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Legge elettorale, le opposizioni chiedono di introdurre il voto fuorisede. The Good Lobby: “Bene, ora serve risposta stabile e concreta per milioni di elettori”

12 June 2026 at 18:16

Introdurre in maniera definitiva il voto fuorisede alle elezioni Politiche, alle Europee e ai referendum. È quanto prevede un emendamento alla legge elettorale presentato congiuntamente da tutte le forze di opposizione. Si tratta di una delle 326 proposte emendative congiunte del centrosinistra (in totale gli emendamenti presentati sono stati oltre 770) che viene accolta positivamente dalle associazioni impegnate da anni nel riconoscimento del diritto di voto a distanza per i quasi 5 milioni di cittadini che vivono lontani dalla propria residenza per ragioni di studio, lavoro o salute. “È il segno della rilevanza che il diritto di voto fuori sede ha assunto nel dibattito pubblico e politico”, commenta Yari Russo, campaigner di The Good Lobby e rappresentante della Rete Voto FuoriSede.

Associazioni che nei mesi scorso hanno raccolto oltre 50mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata a garantire pienamente il diritto di voto per chi vive lontano dal proprio Comune di residenza. “Negli ultimi mesi – spiega Russo – abbiamo intensificato le interlocuzioni con le forze parlamentari di maggioranza e opposizione, che sembrano dimostrare un consenso unanime sulla necessità di garantire il diritto di voto a distanza. Auspichiamo che ora si passi però dalle parole ai fatti, e che maggioranza e opposizione possano convergere su questo o su altri emendamenti per dare una risposta concreta e stabile a milioni di elettori fuorisede”.

Il voto fuorisede era stato sperimentato alle Europee del 2024 (ma solo per gli studenti), poi è stato replicato e ampliato anche ai lavoratori in occasione dei referendum su cittadinanza e lavoro del giugno del 2025. Ma per il referendum sulla Giustizia, governo e maggioranza hanno deciso di bloccare la sperimentazione. L’Italia – come ricordano le associazioni – è al momento l’unico Paese europeo, insieme alle più piccole isole di Malta e Cipro, a non disporre dell’importante strumento elettorale democratico del voto a distanza.

Il voto fuorisede è stata una delle principali richieste avanzate da associazioni e studenti nel corso le audizioni in commissione Affari Costituzionali alla Camera, con tanto di lezione da parte di una studentessa al deputato Fdi, Angelo Rossi, contrario al provvedimento (qui il video del botta e risposta). Nonostante questo, però, nel testo della riforma elettorale votato dalla maggioranza non c’è nessun riferimento al tema. Oggi però arriva l’emendamento delle opposizioni, ma per approvarlo saranno necessari i voti anche dei parlamentari di maggioranza.

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Futuro Nazionale, ecco le condizioni di Vannacci per votare la legge elettorale. Il testo con gli emendamenti

10 June 2026 at 18:51

Futuro Nazionale, ecco il testo con gli emendamenti alla legge elettorale di Meloni

Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha presentato sette emendamenti alla riforma della legge elettorale tutti sottoscritti dai 4 deputati: Pozzolo, Ziello, Ravetto e Sasso. Come annunciato c’è quello che chiede di introdurre le preferenze: “La scheda reca, entro un apposito rettangolo, il contrassegno della lista, accanto al quale sono tracciate tre linee orizzontali bianche destinate all’espressione dei voti di preferenza”. Un’altra proposta come annunciato oggi da Laura Ravetto prevede di abbassare il numero dei posti che devono essere riservati alle donne nelle liste elettorali. L’emendamento in questione recita: “In ogni lista di candidati, a pena di inammissibilità, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 65 per cento del totale dei candidati della lista medesima, con arrotondamento all’unità superiore in caso di cifra decimale…. Fermo restando il rispetto delle citate disposizioni, la formulazione e l’ordine sussultorio di presentazione delle candidature sono rimesse alla libera determinazione dei partiti e dei gruppi politici organizzati presentatori”.

