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Il bivio del 2 Giugno: tra parate militari e il vincolo UE che impone all'Italia le energie green

 

Sta per arrivare una mini-clausola di salvaguardia per rendere flessibili le spese energetiche alla voce investimenti. Ne abbiamo parlato negli ultimi giorni e, nelle ultime ore, è arrivata la notizia che Bruxelles avrebbe inserito una richiesta esplicita all'Italia: investire nelle energie green. Questa indicazione si inserisce proprio all'interno della clausola di salvaguardia per la difesa, quella che consente di scorporare dai vincoli di bilancio gli investimenti in armi e che viene utilizzata, in piccola parte, anche per le spese energetiche.

La domanda che sorge spontanea è come il Governo riuscirà a coniugare il sogno nucleare – spinto anche da Confindustria – con questa avvertenza "ecologista". In effetti, i 4 miliardi risparmiati in tre anni dovrebbero essere usati esclusivamente per investimenti nella transizione energetica. Riusciremo, or dunque, a sfruttare questa opportunità o, una volta fallito l'obiettivo, il Governo se la prenderà con la burocrazia europea?

Nella giornata del 2 Giugno sono in molti a chiedersi quale sarà la Repubblica italiana del futuro, sapendo che ad attenderci non saranno anni facili. La parata sui Fori Imperiali è da tempo contestata dai movimenti pacifisti, storicamente critici verso le ostentazioni di carattere militarista. Cavarsela invocando il senso di responsabilità e la riconoscenza verso quanti costituirono la Repubblica – nata dalla cacciata del fascismo, come ricordato dalla Presidente del Consiglio in occasione della festa nazionale – è l'ennesima dimostrazione di come dichiarazioni affrettate producano talvolta effetti indesiderati. La difesa d'ufficio della sfilata militare, in tempi di guerra e militarismo diffuso, non sembra cogliere la fondatezza delle critiche emerse da quanti ricordano come l'aumento delle spese per il riarmo rappresenti una concreta minaccia a quell'idea di Repubblica nata in antitesi alla guerra.

Le suggestioni presidenzialiste, appena frenate dal Referendum, torneranno presto in auge: fermarle presuppone avere un'idea alternativa a quella delle destre, che non sia la semplice salvaguardia dello status quo. Se i giudizi negativi sul Premierato sono un elemento comune a innumerevoli forze politiche e sociali, l'analisi sul ruolo dell'Unione Europea o sul sistema elettorale maggioritario potrebbero invece riservare divisioni insanabili. È proprio il 2 Giugno, tra rigurgiti militaristi e l'oblio in cui sono finite le aspettative di tanti decenni fa, la data in cui porsi le domande più scomode.

In questi giorni l'Esecutivo tenta di districare la matassa prendendo le distanze tanto da Bruxelles quanto dalla Nato: i soliti equilibrismi a cui dovremmo essere abituati. L'Italia aveva chiesto di estendere all’energia lo scorporo dal deficit delle spese per la difesa; una richiesta non certo rivoluzionaria, subito accolta, almeno in parte, dall'UE.

In soldoni, ci si accontenta di ridurre la spesa militare di qualche miliardo di euro per spendere i fondi risparmiati sul fronte energetico, magari per lanciare il progetto nuclearista italiano. Tuttavia, questa riduzione non potrà tradursi nei tanto cari sussidi e bonus a cui il governo Meloni ci ha abituato. La richiesta esplicita dell'UE va nella direzione di privilegiare investimenti strutturali, che potrebbero appunto tradursi in centrali nucleari. Ironia della sorte, sarà possibile ridurre (seppur di poco) le spese per la guerra investendo i risparmi nel nucleare, mentre l'Italia continuerà a essere sotto sorveglianza comunitaria per aver superato il parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL.

Sempre in queste ore si continua a parlare di competitività e transizione energetica, dimenticando che lo stesso Consiglio dei Ministri aveva previsto un percorso di consolidamento dei conti per rientrare nei parametri richiesti da Bruxelles. In questo viatico, tuttavia, non viene ricordato che è stata fissata, anno per anno, una soglia massima alla spesa sociale. Una decisione che arriva in tempi in cui il morso della crisi si fa sentire per tante famiglie, alle prese con rincari generalizzati e spese sanitarie e di istruzione sempre più insostenibili.

