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Campo largo e caccia aperta al ddl “sparatutto”: perché fa discutere

Dopo quasi un anno di sosta ai box in commissione, il contestatissimo ddl sulla caccia approda in Aula. La sinistra chiama in causa la biodiversità e la tutela dall’ambiente e scende in piazza al Pantheon

Il ddl caccia, ribattezzato “sparatutto” ha come primo firmatario Lucio Malan di FdI è stato rivisto più volte durante l’iter parlamentare. Anche perché il dibattito è rovente. Il provvedimento modifica la legge 157 del 1992 che disciplina l’attività venatoria e recepisce le direttive europee in materia di tutela della fauna selvatica. La proposta promossa anche dal ministro Francesco Lollobrigida consentirebbe l’attività venatoria in altura e sui valichi montani, anche durante i periodi migratori. Sarebbero inoltre ammesse le braccate al cinghiale nel periodo invernale. Il testo attribuirebbe una maggiore autonomia alle Regioni, riducendo al tempo stesso il ruolo dell’Ispra nei processi decisionali.

DDL 1552, quali sono i punti più discussi del disegno di legge

I punti più discussi riguardano in primis, l’ampliamento delle aree destinate alla caccia. Si riducono le aree protette. Il nuovo decreto di legge ridimensiona anche il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, perché demanda alla gestione delle regioni. In pratica, meno consulenza scientifica, più politica. L’Ente avrà maggiore autonomia sulla gestione del calendario venatorio e sull’estensione della stagione di caccia. Il ddl amplia inoltre l’utilizzo dei richiami vivi e permette lo svolgimento di attività venatorie anche dopo il tramonto e fino a un’ora dopo, limitatamente a specifiche tipologie.

Le critiche: nidificazioni e specie protette nel mirino

Le critiche non mancano: nel mirino, nel senso pieno del termine, delle opposizioni c’è il mancato rispetto dei tempi previsti per le nidificazioni, il rischio di aumentare in modo significativo il numero di specie catturabili e la facilità di concedere passi per il turismo venatorio internazionale. Insomma, il centrosinistra ritiene il decreto una sorta di “liberi tutti”. Fra le poche specie a salvarsi, c’è lo stambecco, tolto dalla lista dopo l’intervento di Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte. Un po’ meno bene è andata al lupo, che resta protetto ma rischia di finire nei piani di abbattimento regionali: questione di cap e latitudini, insomma.

Ambientalisti sulle barricate: flash mob al Pantehon

La mobilitazione del fronte animalista è totale. Enpa, Lav, Lipu, Legambiente, Lac e Wwf hanno organizzato conferenze stampa, campagne social e appelli pubblici per fermare quella che definiscono una vera e propria offensiva contro l’ambiente, nonché un sit in nei pressi del Senato, al Pantehon, per la precisione. L’obiettivo è sensibilizzare il più possibile quello che, secondo la LAV, pensa l’80% degli italiani. Ovvero il “no” alla caccia. La Lipu ha interessato Papa Leone XIV, che attraverso la Segreteria di Stato ha definito la questione “di grande rilevanza sociale e morale”, lodando chi si impegna per la tutela della natura. Dalla Cupola di San Pietro a Palazzo Madama il percorso è relativamente breve: occorre attraversare il Tevere. Il ponte, però, in questo caso, non sarà sufficiente per unire due sponde attraversate da correnti di pensiero profondamente differenti

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