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Firmato "a distanza" il memorandum tra Usa e Iran. Dal fondo da 300 miliardi al petrolio: i punti dell'intesa

Le autorità americane hanno diffuso il testo del memorandum of understanding con l'Iran. Nel documento gli Stati Uniti si impegnano a un fondo di 300 miliardi di dollari per l'Iran in caso di accordo definitivo e assicurano che l'Iran sarà autorizzato a vendere il petrolio dopo la firma del protocollo d'accordo. Il testo dell'accordo è stato letto dal funzionario americano durante una conference call. I 14 paragrafi includono le indiscrezioni finora circolate, incluso l'impegno americano a revocare ogni tipo di sanzione sulla base di un calendario concordato nell'ambito dell'accordo definitivo. Washington si impegna inoltre a rendere pienamente disponibili i fondi congelati dell'Iran a seguito dell'attuazione del memorandum. "Gli Stati Uniti e l'Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi nel corso del negoziato", si legge nell'accordo.

La firma sull'intesa è arrivata da remoto già oggi, anziché di persona venerdì. Lo riferiscono a Axios un diplomatico di uno dei Paesi mediatori e una seconda fonte a conoscenza delle trattative. Se ciò dovesse avvenire, rileva Axios, il memorandum verrebbe firmato elettronicamente, entrerebbero in vigore le parti dell'accordo relative allo Stretto di Hormuz. Anche se le tempistiche dovessero cambiare, l'incontro tra le delegazioni statunitense e iraniana, guidate rispettivamente dal vicepresidente JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf, si terrà come previsto venerdì in Svizzera, secondo quanto riferito dalle fonti di Axios.

Da giorni circolano bozze sul memorandum. La fuga in avanti degli Usa deriverebbe da una crescente pressione politica sulla Casa Bianca affinché divulghi il contenuto. La fonte sentita da Axios ha precisato che è stato invece l'Iran a chiedere che il testo resti riservato fino alla firma ufficiale. Nelle ultime ore diversi media hanno potuto visionare la bozza, Bloomberg, in particolare, è riuscito ad ottenere e pubblicare il testo integrale dell'accordo, diviso in 14 punti. Dovrebbe essere il documento formulato dalle diplomazie dei due Paesi coinvolti nel conflitto, che punta non solo a far cessare la guerra, ma anche a mettere le basi per uno sviluppo successivo.

Fonti vicine al team negoziale iraniano hanno però affermato all'agenzia Tasnim che il testo del Memorandum d'intesa fra Iran e Usa pubblicato da Bloomberg contiene "numerose inesattezze e omissioni". In particolar modo - viene spiegato - la fonte ha sottolineato che l'articolo 1 e la sezione relativa allo Stretto di Hormuz, così come riportati da Bloomberg, sono "specificamente inesatti, omettendo termini chiave". La fonte ha confermato che l'accordo è composto da 14 articoli e ha precisato che, di comune accordo, il testo dell'intesa sarà pubblicato solo dopo la firma, prevista per venerdì.

Da parte loro, gli Stati Uniti hanno affermato che il lunguaggio utilizzato nel documento è estremamente e volutamente vago per creare un ambiente più favorevole per i colloqui tecnici e i negoziati ad alto livello, dando a Teheran la possibilità di vendere il suo contenuto all'opinione pubblica interna. "Non si dovrebbe leggere troppo nel linguaggio utilizzato nel memorandum", sostiene con la Cnn una delle fonti, descrivendo come un 'documento politicò il testo dell'accordo, che secondo quanto rivelato dal vice presidente JD Vance è lungo appena una pagina e mezzo. Le fonti ammettono che il team negoziale del presidente ha "formulato un linguaggio che permetta all'Iran di dire quello che deve dire per la sua politica interna". Ma avvisano che non riflette gli impegni cruciali assunti dall'Iran attraverso i canali di trattative riservate, cosa sempre destinata a dare agli iraniani maggiore possibilità di firmare l'accordo.

Il testo del memorandum

Intitolato "Memorandum d'intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran", il documento reso pubblico dall'Amministrazione Usa dovrebbe essere firmato formalmente venerdì, dando inizio a un periodo di 60 giorni per negoziare i termini definitivi dell'accordo.Di seguito il testo integrale: "Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno concordato congiuntamente in buona fede quanto segue:

  1. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran e i loro alleati nell'attuale guerra firmano il presente Memorandum d'intesa per dichiarare la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano d'ora in poi a non intraprendere alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, ad astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza reciproca e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo.
  2. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnano a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale dell'altro e ad astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro.
  3. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.
  4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'Intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno la rimozione del blocco navale e di qualsiasi ostacolo o impedimento nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, e porranno fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale ai livelli di traffico prebellico ripristinati dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni dalla conclusione dell'accordo definitivo.
  5. A seguito della firma del presente Memorandum d'intesa, la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa, per un periodo di soli 60 giorni. Il traffico di navi commerciali inizierà immediatamente e, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di procedere allo sminamento da parte della Repubblica Islamica dell'Iran, il transito sarà ripristinato entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell'Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell'Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in accordo con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz.
  6. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, con uno stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito nell'ambito di un accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d'America.
  7. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell'AIEA, tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell'ambito dell'accordo finale. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza cruciale della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata e hanno espresso la loro intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco.
  8. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che la destinazione del materiale arricchito e quella di tutte le altre questioni di natura nucleare concordate reciprocamente, ivi comprese le esigenze nucleari dell'Iran, saranno adeguatamente affrontate in un accordo definitivo; tale accordo definitivo confermerà le disposizioni del presente Articolo.
  9. In attesa dell'accordo finale, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell'Iran manterrà l'attuale status quo del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti d'America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione.
  10. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'Intesa (MOU) e fino alla revoca delle sanzioni, a far sì che il Dipartimento del Tesoro USA rilasci deroghe per l'esportazione di greggio, prodotti petroliferi e derivati iraniani, nonché per tutti i servizi connessi, incluse transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti, ecc.
  11. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rendere pienamente disponibili per l'utilizzo i fondi e le attività della Repubblica Islamica dell'Iran attualmente congelati o soggetti a restrizioni, a seguito dell'attuazione del presente MOU. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi nel corso dei negoziati. Tali fondi, sia che rimangano sul conto originale sia che vengano trasferiti, dovranno essere resi pienamente utilizzabili per pagamenti a favore di qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e le autorizzazioni necessarie a tal fine.
  12. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concordano sull'istituzione di un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente MOU e la futura conformità all'accordo finale.
  13. In seguito alla firma del presente Memorandum d'Intesa (MOU) e subordinatamente all'avvio dell'attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 dello stesso - nonché alla prosecuzione di tali misure - gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran avvieranno negoziati per l'accordo definitivo, concentrandosi esclusivamente sugli altri paragrafi.
  14. L'accordo definitivo sarà ratificato tramite una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".