“Baby Gang ha uno spiccato profilo di pericolosità con svariati precedenti per rissa, detenzione illegale di arma, resistenza”: ecco le motivazioni della sentenza

3 June 2026 at 15:44

Il trapper Baby Gang, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, 24 anni, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato. La sentenza, emessa il 4 marzo dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano Chiara Valori, è accompagnata da motivazioni che tratteggiano un profilo allarmante del giovane artista.

Secondo quanto scritto dalla Gup, Mouhib presenta uno “spiccato profilo di pericolosità” e vanta un lungo elenco di precedenti penali risalenti al 2018, quando era ancora minorenne, fino all’anno scorso. Tra i reati contestati figurano lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma e resistenza. La gup sottolinea inoltre come, durante il periodo di detenzione domiciliare in una comunità, il trapper abbia ripetutamente e consapevolmente violato le prescrizioni imposte. Una vicenda giudiziaria intrecciata con una carriera musicale di grande successo: Baby Gang è infatti protagonista delle classifiche di streaming con milioni di follower e collaborazioni di rilievo nel panorama della musica italiana.

Condanna, stavolta, per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Era finito in carcere ancora una volta, infatti, l’11 settembre 2025 dopo che i carabinieri, in un’inchiesta più ampia della Procura di Lecco, avevano trovato in una camera d’albergo a Milano, dove dormiva dopo essersi esibito al concerto di Emis Killa (estraneo all’inchiesta), una semiautomatica con matricola abrasa dentro un porta tovaglioli. Inchiesta lecchese nell’ambito della quale è di nuovo finito in carcere nei mesi scorsi, dopo che nel procedimento milanese aveva ottenuto i domiciliari.

La difesa del cantante, con l’avvocato Niccolò Vecchioni, potrà comunque fare appello dopo la condanna arrivata a seguito delle indagini della pm Maura Ripamonti. “Adesso basta, solo musica”, aveva detto il 24enne dopo il verdetto, ma qualche giorno dopo era stato ancora arrestato. La gup Valori, spiegando che al trapper non possono essere concesse le attenuanti generiche, scrive, tra l’altro, che non ha voluto “indicare il canale attraverso il quale si è procurato l’arma” e si è difeso “minimizzando i fatti”.

La giudice segnala, inoltre, che Baby Gang, quando era ai domiciliari con braccialetto elettronico in una comunità ha usato il telefono, cosa che non poteva fare, per parlare con alcune persone. E davanti alla stessa gup, in udienza, il cantante ha detto: “Sono stato dentro per delle cazz..te Non per cose grosse secondo me. Lo so che per altri forse sono cose grandi. Io non ho fatto niente di male, non ho portato amici in comunità, non ho fatto cose brutte in comunità, l’unica cosa che ho fatto è stata chiamare la mia ragazza”. E ha sostanzialmente accusato i carabinieri, si legge ancora, “di eccedere nei controlli nei suoi riguardi, evidenziando così la perdurante incapacità di autocritica”.

Nel rapporto degli educatori risalente allo scorso marzo emergeva, tuttavia, una “maggiore consapevolezza critica nei confronti dei propri comportamenti trasgressivi e del mancato rispetto delle regole”. Un giudizio che la giudice ha definito “indubbiamente positivo e con buone prospettive di consolidamento nel tempo”, ma che allo stato attuale non risulta sufficiente per riconoscere al giovane di 24 anni le circostanze attenuanti, trattandosi, a suo avviso, di “una semplice apertura verso il futuro, ancora lontana dal tradursi in un cambiamento concreto e tangibile”.

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“Mi ha morso cinque volte, come se mi stesse assaggiando. Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo”: il racconto choc del triatleta attaccato da uno squalo in Sardegna

3 June 2026 at 15:18

Una nuotata di allenamento nelle acque della Sardegna si è trasformata in un incontro ravvicinato con uno squalo per Giovanni Caselli, 28 anni, triatleta francese in vacanza sull’isola. Il giovane sostiene di essere stato morso più volte mentre si trovava in mare aperto e di essere riuscito a raggiungere la riva riportando soltanto ferite superficiali. La vicenda, riportata da LaPresse, è stata raccontata dallo stesso Caselli al quotidiano francese Midi Libre.

