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Belluno, sei giovani “bene” denunciati per il pestaggio a un cittadino egiziano: c’è anche il figlio dell’assessore al Sociale

4 June 2026 at 07:33

Sei ragazzi, di cui due minorenni, avevano aggredito tre mesi fa un cittadino egiziano di 46 anni in una via di Belluno. Lo avevano colpito con calci e pugni di notte, e, non contenti del gesto di violenza privo di qualsiasi movente, se non quello dello stato di alterazione del gruppo, avevano ripreso la scena con i telefonini, postandola sui social. Le immagini sono diventate la principale prova d’accusa per gli agenti della Squadra mobile che hanno raccolto la dimostrazione inequivocabile di ciò che era accaduto. È stato lo strumento per identificare i componenti del branco. Sono così scattate le denunce alla Procura e alla Procura per i minorenni di Venezia, cui si è aggiunta una serie di Daspo urbani. La sorpresa, però, è venuta quando gli investigatori hanno rintracciato i ragazzi e sono risaliti alle loro famiglie: ne è emersa una storia che non ha nulla che vedere con il disagio sociale, perché i componenti del gruppo appartengono a famiglie borghesi.

Si tratta di quattro maggiorenni e di due minorenni. Luca Dal Pont, 19 anni, è figlio di Marco Dal Pont, assessore comunale a Belluno, che nella giunta guidata dal sindaco Oscar De Pellegrin si occupa di sociale, rapporti con le associazioni, politiche della famiglia e frazioni. Dando notizia dell’operazione, il questore Roberto Della Rocca ha annunciato che è sua intenzione incontrare i genitori dei denunciati per spiegare loro, oltre alla gravità dei fatti, anche i motivi per cui verrà temporaneamente interdetto l’accesso ad alcune zone di Belluno. “Ho trovato un atteggiamento di chiusura, di mancanza di consapevolezza. Hanno fornito risposte del tipo ‘avevo bevuto, non ricordo’. Ma non bisogna accettare questo tipo di risposte: l’alcol non è un alibi, non è un’attenuante, ma semmai un’aggravante”, ha dichiarato il Questore.

L’episodio è accaduto il 22 marzo, nella notte tra sabato e domenica, alla vigilia della “Sagra dei fisciot”, i fischietti da richiamo dei cacciatori, che si tiene in occasione dell’Antica festa della Madonna addolorata. Gli aggressori avevano incontrato sotto i portici il cittadino egiziano. Dagli sguardi minacciosi si era passati a qualche spinta, poi l’uomo si è divincolato, ma è stato inseguito. È cominciato il pestaggio, con calci e pugni in faccia., mentre i ragazzi ridevano. Dopo alcuni minuti l’intervento di un passante ha messo in fuga il gruppetto, che non ha perso l’occasione per mettersi in luce sui social. Il malcapitato è finito in ospedale con una prognosi di otto giorni per contusioni ed ematomi. I poliziotti hanno iniziato le indagini e sono arrivati alla compagnia che vive nella frazione di Castion. La denuncia non contiene la contestazione dell’aggravante dell’odio razziale.

Il coordinamento Liga Veneta Repubblica di Belluno ha diffuso un comunicato. “Esprimiamo la nostra vicinanza all’assessore Marco Dal Pont e alla sua famiglia, chiamati ad affrontare una situazione certamente difficile e dolorosa. Riteniamo ingiusto e semplicistico attribuire responsabilità automatiche ai genitori, ancor più quando questi ricoprono incarichi pubblici. Troppo spesso si tende a giudicare con superficialità chi svolge un ruolo istituzionale, come se le difficoltà educative e familiari fossero prerogativa esclusiva di altri. Le famiglie degli amministratori pubblici sono famiglie come tutte le altre. Non meritano di essere esposte a una gogna mediatica o a giudizi sommari”. Il gruppo politico, sorto nel 1999 da una scissione dalla Liga Veneta, aggiunge: “Quanto accaduto è particolarmente grave e deve essere affrontato con il rigore necessario da parte delle istituzioni e con senso di responsabilità da parte di tutte le famiglie coinvolte”.

