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Received — 5 June 2026 Il Fatto Quotidiano

“L’Olanda vincerà i Mondiali”: lo dice il sistema creato per gioco da un economista tedesco, che finora non ha mai sbagliato

5 June 2026 at 12:41

Secondo i bookmakers, spesso attendibili, il mondiale Usa-Canada-Messico 2026 finirà nelle mani di una nazionale europea, con Francia e Spagna indicate come le super favorite. L’Inghilterra di Thomas Tuchel è la terza incomoda. Argentina e Brasile sono in quarta e quinta posizione nel listino. Nel 1994, il mondiale statunitense registrò il successo del Brasile nella finale conclusa ai rigori contro l’Italia. Le due edizioni messicane, 1970 e 1986, videro il trionfo della Seleçao di Pelé – sempre contro l’Italia – e dell’Argentina di Maradona. Le indicazioni degli scommettitori sono quindi in controtendenza rispetto alla storia calcistica, in base alla quale nelle Americhe hanno sempre conquistato il titolo le squadre di questa area del mondo, con l’eccezione della Germania a Brasile 2014. C’è però un’altra “pista” e sta circolando in Europa da qualche giorno. In Spagna, è stata rilanciata dal quotidiano sportivo Marca. Si tratta della previsione di un economista-matematico tedesco, Joachim Klement, che ha azzeccato le previsioni degli ultimi tre mondiali: Germania campione nel 2014, Francia trionfatrice di Russia 2018 e Argentina iridata in Qatar nel 2022. Stavolta il sistema elaborato da Klement indica l’Olanda e sarebbe non solo una sorpresa, ma anche un successo che consentirebbe di esorcizzare la maledizione del calcio Orange, sconfitto nelle finali del 1974, 1978 e 2010. L’Olanda conquisterebbe il titolo in un ultimo atto inedito, tra due nazionali che non hanno mai sollevato la coppa del mondo: l’avversario dell’ultimo atto sarebbe infatti il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Klement ha creato questo sistema nel 2014, quasi per provocazione. L’idea originaria era quella di dimostrare l’”arroganza” di coloro che credono che l’economia possa spiegare tutto con una semplice formula. Il modello di Klement combina quattro variabili: economiche, demografiche, climatiche e sportive. Prende in considerazione il PIL pro capite, la popolazione, la tradizione calcistica del paese, la temperatura media, lo status di paese ospitante e il ranking FIFA. La ricchezza di un paese, per esempio, è un fattore determinante del successo sportivo, poiché l’abbondanza di risorse consente di finanziare infrastrutture e accademie giovanili, ma c’è un limite: nei paesi benestanti, i giovani tendono ad abbandonare il calcio per altri sport o per i videogiochi. Sul clima, c’è un’indicazione ben precisa: i 14 gradi sono la temperatura ideale per una competizione di lunga durata come la Coppa del Mondo, che in questa prima edizione a 48 squadre avrà la durata di cinque settimane, per un totale di 104 partite.

Nel sistema elaborato dal matematico tedesco, si sottolinea un fattore che incide in modo determinante: la fortuna. Secondo l’analisi di Klement, il 45% dell’esito di una Coppa del Mondo è determinato dal caso, soprattutto nelle partite a eliminazione diretta. Queste conclusioni, “casualità” e “fortuna”, rendono quindi discutibile qualsiasi sistema di previsione, dai bookmakers al modello-Klement, ma l’economista tedesco è il primo a non prendere sul serio il suo sistema, definendolo “tongue-in-cheek”, espressione inglese che significa “fatta in tono ironico e senza serietà”. Avverte anche che chiunque scommetta denaro basandosi sulle sue previsioni non dovrebbe sorprendersi se finisca per perdere. Ma è proprio qui che sta l’ironia: un sistema creato per deridere le previsioni è finito per diventare un oracolo dei mondiali.