La minaccia di Trump

Il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato oggi di ricominciare a "sganciare bombe" se l'Iran "non si comporterà bene", a due giorni dalla firma in Svizzera di un memorandum d'intesa fra Washington e Teheran. "Non è un testo finale, è un protocollo di accordo - ha detto Trump in un bilaterale con il presidente egiziano Abdel Fatah Al-Sisi a margine del vertice G7 di Evian - e se non mi piacerà, se non si comporteranno bene, ricominceremo a sganciare bombe in pieno sulle loro teste".

Gli iraniani, ha detto ancora Trump, "si sono comportati male per 47 anni", tornando di nuovo a riferirsi alla caduta dello Scià, alleato degli Stati Uniti, e all'inizio della Repubblica Islamica, nel 1979. Donald Trump ha poi ripetuto che gli Stati Uniti non investiranno in Iran nel quadro dell'accordo concluso per mettere fine alla guerra, i cui dettagli non sono stati ancora resi ufficialmente pubblici. "E' falso - ha detto in riferimento a notizie di previsti investimenti americani in Iran previsti dall'accordo - noi non investiremo neppure 10 centesimi" in Iran.

Ma sulla scadenza di 60 giorni precisa: "Non è inderogabile"

Parlando con i giornalisti a Parigi, dove si è recato per una cena alla Reggia di Versailles, Trump ha detto di "non considerare il periodo di negoziazione di 60 giorni" previsto nel memorandum d'intesa con l'Iran "come una scadenza tassativa per raggiungere un accordo definitivo". Ha dichiarato di aspettarsi ancora che il documento venga firmato entro le prossime 48 ore e che il vicepresidente JD Vance sarà presente alla cerimonia della firma. attualmente prevista per venerdì in Svizzera.

Teheran: valutiamo che siano Trump e Pezeshkian a firmare l'accordo

L'Iran sta valutando che sia il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, insieme al presidente Usa Trump, a firmare il memorandum di intesa per la fine della guerra. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. "Finora, i nostri piani per l'incontro di Ginevra non sono cambiati", ha dichiarato Baqaei. "Per quanto riguarda la firma del memorandum d'intesa, un'ipotesi è che venga firmata dai presidenti dei due Paesi, e questa possibilità è attualmente al vaglio", ha aggiunto. Teheran aveva precedentemente affermato che gli Stati Uniti e l'Iran sarebbero stati rappresentati rispettivamente dal vicepresidente americano JD Vance e dal presidente del parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf.

Iran, i dettagli del memorandum e le parole di Ghalibaf

L'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna ha diffuso i dettagli dell'accordo che dovrebbe essere firmato venerdì, poco dopo che un funzionario statunitense aveva pubblicato una copia del testo. Tra i dettagli figurano gli impegni degli Stati Uniti a concedere all'Iran l'accesso ai fondi congelati e a porre fine al blocco delle sue navi e dei suoi porti, mentre Teheran si impegna a facilitare il ritorno del traffico marittimo nel Golfo Persico e nel Golfo dell'Oman ai livelli prebellici e a non produrre né acquisire armi nucleari. Lo riporta il Guardian. Al Jazeera invece riferisce le ultime dichiarazioni di Mohammad-Bagher Ghalibaf, capo della delegazione negoziale iraniana e presidente del parlamento del Paese, che in una dichiarazione alla televisione di Stato ha affermato orgogliosamente che "l'Iran ha vinto la guerra contro gli Stati Uniti e Israele. È stata una guerra tra il fronte della verità e quello della menzogna", ha affermato Ghalibaf. "Non abbiamo permesso agli Stati Uniti e a Israele di raggiungere i nove obiettivi che si erano prefissati fin dall'inizio della guerra", ha poi aggiunto. Ghalibaf infine ha affermato di essere la persona che diffida maggiormente degli Stati Uniti e di aver detto al vicepresidente americano JD Vance di non avere "la minima fiducia" in lui.

G7, l'intesa sull'Ucraina. Meloni: "Vertice importante, soddisfatta dei risultati, ringrazio Macron". Trump: "Se l'Iran non rispetta l'accordo, riprenderemo a bombardare"

Il G7 di Evian si chiude con una convergenza sui principali dossier geopolitici: dall’accordo Usa-Iran alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, fino al sostegno all’Ucraina e alla pressione sulla Russia. Meloni si dice soddisfatta e conferma la disponibilità dell’Italia a contribuire a missioni per la libertà di navigazione. Trump rivendica il successo del vertice e il ruolo della sua leadership.

Fondi all'Iran, futuro di Hormuz e l'atomica: ecco i 14 punti dell'intesa che firmeranno Usa e Iran

Al Arabiya English ha ottenuto una copia dell’accordo in 14 punti che dovrebbe essere firmato venerdì da Washington e Teheran.

1. Fine immediata e permanente della guerra

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai rispettivi alleati nell’attuale guerra, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’intesa, la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano a non intraprendere da questo momento alcuna azione ostile l’uno contro l’altro, astenendosi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.

2. Rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale reciproche e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altra parte.

3. Negoziati per un accordo finale entro 60 giorni

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo finale entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Fine del blocco navale e ritiro delle forze statunitensi

Subito dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale e impediranno qualsiasi interferenza od ostacolo ai danni della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla piena capacità; il traffico delle navi dovrà essere proporzionale al volume precedente alla guerra per quanto riguarda la Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo finale.

5. Ripresa del traffico commerciale nel Golfo Persico

Con la firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente misure per garantire che il movimento delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mare dell’Oman, e viceversa, riprenda entro 30 giorni ai livelli precedenti alla guerra, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e neutralizzare le mine da parte dell’Iran.

