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Arrestato l’ex ballerino di “Amici” Simone Benedetti: “I poliziotti devono morire tutti”. È stato accusato di resistenza e violenza privata aggravata

2 June 2026 at 16:58

L’ex ballerino della terza edizione di “Amici di Maria De Filippi” Simone Benedetti è stato arrestato e portato in tribunale a Roma, ieri 1 giugno. A riportarlo è La Repubblica. Benedetti, domenica 31 maggio, si trovava al Pronto soccorso dell’Aurelia Hospital, dopo essere stato investito da un’auto, e avrebbe iniziato a fumare nella sala d’attesa del reparto. Gli infermieri gli avrebbero fatto notare che era vietato. “Fate una brutta fine, qui faccio saltare tutto, ammazzo te e la tua famiglia”, avrebbe urlato contro una infermiera lanciando il casco e lo lo skateboard.

Poi altre minacce: “Faccio come mi pare, fumo qui dentro. Io vi ammazzo, ammazzo tuo padre e la tua famiglia. Riesco a capire dove abiti e come ti chiami. Goditi gli ultimi giorni di vita. Torno qui e ti ammazzo”.

Il personale ha poi chiamato la polizia, ma il ballerino si sarebbe rivolto agli agenti con aria minacciosa: “Che volete? Chi vi ha chiamato? Andatevene altrimenti vi faccio saltare in aria anche a voi. Per me i poliziotti devono morire tutti”.

L’uomo è stato accusato di resistenza e violenza privata aggravata. Assistito dal suo legale, l’avvocato Giovanni Ferrari, ha dichiarato di aver subito maltrattamenti durante l’arresto, sostenendo di essere stato legato con del nastro adesivo e trascinato a terra. Il giudice ha tuttavia convalidato il provvedimento cautelare. Benedetti, in attesa che la vicenda venga chiarita in sede processuale, non potrà lasciare la città di Roma. Le indagini sono tuttora in corso, comprese quelle condotte dalla difesa, al fine di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

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La svolta nucleare di Giorgia Meloni: "Una promessa elettorale che ignora la realtà"

 

Torniamo a parlare del comizio di Giorgia Meloni all'assise di Confindustria: mai amore fu tanto spassionato tra la Presidenza del Consiglio e l'associazione di punta dei datori di lavoro. I rapporti sono buoni dopo anni di generosi incentivi a vantaggio delle imprese e di detassazioni che hanno fatto felice non solo Confindustria, ma anche buona parte del sindacato. Un comune nemico agita i sonni dei padroni e dell'Esecutivo di destra: questo nemico è rappresentato dall'Unione Europea e dalla sua burocrazia.

Noi crediamo che le ragioni siano invece ben altre. In fondo, i padroni hanno sempre assunto posizioni non isolazioniste, utilizzando l'UE ogni qual volta dovevano arrivare fondi e aiuti economici. Ma la paura genera mostri e un'economia traballante come la nostra necessita di nemici che, all'occorrenza, potrebbero essere i concorrenti cinesi. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: ad esempio, la sospensione delle normative a tutela dell'ambiente, che rappresentano un costo a carico delle imprese.

E non mancano i riferimenti all'energia, al debito comune per finanziare una politica industriale europea, oltre a ricordare il gradimento per quel sistema di detrazioni, deduzioni e sgravi fiscali che sono già stati accordati con grande generosità, pur con risultati deludenti. I ritardi dell'economia europea sono debitamente sminuiti, e ancor più lo sono i limiti macroscopici del sistema industriale italiano.

Meloni, in sostanza, propone un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Nella "burocrazia" potrebbero ritrovarsi le norme in materia di sicurezza e gli adempimenti antimafia; le nostre sono mere supposizioni, ma fin troppe volte ci siamo imbattuti in critiche ingenerose verso un sistema di regole indispensabile. A non funzionare in Italia sono tanti servizi della PA, a causa della carenza di investimenti e di personale, eppure permangono tutti i tetti in materia di assunzioni: su questo punto dovrebbe levarsi la critica alla UE.

