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“Porto il 46 e non lo dico per vantarmi. Ho i piedi grandi, molte volte devo comprare scarpe che non amo”: la ‘confessione’ di Can Yaman

Can Yaman è tornato a parlare di sé nel corso di un’intervista televisiva andata in onda in Spagna, durante la quale ha rivelato un aspetto personale legato al suo fisico che gli comporta alcune difficoltà pratiche. L’attore turco, sempre più presente tra produzioni italiane e internazionali si è soffermato su una caratteristica fisica che, a suo dire, non è sempre facile da gestire. L’occasione è arrivata durante la sua partecipazione al programma “Hay una cosa que te quiero decir”. Yaman era in studio per prendere parte a una sorpresa organizzata per una fan, ma prima del momento più emozionante è stato coinvolto in una breve intervista più personale.

Nel corso della conversazione, gli è stato chiesto quale parte del corpo considerasse meno “semplice” da gestire o meno gradita. Senza esitazioni, l’attore ha indicato i piedi, commentando con ironia: “Non è la prima cosa che guardo allo specchio, ma sono molto grandi. Porto il 46 e non lo dico per vantarmi”.

La questione, ha spiegato, non riguarda soltanto l’aspetto estetico ma anche la praticità nella vita di tutti i giorni. La scelta delle scarpe, infatti, non è sempre immediata e spesso lo porta a rinunciare a modelli che preferirebbe indossare: “Molte volte devo comprare scarpe che non amo davvero”, ha raccontato.

Il passato sportivo e un’altra particolarità fisica

Durante l’intervista, Yaman ha anche ricordato il suo passato da sportivo, in particolare la lunga esperienza con il basket. Uno sport praticato per anni che, secondo quanto da lui stesso raccontato, avrebbe lasciato qualche conseguenza sul suo fisico: “Ho le dita storte, non sono per niente dritte”, ha spiegato, attribuendo questa caratteristica proprio agli anni trascorsi sul parquet, che avrebbero inciso sulla conformazione delle sue mani.

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La arruga, si gallega, dos veces bella: Adolfo Domínguez se lanza a recuperar la producción de lino 300 años después

En Galicia, la toponimia, el folclore, el lenguaje y los armarios más antiguos hablan del lino. Así fue siempre, desde que los pintores de la corte cuyas obras ahora pueblan el Museo del Prado exigían lienzos de lino gallego para sus enormes retratos reales hasta que los más modernos de los 80, en plena Movida viguesa, fraguaron un lema genial que perdura: “La arruga es bella”. Atribuido al publicista Luis Carballo (1938-2019), el eslogan encabezó una campaña de Adolfo Domínguez en 1982 y triunfó en manos del diseñador. Su abuela tejía lino en casa, y él mismo había visto cultivarlo de niño en su aldea. Pero cuando quiso —cuenta su hija Adriana— “dignificar el tejido” que entonces se consideraba “rústico e impropio para llevar a la calle”, en Galicia, Domínguez ya no tenía dónde comprar tela.

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© DAVID CABEZÓN @ XUNTA (DAVID CABEZÓN @ XUNTA)

Adriana Domínguez, vestida de verde claro, visitaba ayer miércoles los cultivos experimentales de lino gallego junto con el presidente de la Xunta, Alfonso Rueda, y la conselleira do Medio Rural, María José Gómez, en Mabegondo.
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