6. Piano da 300 miliardi per la ricostruzione economica dell’Iran

Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai propri partner regionali, a creare un piano complessivo concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, come parte dell’accordo finale, sarà formulato entro 60 giorni.

7. Fine delle sanzioni contro l’Iran

Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutti i tipi di sanzioni attualmente imposte alla Repubblica islamica dell’Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, nonché tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie.

8. Impegno iraniano a non produrre armi nucleari

La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e quello di tutte le altre questioni legate al nucleare concordate reciprocamente, incluse le necessità nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale; l’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.

9. Mantenimento dello status quo durante i negoziati

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un accordo finale, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul proprio programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni contro l’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.

10. Deroghe statunitensi per petrolio e prodotti petrolchimici iraniani

Gli Stati Uniti si impegnano affinché, subito dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data della revoca delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro statunitense emetta deroghe per le esportazioni di greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.

11. Sblocco dei fondi e degli asset iraniani congelati

Gli Stati Uniti si impegnano affinché, alla luce dei progressi nei negoziati verso un accordo finale, i fondi e gli asset congelati o sottoposti a restrizioni della Repubblica islamica dell’Iran siano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, sia che siano detenuti nel conto principale sia che siano trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento a beneficiario finale stabilito dalla Banca centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili per l’uso. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari su questa base.

12. Meccanismo di verifica dell’accordo finale

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che sarà istituito un meccanismo di attuazione per supervisionare la corretta applicazione dell’accordo finale e il rispetto degli impegni futuri.

13. Avvio dei negoziati sull’accordo finale

Dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, e dopo aver ricevuto assicurazioni sull’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa, nonché sulla prosecuzione dell’applicazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale limitatamente ai restanti articoli.

14. Approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu

L’accordo finale sarà approvato attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

G7, Trump: "Mosca deve fare un accordo. Presto potremo reintrodurre sanzioni su petrolio russo". Scambio di battute con Meloni

Protagonista della seconda giornata del vertice sarà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel corso della prima sessione di lavoro sono emersi “tre elementi molto chiari”, riferiscono fonti diplomatiche italiane. Il primo di un G7 “molto compatto”, con “un messaggio di unità del gruppo dei sette a sostegno di Zelensky”. Il secondo tema emerso è quello di “rafforzare e continuare nel sostegno energetico e in materia di difesa aerea a sostegno di Kiev”. Soprattutto per la parte energetica, sottolineano le fonti, l’Italia sta facendo “un grande lavoro, abbiamo già contribuito con oltre 30-35 milioni in strutture energetiche”. Infine, il terzo punto emerso nella riunione che è stato “condiviso” dai leader del G7 è quello di “continuare e se possibile aumentare la pressione nei confronti di Mosca, che continua a sembrare non disponibile a sedersi al tavolo del negoziato. I bombardamenti di ieri confermano questo atteggiamento non proprio di apertura” da parte del Cremlino.

"Hamas pianificava un attentato in Europa"

Hamas avrebbe pianificato un attentato da compiere in Europa in occasione dell'anniversario del massacro compiuto in Israele il 7 ottobre del 2023. Lo sostengono gli inquirenti tedeschi, spiegando che era già stato preparato un video preregistrato di rivendicazione dell'attacco e che è stato trovato durante l'arresto di un gruppo di miliziani nell'autunno del 2025. "A uno dei sospettati è stato sequestrato un video preregistrato in cui il gruppo rivendicava la responsabilità dell'attentato", ha dichiarato il procuratore generale federale Jens Rommel durante la conferenza stampa annuale del suo ufficio a Karlsruhe.

Dallo scorso autunno la Procura federale ha arrestato nove presunti sostenitori di Hamas, accusati di essere stati coinvolti nel trasporto e nello stoccaggio di armi e munizioni per il gruppo dall'estate del 2025.

Il video di rivendicazione annunciava un attacco in concomitanza con il secondo anniversario del massacro di Hamas , intorno al 7 ottobre 2025, ha continuato Rommel. Nei mesi successivi, altri sei uomini sono stati arrestati in relazione al caso in Germania e in altri paesi europei: l'ultimo arresto è avvenuto alla fine di maggio in Danimarca, e in precedenza in Gran Bretagna e a Cipro. Secondo la Procura federale, uno degli accusati avrebbe custodito armi a Vienna.

La firma dell'accordo Usa-Iran venerdì a Lucerna. Il Presidente Usa: "Nessun investimento"

Sarebbe iniziata ieri sera la revoca del blocco navale statunitense nei confronti dei porti iraniani all'indomani della firma del memorandum di intesa tra Teheran e Washington. Ma restano ancora molti dubbi. Intanto, dal G7 Trump ribadisce: "Si scatenerà l'inferno se Teheran si doterà dell'arma nucleare"

Per la moglie di Sanchez oltre tre ore in udienza preliminare

È durata oltre tre ore l'udienza preliminare davanti al gip del tribunale di Madrid, Juan Carlos Peinado, al termine dell'istruttoria durata oltre due anni, che vede indagata Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez.

La 'primera dama', in completo nero pantaloni. è entrata poco dopo le 18.15 nel Palazzo di Giustizia direttamente dal garage, dov'era giunta in auto con la scorta, come era stato richiesto dal Dipartimento di sicurezza della presidenza del governo per il "rischio" per la sua "sicurezza", e per poter "garantire" il "normale funzionamento" dell'udienza in presenza "dell'ambiente ostile e l'evidente rifiuto sociale", con esibizione di striscioni davanti agli uffici giudiziari da parte di gruppi convocati attraverso i social. Con Gomez sono comparsi anche gli altri due indagati, la sua ex collaboratrice alla Moncloa, Cristina Alvarez, e l'imprenditore Juan Carlos Barrabés, assieme alle altre parti del procedimento - la pubblica accusa e le accuse 'popolari' rappresentate dall'associazione di estrema destra HazteOir. Ai tre indagati il magistrato ha comunicato di voler sollecitare il rinvio a giudizio davanti a una giuria popolare.

Alla consorte di Sanchez Peinado contesta quattro presunti reati: corruzione negli affari, malversazione, traffico di influenze e appropriazione indebita, legate alla gestione di una cattedra universitaria presso l'Università Complutense di Madrid e di un software per imprese sviluppato in ambito accademico.

