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Ahuva Zeloof arriva a Milano con “Faith”: libro e mostra dal 5 al 14 giugno alla Galleria Rubin

4 June 2026 at 16:28

Il lancio di un libro e una mostra personale. Doppio appuntamento dal titolo Faith che segna l’approdo milanese del lavoro artistico di Ahuva Zeloof. Alla Fondazione Sozzani verrà presentato l’opera dell’autrice che ripercorre il suo percorso scultoreo, e quale occasione migliore per mostrare per la prima volta al pubblico del capoluogo lombardo, in questo caso alla Galleria Rubin, le creazioni raccontate tra le pagine del libro. La mostra, curata dall’art director Avshalom Gur, inizierà il 5 giugno e si concluderà il 14 in via Santa Marta 10.

Faith ripercorre lo sviluppo dell’ultima serie scultorea di Zeloof e si propone come una guida visiva per “riconnettersi con la propria anima” e ritrovare pace e armonia con il mondo naturale. Un impianto che si muove tra immagine e materia, e che restituisce la complessità di un lavoro in cui la scultura viene osservata tanto nella sua forma tridimensionale quanto nella sua trasposizione fotografica.

Il percorso dell’artista, iniziato negli anni Novanta attraverso la sperimentazione con diversi media, è segnato da un rapporto costante e quasi magnetico con la pietra. Un materiale che Zeloof non intende semplicemente modellare, ma interrogare, esplorando quel confine sottile tra ciò che viene scolpito e ciò che la natura ha già inscritto nella materia. Il progetto nasce anni fa su una spiaggia della Terra Santa, nei pressi di Cesarea, dove l’artista inizia a raccogliere pietre nubiane levigate dal mare. Con il tempo, quelle forme organiche sembrano rivelare ai suoi occhi scenari biblici e iconici: il Muro del Pianto, Mosè, il Monte Sinai. Ecco perché Zeloof sceglie di rinunciare alla manipolazione fisica della materia: “perché l’Arte è già lì”. L’artista si concentra quindi sulla composizione e sulla disposizione degli elementi, sperimentando per oltre un anno con materiali diversi, dal plexiglass al legno, affinché siano le forme stesse a raccontare una storia.

Il riferimento alla natura e alla sua capacità di generare meraviglia si intreccia con una sensibilità che richiama i maestri del Romanticismo. In questa prospettiva, la natura diventa luogo di rigenerazione di senso, capace di restituire speranza e unità in contrasto con la vita urbana contemporanea. La fede, suggerisce il progetto, emerge così come sentimento universale, inscrivibile anche nelle forme più umili, semplicemente “trovate” dall’artista. “Questa volta non cerco volti, ma figure bibliche. Monumenti sacri e scene di pellegrinaggio appaiono ai miei occhi quando guardo queste collezioni di pietre. Creato dalla natura e trovato dall’artista”, spiega Zeloof.

Faith 25 in bronze (foto di Georgia Metaxas)

Figura nota per le sue sculture in pietra e per le figure in bronzo, Zeloof ha attraversato un lungo percorso di ricerca sul tema della texture e della completezza artistica. Dopo aver cresciuto quattro figli, ha iniziato a scolpire solo quando questi hanno lasciato la casa: un passaggio biografico che ha segnato l’avvio di una nuova fase creativa, culminata in un successo sviluppatosi negli ultimi quindici anni. L’artista ha esposto a livello internazionale accanto a nomi come Tracey Emin e David Hockney, e ha presentato tre grandi mostre personali a Londra. Faith è un ulteriore punto di svolta del suo percorso, in cui la manipolazione della materia si riduce per lasciare spazio a una dimensione più essenziale e spirituale, affidata allo sguardo di chi osserva.