Un altro prevede “la sottoscrizione delle liste di candidati e delle candidature può essere effettuata, in alternativa alla modalità cartacea, in modalità digitale, attraverso una piattaforma informatica pubblica appositamente predisposta, o mediante analoghe piattaforme private certificate”. Un’altra delle modifiche proposte dal partito del generale Vannacci stabilisce che “nei collegi plurinominali, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati presentati in ordine alfabetico secondo il cognome“. E inoltre “a pena di inammissibilità della lista, i candidati non possono essere inseriti in un ordine gerarchico o bloccato, né possono essere apposti contrassegni numerici o di preferenza preventiva da parte del partito o del gruppo politico presentatore”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE CON TUTTI GLI EMENDAMENTI

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Legge elettorale, vertice di maggioranza: blitz in aula della destra per evitare l’ostruzionismo. Ancora scontro sulle preferenze

9 June 2026 at 17:50

Niente emendamenti e tagliola sui tempi per andare in aula se l’opposizione farà ostruzionismo. La legge elettorale Stabilicum deve proseguire il suo percorso senza modifiche e tensioni interne alla maggioranza. I temi si affronteranno in aula, anche quello delle preferenze. È questa la linea emersa da una riunione di maggioranza a via della Scrofa con i delegati di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega sul tema della legge elettorale.

Giovedì dunque, quando scadranno i termini per presentare gli emendamenti, la maggioranza valuterà il da farsi in base all’atteggiamento delle opposizioni: se il centrosinistra presenterà migliaia di proposte di modifica, la destra ha trovato l’accordo per non presentarne. A quel punto si inizierà a discutere e poi il presidente della commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano prenderà atto che non ci sono le condizioni per arrivare in aula entro fine giugno:si voterà il testo base della legge senza dare il mandato al relatore tagliando i tempi della discussione e senza votare gli emendamenti.

Diverso è il caso in cui l’opposizione dovesse essere dialogante e a quel punto le modifiche alla legge si potrebbero fare anche in commissione. La maggioranza, d’altronde, ha già pronte due correzioni: l’introduzione del Trentino Alto Adige all’interno del premio di maggioranza e la denominazione del “premio di governabilità” a cui sarà cambiato il nome in premio di circoscrizione. Due piccoli aggiustamenti obbligati che, a seconda dell’atteggiamento delle opposizioni, saranno presentati in commissione Affari Costituzionali alla Camera o direttamente in aula.

Sicuramente in aula arriverà invece la questione delle preferenze che oggi non sono previste nel testo della legge elettorale e su cui la maggioranza sta litigando. Giorgia Meloni spinge per reintrodurle e Fratelli d’Italia con Giovanni Donzelli sta studiando un modello simile a quello toscano: un sistema con i capilista bloccati e gli altri candidati scelti con le crocette. Ma Lega e Forza Italia continuano a opporsi. Il rischio resta quello che la maggioranza si spacchi a voto segreto. Di questo, comunque, si parlerà a luglio quando il testo arriverà in aula.

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Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura”

4 June 2026 at 17:07

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato la nuova proposta della maggioranza, il cosiddetto “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami) come testo base per la discussione sulla legge elettorale. Rispetto alla versione licenziata nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri, il premio di maggioranza resta fissato in settanta seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento e supererà la soglia del 42% (non più del 40%). Il tetto massimo dei seggi raggiungibili con il premio, poi, scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire il raggiungimento del 60% che permetterebbe alla maggioranza del momento di eleggere da sola vari organi di garanzia. “Abbiamo accolto molti elementi emersi dalle audizioni. Le modifiche apportate rendono il premio ragionevole e proporzionato perché arriva al massimo al 13%. Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione”, ha detto in Commissione il relatore del testo, il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi.

L’approdo in Aula del provvedimento per la discussione generale è calendarizzato al 26 giugno: dopo le proteste delle opposizioni in Ufficio di Presidenza, il termine per la presentazione di emendamenti in Commissione è stato fissato tra una settimana, giovedì 11 giugno alle 12, mentre la destra avrebbe voluto anticiparlo addirittura a lunedì 8. In base al calendario concordato, il 15 giugno la Presidenza comunicherà le inammissibilità l’esame degli emendamenti è previsto tra il 26 e il 23, mentre il 24 dovrebbe tenersi il voto sul mandato al relatore. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in commissione per essere ratificati in fretta e furia“, attaccano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione nell’organo, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Richetti (Azione).

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La mia proposta per una legge elettorale neutra e rispettosa di democrazia e Costituzione

3 June 2026 at 06:25

di Giuliano Bastianello*

Il principio è semplice, e sta scritto nella Costituzione: il voto di ogni cittadino deve avere lo stesso peso. Ogni parlamentare eletto deve rappresentare, in misura sostanzialmente uguale, la medesima quota di elettori. È quanto prescrive l’articolo 48 violato sistematicamente dal Rosatellum pensato, come vuole replicare l’attuale governo, per favorire la maggioranza.

