i giorni, quindi diventi ‘normale’. Secondo me è molto importante che ci sia una regolamentazione sull’identità digitale, che tutti siano identificati e forse così le persone si sentono meno libere di sfogarsi online. Noi ci mettiamo la faccia, il nome cognome, abbiamo pure il ‘baffetto’ blu per il profilo verificato, perché non deve valere per tutti? Il problema è che questo modo di sfogarsi è molto becero. Trovo tristissimo che la gente insulti personalità come Tiziano Ferro e mi dispiace tantissimo per lui perché un grande artista con un repertorio meraviglioso. Al di là dell’artista che è un gigante, ci vuole proprio il rispetto per Tiziano Ferro come essere umano.

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Cesare Cremonini al Circo Massimo: il cantautore trascina, dedica alla madre “Vorrei”, accoglie Jovanotti, Elisa, Carboni e Valentino Rossi – La scaletta

6 June 2026 at 23:01

Ha voluto metterci un bel punto (e che punto) Cesare Cremonini con CremoniniLive26 al Circo Massimo di Roma davanti a 65mila presenze sabato 6 giugno (si replica il 7 giugno). Cremonini è l’ultimo dei divi della nostra musica italiana: occhiali neri sempre presenti, sempre all’erta contro “il gossip”, meglio parlare degli strumenti come metafora di vita, disponibile sì ma con il giusto distacco, a ricreare l’aurea volutamente “alta” per certificare la patente del cantautore duro e puro. Guardare ma non toccare.

L’artista si è calato nei panni del perfomer per trascinare il suo “popolo”, ancora una volta, in uno dei suoi spettacolari show che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua carriera live e musicale. Ma forse sarà l’ultima, prima di un ulteriore cambio di passo, come lui stesso ha preannunciato poco prima del concerto, verso il rock and roll e lontano dagli stadi.

Lo spettacolo – 2 ore e 30 minuti che racchiude oltre venticinque anni di carriera – ricalca in qualche modo il tour dello scorso anno, che si è tenuto nei principali stadi italiani tra giugno e luglio 2025, ma ci sono degli elementi importanti di novità. Soprattutto negli arrangiamenti e nella perfomance di tutto il rinnovato team musicale con Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarra e direzione musicale), Nicola “Ballo” Balestri (basso), Andrea Fontana (batteria), Andrea Morelli (chitarra), Giovanni Boscariol (pianoforte/tastiere), Alessio Natalizia (polistrumentista), Roberta Granà (coro), Yuri “Jury” Magliolo (coro), Daniele D’Alessandro (clarinetto, sax e arrangiamento fiati), Gabriele Polimeni (tromba), Federico Pierantoni (trombone) e Matteo Valentini (sax e arrangiamento fiati).

Sax e tromboni sottolineano diversi momenti dello show e non è un caso perché i fiati avranno parte preponderante nel nuovo album in uscita entro l’anno. Quindi è stata una sorta di anticipazione già subito evidente con il secondo brano in scaletta “Alaska Baby”, dove anche il corpo di ballo si trasforma in angeli serafini con la tromba, disposto ai lati del palco. Piccola chicca per i fan romani, Cremonini prima di “Latin Lover” alla chitarra intona “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Poi la dedica alla madre Carla presente a Roma. “Quando andavamo in vacanza tutti assieme a Maratea d’estate – ha ricordato -, il tempo non passava mai. Così ho scritto questa canzone ‘Vorrei’, a quindici anni che dedico a mia madre, ma anche a tutte le persone che amano”.

Tra i momenti più “caldi” dello show i duetti con Jovanotti su “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, dove le percussioni travolgono il Circo Massimo. Se Cremonini definisce il collega “il numero uno”, Jovanotti lo “incorona” con gli occhiali da sole “imperatore” di Roma. A sorpresa tra i due spunta Valentino Rossi, direttamente dalla prima fila della transenna. Poi ancora la magica “Aurore Boreali” dove con un effetto di laser e fumo si ricrea il fenomeno atmosferico che si adagia sulla voce di Cremonini ed Elisa. Applausi ed ovazioni a Luca Carboni apparso per duettare su “San Luca”. E poi ancora la potentissima “Poetica”, il karaoke colletivo su “50 Special” e “Nessuno vuole essere Robin”. Chiusura affidata a “Un giorno migliore”.

Due i punti di forza il progetto e la regia luci di Mamo Pozzoli, lighting designer che collabora con Cremonini da diversi anni, e i contenuti video realizzati dallo studio creativo londinese NorthHouse, assieme alla direzione creativa e lo stage design dello spettacolo che portano la firma di Claudio Santucci, dello studio Giò Forma.