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Premio Strega 2026, svelata la sestina finalista: Michele Mari in testa, sorpresa per Bianca Pitzorno. I nomi e i possibili vincitori

3 June 2026 at 20:49

Tre donne e tre uomini in “sestina”. E tra Einaudi e Feltrinelli si intravede il Premio Strega 2026. Per il vincitore o vincitrice dell’80esima edizione del più prestigioso riconoscimento letterario italiano la sentenza arriva dal Teatro Romano di Benevento dove è avvenuto lo spoglio definitivo dei voti durante la soporifera diretta di RaiPlay.

È Michele Mari, autore di I convitati di pietra (Einaudi) ad aver ottenuto più voti di tutti, 280. Seguono da vicino Matteo Nucci, autore di Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli) con 242 voti (in cinquina già nel 2010 e 2017) e la vera sorpresa della sestina, l’83enne Bianca Pitzorno che con La sonnambula (Bompiani) raccoglie 195 voti. Al quarto posto Teresa Ciabatti, già finalista dello Strega nel 2017, con Donnaregina (Mondadori), 184 voti. Mentre Alcide Pierantozzi, autore di Lo sbilico (Einaudi) raccoglie 170 voti dopo essere stato a lungo in testa nei primi due scrutini.

La cinquina, come da regolamento, si allarga a sestina per accogliere un editore medio-piccolo, qui L’orma che con Vedove di Camus scritto da Elena Rui allarga i concorrenti per la vittoria finale.

Escono quindi di scena sia il veterano Ermanno Cavazzoni e il suo ottimo romanzo Storia di un’amicizia (Quodlibet) dedicato a Gianni Celati e la 33enne Nadeesha Uyangoda, l’autrice italiana di origine srilankese che con Acqua Sporca (Einaudi) nei primi due scrutini sembrava aver centrato la cinquina. Anche il popolare Marco Vichi e l’onnipresente Christian Raimo rimangono lontanissimi dal sesto posto, penultimo e ultimo, confermando che lo Strega soprattutto per Vichi non è una questione di copie vendute.

A succedere ad Andrea Bajani, però, sembra essere Mari che con I convitati di pietra, un bizzarro e perfido patto alla It tra compagni di scuola, sembra aver già convinto da tempo gli Amici della Domenica. Nel caso, per Einaudi – che in finale va con due titoli – sarebbe il quarto Strega (Cognetti, Desiati, Di Pietrantonio) negli ultimi dieci anni. Le uniche insidie al 70enne poeta e traduttore milanese arrivano solo dal solenne Platone – Una storia d’amore di Matteo Nucci (a Benevento con un chiodo in fintapelle alla Marlon Brando) e con una delle autrici, principalmente per bambini, più vendute in Italia (oltre due milioni di copie), la sassarese Bianca Pitzorno che con La sonnambula entra nella storia di fine ottocento di una inventata città sarda per seguire le gesta di una veggente che sviene e predice il futuro.

La finale con la proclamazione del vincitore/trice avverrà l’8 luglio per la prima volta nella splendida cornice del Campidoglio a Roma.

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Come spiegare la Costituzione ai bambini? 6 libri per parlare di cittadinanza, memoria e democrazia

Nel 2026 l’Italia celebra un anniversario fondamentale della propria storia: gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, del referendum istituzionale e del primo voto delle donne. Un triplice appuntamento che segna la nascita della Repubblica e che viene ricordato attraverso numerose iniziative dedicate ai valori costituzionali. L’obiettivo è quello di custodire e promuovere i principi della cittadinanza italiana, rafforzando l’identità nazionale, attraverso la memoria civica. Queste celebrazioni non sono altro che l’occasione per rinnovare la memoria delle nostre radici democratiche e coinvolgeranno in particolar modo i giovani per scoprirne i valori di cittadinanza.