Il 28enne, originario di Sète, vicino a Montpellier, stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Sardegna quando ha deciso di approfittare del mare per proseguire la preparazione atletica. Prima di entrare in acqua aveva in mente anche di registrare qualche contenuto per i social: “Volevo fare un video con acqua turchese e tramonto per i miei social. In seguito, ho detto a mia moglie che avrei fatto 500 metri ad alta intensità per il mio allenamento”, ha raccontato. Secondo la sua ricostruzione, l’allenamento procedeva regolarmente fino a quando non avrebbe notato uno squalo a poca distanza. “A un certo punto ho visto lo squalo davanti a me”, ha spiegato al giornale francese. Inizialmente l’animale non sembrava manifestare atteggiamenti aggressivi, ma la situazione sarebbe cambiata nel giro di pochi secondi. “Invece di girarmi intorno, mi è venuto addosso. Mi è arrivato proprio accanto. Allora ho iniziato a nuotare lentamente all’indietro sul dorso ed è stato allora che mi ha dato il primo morso”, ha raccontato Caselli. Da quel momento, sostiene, sarebbero seguiti altri attacchi ravvicinati.

“Mi ha attaccato, mordendomi cinque volte, per fortuna in maniera superficiale”, ha dichiarato. Il giovane racconta di aver perso la calma dopo il primo contatto. “Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo. Continuava a mordermi e ho iniziato davvero a farmi prendere dal panico perché gli squali di solito non sono soli”. Nonostante la paura, il ventottenne sarebbe riuscito a mantenere sufficiente lucidità per dirigersi verso la riva. Lo squalo si sarebbe allontanato poco dopo, permettendogli di uscire dall’acqua senza conseguenze più serie.

Le condizioni

Ripensando a quei momenti, Caselli ha descritto una sensazione che rende bene l’idea della tensione vissuta in mare aperto: “Era come se mi stesse assaggiando”. Il bilancio finale parla di ferite lievi a una mano, a un ginocchio e a un polpaccio, che non hanno richiesto il ricovero in ospedale. Le ferite, ha aggiunto, restano sotto osservazione. “Le tengo sotto controllo perché i denti di squalo sono pieni di batteri”.

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Arrestato l’ex ballerino di “Amici” Simone Benedetti: “I poliziotti devono morire tutti”. È stato accusato di resistenza e violenza privata aggravata

2 June 2026 at 16:58

L’ex ballerino della terza edizione di “Amici di Maria De Filippi” Simone Benedetti è stato arrestato e portato in tribunale a Roma, ieri 1 giugno. A riportarlo è La Repubblica. Benedetti, domenica 31 maggio, si trovava al Pronto soccorso dell’Aurelia Hospital, dopo essere stato investito da un’auto, e avrebbe iniziato a fumare nella sala d’attesa del reparto. Gli infermieri gli avrebbero fatto notare che era vietato. “Fate una brutta fine, qui faccio saltare tutto, ammazzo te e la tua famiglia”, avrebbe urlato contro una infermiera lanciando il casco e lo lo skateboard.

Poi altre minacce: “Faccio come mi pare, fumo qui dentro. Io vi ammazzo, ammazzo tuo padre e la tua famiglia. Riesco a capire dove abiti e come ti chiami. Goditi gli ultimi giorni di vita. Torno qui e ti ammazzo”.

Il personale ha poi chiamato la polizia, ma il ballerino si sarebbe rivolto agli agenti con aria minacciosa: “Che volete? Chi vi ha chiamato? Andatevene altrimenti vi faccio saltare in aria anche a voi. Per me i poliziotti devono morire tutti”.

L’uomo è stato accusato di resistenza e violenza privata aggravata. Assistito dal suo legale, l’avvocato Giovanni Ferrari, ha dichiarato di aver subito maltrattamenti durante l’arresto, sostenendo di essere stato legato con del nastro adesivo e trascinato a terra. Il giudice ha tuttavia convalidato il provvedimento cautelare. Benedetti, in attesa che la vicenda venga chiarita in sede processuale, non potrà lasciare la città di Roma. Le indagini sono tuttora in corso, comprese quelle condotte dalla difesa, al fine di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

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La svolta nucleare di Giorgia Meloni: "Una promessa elettorale che ignora la realtà"

 

Torniamo a parlare del comizio di Giorgia Meloni all'assise di Confindustria: mai amore fu tanto spassionato tra la Presidenza del Consiglio e l'associazione di punta dei datori di lavoro. I rapporti sono buoni dopo anni di generosi incentivi a vantaggio delle imprese e di detassazioni che hanno fatto felice non solo Confindustria, ma anche buona parte del sindacato. Un comune nemico agita i sonni dei padroni e dell'Esecutivo di destra: questo nemico è rappresentato dall'Unione Europea e dalla sua burocrazia.

