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Primo sciopero della cultura in Italia contro la struttura del sistema: poca conoscenza e scarsa trasparenza

12 June 2026 at 18:04

Nelle ultime due settimane, il settore culturale italiano s’è caratterizzato per una complessiva sonnolenza, forse provocata anche dalla calura estiva… A fronte di una crisi diffusa e pervasiva, sembra prevalere rassegnazione. Anzi, mestizia.

Nella giornata di venerdì 12 giugno… un sussulto: è stato proclamato dalla Cgil un inedito “sciopero della cultura”, iniziativa mai promossa in passato in Italia. Ha dichiarato Maurizio Landini, leader della Confederazione: “i lavoratori rivendicano il riconoscimento della dignità economica e professionale, negata paradossalmente proprio nel nostro Paese. E condannano i tagli alla spesa culturale, la precarietà strutturale, i salari bassi e le tutele insufficienti”. Fp Cgil e NIdiL (Nuove Identità di Lavoro) Cgil chiedono “contratti di filiera giusti, la reinternalizzazione dei servizi, la stabilizzazione dei lavoratori, tutele adeguate per i lavoratori discontinui, il contrasto all’abuso del lavoro autonomo e maggiori investimenti nel settore culturale”.

È la prima volta nella storia del Paese in cui scioperano tutti insieme: personale dei musei, biblioteche, archivi, teatri, ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell’editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale. Si sono tenuti per l’intera giornata presidi in diverse città italiane: agli Uffizi un intero piano ha chiuso, così come hanno chiuso una decina di padiglioni della Biennale di Venezia, biblioteche e musei civici o universitari, musei statali, archivi di Stato e tante mostre private…

Non è possibile stimare l’adesione complessiva all’iniziativa, anche perché l’“universo” del “lavoro culturale” non è mai stato oggetto in Italia di adeguato studio ed approfondita analisi (non vi è nemmeno una risposta scientificamente validata su quanti siano realmente i lavoratori del sistema culturale): si tratta peraltro di realtà policentriche e multidimensionali, che oscillano tra la “stabilità” delle istituzioni museali alle infinite forme di precarietà, basti pensare agli attori teatrali.

“Nonostante le precettazioni, il comportamento di tante istituzioni che hanno scelto di non informare sullo sciopero, la parcellizzazione del lavoro, oggi stiamo scioperando a migliaia. Non c’è tutela e non c’è valorizzazione del patrimonio culturale senza salari adeguati per chi ci lavora. Gli amministratori, dagli enti locali al Governo, devono ascoltarci. Si alzino i salari, non i biglietti”, hanno dichiarato le attiviste del movimento “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” dalle piazze…

Il deficit di conoscenza riguarda non soltanto la dimensione lavorativa, ma la struttura stessa del sistema culturale italiano, il suo assetto economico-organizzativo: eclatante, ai limiti dell’incredibile, la dinamica del settore cinematografico e audiovisivo… In gestazione a Montecitorio una nuova legge per il settore (incardinata presso la VII Commissione, presieduta da Federico Mollicone di Fratelli d’Italia), ma a metà 2026 non è ancora stata pubblicata – come ho già denunciato anche su questo blog – la relazione annuale che il Ministero della Cultura deve trasmettere al Parlamento, ovvero la “valutazione di impatto” per l’anno… 2024 (nota bene: duemilaventiquattro)!

Questa relazione doveva essere trasmessa a Camera e Senato entro settembre 2025, e a distanza di nove mesi da questo termine (previsto dalla stessa Legge n. 220 del 2016, la cosiddetta “Legge Franceschini”) è ancora misteriosamente custodita nella cassaforte della Direzione Cinema e Audiovisivo, guidata dall’estate del 2025 da Giorgio Carlo Brugnoni, che è anche Vice Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura, anomalia più unica che rara nella P.A. italiana (una combinazione di incarichi tra ruolo “amministrativo” e ruolo “politico”), denunciata il 3 giugno scorso dalla Cisl e Flp e Unsa. Conterrà forse dati pericolosi o finanche esplosivi?!