Come insegnare ai più piccoli questi valori di cittadinanza? Il ruolo della scuola resta centrale. Gli istituti scolastici rappresentano infatti i primi fruitori di insegnamento civico, attraverso percorsi didattici, momenti di riflessione, iniziative e incontri celebrativi, atti a far conoscere la storia del Paese. Dall’Inno di Mameli alla bandiera nazionale, sono molti gli elementi che contribuiscono a costruire un senso di appartenenza e identità condivisa. La scuola, appunto, è il principale luogo deputato alla formazione e all’evoluzione dell’unità nazionale che garantisce la crescita di nuove generazioni consapevoli. Accanto all’educazione scolastica, un ruolo fondamentale è svolto dai libri: dispensatori di memorie, di testimonianza storica e di eroi che hanno segnato la storia dell’Italia, fatta di uomini e donne valorose. Molti di loro hanno contribuito, spesso sacrificando la propria vita, all’affermazione dei valori che riconosciamo nella Costituzione: un testo legislativo scritto in cui vengono definiti norme e principi, atti a definire l’organizzazione dello Stato. Principi di democrazia, libertà e uguaglianza, che garantiscono i diritti e i doveri dei cittadini.

Il loro esempio rappresenta uno strumento prezioso per educare le nuove generazioni a una cittadinanza attiva e responsabile. Infatti, a queste figure è dedicato un ricordo, una testimonianza che vive nelle pagine di molti libri, strumenti preziosi per educare nuove generazioni ad una cittadinanza più consapevole, più attiva e più responsabile. Ti consiglio sei libri per raccontare ai ragazzi i valori della Costituzione e della democrazia.

Ventuno. Le donne che fecero la costituzione.

di Romano Cappelletti e Angela Iantosca

Editore Paoline, Età di lettura: da 8 anni

Romano Cappelletti e Angela Iantosca, hanno racchiuso nel libro edito da Paoline, la storia di ventuno donne che hanno contribuito all’elaborazione della Costituzione italiana. Storie di lotte, di sacrificio e battaglie, storie raccontate in prima persona da chi l’ha vissute, attraverso le loro stesse voci per trovare un filo di comunicazione diretto con i giovani lettori. Storie di eroi ed eroine che hanno ricostruito un Paese uscito da una devastante guerra. Fare memoria, ricordare i loro gesti, attraverso le pagine di questo libro che indica la strada giusta da perseguire.

Libere per Costituzione. Le 21 donne che hanno fatto l’Italia

di Serena Riglietti, Margherita Madeo e Valeria De Cubellis

Editore Salani Età di lettura: da 8 anni.

Libere per Costituzione è l’elogio di 21 donne che hanno scritto la storia dell’Italia e il loro contributo alla Costituzione ha determinato una chiave di svolta, soprattutto in quel 2 giugno 1946, quando ai seggi, per la prima volta, anche le donne si sono recano al voto dando un nuovo volto all’Italia. Serena Riglietti, Margherita Madeo e Valeria De Cubellis hanno raccontato tra le pagine di questo libro edito da Salani, la storia di queste Ventuno donne che hanno lottato per l’uguaglianza e l’affermazione dei diritti, senza discriminazione. Un insegnamento di coraggio e lotta per i giovani lettori a costruire un futuro migliore, restando liberi.

Che storia!

Editore Demoela, Eta’ consigliata: 8+

Sai tutto sulle Guerre puniche ma non sai cosa sia successo il 6 marzo del 1975? Vorresti scoprire di più sulla storia recente dell’Italia? Che storia! è un gioco di carte per giovani per addentrarsi nella storia della nostra Repubblica attraverso gli eventi politici, culturali, sociali e criminali che hanno segnato l’Italia negli ultimi settant’anni. una scoperta ma anche insegnamento degli articoli della Costituzione. Un gioco-sfida da fare con amici, parenti e anche a scuola con i compagni e l’insegnante per conoscere il passato e costruire il futuro, edito da Demoela.

La Costituzione nelle parole. La storia di come è stata scritta la Costituzione italiana

di Susanna Mattiangeli

Illustratore Giovanni Gastaldi

Editore Lapis, Età di lettura: da 10 anni

Un libro guida per avvicinare le nuove generazioni alla carta costituzionale. Un testo giuridico tra i più completi al mondo che racchiude messaggi e senso civico. Preferibilmente usato nelle scuole come testo guida, attraverso parole e concetti semplici, comprensibili al lettore. L’autrice, Susanna Mattiangeli, ha coinvolto 556 deputati a discutere sui loro diversi modi di vedere il mondo. Un dibattito spesse volte acceso, ma costruttivo, permettendo al lettore di avere diversi punti di vista, raccontando l’esperienza di scrittura dei principi costituzionali a cui tutti noi dobbiamo far riferimento.