Insomma si chiude un cerchio, adesso c’è da scommettere che Cremonini torni per il prossimo disco e progetto live ad una dimensione più “intima”, forse anche una residency per più serate in una location suggestiva.

A tutto rock and roll.

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“A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande, il sax mi ha ‘rubato’ dall’autodistruzione. Sarò rock ‘n’ roll nel nuovo disco. Ho detto basta (per ora) con gli stadi”: così Cesare Cremonini

6 June 2026 at 23:01

Punto e capo, poi nuovo inizio. Così Cesare Cremonini con una battuta ha definito il CremoniniLive26, le cinque tappe, dopo la data zero a Gorizia, al Circo Massimo di Roma (6 e 7 giugno) all’Ippodromo Snai La Maura di Milano (10 giugno), alla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Oltre 350 mila persone attese. Il concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo sarà trasmesso il 2 settembre in prima serata su Rai1. Abbiamo incontrato il cantautore poche ore prima dell’inizio dello show romano.

“Questa è la prima volta per me al circo Massimo. – ha affermato poche ore prima dello show – Mi ha dato subito la sensazione di calma e di tranquillità e di sicurezza in me stesso. Mi sento grato, è un momento molto fortunato anche della mia carriera È tutto frutto di un percorso. Ma poi c’è una comunicazione importante che mi preme fare”. Poi arriva la sorpresa.

Cosa succede?
Ho pronto un album che ho fatto in questo periodo e che uscirà entro l’anno. È stato un lavoro particolarissimo per me. Anche se non credo che venderà 1.800.000 copie. Il presidente di Universal conferma (ride, ndr). Non mi era mai successo di interrompere questa ruota che gira da quando sono ragazzino: pausa, album nuovo tour, pausa, album nuovo tour.

Da dove nasce questa esigenza?
Ho forzato la mano perché la discografia mi chiamava più forte di qualunque altra cosa. A 46 anni è stata una scoperta, nel senso che la vita mi ha portato a vivere qualcosa che mi ha segnato molto.

In che modo?
La musica mi è venuta in soccorso e o forse io sono andato verso di lei. Ho creato questo disco negli ultimi quattro mesi e rappresenta un cambio di passo anche nel live. Quindi questi concerti di questa estate non si possono spiegare, senza parlare anche del futuro. Siamo a un punto a capo per me che ho suonato dal 1999 a oggi praticamente in tutte le location possibili dai club ai teatri, ai palasport piccoli tipo l’Alcatraz fino a quelli grandi, per arrivare ai primi stadi. Poi la pandemia che ha diviso un po’ le acque del mondo del live e poi sette stadi, poi 13, Imola e oggi siamo qua al Circo Massimo, un punto di arrivo dei sogni. Ma c’è un’altra cosa…

Cosa?
C’è una ossessione, quella dei numeri. Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll.

Il prossimo anno dove ti esibirai?
Di certo non farò un tour piano voce. Mi sono appassionato al sassofono e l’ho portato anche in questi cinque appuntamenti. Queste sono le mie piccole, grandi, sfide personali.

Qual è la tua prospettiva?
Sono poco allineato anche alle discussioni quotidiane sulla discografia, però sento che c’è un po’ di tensione in questi ragazzi. Una certa imprenditoria del live italiano cerca di spingere questi ragazzi a un percorso quasi omologato che è quello di ‘prima fai gli stadi e prima esisterai’, ma non è non è così ovviamente. Io ho fatto il mio primo Forum 12 anni dopo il primo disco e ci ho messo una vita.

Perché ripartire dal sax?
Me lo dicevano anche i miei amici ‘perché ti metti in gioco adesso puoi andartene tranquillamente in vacanza, invece, vai a disturbare le tue ossessioni con uno strumento così complesso?’. Ho cercato di studiare per avere la decenza di portare uno strumento in modo da soffiarci dentro, senza sembrare un deficiente (ride, ndr). E poi il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso della mia vita privata, mi ha dato un metodo ed è stata un’ossessione che ha ‘rubato’ le ossessioni negative per molti mesi. Era gennaio ed ero in una difficoltà personale molto grande. Più si cresce e più le difficoltà non è che siano più facili, pesano di più perché hai meno muscoli. Pensavo che questa fase mi avrebbe rubato anche il tempo della scrittura, invece è stato esattamente il contrario.