Prima dell'udienza, il legale di HazteOir ha confermato in dichiarazioni ai media la richiesta di misure cautelari per Begona Gomez e Cristina Alvarez, fra cui il divieto di espatrio, il ritiro del passaporto e l'obbligo di firma ogni 15 giorni, sostenendo l'esistenza di un "rischio di fuga" , mentre nessuna misura cautelare è stata richiesta per Barrabes. Le difese e la Procura hanno invece nuovamente sollecitato l'archiviazione del caso, per l'insussistenza dei reati. Il magistrato, dopo aver ascoltato le parti, ha tre giorni di tempo per pronunciarsi sul rinvio a giudizio o l'archiviazione del caso e non ha previsto una decisione oggi stesso, secondo fonti giuridiche citate dai media iberici.

G7, Trump in Francia: "Se importi il Terzo Mondo, lo diventi". Poi il bilaterale con Macron e il disgelo con Meloni. "L'Italia farà la sua parte"

"Se importi persone da Paesi del Terzo Mondo, diventi in fretta il Terzo Mondo. E non ci puoi fare niente". Lo ha scritto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, pubblicato a bordo dell'Air Force One in viaggio verso la Francia, dove parteciperà al vertice del G7 a Évian insieme a diversi leader europei, le cui politiche sull'immigrazione Trump ha spesso criticato negli scorsi mesi.

Regno Unito, Starmer vieta i social media agli under 16

Decisione drastica del governo britannico. Durante una conferenza stampa a Downing Street il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che "sarà vietato l'accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni". La misura scatterà entro la primavera 2027.

"Speriamo di approvare il regolamento prima di Natale - spiega il capo del governo - e quindi di far entrare in vigore il divieto all'inizio del prossimo anno, probabilmente in primavera. Non è una cosa che faccio alla leggera e non la presenterò come gratuita, come se i social media non avessero portato alcun beneficio ai giovani, perché chiaramente questo è sbagliato", ha aggiunto. "Ma governo si basa sempre sulle scelte, ed è chiaro che un divieto totale sia la scelta giusta".

Il premier britannico ha ricordato che, essendo padre di due figli, conosce bene "le paure che tutti proviamo" riguardo ai social media e di aver sempre desiderato solo che i suoi figli "fossero felici e al sicuro".

Il governo laburista britannico ha annunciato che sta anche valutando anche l'introduzione di un "coprifuoco notturno" sull'utilizzo dei social media e pause per lo scorrimento compulsivo sugli smartphone come misure per gli under 18, nell'ambito della promessa messa al bando totale delle piattaforme per i minori di 16 anni. L'esecutivo ha spiegato, dopo il discorso di questa mattina del premier Keir Starmer in cui ha seguito l'esempio dell'Australia lanciando il piano per un divieto generalizzato dei social, che ulteriori dettagli sull'introduzione del cosiddetto "coprifuoco" verranno rese pubblici il prossimo mese. Il Regno Unito in questo modo si prepara a diventare il Paese con una disciplina più rigida in materia.

La critica di Youtube

L'imminente divieto britannico dei social media per tutti i minori di 16 anni rischia di spingerli verso siti meno moderati, ha dichiarato YouTube. "I divieti generalizzati allontanano i ragazzi da esperienze curate e supervisionate - ha affermato un portavoce - indirizzandoli verso servizi anonimi e meno sicuri".

Il figlio della principessa di Norvegia condannato per due stupri

Marius Borg Hoiby, figlio della principessa ereditaria norvegese Mette Marit, è stato condannato a 4 anni di carcere per una serie di reati, secondo quanto riportato dai media norvegesi. Si tratta di due casi di stupro e una serie di violenze contro la sue ex ragazza. Uno dei casi per cui è stato condannato è un rapporto avuto con una partner mentre dormiva. La corte ha visionato il video filmato da Hoiby stesso che è stato elemento chiave per determinare l'accaduto. Hoiby è stato inoltre condannato per uso di sostanze stupefacenti e per aver procurato lesioni fisiche.

Il 29enne, arrestato la scorsa estate, è figlio di una precedente relazione della principessa, ragazza madre al momento del royal wedding, per la prima volta nella storia della Norvegia. Lo scorso agosto, Marius Borg Hoiby era stato accusato di aver aggredito fisicamente, nel suo appartamento, la fidanzata e aveva passato 30 ore sotto la custodia della polizia. Secondo il quotidiano "Vedens Gang" il tribunale lo ha assolto da due delle quattro accuse di stupro a suo carico. È stato invece condannato per le altre due. Hoiby, per motivi di salute ha seguito il procedimento in videoconferenza dal carcere, doveva rispondere di circa 40 capi d'accusa. L'uomo non detiene alcun titolo e non è membro ufficiale della casa reale. "Viviamo in uno Stato di diritto e sono sicuro che il processo si svolgerà in modo ordinato, giusto e rigoroso", aggiungeva il principe precisando che "Marius non fa parte della famiglia reale", che "non si pronuncerà durante il processo su questa vicenda".

Notte di fuoco in Ucraina. Colpita la cattedrale della Dormizione, patrimonio Unesco. Meloni: "Aggressione russa inaccettabile, sostegno a Kiev centrale al G7"

La Russia ha sferrato un pesante attacco nella notte contro l'Ucraina. L'antico monastero Pechersk Lavra di Kiev, fondato nel 1050 e patrimonio dell'Unesco, ha subìto gravi danni. L'attacco ha danneggiato le linee elettriche lasciando 140.000 residenti della capitale senza corrente. Mosca avrebbe utilizzato 70 missili e 611 droni. Intanto Mosca insiste: "Zelensky vuole vedere Putin? Venga a Mosca". Oggi il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, al Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo: si parla anche di Ucraina.

Ecco i 14 punti dell'intesa tra Usa e Iran

Usa e Iran mettono in pausa le ostilità per una trattativa serrata di 60 giorni. L'intesa raggiunta il 15 giugno e festeggata da Trump alla Casa Bianca, riguarda un lungo piano in 14 punti su cui Washington e Teheran, grazie ai mediatori pakistani hanno trovato dopo giorni e settimane complesse. Tutti i testi in circolazione conterrebbero alcuni elementi comuni: la riapertura dello Stretto di Hormuz, un alleggerimento delle sanzioni contro Teheran e l’avvio di un negoziato più ampio sul programma nucleare iraniano. Ma le bozze divergono su punti decisivi, a cominciare dall’entità degli aiuti economici, dai tempi dello sblocco dei fondi iraniani congelati e dalle garanzie politiche richieste dalla Repubblica islamica.