I numeri delle politiche del 25 settembre 2022 sono impietosi. Un parlamentare del centrodestra rappresenta in media 52.341 elettori; uno dell’opposizione 93.827. Uno scarto del 79,3%, che significa, in termini concreti, che il voto di un elettore dell’opposizione ha pesato meno della metà di quello di un elettore della coalizione vincente. Il caso più emblematico riguarda la Lega e il Movimento 5 Stelle: la prima, con 2,47 milioni di voti, ha ottenuto 66 seggi — un eletto ogni 37.424 elettori; il secondo, con 4,34 milioni di voti, quasi il doppio, ne ha ottenuti solo 52 — un eletto ogni 83.462 elettori. Un elettore leghista ha avuto un peso parlamentare 2,23 volte superiore a quello di un elettore del M5S. In una democrazia che si rispetti, questo è inaccettabile.

Non si tratta di irregolarità: è un effetto strutturale, prevedibile, incorporato nel sistema elettorale vigente. La Corte Costituzionale aveva già lanciato un campanello d’allarme preciso: con la sentenza n. 1 del 2014 — quella che dichiarò incostituzionale il Porcellum — i giudici enunciarono con chiarezza il principio per cui la legge elettorale non può produrre una distorsione della rappresentanza tale da compromettere l’eguaglianza del voto garantita dall’articolo 48. A distanza di oltre dieci anni, e dopo due leggi elettorali nel frattempo approvate, il problema non solo persiste: si è aggravato e si propone di peggiorarlo ancora.

La proposta che qui illustro interviene alla radice, attraverso quattro obiettivi tra loro coerenti: eguaglianza del voto, rappresentanza territoriale, scelta diretta degli eletti, parità di genere.

Il sistema è di tipo misto, con una netta predominanza proporzionale: l’80% dei seggi viene assegnato con il metodo Sainte-Laguë — adottato in Germania, Svezia e Norvegia, riconosciuto come il più equo in termini di proporzionalità complessiva — mentre il restante 20% è attribuito attraverso collegi uninominali. Questi ultimi, però, sono sottoposti a una correzione obbligatoria: se una lista ha ottenuto nei collegi uninominali più seggi di quanti ne spetterebbero in base al voto proporzionale nazionale, si assegnano seggi compensativi alle altre liste fino al ripristino della proporzionalità. È un meccanismo mutuato dal modello tedesco, che impedisce alla quota territoriale di alterare l’equilibrio complessivo della rappresentanza.

La soglia di sbarramento può oscillare dal 3% al 4% su base nazionale: abbastanza da garantire la funzionalità del Parlamento evitando la frammentazione, non così alta da escludere forze politiche con un radicamento reale nel corpo elettorale. Nessun premio di maggioranza, nessuna soglia differenziata per coalizioni. Il Parlamento eletto così rappresenterà la volontà degli elettori.

Basta liste bloccate, ritornano le preferenze: ogni elettore può indicare fino a tre nomi tra i candidati della lista prescelta. È la preferenza a determinare l’ordine degli eletti, restituendo ai cittadini un potere che oggi non hanno. Per la parità di genere, si adotta la doppia preferenza obbligatoria: se si esprimono due o tre preferenze, almeno una deve essere di genere diverso dalle altre. Nelle regioni italiane dove è in vigore, la quota di elette è salita in media dal 15% al 28%.

La simulazione sui dati del 2022 è eloquente: applicando questo sistema agli stessi risultati elettorali, lo scarto nel rapporto elettori/seggio tra la lista più favorita e la più penalizzata scenderebbe dal 79,3% al 4,1%. Il principio “un uomo = un voto” sarebbe sostanzialmente rispettato per tutte le liste ammesse.

Questa non è una riforma ideologicamente orientata, né una proposta di parte. Il principio di eguaglianza del voto è neutro: non avvantaggia la sinistra né la destra, non premia i grandi partiti né i piccoli, non è pensato per favorire la governabilità di questo o quell’esecutivo. È semplicemente la condizione minima perché un sistema possa dirsi democratico. La sua realizzazione attraverso il proporzionale con correzione uninominale è una scelta tecnica, matura, fondata su decenni di esperienze comparate di successo. Ed è, prima ancora, un obbligo costituzionale che questo Parlamento ha il dovere di onorare.

* Presidente ItaliaCivile.org — Premio Giorgio Ambrosoli 2018

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