Cosa è accaduto?
Il sax mi ha rubato la parte ‘autodistruttiva’ perché l’ho messa tutta lì nello studio. Ho iniziato a produrre, come sinceramente credo non mi capitasse da un po’ di tempo, senza più pensare a quale fosse il mio percorso. Queste nuove canzoni sono testimonianza di quello che ho vissuto. Mi hanno tolto dai guai e quindi è un disco molto potente, rock and roll nel senso più letterale del termine. Un ‘incidente’ lo devi fare. Secondo me, l’incidente mi è servito. Se non ci fosse stato, forse non sarei qua.

In che misura studiare musica ti ha salvato?
Il mio sassofonista Matteo aveva smesso di suonare da qualche anno per motivi legati alla sua vita. Siccome il dolore non è un affare privato, è una cosa comune, lo aveva stoppato e non riusciva più a prendere in mano lo strumento. Quando mi sono ritrovato col sax in mano gli ho detto ‘guarda, inizia a darmi lezioni tu, non importa cosa succede l’importante è che ci facciamo del bene a vicenda, vediamo dove arriviamo’.

E dove siete arrivati?
Siamo arrivati che il sassofono sicuramente ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita privata al punto da farmi fare un nuovo disco mentre Matteo l’ho portato su questo palco con me ed è tornato a suonare.

Hai parlato di un momento difficile, di un incidente. A cosa ti riferivi?

È preferibile lasciarlo nelle leggende perché è un tema, quello della vita personale, che io preferisco non affrontare in maniera così approfondita. Anche perché tutte le volte che ho provato a farlo, ho sbagliato… Per cui alla fine credo che il disco parlerà molto bene di quello che che ho attraversato. Avrà la stessa forza rock ‘n’ roll di ‘…Squérez?’ anche se non ho più la storia del 17enne, visto che oggi di anni ne ho 46.

Hai paura del futuro?

Ne ho vissute abbastanza di situazioni, anche mediaticamente improvvise, come tanti altri miei colleghi. Se pensi che mi sveglio la mattina e controllo se va tutto bene sui social, no proprio, non lo faccio.

In tutto questo che ruolo ha nella tua vita l’amore?
L’amore si impara tutti i giorni per cui non è una cosa di cui io posso parlare. Ad amare si impara piano piano, giorno dopo giorno, quindi non è una questione di definizione per me, non è un argomento per me.

Cosa vorresti che rimanesse di te?
Mi piacerebbe lasciare di me il ricordo delle persone che vengono non tanto e soltanto per lo spettacolo in quanto grandioso, straordinario e ben curato. Mi piacerebbe che la gente portasse a casa me come anima, come persona con le mie sofferenze, le mie gioie, le mie sfide personali.

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“Ad Amici ho stretto fortissimo la mano a Maria De Filippi perché non ci credevo. Le accuse di omofobia a Riccardo Stimolo? Si è scusato, è buonissimo. C’è la guerra, ma siamo speranzosi”: parla Elena D’Elia

4 June 2026 at 15:26

Si intitola “Non è mica fantasia” il nuovo singolo di Elena D’Elia, finalista di “Amici di Maria De Filippi“. L’inedito dà il nome all’Ep, in uscita il 12 giugno nella versione fisica.

Com’è stato il post “Amici”?
Quando mi sveglio la mattina, mi guardo allo specchio e dico ‘Oddio! In che senso?’. Ancora sono un po’ incredula per tutto quello che ho vissuto. Mi porto tanto dietro i rapporti con tutte le persone che ho ‘coltivato’, ho accudito lì dentro. Mi porto tutte le forti emozioni, perché la bellezza di fare un percorso del genere ti fa vivere una quantità di emozioni folli e tante, concentrate.

Qual è il tuo ricordo più intenso?
Quando ho preso la maglia dorata della Finale. È stato proprio un lasciare scorrere le emozioni, tutto dopo aver scalato una montagna altissima. È stato bello guardarmi lì, in mezzo allo studio che tremava e che diventa tutto dorato mentre stringevo fortissimo la mano fortissima a Maria De Filippi per rendermi ancora più conto che stava succedendo davvero.

Un ricordo negativo?
Dopo aver vissuto queste esperienze così piene e forti, usciti fuori dalla scuola ‘rallenta’ tutto ed è straniante. A me piace sempre fare moltissime cose. Sono tornata a Firenze, ho ultimato il disco, ho avuto tempo per riflettere e per assorbire tutto.

Ci sei riuscita?
Non sono riuscita ad assorbire ancora tutto molto bene, ma penso che sia anche il bello di lasciare un po’ scorrere le emozioni e non metabolizzare tutto al 100%.