Secondo quanto riportato da Bloomberg su Fortune, le versioni in circolazione sarebbero almeno tre. Una di queste prevederebbe che gli Stati Uniti e i loro “partner regionali” creino un programma per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, con finanziamenti minimi per 300 miliardi di dollari nel caso in cui venga raggiunto un accordo finale. Reuters, citando un funzionario iraniano non identificato, ha invece riferito che una bozza del memorandum includerebbe lo sblocco di 25 miliardi di dollari di asset congelati. Nella versione visionata da Bloomberg, però, questa clausola non comparirebbe.

A fornire una ricostruzione più dettagliata della bozza è stata l’agenzia di stampa statale iraniana Mehr. Secondo Mehr, il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti sarebbe composto da 14 punti e prevederebbe anzitutto la “fine definitiva e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso”. Il testo includerebbe anche l’impegno di Washington a non interferire negli affari interni della Repubblica islamica e a rispettarne sovranità e integrità territoriale.

1. Cessazione del conflitto

Il primo punto della bozza stabilirebbe la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano. Iran, Stati Uniti e i rispettivi alleati coinvolti nel conflitto si impegnerebbero a non iniziare nuove ostilità, a non minacciarsi e a non usare la forza l’uno contro l’altro.

2. Rispetto della sovranità iraniana

Il secondo punto riguarderebbe il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale. Washington e Teheran si impegnerebbero inoltre a non interferire negli affari interni dell’altra parte. Per l’Iran si tratterebbe di una garanzia politica centrale, soprattutto dopo mesi di guerra e pressioni militari.

3. Negoziati entro 60 giorni

Il terzo punto aprirebbe un periodo negoziale di 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo, con la possibilità di proroga in caso di consenso reciproco. Il memorandum funzionerebbe quindi come intesa provvisoria, destinata a congelare il conflitto e a creare lo spazio politico per un’intesa più ampia.

4. Revoca del blocco navale

Il quarto punto prevederebbe che, subito dopo la firma del memorandum, gli Stati Uniti inizino a revocare il blocco navale, riportando la navigazione alla piena capacità entro un massimo di 30 giorni. Sempre secondo la bozza, Washington si impegnerebbe anche a ritirare le proprie forze dalla regione del Golfo Persico entro 30 giorni dalla conclusione dell’accordo finale.

5. Riapertura dello Stretto di Hormuz

Il quinto punto riguarderebbe l’Iran, che dovrebbe predisporre la ripresa del transito delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa. L’obiettivo sarebbe tornare ai livelli precedenti alla guerra entro 30 giorni. La tempistica terrebbe conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e mine.

6. Piano da 300 miliardi per l’Iran

Il sesto punto prevederebbe un programma di ricostruzione e sviluppo economico dell’Iran, finanziato dagli Stati Uniti e dai loro partner regionali con almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo del piano verrebbe definito nell’accordo finale.

7. Rimozione delle sanzioni

Il settimo punto sarebbe dedicato alla cancellazione delle sanzioni contro Teheran. La bozza farebbe riferimento a tutte le misure subite dall’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, quelle del Consiglio dei governatori dell’Aiea e le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie. La loro rimozione avverrebbe secondo una tempistica da concordare come parte dell’accordo definitivo.

8. Impegno iraniano sul nucleare

L’ottavo punto toccherebbe il dossier nucleare. L’Iran ribadirebbe l’impegno a non produrre mai armi atomiche, in linea con il Trattato di non proliferazione nucleare. Iran e Stati Uniti discuterebbero poi del futuro dell’arricchimento, delle scorte di materiale arricchito e degli altri aspetti legati al programma nucleare della Repubblica islamica, comprese le esigenze dichiarate da Teheran.

9. Status quo durante i colloqui

Il nono punto fisserebbe il mantenimento dello status quo fino alla conclusione dell’intesa definitiva. L’Iran manterrebbe invariato lo stato attuale del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti si impegnerebbero a non imporre nuove sanzioni e a non rafforzare la propria presenza militare nella regione.

10. Deroghe Usa su petrolio e petrolchimica

Il decimo punto prevederebbe deroghe immediate del Dipartimento del Tesoro americano per consentire l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati. Le deroghe includerebbero anche i servizi collegati, come transazioni bancarie, assicurazioni e trasporti, e resterebbero in vigore fino alla cessazione definitiva delle sanzioni.

11. Sblocco dei fondi iraniani congelati

L’undicesimo punto riguarderebbe lo sblocco dei fondi e degli asset iraniani congelati o sottoposti a restrizioni. Secondo la ricostruzione di Bloomberg, la versione da essa visionata non conterrebbe una cifra precisa. Reuters ha parlato invece di 25 miliardi di dollari, mentre Mehr riferisce di 24 miliardi di dollari da sbloccare durante il periodo finale di negoziazione di 60 giorni, con metà della somma da mettere a disposizione dell’Iran prima dell’avvio dei colloqui conclusivi. I fondi dovrebbero essere pienamente utilizzabili per pagamenti verso beneficiari finali designati dalla Banca centrale iraniana.

12. Meccanismo di monitoraggio

Il dodicesimo punto prevederebbe la creazione di un meccanismo di monitoraggio per verificare l’attuazione dell’accordo finale. Si tratterebbe di uno strumento pensato per controllare il rispetto degli impegni assunti dalle parti e ridurre il rischio di nuove contestazioni sull’applicazione dell’intesa.

13. Condizioni per i negoziati finali

Il tredicesimo punto stabilirebbe che, dopo la firma del memorandum e dopo l’avvio dell’attuazione delle clausole su blocco navale, riapertura di Hormuz, deroghe petrolifere e sblocco dei fondi, Iran e Stati Uniti inizino i negoziati sull’accordo definitivo. Secondo Mehr, i colloqui finali non partirebbero finché non saranno stati sbloccati metà dei fondi iraniani congelati, sospese le sanzioni petrolifere e revocato il blocco navale.