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Olimpiadi 2026, in Valtellina FdI attacca la Lega. Anzi no. Ecco il comunicato-verità, poi minimizzato

4 June 2026 at 05:35

Fratelli d’Italia contro la Lega, in provincia di Sondrio, a causa degli scandali e delle inchieste olimpiche, per smascherare quella Zona Franca che si è creata troppo a lungo attorno al grande evento celebrato tre mesi fa. C’era da strabuzzare gli occhi quando il Coordinamento Provinciale del partito di Giorgia Meloni ha diffuso un comunicato carico di sospetti e censure: “Appalti olimpici e inchiesta Simico: un silenzio che preoccupa”. Bastavano le prime righe per capire che non si trattava di un’allucinazione e si profilava una clamorosa spaccatura. “Le notizie relative all’inchiesta della Procura di Belluno che c

oinvolge i vertici di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina, che dipende dal ministero di Matteo Salvini, ndr) non possono lasciare indifferente il territorio valtellinese, direttamente interessato da importanti opere olimpiche finanziate con ingenti risorse pubbliche”. Già l’appello a non girarsi dall’altra parte di fronte all’indagine per turbativa d’asta riguardante la cabinovia incompiuta di Socrepes a Cortina appariva una novità. Da quando l’Italia ha ottenuto nel 2019 l’assegnazione dei Giochi, dal centrodestra si sono levate solo voci entusiastiche, rassicurazioni che tutto stava procedendo per il meglio, che le Olimpiadi a costo zero sarebbero state un successo.

La linea di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non è mai mutata in questo lungo arco di tempo, anzi ha visto i rappresentanti politici dei tre partiti (i ministri Andrea Abodi, Matteo Salvini e Antonio Tajani, con i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia e Maurizio Fugatti) sempre schierati sul versante dell’ottimismo, a costo di negare l’evidenza. Il comunicato di FdI di Sondrio è nato da una giustificazione locale, dopo che Simico ha dato la disdetta al raggruppamento di imprese condotto dalla bresciana Graffer che aveva ricevuto l’incarico di costruire una cabinovia da 44,8 milioni anche a Bormio, oltre che a Cortina e Livigno. Si tratta di una delle tante eredità olimpiche, annunciate in pompa magna, che subisce uno stop in Valtellina e pone interrogativi anche sullo sviluppo dell’appalto nel Piccolo Tibet.

La denuncia dei meloniani continuava riferendosi all’inchiesta che coinvolge Graffer (indagata anche a Verbania per un impianto non olimpico) e Simico: “Sorprende il totale silenzio della Lega e dell’amministrazione comunale di Bormio, che negli ultimi anni hanno rivendicato come propri i risultati e gli investimenti legati alle Olimpiadi. Se fino a ieri qualcuno si attribuiva il merito delle opere, oggi è doveroso che gli stessi soggetti si assumano la responsabilità politica di spiegare ai cittadini quale sia lo stato effettivo degli interventi, quali procedure siano state adottate e quali garanzie siano state poste a tutela della trasparenza”.

Un attacco frontale. “Bormio rappresenta uno dei principali poli di investimento dell’intero progetto Milano-Cortina. Per questo Fratelli d’Italia chiede che il Sindaco di Bormio riferisca pubblicamente sullo stato delle opere e che venga resa disponibile una relazione aggiornata sugli affidamenti, sui cronoprogrammi e sulle eventuali criticità emerse nel corso della realizzazione degli interventi”. Per la verità il sindaco Silvia Cavazzi non è della Lega, ma di una lista civica. La conclusione della nota pone un problema a lungo trascurato: la rendicontazione della dispendiosissima organizzazione dei grandi eventi pagati con soldi pubblici. “Le Olimpiadi costituiscono un’occasione storica per la Valtellina. Proprio per questo non possono essere trasformate in una zona franca sottratta al confronto politico e al controllo pubblico. Chi ha governato e continua a governare il territorio ha il dovere di rispondere alle domande dei cittadini. Il tempo dei comunicati celebrativi è finito: è arrivato il momento della trasparenza e della responsabilità”.

Finalmente un po’ di verità attorno alle Olimpiadi? L’epoca dei silenzi politici complici è giunta al capolinea, anche se con colpevole ritardo? Niente di tutto questo. Dopo poche ore il coordinatore provinciale di FdI, Francesco Romualdi, ha fornito l’interpretazione autentica del comunicato emesso dallo stesso Coordinamento Provinciale da lui presieduto. Il dietrofront è plateale. “Fratelli d’Italia ha il massimo rispetto per la Lega e non ha alcun dubbio che le indagini confermeranno il buon lavoro di tutte le forze politiche che hanno insieme lavorato per la buona riuscita delle Olimpiadi. Non esiste alcun caso politico con la Lega”. Strano, sembrava esattamente il contrario. Il diktat di Romualdi non ammette repliche. “Confido che le inutili discussioni e speculazioni scaturite dalla nota di ieri si trasformino in una sana e salda collaborazione che il territorio provinciale richiede”.

La sindaca Cavazzi, da noi interpellata, ha elogiato i benefici di legacy per il territorio, glissando su qualsiasi riflessione critica o autocritica. Gli unici che si sono esercitati in questa funzione necessaria per la buona amministrazione sono stati in questi anni gli ambientalisti, Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento Cinquestelle. Tutto il resto, a destra e non solo, compone una desolante Zona Franca che, evidentemente, non è solo una prerogativa economica di Livigno, dove non si pagano Iva e accise, ma comprende un’enorme area grigia delle istituzioni. Vietato parlare di spese folli, opere fatte male, ritardi o incompiute. Un silenzio scaltro, compiacente e compiaciuto, domina nelle vallate del Nord, benedette da una nevicata di miliardi.