Va ricordato che nelle precedenti edizioni della “valutazione” non è mai stato segnalato il crash ovvero il collasso contabile da centinaia di milioni di euro del “tax credit”… Un esempio sintomatico del (mal) governo del sistema, ovvero – nel caso in ispecie – di una pubblica amministrazione estremamente lenta, che ritarda i processi gestionali, mettendo in ginocchio migliaia di produttori, organizzatori culturali ed artisti, ed ostacola paradossalmente la stessa “politica”, allorquando non mette a disposizione un minimo di strumentazione tecnica per comprendere come correggere la rotta, in un settore che attraversa una delle fasi più critiche della sua storia…

Si naviga a vista, si governa nasometricamente. Non che ai tempi del centro-sinistra le cose andassero granché meglio, ma certamente il centro-destra non ha promosso quella “tecnocrazia” (e “meritocrazia”) che pure era stata sventolata come vessillo del cambiamento possibile, in primis dalla Premier Giorgia Meloni durante la campagna elettorale.

Nel mentre il cinema italiano boccheggia, la produzione arranca, al Festival di Cannes veniamo ignorati… si organizzano simpatiche iniziative come la seconda edizione dell’“Italian Global Series Festival 2026”, che si terrà dal 3 all’11 luglio 2026 a Rimini e Riccione, un festival ideato e organizzato dall’Apa ovvero l’Associazione Produttori Audiovisivi, presieduta da Chiara Sbarigia, che è stata anche Presidente di Cinecittà spa fino a giugno 2025. Festival realizzato in collaborazione con Cinecittà – giustappunto – assieme a Regione Emilia-Romagna, Siae, Enel, Gruppo Fs, ecc.

Quanto costa questa kermesse?! Quali risultati reali produce?! Non è dato sapere. Trasparenza zero, ancora una volta, anche nell’utilizzazione del pubblico danaro: secondo quanto risulta il Ministero della Cultura le assegna 2 milioni di euro, con una sorta di affidamento diretto all’Apa, attraverso i misteriosi “progetti speciali” di Cinecittà. Si tratta di un evento “fortemente voluto” (si legge nei comunicati stampa) dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, che casualmente ha in Emilia-Romagna il collegio elettorale che le ha assegnato il seggio senatoriale.

Questa ennesima kermesse è realmente utile per la promozione del settore?! Nessuno si è posto la domanda, e quindi nessuno può dare una risposta. Un ennesimo caso di “politica culturale” approssimativa e di allocazione delle risorse pubbliche priva di valutazioni di impatto (vedi supra…).

Lo Stato italiano non dispone ancora degli strumenti conoscitivi necessari per governare razionalmente le politiche culturali.

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Sciopero dei treni l’11 giugno: i confederali sospendono la protesta ma i sindacati di base vanno avanti

10 June 2026 at 11:45

I sindacati confederali hanno fatto dietro front sullo sciopero di 8 ore indetto per l’11 giugno. Le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa trasporti e Fast hanno deciso la marcia indietro dopo un tavolo di confronto il 9 giugno con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Lo stop di 23 ore, in protesta contro il frazionamento in tre lotti della gara per i servizi Intercity, è stato però confermato dai sindacati di base. I lavoratori aderenti a Cub Trasporti e Sgb sciopereranno dalle 3 di notte dell’11 giugno alle 2 di notte del 12 giugno, nel settore ferroviario e trasporto merci su rotaia, “a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”, affermano le due sigle. I sindacati di base si schierano contro “il buco nero delle gare e dello spacchettamento in ferrovia e contro il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia”, si legge in una nota di Cub Trasporti e Sgb.

“Il risultato di oggi è un risultato di impegno ministeriale che ci consente di sospendere, non revocare lo sciopero – fa sapere il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, dopo l’incontro al Mit -. La distinzione non è solo tecnica ma anche di valore perché dice che è un percorso che va accompagnato, bisogna seguire il percorso per poi valutare alla fine che cosa accadrà”. Dello stesso parere il segretario generale della Uiltrasporti, Marco Verzari, secondo cui si tratta di “un’apertura di credito” verso il governo che ha dialogato con le sigle sindacali. Per il segretario la priorità è garantire tutele per i lavoratori e le lavoratrici interessati a questo servizio Intercity. A questo si aggiunge “la questione di una clausola sociale che sia esigibile e c’è una questione che apriremo al ministero del lavoro che riguarda il Ccnl”.

