È ripartito il risiko bancario. Oggetto del desiderio è Monte dei Paschi di Siena per il quale sono arrivate due offerte, una da Intesa Sanpaolo e l’altra da BancoBpm. Tra le due sembra avere più possibilità di andare in porto la prima, anche perché meglio definita nei suoi contorni. Dal 1° luglio per i neoassunti […]
Negli Stati Uniti Kevin Warsh è entrato ufficialmente in carica come diciassettesimo presidente della Federal Reserve. Il suo programma invoca un “regime change” per la banca centrale americana, ma dovrà cercare il consenso degli altri membri del board per realizzarlo. In Europa un gruppo di banche primarie procede spedito verso il lancio di una stablecoin […]
Il governo ha presentato i vari interventi sull’Irpef come misure di riduzione del cuneo fiscale, mentre di fatto hanno compensato il fiscal drag. Sulla base delle nuove regole fiscali europee, aver assunto questa posizione riduce la possibilità di spesa pubblica. Una ragione di più per introdurre un meccanismo esplicito di indicizzazione all’inflazione dell’imposta sul reddito. […]
L’intelligenza artificiale è indiscussa protagonista del dibattito pubblico attuale, tanto che se ne occupa anche l’appena pubblicata prima enciclica di papa Leone XIV. Dal punto di vista economico, vale la pena chiedersi se i modelli di business su cui si basano le grandi aziende che la sviluppano siano sostenibili o meno. Per l’Europa si prospetta […]
Un articolo del sociologo, ex vice-Presidente dell’ONU, ed ex-europarlamentare Pino Arlacchi apparso sul sito dell’Antidiplomatico il 29 maggio scorso (e ripreso dal Fatto Quotidiano del 27 maggio) ci permette di impostare una discussione su come l’introduzione e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale viene gestita in Occidente (in particolare negli USA) e in Cina.
La possibilità di produrre dei dispositivi che potessero sostituire attività tipiche dell’essere umano pensante era stata già prospettata nel secolo scorso da Turing, considerato l’inventore e il padre del computer. Ma solo agli inizi di questo secolo la IA ha cominciato ad avere una vasta diffusione a partire inizialmente dagli USA.
Le caratteristiche di questo sviluppo negli USA sono, in primo luogo, che la IA (o tutto quello che viene presentato come IA anche senza esserlo, o esserlo solo parzialmente) è sviluppata da alcune grandi imprese tecnologiche private che badano solo alle vendite (incrementate anche attraverso una pubblicità molto invasiva) e ovviamente al profitto.
Ne segue che i prodotti non sono sempre all’altezza di quanto sarebbe utile e secondo le promesse.
I metodi usati per creare grandi schemi di linguaggi artificiali dei dispositivi sono essenzialmente statistici, basati sull’introduzione nel dispositivo di miliardi di dati dalla cui elaborazione ottenuta con complicati algoritmi matematici dovrebbero scaturire risposte a domanda.
Ad esempio nel campo giornalistico, o legale, o dell’immagine audiovisiva, introducendo miliardi di articoli, commenti su leggi, o immagini create da persone reali, dovrebbero scaturire le risposte medie più probabili, che spesso sono prive di originalità e talvolta risultano anche fuori tema.
Questi metodi sono molto usati ad esempio in campo giornalistico dove ai giornalisti è imposto un alto ritmo di produzione di articoli, cui si po' sopperire con la IA realizzando un gran numero di articoli che differiscono poco tra loro. Lo stesso avviene in campo scientifico dove le carriere dei ricercatori universitari sono legate al numero di pubblicazioni realizzate. Si sopperisce quindi con la IA che può produrre molti articoli similari di scarsa originalità, e comprende anche la citazione di tutta la bibliografia, ma spesso senza distinguere tra fonti attendibili e inattendibili, con risultati a volte discutibili.