Noi crediamo che le ragioni siano invece ben altre. In fondo, i padroni hanno sempre assunto posizioni non isolazioniste, utilizzando l'UE ogni qual volta dovevano arrivare fondi e aiuti economici. Ma la paura genera mostri e un'economia traballante come la nostra necessita di nemici che, all'occorrenza, potrebbero essere i concorrenti cinesi. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: ad esempio, la sospensione delle normative a tutela dell'ambiente, che rappresentano un costo a carico delle imprese.

E non mancano i riferimenti all'energia, al debito comune per finanziare una politica industriale europea, oltre a ricordare il gradimento per quel sistema di detrazioni, deduzioni e sgravi fiscali che sono già stati accordati con grande generosità, pur con risultati deludenti. I ritardi dell'economia europea sono debitamente sminuiti, e ancor più lo sono i limiti macroscopici del sistema industriale italiano.

Meloni, in sostanza, propone un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Nella "burocrazia" potrebbero ritrovarsi le norme in materia di sicurezza e gli adempimenti antimafia; le nostre sono mere supposizioni, ma fin troppe volte ci siamo imbattuti in critiche ingenerose verso un sistema di regole indispensabile. A non funzionare in Italia sono tanti servizi della PA, a causa della carenza di investimenti e di personale, eppure permangono tutti i tetti in materia di assunzioni: su questo punto dovrebbe levarsi la critica alla UE.

Il linguaggio della Meloni è un classico del corteggiamento, nel dipingere il padronato come vittima di incompetenti burocrazie che ne hanno limitato l'azione imprenditoriale. Quando si parla di Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno, non vorremmo che la soluzione futura fossero invece le gabbie salariali e la contrazione dei salari, acuendo le disuguaglianze già esistenti.

Le imprese non sono disposte ad adeguare i salari al costo della vita; chiedono invece di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud, trovando il plauso del Governo. Insomma, sgravi e bonus restano la soluzione di ogni problema.

Chiudiamo sull'energia. Nota è la tentazione nuclearista della Meloni e di parte del padronato italiano. Ipotizzare un nuovo ruolo dell'Italia nella veste di "hub europeo di produzione e di distribuzione di energia a livello continentale" ad oggi sembra una autentica promessa elettorale, non esistendo alcuna infrastruttura per raggiungere questi obiettivi; ci si muove per acquistare gas, derivati ed elettricità a prezzi calmierati, con l'immancabile aiuto statale e pensando che la soluzione sia quella del disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas. L'Italia potrebbe essere produttrice di energie pulite, vista la sua conformazione geografica, ma non sembra che questo interessi molto.

E infatti la Meloni ricorda nel suo intervento:

"Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività. E dunque sono molto determinata su questo."

A distanza di tanti anni dal referendum, la destra punta direttamente all'energia nucleare, avendo un giudizio sulle rinnovabili in linea con i dettami trumpiani. Ma l'Italia, al contrario degli USA, non ha riserve di gas e petrolio: una differenza ragguardevole di cui il Premier italico dovrebbe tenere conto.

Meloni da Confindustria: le "parole magiche" per conquistare i padroni (e l'omissione sul PNRR)

 

Il Giudizio della Meloni e del Governo sulla Unione Europea prima o poi viene sempre a galla  ma se la critica all'operato di Bruxelles avviene con un alleato di prestigio come  Confindustria, l'asse tra padroni e destra diventa preoccupante. Prima di esaminare l'intervento della presidente del Consiglio all'assise padronale proviamo a ragionare sulla congiuntura. In sostanza Confindustria esprime forte preoccupazione per gli scenari internazionali, la crisi energetica, il rincaro di gas e greggio, l'impennata inflazionistica e l'atteso rialzo dei tassi di interesse.
 
Confindustria è preoccupata per consumi e  servizi ma esprime un giudizio assolutamente positivo sugli investimenti del PNNR, sa che la fiducia è in calo, i consumi a rischio se la guerra non si fermerà avendo un impatto assolutamente negativo su aziende e famiglie. E se fino ad oggi l'industria ha tenuto  gli uffici studi padronali intravedono all'orizzonte un deciso peggioramento specie quando gli effetti trainanti del PNRR verranno meno. A preoccupare sono i dati relativi all'industria e ai servizi, non troviamo tuttavia traccia di una autocritica del sistema imprenditoriale le cui responsabilità non andrebbero per altro taciute.
 
Se Confindustria ha i suoi scheletri da nascondere nell'armadio il Governo attacca preventivamente per non rispondere a una domanda dirimente: quali sono i risultati del monitoraggio in corso d'opera della Commissione Ue sugli obiettivi e sui traguardi del PNRR? Un eventuale giudizio negativo quanto peserebbe sulla credibilità del Governo Italiano, potrebbe ritardare il piano di rientro nei parametri del rapporto tra Pil e debito oggetto della procedura di infrazione?