Anche Rixi si è detto soddisfatto: “Abbiamo aperto una interlocuzione anche con la Commissione europea per arrivare a rendere possibile il lotto unico, che oggi non è possibile inserire a gara a causa del decreto Pnrr, che prevedeva solo il termine lotti al plurale”, ha spiegato il viceministro. “Noi ci siamo mossi dentro quello che sono i regolamenti e le maglie che ci hanno impedito ad oggi di intraprendere una gara unitaria – ha concluso -. Nel frattempo andrà avanti il tavolo di lavoro e le interlocuzioni con la Commissione europea e con l’Art”. L’obiettivo, ha detto Rixi, “è importante per tutti, non solo per le parti sociali, ma anche per garantire un servizio universale a livello di paese. I sindacati ci hanno chiesto anche conforto sull’intenzione di continuare a investire sulla rete, sia in termini passeggeri che di merci. Abbiamo detto che siamo disponibili anche a interloquire col ministero del lavoro per capire quali tutele, in fase di gara, saranno disponibili per i lavoratori” .

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I sindacati: “Sospeso lo sciopero nelle ferrovie dell’11 giugno”. L’annuncio dopo il tavolo al Mit

9 June 2026 at 18:42

I sindacati confederali sospendono lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie, legato alle gare dei servizi Intercity

I sindacati confederali di settore hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al Mit e presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Resta confermato lo sciopero dalle ore 3:00 di giovedì 11 giugno alle ore 2:00 di venerdì 12 giugno, “a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base).

La nota del Mit

Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati. Il Mit continuerà a lavorare per garantire servizi efficienti, tutela dei lavoratori e rispetto dei cittadini”. Così in una nota il Mit dopo che i sindacati confederali di settore hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie.

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Kering fa marcia indietro sui licenziamenti Alexander McQueen: accordo raggiunto al Ministero dopo lo sciopero del 20 maggio. I sindacati: “Merito della determinazione dei lavoratori”

8 June 2026 at 14:18

Il colosso del lusso Kering ha ritirato il piano di licenziamenti unilaterali per i siti produttivi italiani del marchio Alexander McQueen, piegandosi alla pressione sindacale. L’intesa è stata raggiunta il 4 giugno al Ministero del Lavoro tra le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e l’azienda ha ribaltato l’impostazione iniziale della società. Il blocco degli esuberi forzati segue il maxi sciopero del 20 maggio scorso a Scandicci, dove quasi mille lavoratori erano scesi in piazza per contestare il piano di riorganizzazione presentato dal Ceo Luca de Meo.

I termini dell’accordo: stop ai licenziamenti e incentivi

L’accordo, votato e approvato all’unanimità dai lavoratori di McQueen in assemblea, ridefinisce le modalità di gestione dell’eccedenza di personale. Il documento stabilisce tre punti formali:

  • Non vi saranno licenziamenti unilaterali da parte dell’azienda.
  • Le eventuali uscite potranno avvenire esclusivamente sulla base della non opposizione al licenziamento e saranno incentivate economicamente.
  • Le scadenze dell’intera procedura di licenziamento vengono rinviate fino a settembre.

Durante le trattative, il numero totale degli esuberi è sceso da 54 a 35, un calo dovuto anche a dimissioni e ricollocazioni già avvenute in itinere. A livello economico, i lavoratori che sceglieranno di aderire all’uscita volontaria entro la prima metà del mese riceveranno un incentivo pari a 20 mensilità (12 mensilità più altre 8). Per le adesioni formalizzate nella seconda metà del mese, gli incentivi decresceranno in base alle tempistiche delle dimissioni.

Le dichiarazioni dei sindacati: “Risultato non scontato”

Le organizzazioni sindacali hanno rivendicato in modo netto l’efficacia della mobilitazione di maggio. In una nota congiunta, le sigle hanno dichiarato: “Grazie alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori e all’iniziativa sindacale di mobilitazione, che ha visto coinvolto l’intero Gruppo nella giornata del 20 maggio, è stato possibile modificare in modo significativo l’impostazione iniziale dell’azienda, che prevedeva una gestione unilaterale degli esuberi”. I rappresentanti dei lavoratori hanno definito l’intesa “un risultato non scontato che ferma l’impatto immediato dei licenziamenti e restituisce al negoziato un ruolo centrale”.

Il nodo degli ammortizzatori sociali e il piano Reconkering

Nonostante l’accordo, le parti sociali mantengono una riserva specifica sull’assenza degli ammortizzatori sociali, strumento definito come “un grande assente” all’interno dell’intesa. Su questo tema, Filctem, Femca e Uiltec hanno formalizzato la loro linea: “La gestione degli esuberi deve avvenire attraverso strumenti collettivi e non traumatici, a partire proprio dagli ammortizzatori sociali, evitando soluzioni che scarichino sui singoli lavoratori il costo della riorganizzazione”. Le sigle sindacali hanno confermato che, da qui a settembre, monitoreranno attentamente l’andamento delle uscite incentivate e lavoreranno per costruire “le condizioni per una applicazione del piano Reconkering condivisa”.