Cosa hai capito?
Sono incredula, ma consapevole del percorso fatto di crescita, della tanta voglia di fare che mi rimane sempre in corpo, da sempre da quando sono piccola.

Cosa ne pensi della vittoria di Lorenzo?
Sono felicissima perché è un fantastico artista. Molto giovane, ma anche tanto maturo anche per la sua età. Gli voglio tanto bene e gli auguro tutto il meglio, perché è tutto meritato. Ero affascinata da qualsiasi cantante o ballerino lì dentro perché erano mossi da tanta passione. Stare in mezzo alle ambizioni degli altri così è sempre stimolante. 
E io spero di non essere stata da meno.

Tra i brani di questo disco c’è “Non è mica fantasia” e tra gli autori di questo disco c’è Riccardo Stimolo. Come mai avete deciso di scrivere una canzone insieme?
Questo brano è nato assieme a Riccardo e Lorenzo ed è nato da una semplice domanda. A Riccardo voglio tanto bene e penso abbia anche una bellissima con una forte qualità interpretativa. Anche lui si merita veramente di raggiungere tutto quello che si è prefissato e tutto quello che si immagina dalla vita. Siamo stati compagni di squadra, uniti nelle vittorie e nelle sconfitte.

Riccardo è stato accusato di omofobia per alcune sue vecchie frasi. Come l’hai vissuta?
Non è come lo hanno descritto e penso che la vicenda sia tutta sbagliata.

Perché?
Ha ammesso i suoi errori, ha capito e posso confermare che è assolutamente lontano dall’idea di quello di cui è stato accusato. Ha vent’anni ed è mosso da tanta bontà. Ha tanto amore da dare e quindi mi viene da dire solo questo su di lui. A me, come a tutti i nostri compagni, non è mai stata sfiorata l’idea per un attimo che fosse omofobo. È una accusa che non lo rappresenta proprio e può confermarlo chiunque entra in contatto con lui e lo conosce un minimo. Sbagliamo tutti nella vita e l’importante è riconoscerlo e non rifare gli stessi errori.

Canti: “Siamo giovani, lasciateci stare, siamo fatti per immaginare”. Difficile farlo per il clima di guerre e di odio che ci circonda?
È proprio per questo che canto quei versi. È importante che ci sia spazio per sognare, per amare, per sbagliare, per rialzarsi, per vivere la vita proprio in questo periodo così buio. C’è anche tanto vuoto attorno…

Come mai?
Siamo un po’ figli della ‘tecnologia’ che ci apre però a mondi sconosciuti, di solitudine… Per questo, secondo me, dobbiamo sempre essere aperti ad esprimerci, lottando per avere un qualcosa da dire, di avere un qualcosa da sognare nonostante il contesto.

Pensi davvero che possa esserci un mondo migliore per voi?
La speranza è l’ultima a morire, si dice, fino a quando possiamo crediamo nel meglio, perché siamo noi che siamo al comando del nostro pensiero e quindi se possiamo farlo ben venga.

In “Wanda” dici: “Volevo interrogarmi, gli errori sono tanti”. Ne hai fatti già così tanti nonostante la tua giovane età?
Eh per miei vent’anni sono tanti (ride, ndr). In tanti momenti della mia vita avrei voluto reagire in maniera diversa. C’è stato un momento in cui ho rallentato tutto perché avevo vissuto delle delusioni e avevo sbagliato nel giudizio di determinate persone, il che mi ha portato a tutto questo, ad attutirmi un po’ nei confronti non della vita. Avrei voluto non sbagliare, ma in realtà no perché se non avessi mai sbagliato non sarei mai cresciuta. E quindi mi interrogo sugli errori che sì, sono tanti, ma poi ricomincio a vivere.

in “Lolita” parli di aspettare il karma. Ti riferisci a chi ti ha deluso?
Si dice’ non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te stesso’. Ci credo tanto perché se semini del male, tante volte è difficile raccogliere il bene.

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“Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli. Ho scartato Annalisa a Sanremo”: Amadeus torna dopo 2 anni. Fiorello scherza: “A settembre torni qui?”

4 June 2026 at 14:01

Giornata storica per Amadeus e la Rai. L’ex conduttore di punta di Rai Uno, ora in forze a Warner Bros. Discovery con qualche incursione ad “Amici di Maria De Filippi” su Canale 5, è tornato dopo due anni nell’azienda di Stato, grazie all’amico Fiorello. Lo showman siciliano, infatti, ha accolto a braccia aperte Amadeus durante la penultima puntata de “La Pennicanza”, in onda su Rai Radio2 oggi 4 giugno.

