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Alberto Negri: "La Signora Meloni mi deve spiegare perché le sanzioni alla Russia o all'Iran vanno bene e ad Israele no?"

 

"Storia in diretta" di Loretta Napoleoni

con Alberto Negri, 13 giugno 2026

 

 

C'è un momento, in questa intervista per l'AntiDiplomatico di Loretta Napoleoni, in cui Alberto Negri – inviato di guerra per quarant'anni – dice una cosa che farebbero bene a tenere a mente tutti i nostri «deliranti commentatori»: «A me la lacrimuccia non scappa. Mi scappano altre considerazioni». Il bersaglio grosso, all'inizio, è Donald Trump. Negri lo definisce senza mezzi termini: «Un neuropatico» che una volta dice una cosa e due ore dopo ne dice un'altra. «Stiamo parlando in una situazione in cui il più importante leader del mondo non è in grado di essere presente a se stesso», taglia corto. E poi l'affondo: «Un uomo disperato, sull'orlo di una crisi di nervi».

Le radici del disastro: Obama e Hillary Clinton

Ma attenzione, precisa Negri: «Il neuropatico Trump è il prodotto di quello che è successo prima». E qui il mirino si sposta su Barack Obama, definito «un incapace totale, una delle più grosse disgrazie che siano capitate ai democratici. Ha fomentato le primavere arabe, li ha condotti in guerra, non è stato capace di sistemare l'Iraq, ha allargato il conflitto alla Siria». Poi la stoccata finale su Hillary Clinton che nel 2011, da segretaria di Stato in visita alla Farnesina, «ridacchiava sgangheratamente» annunciando: «Lo andremo a prendere e lo faremo fuori», riferendosi a Gheddafi.

Altro punto cruciale dell'intervista è la denuncia del doppio standard occidentale. Negri smonta l'ipocrisia con un esempio secco: «La signora Meloni ha giustificato il fatto di non aderire a una sospensione dell'accordo di associazione di Israele all'Unione Europea perché dice non si può punire un intero popolo. Benissimo, ha ragione. Però mi deve spiegare perché le sanzioni alla Russia vanno bene, perché le sanzioni all'Iran vanno bene, perché là non ci sono dei popoli o ci sono dei governi o dei regimi secondo lei, ma non ci sono dei popoli». Due pesi e due misure.

Gaza, Libano, Cisgiordania: l'Europa che non c'è

Poi c'è Gaza, il Libano, la Cisgiordania. Non statistiche. Persone che muoiono senza medicine, con le bende tagliate a metà. E un'Europa che, secondo Negri, ha perso ogni influenza. Colpevoli? «La Germania, che ha voluto l'allargamento dell'UE solo per motivi economici. La Francia, che in Libia si è comportata in maniera criminale». Il bilancio, per l'Occidente, è spietato: «I tedeschi non hanno vinto la Prima Guerra Mondiale, hanno perso la seconda e perdono anche la terza, quella che combattiamo tutti noi europei adesso».

L'affondo finale è sul cosiddetto «Board of Peace» di Trump: «Due ubriaconi come Milei e Orbán che si abbracciavano cantando 'Blueberry Hill' di Elvis Presley. Questo è il livello che ci assicura Trump».

 

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Pino Arlacchi a l'AD : "L'Occidente è una nave che affonda"

 

"Una storia in diretta", 6 giugno 2026

Loretta Napoleoni intervista Pino Arlacchi

 

"L'Occidente è minoritario, sulla difensiva, finanziarizzato e bellicista. Dall'altra parte c'è il Grande Sud: nuova maggioranza globale, centro di gravità dell'economia mondiale". Così Pino Arlacchi, intervistato da Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico, ridisegna la geografia del potere nel mondo di oggi. Niente a che vedere con la Guerra Fredda, spiega Arlacchi.

Allora i due blocchi erano separati. Oggi il sistema è unico, ma con due teste: una guarda all'economia finanziaria occidentale, l'altra - quella che sta vincendo - all'economia reale. E il rapporto di forza è già cambiato. "Dal punto di vista demografico siamo 6 a 1, dal punto di vista economico 60 a 40 a favore del Grande Sud". E mentre l'Occidente spinge sul riarmo: "Una balla enorme", la Cina guida un sistema di paesi - dall'Indonesia alla Corea del Sud - che hanno scelto il modello dello "stato per lo sviluppo".

Un blocco che commercia sempre più al proprio interno (Sud-Sud ha superato Nord-Sud) e che attende solo due traguardi naturali: la riforma dell'ONU e una valuta alternativa al dollaro. Ma la crisi, per chi vive in Occidente, è una tragedia incombente. "Una recessione europea e americana ci sarà - avverte Arlacchi - ma non sarà mondiale. Il corpaccione dell'economia mondiale sta dall'altra parte. L'Occidente può anche incendiarsi, ma non brucerà più il mondo intero". Sul fronte geopolitico, l'ex vicesegretario ONU non usa giri di parole: Israele soffre di "una sindrome distruttiva e autodistruttiva. La vittima che diventa carnefice". E l'Iran? Ne esce vincente su tutti i piani, più compatto e nazionalista, pronto a farsi la bomba atomica in piena legalità, uscendo dal Trattato di non proliferazione come fece la Corea del Nord. Con conseguenze a catena su tutto il Medio Oriente. Quanto all'Europa, Arlacchi vede un continente che arranca, i cui governi atlantisti stanno perdendo consensi. "La gente teme prima di tutto l'inflazione, non crede al riarmo. I nodi verranno al pettine». E l'Italia? "Prima a sfilarsi dal piano riarmo, all'italiana, con contabilità creativa e vigili del fuoco messi come forze armate. Siamo andati nel ridicolo".

