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Presidentes de Italia y Corea del Sur sostuvieron encuentro en Roma

11 June 2026 at 17:48

Roma, 11 jun (Prensa Latina) El presidente de Italia, Sergio Mattarella, sostuvo hoy en el Palacio del Quirinal, de esta capital, conversaciones con su homólogo surcoreano, Lee Jae Myung, en interés del fortalecimiento de los vínculos bilaterales.

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Travaglio a La7: “Dare ragione a Minetti e chiedere scusa? Ma neanche per sogno. La grazia da Mattarella non andava data, punto”

10 June 2026 at 08:17

La grazia a Nicole Minetti non andava data. Questo è il punto di partenza“. Così a Dimartedì (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde al conduttore Giovanni Floris circa la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia coinvolta nell’inchiesta sul caso Ruby e condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione minorile e peculato.

Floris suggerisce che, in mancanza di nuovi testimoni, al Fatto Quotidiano non resterebbe che dare ragione a Nicole Minetti, chiedere scusa e archiviare la vicenda.
Il direttore smentisce assolutamente: “Ma nemmeno per sogno. Noi siamo partiti dal fatto che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a una signora pregiudicata per favoreggiamento della prostituzione e per peculato, che non ha scontato un minuto dei tre anni e undici mesi che doveva scontare, non in carcere ma ai servizi sociali“.
La misura di clemenza si basava su due presupposti indicati dalla Procura: che Minetti avesse cambiato vita e che non potesse svolgere i servizi sociali perché costretta a seguire le cure del figlio adottivo in America, visto che in Italia non sarebbe stato possibile curarlo. Travaglio spiega che entrambi i presupposti sono falsi: “La Minetti non ha cambiato vita e i due ospedali tirati in ballo ci hanno detto: “Nessuno ci ha mai chiesto di curarlo”. Peraltro ci sono altri 9 ospedali in Italia che avrebbero potuto curarlo”.

Floris chiede se l’affermazione sul mancato cambiamento di vita si fondi solo sulla testimonianza di Graciela Torres. Travaglio risponde: “No, questo in base a plurimi elementi”. Ricorda il reportage pubblicato dal mensile FQ Millennium nel 2017 in un locale di Ibiza di proprietà di Giuseppe Cipriani, dove Minetti era presente insieme a “signorine allegre a disposizione dei clienti vip”, le stesse scene descritte nelle indagini su casa Berlusconi e poi nella villa di Cipriani in Uruguay.

Quando Floris insiste che il giornale dovrebbe trovare altri testimoni per uscire dall’angolo, il direttore replica deciso: “No,non dobbiamo trovare niente, dobbiamo difenderci nelle due cause che ci fanno portando tutto ciò che abbiamo già portato sul giornale“.
E cita un ulteriore riscontro: mentre Graciela Torres firmava l’atto di ritrattazione davanti al notaio, l’inviato del Fatto in Uruguay individuava tre autisti che facevano la navetta dal ranch di Cipriani al bordello White di Punta del Este, “portando quattro, tre, cinque prostitute per volta: sempre lo stesso contesto”.
“Naturalmente può esserci un complotto mondiale e tutte le persone che tu senti ti raccontano sempre la stessa storia – conclude Travaglio – oppure potrebbe essere che qualcuno certe verità non le abbia volute sentire“.

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Caso Minetti e il giornalismo da sottosuolo: le lezioni di chi scrive senza sapere (e a volte senza nemmeno capire) | il commento

9 June 2026 at 16:19

Il Fatto Quotidiano dovrebbe chiedere scusa”. È Paolo Mieli, decano dei giornalisti italiani, che offre a Marco Travaglio la possibilità di divenire un salice piangente, che lo faccia apparire finalmente genuflesso e con lui il giornale, e col giornale tutti coloro che hanno pensato che il caso Minetti sia stata la più clamorosa anche un po’ vergognosa storia d’appendice del fantastico mondo di Silvio B. Mieli inaugura così la più vasta operazione di prossimità del giornalismo da sottosuolo. In definitiva un’opera di scavo al contrario, dove il viceversa diviene destino e il protagonista della vicenda, cioè il principio, si riduce a ospite inatteso, testimone muto, corpo invisibile.

Infatti la notizia della grazia, presa in sé, presto sparisce dalle note d’agenzia. Non è più la decisione del presidente della Repubblica ad essere commentata, favorevolmente o meno. Le forze giornalistiche, raggruppate in una sorta di invincibile armata contro questo giornale, sorprese dall’audacia, nel tempo a loro dire divenuta incoscienza, definiscono il nostro lavoro come una truce abilità alla denigrazione. Di chi? Della Minetti, forse, di Mattarella sicuramente. Si è così venuto a disporre, nello sviluppo del confronto, la pianta organica del giornalismo da sottosuolo. È una tecnica che capovolge i principi e rinuncia a valutare i fatti, a rispondere alle memorabili cinque domande di chi si avvicina a questo mestiere: cosa è accaduto, per mano di chi, dove, come, quando e perché. Inizia il Domani a indagare sull’inchiesta del Fatto, a svolgere accertamenti sul nostro accertamento dimenticando l’oggetto: perché Nicole Minetti ha ricevuto la grazia? Perchè il suo nome è stato scelto tra le migliaia di domande giunte al Quirinale? E poi: la grazia si fondava su una condizione ( il figlio incurabile in Italia) rivelatasi vera o meno? E infine: il lifestyle uruguaiano, il Gin Tonic, il ranch da mille e una notte, le feste rispondano a verità o a fantasia.