Il polo di Novara e l’impegno della Regione Piemonte

L’impatto maggiore della vertenza occupazionale si concentra sul sito di Novara, polo produttivo dedicato alla prototipazione di linee di abbigliamento, dove gli esuberi iniziali previsti ammontavano a 38 su un totale di 54. Con il nuovo accordo siglato, le potenziali uscite nella struttura piemontese si fermano a quota 25. Cristian Bertuletti, esponente di Filctem Cgil Novara, ha difeso i lavoratori locali sottolineando che “sono eccellenze e patrimonio della città”, annunciando la volontà di coinvolgere le istituzioni del territorio per favorirne la ricollocazione. I sindacalisti hanno inoltre precisato che terranno sotto stretta osservazione le decisioni del nuovo amministratore delegato di McQueen, Gianfranco D’Attis, subentrato a Luca de Meo: “Monitoreremo i movimenti dell’azienda”. Sulla vertenza è intervenuta anche la Regione Piemonte a livello istituzionale. Il governatore Alberto Cirio, insieme agli assessori Daniela Cameroni e Maurizio Marrone, ha garantito supporto pubblico dichiarando che “la Regione non lascerà soli i lavoratori” e confermando la messa a disposizione dei centri per l’impiego e degli strumenti di politica attiva del lavoro.

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British Council Italia: nuovo sciopero il 4 giugno a Roma contro i maxi licenziamenti. Arriva il sostegno dai sindacati inglesi

5 June 2026 at 17:28

I dipendenti del British Council Italia scioperano ancora. La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil ha confermato che il 4 giugno i lavoratori e le lavoratrici dell’istituto incroceranno le braccia con una manifestazione a Roma, in piazza SS. Apostoli, dalle ore 14.00. Il presidio segue quello del 21 maggio che ha coinvolto la Capitale, ma anche Milano e Napoli dopo lo sciopero indetto sempre da Flc Cgil contro l’annuncio di una maxi taglio dell’organico nelle sedi italiane. Una scelta che il sindacato definisce “una scelta politica mascherata da crisi industriale”.

“La mobilitazione è la risposta alla volontà di smantellare l’83% dell’organico attraverso un licenziamento collettivo che minaccia ben 108 lavoratrici e lavoratori sui 130 operativi in Italia. Procedura che azzererebbe, di fatto, la storica presenza dell’ente culturale britannico nel nostro Paese”, fa sapere il sindacato. L’11 maggio l’azienda ha infatti inviato alle rappresentanze sindacali una comunicazione formale in cui si annunciava l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo. La decisione è stata presa a causa della dura crisi finanziare che dopo il Covid ha colpito l’organizzazione. L’ente ha un deficit di finanziamento e non riesce a colmare il rimborso di un prestito di 197 milioni di sterline concesso dal governo di Londra. La soluzione a questi problemi ha però colpito le sedi italiane.

“Le rappresentanze sindacali aziendali e la Flc Cgil respingono con fermezza l’atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del Governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’Accordo Culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951″, spiega il sindacato. “Chiederemo ai Ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro di adoperarsi affinché il Governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al Governo inglese il rispetto dei trattati internazionali. I posti di lavoro non si toccano e il British Council non si cancella”, conclude. Flc Cgil fa riferimento a un accordo tra Londra e Roma del 1951, anno di nascita dell’ente, volto a promuovere lo scambio culturale e in materia di educazione fra i due Paesi.

Anche dai sindacati di oltre Manica è arrivata solidarietà per lo sciopero. L’University and College Union (UCU), il principale sindacato britannico dell’università e dell’istruzione superiore, ha inviato una lettera a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del British Council a firma della Segretaria generale Jo Grady. La UCU sottolinea anche le pesanti conseguenze che tale decisione avrebbe non solo per il personale coinvolto e le loro famiglie, ma anche per gli studenti e per i consolidati rapporti culturali ed educativi tra Italia e Regno Unito. L’iniziativa del sindaco britannico nasce da una mozione votata il 29 maggio nel loro congresso e ha a impegnato l’organizzazione a sostenere concretamente la vertenza, a sensibilizzare il Parlamento britannico e a promuovere iniziative di solidarietà all’interno del movimento sindacale del Regno Unito.

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