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Da Venezia a Rimini i pescatori fermano i motori, la protesta contro il governo e il caro-carburante: “Lavoriamo in perdita”

3 June 2026 at 06:57

Parte da Chioggia e Caorle la rivolta anti-governativa dei pescatori dell’Adriatico a causa del caro gasolio a seguito della Guerra del Golfo e di una serie di inadempienze nel pagamento degli arretrati del fermo-pesca. Dall’1 giugno è cominciata la settimana di agitazione che ha portato una cinquantina di barche a fermare i motori in provincia di Venezia. Hanno deciso di restare in porto e di stendere lenzuoli bianchi con le scritte: “Salviamo la pesca”, “Stanchi delle promesse non mantenute”, “Burocrazia troppo lenta, blocca gli aiuti necessari” e “Chiediamo il rinnovo del credito d’imposta”. La decisione è stata presa durante un’assemblea che si è tenuta al mercato ittico di Chioggia, presenti anche alcuni rappresentanti di Pila e Goro, ed è cominciata la mobilitazione per coinvolgere le altre marinerie dell’Adriatico. Rimini e Termoli hanno già dato la loro adesione.

I punti della controversia sono quattro. Innanzitutto il rimborso del credito d’imposta sul prezzo del gasolio. “Attendiamo i fondi da tre mesi – spiega l’armatore chioggiotto Elio Dall’Acqua – e fino adesso, non solo non è arrivato niente, ma ancora non abbiamo i codici per poterli richiedere”. Visto l’aumento dei costi del carburante c’è, inoltre, la richiesta dei pescatori di prolungare il decreto sul credito d’imposta sul gasolio almeno fino a fine anno. Ritardi sono stati denunciati anche nei compensi per il fermo biologico 2024 mentre è stata richiesta la liquidazione del fermo relativo al 2025. In quarto luogo c’è una serie di altri finanziamenti promessi, ma non concretizzati. “Se non ci facciamo sentire diamo la sensazione che anche se il gasolio è schizzato a 1,35 euro al litro noi si riesca a guadagnare lo stesso, anche se in realtà non è così”.

I pescatori sostengono di lavorare in perdita. Marco Spinadin: “Il costo del carburante è alto, abbiamo imprese troppo energivore, una settimana di uscite in mare può costare dai 5 ai 6mila euro. Abbiamo dovuto aprire questo momento di agitazione in quanto abbiamo bisogno che vengano compresi i problemi del settore e che il governo stia dalla nostra parte”. L’armatore Dall’Acqua: “Stiamo facendo un atto dimostrativo, più che uno sciopero, per rendere noti i problemi che la nostra categoria sta vivendo. Sappiamo che i tempi dettati dalla burocrazia sono lunghi ma siamo fiduciosi. Con noi stanno aderendo le marinerie di Caorle, Pila, Goro, Porto Garibaldi. Altre si fermeranno dal 3 giugno, quasi tutto l’alto Adriatico”.

Un altro armatore, Roberto Penzo, intervistato dal Gazzettino di Venezia, fa alcuni calcoli: “Per due settimane di lavoro ho riempito i serbatoi con 14.600 euro, pagati in contanti perché non si fa più credito. Il credito di imposta del 20 per cento, ora che il gasolio è cresciuto, aiuterebbe: è una misura che dividiamo con i marinai, con l’equipaggio, che è la parte che soffre maggiormente della situazione”. A Caorle il portavoce dei pescatori, Riccardo Gusso, ha aggiunto: “Il costante aumento del costo del carburante sta erodendo i margini economici delle imprese di pesca fino a compromettere la sostenibilità dell’attività. Una situazione che rende sempre più difficile garantire il pagamento degli stipendi agli equipaggi”.

Anche a Rimini si fermano i 25 pescherecci della Cooperativa lavoratori del mare. “È praticamente impossibile andare avanti così – ha dichiarato al Corriere di Romagna il presidente della cooperativa Mauro Zangoli – Ogni imbarcazione vanta crediti tra i 13mila e i 42mila euro: da 10mila a 30mila di credito d’imposta non erogato per marzo, aprile e maggio, da 3mila a 12mila di contributo per il fermo pesca. Su ogni barca lavorano 5-6 pescatori. Il prezzo del gasolio è passato dai 60 centesimi al litro di inizio marzo a 1,20 euro al litro, costringendo le barche a dimezzare le uscite settimanali, da quattro a due giorni”.

In copertina una foto d’archivio

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