Il Domani ha fatto trasmigrare la mendacia da lei a noi, proponendo una sperimentazione del contrario, dell’ignoto rispetto al noto. Il figlio di Minetti poteva o no essere curato in Italia? La massaggiatrice Graciela ha detto la verità o la bugia al Fatto? E il Fatto ha preso per oro colato le sue parole o le ha verificate. Infine: lo stile di vita, le feste, l’immagine del ranch erano conosciute in Uruguay già prima della concessione della grazia oppure no? La notizia capovolta era che avessimo denigrato per abitudine all’odio. La valutazione antropologica delle abilità giornalistiche nostre è del Foglio che mira, nella consueta rassegna, a sondare la crisi ormonale del giornalismo del Fatto, la spudoratezza come sintomo di una malattia esecrabile, fuori dal recinto della salute pubblica. Il Fatto, ovvero il Falso, ovvero il Fango. Sulle effe i colleghi del Foglio hanno prodotto una meritoria partitura affidandoci il senso della loro disistima e naturalmente fregandosene dei fatti giacché loro scrivono solo gli antefatti e non si perdono nelle cronache della vita. Del perché alla Minetti sia stato concesso un provvedimento di clemenza non avendo nessuno dei requisiti previsti a loro frega zero. Nulla. Siamo sotto lo zero di interesse fogliante rispetto al successivo quesito: perché Sergio Mattarella, sempre prudentissimo e misurato, si è reso protagonista di un atto che, col senno del poi, macchia la sua figura, colpisce il suo prestigio e costituisce il primo serio inciampo.

Per chi tifa Maurizio Belpietro, il direttore de la Verità? Ma per Nicole Minetti logicamente! E cosa si augura Belpietro? Che il Fatto, magari coperto di decreti ingiuntivi, si ritrovi a essere lobotomizzato dal rude Cipriani, il newyorkese super ricco. Libero, al cui timone è da pochi giorni è approdato Alessandro Sallusti al quale, guarda tu il destino, il Quirinale nel 2012 concesse la clemenza (pena detentiva commutata in pena pecuniaria), vorrebbe Travaglio sul patibolo o, in mancanza, in qualche spiaggia di Guantanamo. È tutto un corri corri ad aiutare Minetti, a sollevare Mattarella da ogni responsabilità e ad accusare il Fatto di ogni nefandezza. Così lHuffington Post si chiede dove mai sia giunto il diritto di critica allungandosi fino al punto di non indietreggiare davanti a una ritrattazione della massaggiatrice in una confessione giurata davanti al notaio. Volete di più? Volete davvero arrivare al punto di non credere che la massaggiatrice si è sbagliata, ha visto gatti e li ha scambiati per orchi, donne per escort? Nemmeno davanti al qui pro quo il Fatto si ferma, e l’Huffington chiede allora l’intervento dell’ordine dei giornalisti o di qualcuno che fermi i cronisti e soprattutto tagli le mani a quelli del Fatto. E la reputazione? Le risposte al prossimo ciclo di lezioni, questa volta sul giornalismo impressionista giacché non è necessario capire ciò che si scrive.

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Nordio e il caso Minetti: “Pd caduto nel tranello. Non ce l’avevano con me, il bersaglio era Mattarella”

6 June 2026 at 16:47

“L’attacco che ha fatto il Fatto, l’avrebbe capito un bambino, non era contro di me, era contro il capo dello Stato”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ritorna così sul caso Nicole Minetti e la grazia concessa dal Quirinale. Che non verrà revocata dopo che la procura generale di Milano ha valutato di non avviare una rogatoria per approfondire gli elementi emersi dall’inchiesta giornalistica e dopo che il Colle aveva chiesto approfondimenti urgenti. Alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia il Guardasigilli tenta un affondo che arriva pochi giorni dopo la chiusura dell’istruttoria sull’ex consigliera regionale lombarda, protagonista delle vicende giudiziarie legate al caso Ruby e alle serate di Arcore, e condannata in via definitiva.

“Mentre l’attacco a un ministro da parte dell’opposizione può essere anche comprensibile e prevedibile, quello che ho trovato indecoroso e intollerabile è stato proprio l’attacco al Capo dello Stato”, ha continuato. “Avevo letto tutti gli atti” e “si capiva benissimo che era tutto regolare. Però bene e doverosamente ha fatto il Quirinale a chiedere a noi un supplemento di istruttoria”, ha continuato Nordio ricordando che “le indagini si fanno attraverso la procura generale. Così è stato e, dopo quasi un mese di intensa e molto competente indagine, i risultati sono quelli che avete visto“.