Veniamo all'intervento della Meloni in casa di Confindustria per comprendere le posizioni assunte dal Governo tralasciando tutte le dichiarazioni di circostanza e di pura formalità.
 
Meloni spende le parole giuste all'assise padronale per conquistarsi la platea e non a caso usa le parole giuste per guadagnare subito consenso puntando i dito contro la burocrazia UE.
 
La immagine venduta è quella del Governo dialogante senza pregiudizio alcuno: 
 
Noi viviamo oggi in quella che diversi analisti definiscono l’epoca delle “policrisi”. Cioè uno scenario nel quale crisi che sono di natura diversa, innescate da fattori lontani tra loro, si sommano, si sovrappongono, finiscono per alimentarsi l’una con l’altra, creando una spirale che chiaramente impatta con forza estrema sull’intero ecosistema politico, economico e sociale globale. E nella “policrisi”, instabilità e incertezza non sono una eccezione, diventano la regola, e finiscono per portare a nudo la precarietà dell'ordine mondiale, ma anche per raccontarci e mettere di fronte le troppe vulnerabilità che noi, per anni, ingenuamente e colpevolmente, abbiamo finto di non vedere. 
 
I motivi comuni di preoccupazione in fondo sono sempre gli stessi ossia fermare la inesorabile crisi del Vecchio Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico
Le difficoltà della Ue sono descritte come il risultato di una idea miope che relega la Ue al ruolo di piattaforma commerciale in subordine ad Asia e Usa, detto da un politico che ha sempre evidenziato una paurosa subalternità a Trump fa un certo effetto.
 
Meloni da sempre all'ombra di Usa e Israele bacchetta l'Europa per le fin troppo fragili catene del valore, guadagna consensi tra i padroni quando parla di lunga subalternità del nostro paese a poteri burocratici che non ci fanno crescere omettendo di ricordare che quei poteri hanno concesso i fondi PNRR senza in quali saremmo in piena recessione. Non è credibile un politico che si arrampica sugli specchi cambiando repentinamente posizione a seconda dell'interlocutore di turno e parlando astrattamente di protagonismo quando da anni la economia del paese è stagnante. Ma ripetere le frasi magiche del padronato porta benefici come soffermarsi sulla competitività delle imprese facendo credere che la loro crisi è solo causata da meccanismi burocratici infernali e il peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti.
 
Fin troppo facile leggere la realtà con questo metro parlando di semplificazione e sburocratizzazione come elementi risolutivi e di svolta, la nostra produzione non viene affossata dalla burocrazia ma dal fatto che siamo indietro rispetto ai competitor nei processi innovativi tecnologici, non abbiamo settori di punta, stentiamo a trovare a basso costo i metalli rari, abbiamo un welfare inadeguato e una manifattura  traino della Germania.
 
Manca un indirizzo politico e sociale alla nostra economia e  gli atti di indirizzo della ue sono spesso confusi e prodotto di quell'equilibrismo tra Francia e Germania che schiaccia gli altri paesi, tuttavia prendersela con la burocrazia diventa l'escamotage per sottrarsi alle domande dirimenti. Tutta colpa allora della politica e della burocrazia, Governo e padronato non hanno colpe, le responsabilità sono solo di Bruxelles. Una visione alquanto angusta che mostrerà presto le prime crepe oltre a delegittimare sul nascere l'operato di un Governo che sa solo presentarsi come vittima di congiure e trame per non assumersi le proprie responsabilità.
 
Queste le parole di Giorgia Meloni:
 
Vi assicuro che l’Italia intende tenere il punto su questo tema. Perché anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se noi semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita. Soprattutto, solo se diciamo a chiare lettere che la regola è la libertà: tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito, senza condizioni, senza condizionamenti, senza lacci, senza lacciuoli, senza gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l’iniziativa economica.
È, del resto, il metodo che cerchiamo di seguire anche sul piano nazionale, soprattutto grazie ai preziosi suggerimenti che arrivano dalla Confindustria e dalle altre categorie produttive, come nel caso delle semplificazioni previste nell’ultimo Decreto PNRR, del corposo pacchetto a costo zero e delle proposte che riguardano i Contratti di Sviluppo, sulle quali state lavorando con il Ministro Urso, che saluto e ringrazio.

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