Un'intervista che restituisce un quadro netto: il baricentro del mondo si è spostato...

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Prof. Alessandro Volpi a l'AD: "Questa è la bolla più grande che abbiamo mai visto"

 

Storia in diretta con Loretta Napoleoni
5 giugno 2026

 

«Questa è forse la bolla più grande che abbiamo mai visto». Con queste parole il professor Alessandro Volpi, intervistato da Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico, riassume lo stato inquietante dei mercati globali.

Oggi la capitalizzazione dell'indice S&P 500 ha raggiunto cifre iperboliche - circa 80.000 miliardi - mentre il rapporto prezzo/utili di molti titoli è 60 volte superiore alla norma. Un'ipertrofia finanziaria che, spiega Volpi, si è progressivamente sganciata dall'economia reale. «Il debito americano cresce, ma il PIL degli Stati Uniti cresce davvero poco».

A tenere in piedi questo castello è un meccanismo opaco e pericoloso. Grandi gestori come Black Rock, Vanguard e State Street controllano asset per 30-40.000 miliardi, raccolti non solo dai super-ricchi, ma anche dai piccoli risparmiatori attraverso fondi pensione, assicurazioni sanitarie e previdenza complementare. «Il piccolo risparmiatore non sa dove vanno a finire i suoi soldi, non sa a che livello di rischio espone i propri risparmi». Ed è proprio questa oscurità, secondo Volpi, a permettere alla bolla di reggere.

Ma quanto ancora? Il parallelo con i mutui subprime è inevitabile, con una differenza cruciale: allora la bolla era confinata al settore immobiliare USA. Oggi è globale. E il rischio di un rialzo dei tassi, causato dall'inflazione alimentata dai conflitti e dalle strozzature commerciali, potrebbe inceppare il meccanismo, proprio come successe nel 2007.

E mentre l'Occidente (Europa in testa) resta sempre più dipendente da Wall Street e dai grandi fondi, altri attenti osservatori si stanno preparando. Al vertice di San Pietroburgo, Russia, Cina, India e oltre 130 paesi discutono di economia reale, infrastrutture, nuovi sistemi di pagamento alternativi al dollaro. «Non vogliono il crollo del dollaro domattina ma stanno costruendo un sistema per non essere travolti».

Per l'Europa, invece, il futuro appare più problematico. Sempre più legata agli Stati Uniti, sempre più dipendente da una finanza che drena risparmio senza creare crescita reale.

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Hormuz, Ucraina, Libano-Gaza: l'escalation è vicina? Intervista al generale Fabio Mini

 

"Storia in diretta" - Loretta Napoleoni intervista il generale Fabio Mini

27 maggio 2026

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Chi comanda realmente nella guerra in Medio Oriente? Secondo il generale Fabio Mini, ex comandante delle forze NATO in Kosovo e analista militare di fama internazionale, «fino adesso ha comandato e continua a comandare Israele». In un'intervista a l'AntiDiplomatico condotta da Loretta Napoleoni, il generale ha delineato un quadro di crescente caos strategico, dove le dichiarazioni del presidente Trump vengono sistematicamente smentite dai fatti sul terreno.

Il nodo critico è la catena di comando americana. Mini spiega che il comandante del CENTCOM – e non il presidente – esegue i piani operativi già approvati, con cadenze e scadenze proprie. «Se nessuno dà l'ordine chiaro di interrompere, i piani vanno avanti per inerzia. E l'autodifesa è un pretesto che regge poco». Il risultato è che l'Iran, pur negoziando, subisce attacchi mirati. «Le due cose non sono congruenti – afferma Mini –. Trump ha perso credibilità, anche in Europa».

L'ombra più inquietante è Israele. «Israele vuole tutto e subito, non aspetta un mese». Secondo Mini, i falchi del Pentagono e l'80% dei repubblicani spingono per «azzerare l'Iran». Ma se Teheran decidesse di reagire colpendo i paesi arabi che ospitano basi Usa, «sarebbe catastrofico per il mondo intero». E gli stessi paesi arabi, avverte Mini, «iniziano a dire: non riconosciamo Israele, torniamo al '48».

Sull'Ucraina, il generale Mini parla di «guerra al risparmio» voluta da Putin, trasformatasi in «guerra di logoramento senza limiti di tempo, mezzi e denaro». La Russia, dice Mini, «non ha difficoltà economiche né di reclutamento: il popolo ha interiorizzato il sacrificio come ai tempi della Seconda guerra mondiale». L'Europa, al contrario, «è all'implosione economica e finanziaria».

Quanto a Israele, Mini non usa mezzi termini: «Non fa una guerra, fa un massacro. Una distruzione metodica e sistematica». E denuncia l'assenza di obiezione etica nei militari israeliani, paragonandola all'«etica dell'ordine» che portò i nazisti a Norimberga. «I criminali di guerra sono stati solo i vinti. I vincitori non li ha processati nessuno». Il generale conclude con un appello implicito alla razionalità: la guerra in Ucraina «potrebbe finire se non ci fosse accanimento contro un modello». Ma oggi, «di razionalità c'è zero».

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