Per Nordio, la vicenda sarebbe ormai archiviata. “A questo punto la questione è risolta, forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria ma credo che sia risolta“, ha affermato. E ha riservato parole particolarmente dure al Partito democratico, che aveva chiesto le dimissioni del ministro sulla gestione della pratica anche se solo dopo la richiesta di chiarimenti del Colle: “Rimane il fatto che è stupefacente come un partito serio come il Pd sia caduto nel tranello di queste sconsiderate accuse che si sono rivelate infondate e che ora penso li stiano coprendo di ridicolo”. Le parole del ministro arrivano al termine di una vicenda che, però, ha avuto una genesi più complessa di quanto oggi lasci intendere il governo.

La grazia a Nicole Minetti era stata concessa da Sergio Mattarella nel febbraio scorso per ragioni umanitarie legate alle condizioni di salute del figlio adottivo della ex consigliera regionale. Successivamente un’inchiesta del Fatto Quotidiano aveva sollevato dubbi su alcuni degli elementi contenuti nell’istanza di clemenza, a partire dalla procedura di adozione del minore in Uruguay e da altri aspetti della situazione personale dell’ex collaboratrice di Silvio Berlusconi.

Le rivelazioni avevano provocato la reazione del Quirinale con la richiesta al ministero della Giustizia e agli uffici competenti ulteriori verifiche sulla fondatezza delle informazioni emerse sulla stampa, per accertare che non vi fossero state falsità o omissioni nella pratica che aveva portato alla concessione della grazia.

Da quel momento la Procura generale di Milano ha svolto accolto le indagini difensive e svolto approfondimenti, ritenendo di aver verificando la regolarità dell’adozione, le condizioni sanitarie del bambino (affetto da una patologia curabile in Italia) e l’assenza di procedimenti giudiziari a carico di Minetti all’estero. Al termine degli accertamenti, i magistrati hanno concluso che non erano emersi elementi tali da mettere in discussione il provvedimento di clemenza. Sulla base di queste conclusioni, il Quirinale ha fatto sapere di non ravvisare motivi per una rivalutazione della grazia e ha confermato la fiducia nell’operato della magistratura.

È a questo punto che Nordio ha scelto di trasformare la chiusura dell’istruttoria in una polemica politica. Secondo il ministro, le accuse rivolte alla gestione del dossier si sarebbero rivelate infondate e avrebbero finito per coinvolgere impropriamente il presidente della Repubblica. Senza gli articoli del Fatto Quotidiano e senza i dubbi sollevati dalla stampa, non ci sarebbe stata la richiesta di nuovi accertamenti da parte del Quirinale. Ed è stato proprio Mattarella, non l’opposizione, a ritenere necessario un supplemento di verifiche su una pratica che portava la sua firma. Accertamenti che alla fine avrebbero confermato la correttezza formale della procedura, ma che hanno trasformato una grazia concessa nel più assoluto riserbo in uno dei casi politici più discussi degli ultimi mesi.

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Caso Minetti, il comunicato del Quirinale: “Mattarella ha preso atto delle conclusioni della Procura. Nessun motivo per rivalutare la grazia”

4 June 2026 at 14:30

La grazia a Nicole Minetti resta. “Non ci sono motivi per rivalutarla”. È questa la presa di posizione di Sergio Mattarella in un comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica, dopo gli accertamenti sollecitati dallo stesso Quirinale in seguito agli articoli del Fatto Quotidiano. La decisione del Capo dello Stato era attesa alla luce di quanto prodotto dalla Procura Generale di Milano, che mercoledì aveva chiuso le porte concludendo al termine della nuova istruttoria – e citando le indagini difensive della stessa ex consigliera regionale lombarda e del suo compagno Giuseppe Cipriani, senza considerare la testimonianza di una massaggiatrice che aveva parlato con Il Fatto – che il quadro era rimasto invariato rispetto al primo parere: nessun festino con escort e droga nel ranch uruguaiano della coppia, ma solo incontri conviviali.

“L’Autorità Giudiziaria competente ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti”, ricorda il Quirinale parlando di “accurate verifiche in ogni direzione necessaria” attraverso polizia e Interpol “giungendo alla conclusione” che le notizie alla base dei dubbi del Fatto “non corrispondono al vero”. Il presidente della Repubblica “ringrazia” il ministero della Giustizia per aver “sollecitamente provveduto” a disporre gli accertamenti e spiega di aver “preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella magistratura”.

Il comunicato del Quirinale prosegue con una rivendicazione: “Da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti”, il presidente la “concede abitualmente” e lo fa “senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”. In particolare, il riferimento è alle critiche sulla “segretezza” del provvedimento. Nel caso di Minetti, il Quirinale “non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”. Durante il mandato presidenziale in corso, conclude il Colle, “da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica – conclude la nota – osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.

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