La più bella del mondo. La Costituzione raccontata a ragazze e ragazzi

di Walter Veltroni e Francesco Clementi

Illustratore Marcella Onzo

Editore ‏Feltrinelli, Età di lettura: da 11 anni

Dodici storie di bambini che corrispondono ai dodici principi fondamentali della Costituzione, per raccontare i principi fondamentali della Costituzione, così l’autore Walter Veltroni intraprende questo viaggio-racconto sulla Legge della legge, quella costituzionale. Ogni storia illustra temi essenziali come dignità, diritti, accoglienza, pace, accompagnata magistralmente dalle spiegazioni di Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato. Un libro edito dalla Feltrinelli per ragazzi più grandi che sono curiosi di approfondire questa tematica.

Il primo voto di Matilde

di Fulvia Degl’Innocenti

Editore ‏Settenove Età di lettura: da 12 anni.

Fulvia Degl’Innocenti racconta tra le pagine del suo libro edito da Settenove, la storia di Matilde, una giovane ragazza piena di sogni e speranza. Una storia che si ambienta nella campagna toscana del 1945 dopo la fine della guerra, quando tutto intorno si respira la voglia di riscatto. Il sogno di Matilde è quello di voler continuare gli studi, imparare, capire e discutere dei temi più importanti, come la politica, il diritto di voto universale, la libertà delle donne, il diritto di contribuire insieme, uomini e donne, alla rinascita del Paese. Una storia che oltre al riscatto, si inonda di un incontro importante per lei, che darà origine all’amore e che l’accompagnerà a vivere quel famoso 1946 quando le donne sono chiamate a votare per la prima volta. In lei vive il sentimento della gioia e partecipa attivamente, insieme alle donne della sua famiglia, anche se dovrà attendere il suo primo voto al compimento della sua maggiore età per affermare le sue idee e votare al seggio del 2 giugno 1946 un momento solenne: il referendum tra monarchia e repubblica. Un libro che si legge tutto d’un fiato, un racconto personale dell’autrice di sua zia.

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Gioacchino Criaco, il Cucùlo e Africo Vecchio come metafisica del mondo

3 June 2026 at 05:35

È appena uscito il nuovo romanzo di Gioacchino Criaco, Dove canta il cuculo, ed è già un caleidoscopio d’appuntamenti lungo tutto lo stivale che lasciano ben sperare. Un cambio di passo editoriale (dai tipi di Feltrinelli a Piemme di Mondadori) per un sequel, a distanza di quasi vent’anni dalla pubblicazione di Anime Nere, il suo primo romanzo che l’ha consacrato al successo narrativo e cinematografico, con i suoi nove David di Donatello.

Scrittore calabrese, in connessione sentimentale con Alvaro e Strati, Criaco mette al centro delle sue narrazioni il cuore dell’Aspromonte, Africo, soprattutto Africo vecchio, nel cuore d’una montagna spietata dove il tempo sembra essere sospeso e dove ancora si parla il greco antico di Omero, più grecìa della Grecia stessa, la Bovesìa. Una montagna vittima d’un equivoco linguistico: non aspra dall’asper latino, semmai bianca, lucente (dal greco aspròs), d’una luminosità senza pari. Una favola nera che si snoda tra delitti di sangue e identità territoriale, accattivante sin dal titolo che rimanda ad un uccello migratore dal suono onomatopeico, “un falco travestito da colomba”, novello bullo e parassita giacché la femmina non costruisce un nido suo ma depone le uova in un nido altrui, dopo averne buttato giù gli abitanti legittimi. Una lunga tradizione letteraria quella del cuculo, dalle Favole di Esopo a Cime tempestose di Emily Brontë, dove l’uccello viene paragonato a Heathcliff, protagonista e antagonista al tempo stesso, come qui Salvo Pizzi, re del biologico dalla doppia vita e capo dei capi perché “se la ‘ndrangheta mi volesse morto sarei il primo a saperlo, visto che la comando”. Anche Gino, l’altro protagonista del romanzo, abita un nido che non è suo per un inganno sin dalla nascita e, come Criaco svelerà sul finire, qui di inganno a tutto tondo si tratta.

