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Bce pronta a rialzare i tassi, ma niente panico: i prezzi caleranno. Ecco perché

9 June 2026 at 12:44

Bce verso il rialzo dei tassi, il commento di Sansone (IbanFirst Italia)

Nella riunione di questa settimana, la Bce dovrebbe diventare la quattordicesima banca centrale a inasprire la politica monetaria in risposta alle pressioni inflazionistiche alimentate dalle tensioni in Medio Oriente, portando il tasso di riferimento dal 2,00% al 2,25%. E il percorso potrebbe non fermarsi qui: i mercati monetari prezzano già almeno un ulteriore rialzo di pari entità entro la fine dell’anno, con settembre indicato come l’appuntamento più probabile.

La svolta restrittiva della Bce arriva però in un momento peculiare. L’economia dell’Eurozona sta perdendo slancio: il Pil si è contratto nel primo trimestre e l’inflazione, pur risalita al 3,3% annuo a maggio, resta ben lontana sia dai picchi del 2022 sia dall’attuale livello registrato negli Stati Uniti, pari al 3,8%.

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Per comprendere l’orientamento di Francoforte è necessario guardare alle radici della sua cultura monetaria.

Sotto molti aspetti, la Bce resta l’erede della Bundesbank. Il suo approccio continua a riflettere la storica avversione all’inflazione che ha caratterizzato la banca centrale tedesca. Dopo lo shock petrolifero del 1973, la Bundesbank reagì più rapidamente e con maggiore decisione rispetto a molte altre autorità monetarie, contribuendo a contenere l’aumento dei prezzi meglio di quanto riuscirono a fare numerose economie avanzate.

Oggi la Bce sembra voler seguire quello stesso precedente. Resta però da capire quanto il paragone sia davvero appropriato. A differenza della spirale inflazionistica degli anni Settanta, esistono infatti ragioni concrete per ritenere che l’attuale aumento dei prezzi possa avere natura prevalentemente temporanea. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco estivo intorno al 3,7% per poi avviarsi gradualmente verso una fase di rientro.

A questo si aggiunge una possibile evoluzione geopolitica che potrebbe accelerare il processo di disinflazione. Un accordo, anche limitato, tra Washington e Teheran, accompagnato da una parziale riapertura dello Stretto di Hormuz, potrebbe tradursi in una rapida diminuzione dei prezzi dell’energia. In questo scenario, il petrolio potrebbe perdere tra il 20% e il 25% del proprio valore.

Significherebbe che la Bce ha reagito in modo eccessivo? Non necessariamente. L’istituto potrebbe sostenere di aver agito in via preventiva per evitare effetti di secondo impatto, soprattutto nel settore dei servizi, dove le pressioni sui prezzi hanno mostrato segnali di rafforzamento negli ultimi mesi. Eppure, osservando il quadro in prospettiva storica, le dinamiche inflazionistiche restano lontane da livelli particolarmente preoccupanti. Una giustificazione che potrebbe non convincere tutti gli osservatori, ma che offrirebbe comunque alla Bce una solida linea di difesa.

Sul fronte valutario, infine, difficilmente l’euro troverà un sostegno duraturo in tassi di interesse più elevati. I mercati dei cambi sembrano infatti reagire soprattutto alle prospettive relative di crescita economica, più che a variazioni marginali dei differenziali di rendimento. Finché l’economia statunitense continuerà a mostrare una maggiore capacità di crescita rispetto a quella europea, il dollaro dovrebbe mantenere un vantaggio competitivo, limitando i benefici che la moneta unica potrebbe trarre da un ulteriore aumento del costo del denaro.

Commento a cura di Michele Sansone, Country Manager di iBanFirst Italia

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Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi. Rialzo in arrivo

9 June 2026 at 09:32

Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi

Mancano solo tre giorni al verdetto della Bce sui tassi. L’11 giugno la Banca Centrale Europea svelerà la sua mossa. La presidente Christine Lagarde, secondo gli analisti, dovrebbe optare per un aumento dei tassi (forse non l’unico del 2026), ma la situazione a livello internazionale è così instabile da non poter escludere anche altri scenari.

L’ipotesi più probabile resta quella dell’aumento dello 0,25%, portando i tassi al 2,25%. Questo scenario non si verifica da tre anni. Secondo le opinioni raccolte da Bloomberg, la Banca centrale alzerà di un quarto di punto i tassi tra tre giorni, con una ulteriore mossa possibile entro fine anno (la maggioranza propende per settembre) portando così il tasso sui depositi al 2,5%.

Gli economisti ritengono poi che la Bce giovedì vedrà al rialzo le stime sull’inflazione per il 2026 (al 3,5%) e il 2027 e al ribasso quelle della crescita del Pil dell’eurozona, che si limiterà a un +0,6%. Proprio questi numeri, poco rassicuranti, fanno pensare però anche ad altre ipotesi. La Bce – sostiene Mike Bell, Market Strategist, RBC Bluebay – si trova tra l’incudine e il martello. I costi degli input stanno aumentando rapidamente, mentre i nuovi ordini sono in calo. Poiché la Bce non ha un duplice mandato ed è focalizzata esclusivamente sull’inflazione, ci aspettiamo che a giugno aumenti il tasso sui depositi. Tuttavia, considerati i rischi al ribasso per le prospettive di crescita, la Bce potrebbe essere prudente nel segnalare ulteriori rialzi dei tassi. Anche qualora la Bce dovesse aumentare nuovamente i tassi più avanti nel corso dell’anno, è difficile immaginare che possa spingersi oltre quanto il mercato stia già scontando“.

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El BCE prepara su primera subida de los tipos de interés en casi tres años

8 June 2026 at 04:30

Llegó la hora. Han pasado casi tres años desde que el Banco Central Europeo subiera los tipos de interés por última vez, allá por septiembre de 2023, cuando cerró una racha de diez aumentos consecutivos del precio del dinero para atajar la inflación derivada de la guerra en Ucrania. Ahora, otro conflicto con efectos colaterales para el mercado energético y la inflación, el de Irán, empuja a Fráncfort a volver a pulsar el botón del ajuste. Muy a su pesar: hasta el estallido de la contienda, todo hacía indicar que los tipos podían experimentar algún recorte extra, para júbilo de hipotecados a tipo variable y alivio para una economía europea necesitada de estímulos al crecimiento. La confrontación bélica, sin embargo, ha dado un vuelco al guion: el BCE subirá este jueves los tipos de interés para lanzar un doble mensaje: será implacable frente a la inflación y no repetirá el error de comienzo de la década, cuando un diagnóstico fallido del shock de precios le hizo perder un tiempo precioso hasta que se decidió a actuar.

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© Matias Basualdo / Zuma Press / E (Matias Basualdo / Zuma Press / E)

La presidenta del BCE, Christine Lagarde, en una rueda de prensa en Fráncfort el pasado 30 de abril.
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