14. Ratifica del Consiglio di sicurezza Onu

Il quattordicesimo punto stabilirebbe infine che l’accordo definitivo venga confermato da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratterebbe di una garanzia politica e giuridica importante per Teheran, che punta a impedire una nuova rottura unilaterale dell’intesa in futuro.

Resta però un nodo centrale: il perimetro dei negoziati. Secondo Mehr, le questioni relative al programma missilistico iraniano e al sostegno di Teheran ai gruppi armati regionali sarebbero escluse dal tavolo. È un punto politicamente sensibile, destinato ad alimentare le critiche dei falchi anti-Iran negli Stati Uniti, contrari a concessioni troppo ampie su sanzioni, fondi congelati e garanzie di non aggressione.

La Casa Bianca, finora, ha evitato di fornire dettagli sul contenuto dell’intesa, limitandosi a indicare come obiettivi principali la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano. Un alto funzionario statunitense ha spiegato che l’accordo prevederebbe una sequenza di passaggi in cui l’Iran riceverebbe benefici man mano che soddisfa determinate richieste americane.

Ginevra, scontri tra black bloc e polizia in vista del G7

Scontri a Ginevra alla vigilia del vertice del G7 in programma da oggi al 17 giugno a Evian. La polizia antisommossa ha lanciato gas lacrimogeni e utilizzato idranti contro alcuni giovani che lanciavano pietre. Le violenze, scoppiate vicino alla sede delle Nazioni Unite, sono andate avanti fino alla sera dopo una serie di incidenti lungo il percorso del corteo che ha attirato circa 20.000 persone, tra cui circa 600 Black Bloc.

Alcuni manifestanti a volto coperto hanno lanciato razzi di segnalazione verso gli agenti e hanno spaccato dei pezzi di cemento per scagliarli contro la polizia in tenuta antisommossa.

Gli scontri sono continuati anche dopo che la polizia ha ordinato ai manifestanti di disperdersi. Diversi gli edifici presi di mira, tra cui gli uffici di PricewaterhouseCoopers, la Banque du Leman e la sede dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Bruciata un'auto Tesla.

Per evitare altre possibili contestazioni le autorità hanno mobilitato 13mila agenti nella zona di Evian. Venti barche pattuglieranno il lago.

Chi c'era al corteo

La coalizione "No G7" che si è mobilitata a Ginevra riunisce una sessantina di associazioni, sindacati e gruppi della sinistra per protestare al vertice dei leader delle principali economie occidentali. "Riposte anti-fasciste, anti-imperialiste, no G7", recitava ieri uno striscione in testa al corteo. Hanno sfilato gruppi femministi, sindacali, pro-palestinesi e curdi, con molti partecipanti vestiti di viola in coincidenza con la giornata dello "sciopero femminista". Poco prima dell'inizio del corteo la polizia ginevrina ha annunciato il sequestro preventivo di coltelli, asce, manganelli telescopici, materiale pirotecnico e altri oggetti ritenuti potenzialmente pericolosi. Gli organizzatori hanno invece denunciato controlli e misure di sicurezza giudicati "sproporzionati".

Accordo Usa-Iran firmato digitalmente. Tajani: "Italia pronta a fare la sua parte per sminare Hormuz". Netanyahu: "Lo scontro non è finito"

Dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, la diplomazia internazionale si concentra sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sul futuro del programma nucleare di Teheran. Trump assicura che il passaggio resterà libero, ma l’Iran rivendica il diritto a tariffe per i servizi di navigazione. Europa e G7 chiedono un’attuazione rapida dell’intesa, mentre Francia e Regno Unito si dicono pronte a guidare una missione marittima con il sostegno anche dell’Italia.

Raggiunto l'accordo Usa-Iran, venerdì la firma a Ginevra. Trump: "Che il petrolio scorra!", Teheran: "Fine immediata alla guerra"

Trump festeggia gli 80 anni e si "regala" l'intesa con l'Iran. L'annuncio del Pakistan: "Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano"

Venezuela, ucciso il boss Nino Guerrero. Trump pubblica il video

Il trafficante di droga Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero, leader della gang transnazionale Tren de Aragua, è stato ucciso in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela. L'annuncio è stato dato da Donald Trump con un post nella notte su Truth Social: "Su mio diretto ordine, il Comando meridionale degli Stati Uniti ha condotto un rapido e letale raid per l'esecuzione di Nino Guerrero" si legge nel post in cui il presidente spiega che l'operazione "è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela con cui noi stiamo lavorando molto bene", riferendosi al governo di Delcy Rodriguez, diventata presidente ad interim lo scorso gennaio dopo la cattura da parte delle forze speciali Usa di Nicolas Maduro.

"Come risultato, i terroristi del Tren de Aragua non hanno più un rifugio in Venezuela o da qualsiasi altra parte", ha aggiunto Trump riferendosi alla gang criminale, fondata in Venezuela ma attiva anche in Colombia, Perù e Cile, che la sua amministrazione ha designato come organizzazione terroristica. In seguito, è arrivata la conferma da Caracas dell'operazione che, in un comunicato del ministero della Comunicazione venezuelano, viene descritta come "scontri con i membri di questra struttura criminale durante i quali Hector Rusthenford Guerrero Flores, alias Nino Guerrero, è stato neutralizzato". L'operazione congiunta è avvenuta, rende noto ancora il governo venezuelano, nello stato sud orientale di Bolivar, con l'utilizzo di "un supporto tecnologico specializzato" e lo scambio di intelligence tra Washington e Caracas. Trump ha anche pubblicato su Truth un video di 10 secondi con le immagini dell'esplosione di un edificio nella foresta.

Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth ha riferito che il raid è avvenuto questa settimana "in piena collaborazione con le forze di sicurezza venezuelane". Fonti informate hanno rivelato al Washington Post che l'operazione è stata condotta dalle forze Comando congiunto per le operazioni speciali, con un raid in cui è stato utilizzato un missile, e la Cia ha lavorato con le forze venezuelane sul terreno. Una fonte dell'amministrazione ha aggiunto che la Cia ha fornito le informazioni di intelligence che hanno permesso il raid.

"Guerrero era un ricercato incriminato dal dipartimento di Giustizia per aver ordinato, diretto e facilitato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti", ha dichiarato il capo del Comando meridionale Usa, il generale Francis Donovan riferendosi al fatto che lo scorso dicembre i procuratori federali di New York avevano in criminato il leader del Tren de Aragua accusato di aver commesso "innumerevoli atti di violenza, estorsione e traffico di droga in Nord America, Sud America e Europa".