Non solo noir però, più in generale una riflessione metafisica sul mondo, con un intreccio tra legalità e illegalità diffusa che coinvolge diverse sfere, dalla politica al mondo dell’impresa sino ai funzionari pubblici. E una prosa che ha tra l’altro il merito, accanto alla crudezza neorealistica del racconto, di far emergere dalla pagina i profumi delle felci e i sapori dell’Aspromonte.

Una narrazione che si snoda da Acapulco alla Calabria, da Milano a Toronto fino in Messico, in un viaggio dalla Locride al mondo, la cui focalizzazione è il punto di vista dei cattivi seriali, antieroi dalle buone letture raffigurati come esseri dotati di un’intelligenza fuori dal comune e con un nuovo cambio di passo perché se i personaggi di Anime nere erano immorali qui invece sono amorali. Un racconto che svela quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero d’una organizzazione criminale, quella calabrese, tra le più forti al mondo, in una terra di eterni contrasti. Una tragedia greca, meglio ancora una tragudìa come ci dice l’autore, da canto del capro, il ditirambo in onore di Dioniso che è all’origine del teatro. Una tragedia pre greca ermetica, da trobar clus della tradizione occitanica, che affonda le sue radici nella Chanson d’Aspremont, opera medievale di grande successo che sarà alla base dei poemi di Ludovico Ariosto, dell’Orlando Furioso e dell’Orlando innamorato, una chanson de geste in 18 canti che, tra cavalieri e duelli, narra le gesta del re carolingio Carlomagno contro Agolante, re dei saraceni, e il cui teatro è l’Aspromonte.

La storia è ipnotica, si snoda lungo il ritmo del noir oltrepassandolo perché ci consegna una più generale considerazione sulla Calabria e sul mondo dominato, a tutti i livelli, dalla legge del più forte, specchio d’una realtà complessa, tra postmoderno e realismo magico. Una narrazione da realtà metafisica, sul genere del detective fiction metafisico, dove la storia pulp diventa pretesto narrativo per sollevare questioni più grandi, epistemologiche, in un mondo fatto di troppi intrecci tra politica e malaffare. Un giallo metafisico in cui si determina un cambiamento dell’universo femminile dello scrittore, dalle gelsominaie, le raccoglitrici di gelsomino che durante la notte e fino alle prime luci dell’albero raccoglievano il fiore destinato all’industria profumiera francese e simbolo d’un lavoro stagionale al femminile pagato a peso e senza tutele, a quelle del Cuculo dove “Gli uomini sognano grandezze e realizzano tragedie. Le donne costruiscono quotidianità prima di badare ai sogni”. Qui e per la prima volta nelle narrazioni dello scrittore africota, le donne abbandonano al proprio destino l’universo maschile nella consapevolezza che questo non potrà più essere salvato.

Frattanto Criaco porta il suo Cuculo in tutta Italia, tra presentazioni e reading. Se ne continuerà a parlare, e magari lo vedremo sul grande schermo. Di sicuro se ne parlerà su questa montagna di luce, ad Africo vecchio, nella due giorni Gente d’Aspromonte, oramai arrivata alla sua 8.a edizione. Per chi vorrà saperne di più, su questo raduno anarchico che ha come teatro il querceto più antico d’Europa, l’appuntamento è al Rifugio Carrà, dal 22 al 23 agosto.
La metafisica dei luoghi, da luce metafisica tipica dell’Oriente, è assicurata.

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