“Amadeus non so se arriva, ogni volta che viene si lamenta del traffico”, sono le prima parole di Fiorello ad apertura di puntata. Ma poi manda in onda il filmato dell’arrivo di Amadeus in guardiola in Via Asiago, dove deve consegnare i documenti prima di entrare. Ma c’è qualche intoppo tecnico di troppo. Così Fiorello decide di raggiungere l’amico che si presenta con un “pass giornaliero valido fino alle 14:30”, ossia fino al termine de “La Pennicanza”.

L’inizio è esplosivo con Amadeus che canta in playback il singolo “Saltellare”, inciso dal conduttore insieme a “I Ragazzi Della Curva” nel 1991. Fiorello rivela: “L’ho cantato io un pezzo, mentre lui (Amadeus, ndr) intascava i soldi del diritto d’autore”.

Momento di commozione per Amadeus, al termine della clip che riassume i cinque anni del Festival di Sanremo da lui diretti e condotti, assieme all’amico di sempre. Fiorello chiede al suo ospite: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. La risposta: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni”. Sempre a proposito di Sanremo Amadeus ripercorre con il conduttore del programma radiofonico i cantanti che sono stati scartati.

“Benji e Fede non li ho mai scartati – ha affermato -. Aspetta dicono due volte sono scartati due volte? Poi Massimo Ranieri non è stato mai scartato . Annalisa il primo anno (il brano era “Bellissima”, ndr). Emma mai scartata. Ma tieni presente che io ascoltavo le canzoni, quindi cercavo di prendere canzoni che pensavo potessero funzionare perché se prendi un cantante con una canzone che non funziona fai un danno al cantante e al Festival”.

Fiorello ad Amadeus: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. Amadeus: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni

Fiorello poi rincara: “Quali sono i cantanti su cui tu hai puntato, mentre gli altri ti dicevano che era meglio lasciar stare. E alla fine i risultati ti hanno dato ragione”. Amadeus risponde: “Beh, visto che c’è Massimo Martelli che era l’autore della musica con me, abbiamo investito, diciamo così, su due nomi giovani Tananai e Olly“.

Poi Fiorello e Amadeus hanno cantato una irresistibile versione rivisitata di “Non amarmi” che però contiene anche un messaggio “in codice” per la Rai. “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”. Infine un “qui pro quo” nato durante una frase di Amadeus che, rivolgendosi a Fiorello, commentava delle istanze civili e sociali portate avanti durante la “Pennicanza”: “Chissà a settembre cosa potrai combinare qui”. L’amico sente: “Chissà a settembre cosa potrei combinare qui? Ma allora torni!”. Applausi e risate.

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Cinque Vasco Rossi appaiono in giro per le città italiane: 5 come 50 anni di carriera. Arriva l’annuncio dei più eventi del 2027 per 500mila persone?

4 June 2026 at 09:27

Non uno, ma ben cinque Vasco Rossi sono apparsi sui manifesti elettronici di oltre venti città italiane da Milano a Roma, da Bologna a Napoli. Cinque espressioni del rocker a raffigurare le sue molteplici anime, cinque come cinquanta il numero degli anni di carriera che il prossimo anno l’artista si appresta a festeggiare “con più eventi per oltre 500mila persone”.

L’iniziativa diffusa compare mentre il tour 2026 entra nel vivo, dopo la data zero di Rimini, e si prepara a fare tappa a Ferrara, dove il 5 e 6 giugno sono attesi 120mila spettatori al Parco Urbano G. Bassani. Nessuna comunicazione ha accompagnato la comparsa delle immagini, il che ha naturalmente alimentato le interpretazioni più varie da parte del pubblico.

Sul profilo ufficiale del cantante invece qualche considerazione sul tour iniziato da Rimini con la data zero: “Giugno, ormai, arrivano due cose sicure: il caldo… E i concerti di Vasco. Quest’anno il tour sarà all’insegna della provocazione. Ironica. Feroce. Rock. Per sdrammatizzare… O forse per esorcizzare questo periodo storico così buio, pieno di odio, violenza e paura.

E ancora: “Noi continuiamo a considerare la musica e i concerti una forma di resistenza attiva. Contro la paura. Contro la violenza. Contro la legge del più forte. Quella esercitata brutalmente tra guerre di conquista e sterminio da arroganti prepotenti e sociopatici individui a capo di immense potenze. E allora noi rispondiamo così: con le canzoni. Con migliaia di persone insieme. Con la vita. Con un po’ di sana, scandalosa, felicità collettiva”.

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