Il linguaggio della Meloni è un classico del corteggiamento, nel dipingere il padronato come vittima di incompetenti burocrazie che ne hanno limitato l'azione imprenditoriale. Quando si parla di Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno, non vorremmo che la soluzione futura fossero invece le gabbie salariali e la contrazione dei salari, acuendo le disuguaglianze già esistenti.

Le imprese non sono disposte ad adeguare i salari al costo della vita; chiedono invece di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud, trovando il plauso del Governo. Insomma, sgravi e bonus restano la soluzione di ogni problema.

Chiudiamo sull'energia. Nota è la tentazione nuclearista della Meloni e di parte del padronato italiano. Ipotizzare un nuovo ruolo dell'Italia nella veste di "hub europeo di produzione e di distribuzione di energia a livello continentale" ad oggi sembra una autentica promessa elettorale, non esistendo alcuna infrastruttura per raggiungere questi obiettivi; ci si muove per acquistare gas, derivati ed elettricità a prezzi calmierati, con l'immancabile aiuto statale e pensando che la soluzione sia quella del disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas. L'Italia potrebbe essere produttrice di energie pulite, vista la sua conformazione geografica, ma non sembra che questo interessi molto.

E infatti la Meloni ricorda nel suo intervento:

"Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività. E dunque sono molto determinata su questo."

A distanza di tanti anni dal referendum, la destra punta direttamente all'energia nucleare, avendo un giudizio sulle rinnovabili in linea con i dettami trumpiani. Ma l'Italia, al contrario degli USA, non ha riserve di gas e petrolio: una differenza ragguardevole di cui il Premier italico dovrebbe tenere conto.

Meloni da Confindustria: le "parole magiche" per conquistare i padroni (e l'omissione sul PNRR)

 

Il Giudizio della Meloni e del Governo sulla Unione Europea prima o poi viene sempre a galla  ma se la critica all'operato di Bruxelles avviene con un alleato di prestigio come  Confindustria, l'asse tra padroni e destra diventa preoccupante. Prima di esaminare l'intervento della presidente del Consiglio all'assise padronale proviamo a ragionare sulla congiuntura. In sostanza Confindustria esprime forte preoccupazione per gli scenari internazionali, la crisi energetica, il rincaro di gas e greggio, l'impennata inflazionistica e l'atteso rialzo dei tassi di interesse.
 
Confindustria è preoccupata per consumi e  servizi ma esprime un giudizio assolutamente positivo sugli investimenti del PNNR, sa che la fiducia è in calo, i consumi a rischio se la guerra non si fermerà avendo un impatto assolutamente negativo su aziende e famiglie. E se fino ad oggi l'industria ha tenuto  gli uffici studi padronali intravedono all'orizzonte un deciso peggioramento specie quando gli effetti trainanti del PNRR verranno meno. A preoccupare sono i dati relativi all'industria e ai servizi, non troviamo tuttavia traccia di una autocritica del sistema imprenditoriale le cui responsabilità non andrebbero per altro taciute.
 
Se Confindustria ha i suoi scheletri da nascondere nell'armadio il Governo attacca preventivamente per non rispondere a una domanda dirimente: quali sono i risultati del monitoraggio in corso d'opera della Commissione Ue sugli obiettivi e sui traguardi del PNRR? Un eventuale giudizio negativo quanto peserebbe sulla credibilità del Governo Italiano, potrebbe ritardare il piano di rientro nei parametri del rapporto tra Pil e debito oggetto della procedura di infrazione?

Veniamo all'intervento della Meloni in casa di Confindustria per comprendere le posizioni assunte dal Governo tralasciando tutte le dichiarazioni di circostanza e di pura formalità.
 
Meloni spende le parole giuste all'assise padronale per conquistarsi la platea e non a caso usa le parole giuste per guadagnare subito consenso puntando i dito contro la burocrazia UE.
 