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Received — 4 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez

4 June 2026 at 17:18

Tempi eroici – si fa per dire – quelli in cui il comandante Achille Lauro, armatore e dirigente sportivo del Novecento, prima consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, poi sostenitore dell’Uomo Qualunque e del Partito Monarchico, infine sindaco di Napoli, consegnava una scarpa sinistra ai potenziali elettori e quella destra solo dopo il voto. Lauro fu anche presidente del Napoli dal 1936 al 1969 e con l’acquisto dello svedese Hasse Jeppson, pagato 105 milioni, nel 1952 fece saltare il banco del mercato. Oggi c’è ben altro: la campagna elettorale del Real Madrid, in vista del voto del 7 giugno, per confermare Florentino Perez o lanciare l’imprenditore di Alicante Enrique Riquelme – magnate delle rinnovabili -, è diventata uno show planetario che sta provocando persino incidenti diplomatici, vedi la reazione furibonda del Manchester City dopo l’annuncio che lo sfidante vorrebbe strappare al club inglese Haaland e Rodri. A quel punto, replica immediata di Florentino: se vinco, squadra affidata a José Mourinho con un contratto triennale – concordato da tempo – e subito un rinforzo in difesa, lo svincolato Konaté, ex Liverpool.

In una Spagna dove traballa la posizione del premier Sànchez, la battaglia per il nuovo boss del Real sta raggiungendo picchi di audience elevati. Tutto è cominciato con l’annuncio a sorpresa del voto anticipato da parte di Florentino Perez, 79 anni, presidente dei Blancos dal 2009, dopo esserlo già stato tra 2000 e 2006 – l’era dei Galàcticos -, patrimonio che lo colloca tra gli uomini più ricchi della patria di Cervantes e 37 trofei conquistati nelle sue gestioni madridiste. La mossa di Perez, dopo una stagione deludente, è stata quella di anticipare il potenziale rivale, Enrique Riquelme, da tempo al lavoro sottotraccia per mettere le mani sul club. Perez dal 2009 a oggi non ha avuto rivali. E’ stato rieletto per cinque volte.

Ora, in un momento di difficoltà e di inevitabili cambiamenti, chiusa la pratica dolorosa e dispendiosa della ristrutturazione dello stadio Santiago Bernabeu – ben 1,76 miliardi di euro il costo del nuovo ingresso principale, dell’intera facciata, dell’aggiunta del tetto retrattile e del nuovo campo in erba -, Perez ha fatto l’ennesimo numero a effetto, ma l’avversario ha risposto annunciando Haaland e Rodri. Il Manchester City, che ha salutato Pep Guardiola e sta incoronando Enzo Maresca, sta valutando gli estremi per un’azione legale. Lo stesso Haaland e chi cura i suoi interessi, l’agente Rafaela Pimenta e il padre Alfie, hanno negato la cosa: “È tutto molto divertente, ma non c’è nulla di vero. Auguriamo a entrambi i candidati il meglio per le elezioni del Real Madrid”.

La partita del voto è aperta. Due settimane fa, Florentino sembrava avviato verso la sesta incoronazione di fila, ma lo sfidante sta recuperando alla grande. I sondaggi lanciati dal giornale sportivo Marca lasciano intendere che il 7 giugno potrebbe addirittura scapparci un clamoroso ribaltone. Il 36% è infatti convinto che Riquelme possa sorprendere il rivale. Il 33% afferma che Florentino vincerà di misura. Il 65% sostiene che l’annuncio di voler strappare Haaland al City potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Secondo l’82%, il ritorno di Mourinho non sarà sufficiente a Florentino per imporsi sul rivale. Riquelme sulla scelta del tecnico non si è sbilanciato, ma ha detto di voler “portare l’allenatore che tutti i tifosi sognano alla guida del Real”. Il nome in questione è quello di Jurgen Klopp, il più amato dai madridisti. Se però Riquelme non ha fatto apertamente il nome del tecnico tedesco, dal 2024 coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, la ragione è molto semplice: non sarà facile convincerlo a tornare in panchina. In Germania sono sicuri che Klopp sia il candidato numero uno per la nazionale, in caso di flop al mondiale.

Haaland, Rodri, Klopp, Mourinho (senza offesa per Konaté): l’universo Real è questo, non c’è da stupirsi. L’unica vera sorpresa, semmai, sarà il trionfo di Riquelme, CEO delle rinnovabili Cox Energy, soprannominato il “Re del Sole”, patrimonio stimato di 460 milioni di euro e ben 187 messi a disposizione nella battaglia per il club. Florentino è un abile imprenditore, ma potrebbe pentirsi di aver sottovalutato il suo avversario.

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