Il raid conferma la cooperazione tra Washington e l'attuale leadership venezuelana, dopo che Trump lo scorso anno aveva accusato Maduro di controllare e proteggere i membri del Tren de Aragua ed inviarli negli Usa, potendo così invocare l'Alien Enemies Act per deportare sommariamente in El Salvador 200 venezuelani accusati di essere membri della gang. "La repubblica bolivariana del Venezuela riafferma il suo impegno a combattere il crimine organizzato e continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire pace, tranquillità e protezione ai nostri cittadini", ha affermato ancora il governo in Venezuela, dove già nei giorni scorsi erano circolate notizie di operazioni militari nello stato di Bolivar, dove si trovano miniere d'oro.

Accordo fatto tra Usa e Teheran, attesa per la firma. Ma nella notte sono stati abbattuti diversi droni iraniani a Hormuz

Il presidente Usa Donald Trump esulta: "Finita la guerra all'Iran". Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Araghchi, in un tweet scrive che "il memorandum d'intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione". A Ginevra è tutto pronto per la firma. Hormuz, nucleare e beni congelati: la tenuta dell'intesa si gioca sui dettagli. Intanto l'ottimismo contagia i mercati: frena l'energia. Nella notte, però, si è continuato a combattere. L'Iran ha lanciato diversi droni d'attacco per colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, le forze statunitensi fanno sapere di averli abbattuti.

“8647” a due passi dalla Casa Bianca: è allarme a Washington prima del compleanno di Trump

Un gigantesco “8647” apparso sui prati del National Mall di Washington ha fatto scattare l’allarme delle autorità federali a pochi giorni dagli attesi festeggiamenti alla Casa Bianca per l’80esimo compleanno di Donald Trump, previsti domenica e accompagnati anche da un evento Ufc. La sequenza numerica, visibile dalle immagini live della webcam posta sul Washington Monument, è comparsa come una vasta area di erba scolorita nella zona del Mall a est del memoriale della Seconda guerra mondiale.

Non è ancora chiaro quando i numeri siano stati tracciati. Secondo la Cnn, nelle fotografie del National Mall scattate il 5 giugno da Getty Images la scritta non risultava visibile. Le immagini di EarthCam mostrano invece i numeri emergere progressivamente nel corso di alcuni giorni. Da terra, giovedì pomeriggio, i segni non erano facilmente distinguibili, ma diversi testimoni hanno riferito la presenza di mezzi di emergenza che hanno bloccato l’area intorno alle 13, mentre la squadra di paracadutisti dell’esercito, i Golden Knights, atterrava sul Mall.

Il significato del numero “8647” e l’allarme delle autorità

La sequenza “8647” viene generalmente usata come simbolo di opposizione a Trump, 47esimo presidente degli Stati Uniti. Ma l’amministrazione la interpreta anche come possibile allusione minacciosa: nello slang americano il numero “86”, nato nel settore della ristorazione per indicare la necessità di eliminare o rimuovere un ordine o un cliente, può essere usato anche nel senso di “fare fuori” qualcosa o qualcuno.

“Ogni minaccia contro il presidente viene presa molto seriamente dal dipartimento, e la nostra U.S. Park Police indagherà su questo episodio e assicurerà i responsabili alla giustizia”, ha dichiarato un portavoce del dipartimento dell’Interno, da cui dipende la gestione del National Mall. Lo stesso portavoce ha definito le scritte un “folle atto di vandalismo” che “non sarà tollerato”.

La U.S. Park Police ha precisato che la causa dello scolorimento dell’erba non è stata ancora determinata. Sono stati raccolti campioni per effettuare analisi. Secret Service e Fbi hanno rimandato ogni commento alla polizia dei parchi federali, che sta conducendo l’inchiesta. Una fonte delle forze dell’ordine citata dalla Cnn ha spiegato che il Secret Service collaborerà con la Park Police nel momento in cui sarà individuato un sospetto.

Dura la reazione della Casa Bianca. “Chiunque compia o sostenga violenza politica o cultura dell’assassinio deve essere condannato nei termini più duri possibili”, ha dichiarato il portavoce del presidente, Davis Ingle. “Devono ricevere immediatamente sostegno psichiatrico per curare il grave caso di sindrome da follia anti-Trump che ha minato i loro cervelli”, ha aggiunto.

Il precedente Comey e il clima politico attorno al simbolo

La vicenda si inserisce in un clima già teso attorno all’uso politico della sequenza “8647”. Nei mesi scorsi l’ex direttore dell’Fbi James Comey era finito al centro di una bufera per aver pubblicato sui social una fotografia che mostrava alcune conchiglie disposte su una spiaggia in modo da formare proprio quei numeri. Dopo le proteste dei commentatori conservatori, Comey aveva cancellato il post, negando qualsiasi intenzione violenta.

Il dipartimento di Giustizia lo ha poi incriminato con l’accusa di aver diffuso una “grave espressione dell’intento di danneggiare il presidente degli Stati Uniti”. L’ex capo dell’Fbi, storico avversario di Trump dai tempi del licenziamento seguito all’avvio dell’inchiesta sul Russiagate, dovrebbe andare a processo in ottobre. La difesa si prepara a chiedere l’archiviazione, sostenendo che il caso sia un nuovo esempio di giustizia politicizzata e usata per appagare lo spirito vendicativo del presidente. Comey, nei mesi scorsi, era già riuscito a far archiviare precedenti accuse di falsa testimonianza mosse contro di lui dal dipartimento di Giustizia.

A complicare il quadro c’è anche una recente decisione di un giudice federale, che il mese scorso ha stabilito che il numero “8647” non può essere automaticamente considerato una minaccia. In quel caso, il tribunale aveva deciso che una bandiera con quei numeri esposta davanti al palazzo di giustizia di Washington non dovesse essere rimossa, richiamando la tutela della libertà di espressione garantita dal Primo emendamento.

Intanto, l’episodio del National Mall arriva mentre Washington si prepara a un fine settimana di grande attenzione per la sicurezza, legato alle celebrazioni per il compleanno di Trump e alla presenza di grandi folle nella capitale. La Casa Bianca, già più volte teatro di trasformazioni legate alle passioni personali dei presidenti, si appresta così a vivere un nuovo appuntamento pubblico sotto la sorveglianza rafforzata delle autorità federali.