La immagine venduta è quella del Governo dialogante senza pregiudizio alcuno: 
 
Noi viviamo oggi in quella che diversi analisti definiscono l’epoca delle “policrisi”. Cioè uno scenario nel quale crisi che sono di natura diversa, innescate da fattori lontani tra loro, si sommano, si sovrappongono, finiscono per alimentarsi l’una con l’altra, creando una spirale che chiaramente impatta con forza estrema sull’intero ecosistema politico, economico e sociale globale. E nella “policrisi”, instabilità e incertezza non sono una eccezione, diventano la regola, e finiscono per portare a nudo la precarietà dell'ordine mondiale, ma anche per raccontarci e mettere di fronte le troppe vulnerabilità che noi, per anni, ingenuamente e colpevolmente, abbiamo finto di non vedere. 
 
I motivi comuni di preoccupazione in fondo sono sempre gli stessi ossia fermare la inesorabile crisi del Vecchio Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico
Le difficoltà della Ue sono descritte come il risultato di una idea miope che relega la Ue al ruolo di piattaforma commerciale in subordine ad Asia e Usa, detto da un politico che ha sempre evidenziato una paurosa subalternità a Trump fa un certo effetto.
 
Meloni da sempre all'ombra di Usa e Israele bacchetta l'Europa per le fin troppo fragili catene del valore, guadagna consensi tra i padroni quando parla di lunga subalternità del nostro paese a poteri burocratici che non ci fanno crescere omettendo di ricordare che quei poteri hanno concesso i fondi PNRR senza in quali saremmo in piena recessione. Non è credibile un politico che si arrampica sugli specchi cambiando repentinamente posizione a seconda dell'interlocutore di turno e parlando astrattamente di protagonismo quando da anni la economia del paese è stagnante. Ma ripetere le frasi magiche del padronato porta benefici come soffermarsi sulla competitività delle imprese facendo credere che la loro crisi è solo causata da meccanismi burocratici infernali e il peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti.
 
Fin troppo facile leggere la realtà con questo metro parlando di semplificazione e sburocratizzazione come elementi risolutivi e di svolta, la nostra produzione non viene affossata dalla burocrazia ma dal fatto che siamo indietro rispetto ai competitor nei processi innovativi tecnologici, non abbiamo settori di punta, stentiamo a trovare a basso costo i metalli rari, abbiamo un welfare inadeguato e una manifattura  traino della Germania.
 
Manca un indirizzo politico e sociale alla nostra economia e  gli atti di indirizzo della ue sono spesso confusi e prodotto di quell'equilibrismo tra Francia e Germania che schiaccia gli altri paesi, tuttavia prendersela con la burocrazia diventa l'escamotage per sottrarsi alle domande dirimenti. Tutta colpa allora della politica e della burocrazia, Governo e padronato non hanno colpe, le responsabilità sono solo di Bruxelles. Una visione alquanto angusta che mostrerà presto le prime crepe oltre a delegittimare sul nascere l'operato di un Governo che sa solo presentarsi come vittima di congiure e trame per non assumersi le proprie responsabilità.
 
Queste le parole di Giorgia Meloni:
 
Vi assicuro che l’Italia intende tenere il punto su questo tema. Perché anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se noi semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita. Soprattutto, solo se diciamo a chiare lettere che la regola è la libertà: tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito, senza condizioni, senza condizionamenti, senza lacci, senza lacciuoli, senza gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l’iniziativa economica.
È, del resto, il metodo che cerchiamo di seguire anche sul piano nazionale, soprattutto grazie ai preziosi suggerimenti che arrivano dalla Confindustria e dalle altre categorie produttive, come nel caso delle semplificazioni previste nell’ultimo Decreto PNRR, del corposo pacchetto a costo zero e delle proposte che riguardano i Contratti di Sviluppo, sulle quali state lavorando con il Ministro Urso, che saluto e ringrazio.

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