Un altro pericolo fondamentale che riguarda la IA è quello della possibiltà di creare vaste zone di disoccupazione sostituendo con metodi automatici attività ripetitive. Si è detto giustamente che questa situazione ricorda quella della rivoluzione industriale e tecnologica della fine del ‘700 e dell’inizio dell’800 quando furono introdotte le macchine mosse dalla forza del vapore. Gli operai che perdevano il posto di lavoro spesso aderirono al movimento “luddista” i cui membri andavano a distruggere le macchine nelle fabbriche. Ma in realtà i “luddisti” non erano dei trogloditi scervellati. Chiedevano solo che la rivoluzione industriale avvenisse a favore di tutti senza lasciare nessuno per strada, e non solo a favore del padronato.
Oggi negli USA il nuovo padronato è costituito dal mondo della finanza, ma anche dalle “big Tech” che agiscono nel campo informatico della comunicazione e nel settore della IA. Un’azienda come Anthropic vale da sola circa mille miliardi di dollari, quanto il bilancio di uno stato medio. Queste grandi aziende possono influire con la loro potenza in modo sostanziale nel campo della politica.
Un settore in grande sviluppo è quello della IA per usi militari e di sorveglianza sociale. Un’azienda come Palantir (che vale circa 500 miliardi) produce materiale bellico che arriva fino alle armi automatiche (che agiscono senza il controllo umano). La sua dirigenza pretende addirittura con arroganza di orientare in modo più aggressivo la politica degli USA e di dettare le linee guida persino al Pentagono.
In Cina, come spiega bene Arlacchi, la IA ha avuto ultimamente un grande sviluppo che tende a superare in qualità e quantità ciò che viene prodotto in Occidente. La caratteristica di questo sviluppo è però che vi è da parte dello stato un forte controllo ed una accurata pianificazione. Anzi la stessa IA è utilizzata per sostituire ai vecchi piani economici rigidi di stile sovietico (che hanno mostrato alla fine molti limiti) un piano complessivo agile e rinnovabile a secondo delle esigenze. Questo piano versatile tiene conto sia della complessità del sistema misto cinese, che comprende anche settori privati sotto il controllo statale, sia della potenziale disoccupazione della forza lavoro sostituita dalle macchine automatiche, che viene gestita indirizzando in modo pianificato la forza-lavoro a secondo delle esigenze dell’impetuosa crescita economica cinese.
In definitiva, come succede per tutte le nuove tecnologie, e come successe già nella rivoluzione industriale di due secoli fa, le innovazioni possono servire ad aumentare diseguaglianze e profitti, o - diversamente gestite – a essere messe al servizio dell’umanità. In un recente convegno organizzato dal gruppo GAMADI l’amico e compagno Andrea Martocchia diceva che con lo sviluppo della IA - che è in grado di sostituire molti lavori umani, specie ripetitivi – riacquisisce significato il vecchio detto “lavorare meno, lavorare tutti”. La IA, a seconda di come venga gestita, può essere una maledizione, ma anche una grande prospettiva per alleviare la fatica del genere umano.
Mentre nello scacchiere dell’Asia Occidentale Israele continua a colpire con i suoi attacchi criminali la popolazione civile del Libano, costringendola anche a sfollare dalle proprie case per aprire la strada ad un’occupazione permanente del Sud del paese, dopo averlo etnicamente ripulito; e mentre continuano le minacce e gli attacchi degli USA nel vano tentativo di costringere l’Iran a cedere su tutta la linea nelle trattative in corso, si fa sempre più preoccupante il quadro della situazione nello scacchiere europeo/ucraino.
È sempre più evidente la volontà dei paesi europei aderenti alla UE e alla NATO di cercare ogni pretesto per aumentare la tensione diretta contro la Russia e cercare con ogni mezzo di alimentare in modo permanente la guerra in Ucraina nel tentativo di indebolire la Russia e fiaccarne la resistenza.