Non sarebbe la prima volta che gli spazi della residenza presidenziale vengono adattati alle abitudini dei suoi inquilini. Barack Obama fece trasformare uno dei campi da tennis in un campo da basket per potersi allenare anche alla Casa Bianca. Già nel 1991 George H. W. Bush, presidente sportivo appassionato di corsa, tennis e nuoto, aveva fatto realizzare un mezzo campo da basket. La sua vera passione, però, era l’horseshoe, il gioco del lancio dei ferri di cavallo: nel 1989 fece costruire un campo apposito e nel 1991 vi si esibì davanti alla regina Elisabetta, che durante una visita alla Casa Bianca gli regalò quattro ferri di cavallo d’argento.

All’interno della residenza resta invece celebre la piccola sala da bowling realizzata, a spese dello Stato del Missouri, per il 63esimo compleanno del presidente Harry Truman. Fu poi ampliata da Richard Nixon, grande appassionato di bowling.

Trump:"Alleati europei non sono stati d'aiuto, ma possono esserlo in futuro, dopo l'intesa". Axios: "Firma dell'accordo forse a Ginevra, partiti gli aerei con materiale per Vance"

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la fine della guerra in Iran, con un accordo che prevederebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz. La ratifica dovrebbe avvenire in Europa nei prossimi giorni e, secondo quanto dichiarato, la Repubblica islamica avrebbe deciso di non dotarsi dell'arma nucleare. Poche ore dopo, è arrivata la smentita di Teheran, secondo cui non vi è ancora una conclusione definitiva sull'accordo con gli Usa.

Dall’uccisione di Khamenei alla chiusura di Hormuz: le tappe della terza guerra Usa-Iran

Il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano fra Washington e Teheran, Usa e Israele lanciano un massiccio attacco sugli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. È l'innesco della “terza guerra del Golfo”.

L'operazione mira a eliminare i vertici degli ayatollah, provocando un “regime change” che, però, non si materializza. Ucciso Ali Khamenei, i nuovi vertici iraniani, guidati dal figlio Mojtaba, mai apparso in pubblico dall'inizio del conflitto, si riorganizzano e contrattaccano, colpendo Israele, le basi Usa nella regione e le petromonarchie del Golfo.

Ecco le principali tappe della guerra.

L'inizio del conflitto, 28 febbraio

Alle 08:15, ora di Teheran, del 28 febbraio scatta l'operazione “Ruggito del Leone” o “Epic Fury”, nomi in codice dell'offensiva di Israele e Stati Uniti contro l'Iran.

I raid colpiscono centri di comando dei pasdaran, bunker sotterranei e basi missilistiche. Viene confermata l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di figure chiave del regime.

L'escalation nella regione, 1 marzo

L'Iran risponde a quella che definisce “un'aggressione illegale” dando avvio all'operazione di rappresaglia “Vera Promessa 4”.

Teheran lancia centinaia di droni e missili su Israele, sulle basi Usa in Medio Oriente e su alcuni Paesi del Golfo. Hezbollah intensifica gli attacchi nel Libano meridionale contro lo Stato ebraico.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, 4 marzo

A tre giorni dall'escalation regionale, Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz. La mossa innesca uno shock economico globale.

Cessate il fuoco e colloqui di Islamabad, 8 e 11 aprile

Nonostante la minaccia agitata da Trump di “riportare l'Iran all'età della Pietra”, Washington e Teheran siglano l'8 aprile una tregua destinata inizialmente a durare due settimane.

Il Pakistan, principale mediatore, organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti Usa-Iran dal 1979, a cui partecipa anche il vicepresidente Vance. Ma le trattative si arenano quasi subito sul nucleare iraniano e su Hormuz.

Il blocco navale americano, 12 aprile

All'indomani del fallimento dei colloqui, il Centcom dichiara di aver “completato il blocco navale nello Stretto di Hormuz” e il traffico via mare da e per l'Iran.

Trump cancella l'attacco su Teheran, 18 maggio

Dopo un mese di stallo e continue schermaglie nello Stretto, Trump cancella un nuovo massiccio raid sull'Iran dopo l'intervento di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, che avrebbero spinto Washington a evitare una nuova escalation.

Trump annuncia: “Accordo pronto”, 23 maggio

Dopo una “ottima telefonata” nello Studio Ovale con i leader del Golfo e con Netanyahu, il presidente Usa parla di “un accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione”. Ma le sue parole restano disattese.

Si torna a rivedere l'accordo, 31 maggio

Trump chiede “modifiche significative” alla bozza di memorandum d'intesa. È il terzo ciclo di correzioni.

Sale la tensione tra Usa e Israele dopo i continui raid dell'Idf in Libano.

Trump striglia Netanyahu, 2 giugno

Telefonata durissima di Trump al premier israeliano: “Sei un pazzo”.

Notte di fuoco nel Golfo Persico, 3 giugno

Nuova escalation con l'Iran che colpisce in Kuwait e gli Usa che sferrano raid difensivi sull'isola di Qeshm.

Nuovo scambio di attacchi, 6 giugno

Nonostante il cessate il fuoco, il Comando centrale americano annuncia di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull'isola di Qeshm.

Nelle stesse ore Teheran colpisce in Kuwait e Bahrein.

Elicottero Apache abbattuto, 9 giugno

Tensione alle stelle dopo l'abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano Apache.

Trump annuncia una dura rappresaglia degli Stati Uniti e, nella notte tra il 9 e il 10 giugno, lancia tre ondate di attacchi contro radar e contraerea iraniana. Teheran risponde con droni e missili sul Golfo.

Nuovi raid, 10 giugno

Il commander in chief, in pressing su Teheran per la chiusura dell'accordo, parla di un Iran che “perde tempo”, annunciando nuovi attacchi che mette a segno nella notte tra il 10 e l'11 giugno.

La minaccia finale, poi l'annuncio di un'intesa, 11 giugno

Trump minaccia una terza notte di attacchi, mettendo nel mirino nel prossimo futuro anche l'isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere.

Poi però, nel tardo pomeriggio, a sorpresa, posta su Truth l'annuncio di fermarsi, lasciando intendere che c'è l'intesa per l'accordo.

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