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Weekend nero sulle Alpi, 7 escursionisti morti in 24 ore tra Cervino, Monte Bianco, Brenva e Gran Paradiso

13 June 2026 at 14:00

Si aggrava il bilancio di questo weekend degli incidenti mortali sulle Alpi. Dopo i tre alpinisti morti il 12 giugno sul Gran Paradiso, nella mattinata del 13 giugno sono deceduti altri quattro escursionisti: due sul versante francese del Monte Bianco, uno sul Cervino e un altro ancora nella zona del ghiacciaio della Brenva.

Le prime due vittime si trovavano lungo la cresta Kuffner del Mont Maudit: sul posto è intervenuto il Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne, ovvero il soccorso alpino della gendarmeria, che ha recuperato le due salme, trasferite all’obitorio del cimitero di Chamonix. Gli alpinisti deceduti stavano scalando una parete e hanno perso la vita per cause ancora da accertare. Un alpinista straniero è deceduto, invece, nella mattinata di sabato sul Cervino. Il corpo è stato recuperato dai soccorritori svizzeri dell’Air Zermatt, in raccordo con il soccorso alpino valdostano, ed stato trasportato ad Aosta. In corso anche le operazioni per riportare a valle il compagno di cordato rimasto illeso. L’incidente, di cui non è ancora nota la dinamica, è avvenuto sul Pic Tyndall, sulla via normale di salita ai 4.478 metri della “Grande Becca”. Gli accertamenti sono condotti dai finanzieri del Sagf di Breuil-Cervinia. Sempre sabato il soccorso alpino valdostano ha effettuato anche interventi sul ghiacciaio della Brenva, sul massiccio del Monte Bianco, dove ha recuperato il corpo di un altro escursionista deceduto. La salma è stata trasportata a Courmayeur per le operazioni di riconoscimento

Le quattro vittime si aggiungono alla lista di un weekend nero sulla Alpi: i tre alpinisti morti il 12 giugno – dopo essere precipitati dal Gran Paradiso, sul versante della Valle d’Aosta – erano tutti trentini e i loro corpi sono stati recuperati sabato mattina grazie a un localizzatore Gps per poi essere trasportati ad Aosta. Sono Antonio Sardano, 49 anni, Sergio Martinelli, di 29, e Michael Zenatti, di 39. Le vittime avevano dormito al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, a 2.750 metri di quota, per partire alle tre di mattina verso la cima a oltre 4mila metri. La chiamata di soccorso è giunta alla centrale unica di Aosta poco dopo le 19.30, per il loro mancato rientro. Secondo la prima ricostruzione dei finanzieri del Sagf di Entreves, uno di loro potrebbe essere scivolato, trascinando a valle gli altri due compagni di cordata.

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Tra alpinisti sono morti precipitando dalla parete Nord del Gran Paradiso: “Due sono italiani”

12 June 2026 at 21:32

Tre alpinisti sono morti dopo essere precipitati dal Gran Paradiso, sul versante della Valle d’Aosta. Secondo quanto si apprende due di loro sono italiani e sarebbero precipitati per quattrocento metri lungo la parete Nord.

Dopo aver dormito al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, a 2.750 metri di quota, sono partiti venerdì mattina, alle tre circa, in direzione della cima (4.061 metri). La chiamata di soccorso è arrivata alla centrale unica di Aosta poco dopo le 19.30, per il loro mancato rientro. Sono immediatamente partite le operazioni del soccorso alpino valdostano e del soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves. Grazie anche a un localizzatore Gps, attivato da uno degli alpinisti, i corpi sono stati individuati a una quota di circa 3.600 metri.

La salita, classificata come “Abbastanza Difficile Superiore” e “Difficile Inferiore”, richiede un’ottima preparazione fisica, tecnica e la conoscenza dell’ambiente d’alta quota. A fine maggio, sempre sulla parete Nord del Gran Paradiso, in un incidente era morto un altro alpinista.

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Foto de acampamento no Everest expõe lixo e gera críticas à superlotação

Uma imagem compartilhada pela alpinista russa Angelina Angelova chamou atenção nas redes sociais ao mostrar a quantidade de resíduos acumulados no Acampamento IV do Monte Everest. Localizado a 7.900 metros de altitude, o ponto é a última parada dos escaladores antes da subida final ao cume da montanha.

Ao divulgar a foto, Angelova destacou que os materiais espalhados ao redor das barracas seriam vestígios deixados por expedições anteriores. A publicação rapidamente viralizou e gerou milhares de comentários cobrando medidas mais rígidas para preservar a região.

A repercussão reacendeu críticas sobre a crescente presença humana no Everest. Em maio deste ano, o lado nepalês da montanha registrou um recorde: 274 pessoas alcançaram o topo em um único dia. Ao longo da temporada, o Nepal emitiu 494 permissões de escalada, cada uma vendida por cerca de US$ 15 mil.

Registro feito a quase 8 mil metros de altitude mostra resíduos espalhados no último acampamento | Foto: Reprodução/Instagram

Especialistas alertam que o aumento do fluxo de visitantes contribui não apenas para o acúmulo de lixo, mas também para congestionamentos perigosos na chamada “zona da morte”, área próxima ao cume onde a concentração de oxigênio é extremamente baixa.

Nos últimos anos, o governo nepalês tem adotado iniciativas para minimizar os impactos ambientais. Dados do Exército do Nepal apontam que mais de 110 toneladas de resíduos foram retiradas das montanhas entre 2019 e 2023 por meio de campanhas de limpeza.

Outro desafio enfrentado pelas autoridades é o descarte de dejetos humanos. Desde 2024, os escaladores são obrigados a utilizar sacos específicos para armazenar as fezes e transportá-las de volta ao final da expedição. A medida foi criada para reduzir a contaminação em uma das regiões mais visitadas do Himalaia.

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