L’ultimo episodio è l’enfasi con cui i governi dei paesi europei della NATO (comprese le dichiarazioni di fuoco della nostra prima ministra Meloni) hanno commentato la caduta in territorio rumeno di un drone che ha provocato due feriti leggeri. Si tratta di un episodio certamente di scarsa rilevanza in una zona di guerra, visto che la città rumena di Galati dove è caduto il drone si trova nella regione del delta del Danubio al confine con l’Ucraina e di fronte alla regione ucraina di Ismaili che era sotto attacco.
In queste circostanze è facile che la traiettoria di un drone sia deviata dalla contraerea. Tuttavia, la richiesta del governo russo che la Romania fornisca le prove che il drone fosse russo (e non, come del tutto possibile, il frutto di una provocazione ucraina) è stata respinta. Le parole in proposito del dirigente per la sicurezza russo Medvedev sono state definite come “provocazioni” sui media europei occidentali.
Questo episodio fa seguito alle continue provocazioni fatte dall’Ucraina, con l’attacco continuo con missili e droni, forniti in massima parte dai paesi europei della NATO, su impianti energetici e obiettivi civili russi, partendo anche dai paesi baltici per colpire la Russia dal Nord. Queste provocazioni sono culminate con il massacro deliberato di 21 studenti tra i 14 e i 18 anni che si trovavano in un convitto nella regione di Lugansk, ora annessa alla Russia dopo il referendum del 2022.
Il bombardamento di ritorsione su Kiev da parte dei Russi con 700 droni e missili è stato anch’esso presentato dai governi e dai media dell’Europa occidentale come un atto di estrema aggressività dei Russi. Si è ignorato il fatto che i morti ucraini sono stati solo 4 e certamente del tutto casuali. Se i Russi avessero voluto fare una strage con migliaia di morti non avrebbero colpito con precisione chirurgica, di notte, solo siti che erano sicuramente disabitati e sgombri.
Ma fino a quando potrà durare la moderazione dei Russi che stanno agendo con una mano legata dietro la schiena? Forse non tutti sanno che i componenti dei droni che colpiscono la Russia sono prodotti in massima parte in Occidente e poi assemblati in Ucraina. Tra le fabbriche che li producono quattro sono italiane, e si trovano una in provincia di Venezia (CDM), una in provincia di Milano, una in provincia di Lecco, ed una ad Omegna in Piemonte.
Oltre alle armi e le munizioni fornite all’Ucraina (spese sottratte alla sanità pubblica, alla scuola, e tutto lo stato sociale europeo), tutta l’intelligence, la logistica, i piani operativi sono dei paesi europei della NATO, mentre anche gli USA – nonostante i colloqui tra Trump e Putin – ci mettono la loro quota. Senza questi aiuti l’Ucraina – che è sostanzialmente uno stato fallito governato da governanti corrotti di fede nazifascista - andrebbe rapidamente a fondo. Il governo di Kiev ci mette essenzialmente solo la carne da macello dei suoi giovani e meno giovani, molte volte renitenti, ma rapiti per strada e inviati al fronte.
La campagna di sostegno militare per la continuazione della guerra è accompagnata da una forsennata campagna propagantistica antirussa condotta non solo dai Macron e dagli Starmer, ma anche da un nutrito gruppo di furie scatenate, dalla Von Der Leyen, all’estone Kallas, dalla Pina Picierno vice presidente del Parlamento europeo, all’ex ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbok (chi dice che le donne sarebbero più pacifiste degli uomini in politica?).
Tuttavia il primato dell’ossessione bellicista spetta al cancelliere tedesco Merz che spinge per un riarmo massiccio della Germania evidentemente per una (impossibile) rivincita sulla Russia. A Merz deve bruciare il ricordo di quando i soldati dell’Armata Rossa sovietica nel 1945 issarono la bandiera rossa sul tetto del Reichstag tra le rovine di Berlino. Ma continuare a provocare un paese sovrano armato di potenti e inarrestabili missili ipersonici e di 6000 testate nucleari potrebbe far finire ancora peggio una nuova insensata avventura guerresca della Germania e della NATO.