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La partita per il Campidoglio si gioca nel nuovo stadio della Roma: cosa prevede la norma anti Gualtieri e pro FdI nel decreto sport

18 June 2026 at 07:02

Lo stadio della Roma, nella Capitale, più che un semplice progetto era diventato quasi una creatura mitologica, che fa sognare mezza città (l’altra metà è appesa alle mire di Lotito sul Flaminio, ma questa è una storia diversa). E adesso che non è più soltanto una chimera, immaginate quanto possa diventare importante la sua realizzazione in piena campagna elettorale: per questo il centrodestra non ha alcuna intenzione di permettere al sindaco Gualtieri, che viaggia spedito verso la riconferma, di intestarselo indisturbato.

Nell’ultimo decreto Sport approvato dal Consiglio dei ministri c’è una piccola norma che sembra fatta apposta per questo. Il provvedimento preparato dal ministro Abodi riguarda per lo più i grandi eventi, dagli Europei di calcio all’America’s Cup di vela, ed è in realtà abbastanza deludente: si tratta per lo più di misure tecniche (come l’assegnazione gratuita delle frequenze radio per le imbarcazioni impegnate nelle gare, o gli sgravi fiscali per gli equipaggi), altri soldi per i Giochi del Mediterraneo di Taranto (15 milioni in più), personale e consulenti per rafforzare l’azione del commissario agli stadi Massimo Sessa, e la Commissione di vigilanza sui conti dei club presieduta da Massimiliano Atelli.

Non c’è traccia, invece, della riforma promessa dal ministro sui diritti tv e la Legge Melandri, che viene sì modificata, ma soltanto per un’inezia, spostando l’1% destinato al calcio femminile dalla FederCalcio al soggetto che organizza la competizione. Un piccolo sfregio alla Figc che perde centralità nella gestione della mutualità, probabilmente in vista della sgradita elezione di Malagò. Comunque un intervento talmente minimale su un tema così complesso da essere inspiegabile. A meno che il decreto non serva da cavallo di Troia, per far passare successivamente in fase di conversione delle modifiche sostanziali su cui oggi non c’era sufficiente copertura politica. Si vedrà.

Torniamo agli stadi, però, perché qui qualcosa invece è stato fatto. E non a caso. Il decreto, oltre a rafforzare la struttura commissariale con personale e consulenti, prevede che il commissario Sessa possa nominare come sub commissario non più soltanto il sindaco del Comune dove deve realizzarsi l’intervento, ma anche “il presidente della Regione interessata”. Questa modifica sembra essere cucita proprio su misura di Fratelli d’Italia e dello Stadio della Roma.

Negli ultimi giorni, il commissario Sessa ha adottato il suo primo provvedimento, dedicato appunto all’impianto di Pietralata, un’ordinanza che accelera e disciplina il procedimento, con tempistiche ridotte per arrivare al rilascio dell’autorizzazione unica entro 90 giorni complessivi. Con la normativa vigente, uno dei prossimi passi sarebbe stata la nomina di Gualtieri a sub-commissario, a cui si fa esplicito riferimento anche nella convenzione appena firmata dalla Regione.

Ma questo scenario è sempre stato visto come fumo negli occhi da Fratelli d’Italia, in particolare dalla base romana del partito: Gualtieri (e il suo assessore agli eventi Onorato) hanno impostato il loro mandato sulla narrazione del fare, in contrapposizione ai tanti “no” del passato. È chiaro che la possibilità di avere un ruolo di primo piano nello stadio, proprio ora che il progetto sembra essersi sbloccato in maniera definitiva, rischiava di essere il colpo del ko sulle prossime Amministrative, in cui Gualtieri già parte ampiamente favorito (il centrodestra ancora non ha un candidato). Il Decreto di Abodi fornisce un piccolo assist all’opposizione: con la modifica approvata, potrà essere della partita anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, fedelissimo della Meloni. I subcommissari a questo punto probabilmente diventeranno due, e il governatore proverà ad arginare Gualtieri. Anche sullo stadio si gioca la corsa al Campidoglio.

X: @lVendemiale

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Dalla Regione “scudo” da 275 milioni per l’automotive

13 June 2026 at 13:02

La crisi di Stellantis ha colpito duramente la filiera dell’automotive laziale, in particolare l’indotto di Cassino, dove centinaia di piccole e medie imprese vivono nell’incertezza. Per questo la Regione ha varato un piano straordinario da 275 milioni di euro, realizzato insieme alla BEI, con l’obiettivo di evitare la deindustrializzazione del territorio. La misura più attesa riguarda i 120 milioni blindati per sostenere le aziende della filiera, con finanziamenti a tassi azzerati e garanzie pubbliche.

Le PMI dell’indotto temono un cambiamento troppo rapido

Il settore vive una fase di transizione complessa, tra elettrificazione, riduzione dei volumi e riorganizzazione globale delle produzioni. Le PMI dell’indotto rischiano di essere travolte da un cambiamento troppo rapido, senza il tempo di riconvertire impianti e competenze. Il piano regionale punta proprio a questo: dare ossigeno immediato e accompagnare la trasformazione tecnologica, sostenendo investimenti in digitalizzazione, robotica, materiali innovativi e formazione.

Il piano da 275 milioni è solo un primo passo

Cassino rappresenta un simbolo industriale per il Lazio. La sua tenuta non riguarda solo l’automotive, ma l’intero equilibrio economico del Frusinate. Il nuovo scudo finanziario vuole evitare un effetto domino che potrebbe colpire migliaia di lavoratori. Le imprese accolgono con favore il piano, ma chiedono tempi rapidi e procedure semplificate. La Regione, dal canto suo, parla di un intervento “di sistema”, pensato per proteggere la manifattura e rilanciare la competitività del territorio.

Il futuro dell’automotive nel Lazio dipenderà dalla capacità di innovare e di inserirsi nelle nuove catene globali del valore.

Il piano da 275 milioni è un primo passo, ma serviranno strategie di lungo periodo e un dialogo costante con il governo e con Stellantis. La sfida è aperta e riguarda non solo un settore, ma l’identità industriale della regione.

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