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Riforma medici: Schillaci una ne fa (forse), cento ne “canna” (sicuramente)

11 June 2026 at 17:55

Siamo alle comiche ormai con la nuova riforma della medicina di base tanto studiata, proposta e subito ritirata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Anche l’accordo Stato-Regioni, basilare per la gestione della salute pubblica, va in disaccordo seppur dovrebbero parlare con una bandiera conosciuta che sventola dalla stessa parte. Guido Bertolaso, infatti, dice che è una “vicenda avvilente”. Non si comprendono nemmeno fra colleghi.

Ma vogliono capire Bertolaso e Schillaci che non esistono i medici di base? Vogliono capire che se si chiede a quei pochi che ci sono di diventare pubblici diranno sempre di no appoggiati dai sindacati e dagli Ordini dei medici i cui presidenti vengono “solo” eletti da loro? Vogliono capire che non riusciranno ad obbligarli ad andare nelle case di comunità, isole nel deserto costose ed inutili al bene comune?

Ma Schillaci rilancia: “Entro il 30 giugno apriremo le case di comunità. Confido nel senso di responsabilità dei sanitari”.

Abbiamo avuto anni per aver accettato gli obblighi del Pnrr che ci imponeva di aprire in Italia 1288 case su tutto il territorio entro il 30 giugno 2026 per un costo complessivo stimato di 2 miliardi di euro. Ora, con l’acqua alla gola, il ministro confida nei colleghi. Ma Schillaci, tu che puoi dal posto che occupi, lo capisci o no che occorre veramente svoltare e non affidarsi alla fiducia nei colleghi?

Una nuova facoltà, Medicina del Territorio, cinque anni secchi solo per fare i medici di base presso strutture ospedaliere, meglio se solo pubbliche, tutti dipendenti statali, a contatto con tutta la medicina specialistica per portare salute vera ai cittadini. Non parole inutili, utili solo alle prossime elezioni. Anzi ormai neppure a quelle. Se per caso vuoi invitarmi a Roma vengo a schiarirti le idee.

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Siamo alle solite: scelte sbagliate in sanità che fanno sprecare soldi

4 June 2026 at 05:50

Nuova legge, nuovo inganno: i cittadini come al solito gabbati. Prendo spunto da un articolo di Milena Gabanelli sul Corsera dal titolo emblematico: lo Stato ora paga i farmaci più di quanto costano! “E’ in questo contesto che va letta la modifica al sistema voluta dal governo Meloni e dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista con delega alla farmaceutica. Un meccanismo in cui, fino agli 8 euro a confezione, più il prezzo del farmaco è basso maggiore è il margine di guadagno.”

In pratica se il prezzo del farmaco si abbassa il SSN lo paga di più alle farmacie a scapito di altre spese. Io credo invece che lo Stato da subito debba andare alla ricerca di spese inutili, non aggiungerne, come ad esempio il caso che ricorderete di Avastin-Lucentis, due farmaci sovrapponibili per efficacia clinica ma con enorme differenza di prezzo, fino a settanta volte, a scapito delle casse pubbliche che io, insieme all’aiuto di Sabrina Giannini, di Report e del Corsera, sono riuscito a risolvere.

E c’è di più. Perché lo Stato non si organizza e invia direttamente al domicilio del cittadino-paziente almeno le terapie croniche con risparmio almeno del 30%? Ovviamente un sistema tipo History Health bloccherebbe l’invio se non ci si sottopone ai programmati controlli di una medicina di base efficace e non relegata spesso solo a ricopiare ricette croniche inutili.

Naturalmente per l’accordo Stato-Regioni per cui le spese economiche sono di derivazione locale, su controllo del centrale, anche la Regione Lombardia, proprio in questi giorni, riferisce di aver raggiunto la possibilità di acquisti centralizzati nella sanità ma i costi aumentano! Un ossimoro, altri soldi sprecati.

Nel documento del 30 aprile 2026 la centrale unica regionale, pensata per fare massa critica e spuntare prezzi migliori, viene descritta come un fattore di rigidità: meno fornitori, meno concorrenza, prezzi che non scendono. Anche di questo parlai molti anni addietro in un articolo di Thomas Mackinson il cui titolo è attualissimo: “Appalti, azzeccare il vincitore è un gioco. Il nome in un cassetto della redazione”

Senza un valido sistema di controllo indipendente a livello regionale e nazionale il sistema si ammalerà sempre più senza avere le risorse utili al bene comune.

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