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Forum Algarve promove rastreios gratuitos em parceria com a Liga Portuguesa contra o Cancro

Contribuir para a consciencialização sobre o cancro oral e da pele e incentivar a adoção de comportamentos preventivos são os objetivos da iniciativa “A prevenção não tira férias” que decorrerá no dia 20 de junho, no Forum Algarve. Entre as 10h00 e as 13h00 e as 14h30 as 18h30, no piso 0, decorrerão rastreios gratuitos […]

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Crosetto incontra Hegseth al Pentagono. Spese militari, Nato 3.0 e Hormuz tra i temi

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è volato a Washington dove ha incontrato al Pentagono il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Il colloquio ha ribadito la centralità dell’Alleanza Atlantica per l’Italia e ha confermato la solidità dei rapporti Italia-Usa. Al centro della discussione i principali dossier sulla sicurezza, dalle spese militari al possibile contributo italiano a seguito dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Ad apertura del bilaterale, lo stesso Crosetto ha tracciato la linea di Roma: “Un’Europa forte è necessaria perché la Nato sia più forte e possa occuparsi del mondo”.

Il disgelo dopo Sigonella e il riconoscimento a Meloni

L’incontro al Pentagono arriva al termine di settimane complicate per i rapporti italo-americani. Il caso Sigonella, con il diniego italiano all’uso della base siciliana per i bombardieri Usa impiegati nelle operazioni contro l’Iran, aveva aperto una frizione che si era poi sommata alle esitazioni italiane sulle spese militari. Proprio per questo il bilaterale di oggi va letto come parte di un più ampio lavoro di ricucitura, che in queste stesse ore vede impegnati anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa per un bilaterale con Trump, e il vicepremier Antonio Tajani, in contatto con il segretario di Stato Marco Rubio. Una sequenza di appuntamenti che arriva peraltro a poche ore dall’annuncio della firma dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, previsto venerdì 19 giugno in Svizzera, con la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Da parte americana, Hegseth ha riconosciuto che “il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea è dovuto in gran parte all’impegno del primo ministro”, aggiungendo un ringraziamento per “il sostegno costante che il vostro governo e il popolo italiano dimostrano nell’ospitare le forze statunitensi in Italia, nell’ambito di una partnership di lunga data”. 

Crosetto: “Nessuna alternativa al rapporto Atlantico”

Sul fronte italiano, Crosetto non ha lasciato margini di ambiguità: “Non c’è alternativa al rapporto Atlantico, il nostro ruolo sarà sempre al fianco degli Stati Uniti”. Una dichiarazione che si accompagna a un ringraziamento esplicito a Washington “per aver spinto l’Europa a prendere sulle sue spalle il peso della difesa”. È sul concetto di “Nato 3.0” che si gioca però la partita di fondo. “Per costruire la Nato 3.0 gli alleati europei, inclusa l’Italia, devono fare di più”, ha detto Hegseth, aggiungendo che la spesa del 5% del Pil per la Difesa deve costituire il “benchmark” per i Paesi dell’Alleanza. Una formula che riecheggia quanto già emerso nelle settimane scorse dal vertice dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, dove Rubio aveva insistito sulla necessità che l’Alleanza si impegni “senza ambiguità” per rafforzare la base industriale della difesa transatlantica e trasformare gli impegni di spesa in capacità reali.

I dossier discussi

Tra i temi oggetto dell’incontro, l’impegno italiano sulle spese per la difesa, con Roma che porterà ad Ankara l’annuncio di un aumento al 2,8% del Pil (ma ancora lontano dal 5% richiesto dagli Stati Uniti) e la questione delle basi americane sul territorio nazionale, su cui non sono previste novità sostanziali ma piuttosto un chiarimento dei rapporti dopo il caso Sigonella. Al colloquio si è anche discusso dell’eventuale adesione dell’Italia al Purl, il meccanismo per l’acquisto di sistemi di difesa Usa da destinare a Kyiv, e della possibile partecipazione italiana con navi cacciamine a una futura missione per la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Su quest’ultimo punto, Crosetto ha ribadito a Hegseth che l’Italia ha già messo a disposizione due unità della Marina, il Rimini e il Gaeta, che attualmente si trovano al largo del porto di Djibouti.

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A Parigi l’industria italiana porta cyber, carri e guerra elettronica

Eurosatory 2026 porta a Parigi il centro della difesa terrestre in una fase in cui il settore europeo sta cambiando ritmo. Il salone riunisce industria, forze armate e decisori istituzionali attorno a temi ormai centrali, dalla protezione contro i droni alla guerra elettronica, dalla cyber defence alla modernizzazione delle piattaforme.

La presenza italiana supera le settanta aziende, con il sostegno di Aiad e della Direzione nazionale degli armamenti. Il profilo è quello di una filiera ampia, capace di coprire sistemi d’arma, piattaforme, componentistica e tecnologie abilitanti. A Parigi, l’industria nazionale si misura soprattutto con una domanda di difesa più esigente, in cui contano interoperabilità, rapidità di risposta e capacità di operare in scenari complessi.

Leonardo tra protezione cyber ed elicotteri

Leonardo presenta la Cyber Defence Suite, una soluzione pensata per proteggere sistemi critici in ambienti sempre più digitali e interconnessi. Il campo di applicazione va dai veicoli corazzati alle piattaforme navali, dai sistemi avionici alle infrastrutture spaziali e ai relativi centri di controllo a terra.

La logica è portare la sicurezza informatica dentro la missione, anche quando le comunicazioni sono instabili o il teatro operativo impone condizioni difficili. Il sistema collega il livello strategico, quello tattico e quello a bordo mezzo, dove la Cyber Cell può garantire protezione anche in autonomia.

Sul fronte elicotteristico, Avincis ha ordinato a Leonardo 15 nuovi velivoli, 10 AW169 e 5 AW139. La commessa sostiene il rinnovo della flotta dell’operatore e il suo sviluppo nei servizi di soccorso e nel trasporto offshore per l’industria energetica. Tre AW169 saranno destinati alla Svezia, dove opereranno in configurazione eliambulanza.

Leonardo-Rheinmetall e il nuovo carro italiano

A Eurosatory debutta anche il prototipo del nuovo carro armato italiano presentato da Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, joint venture paritetica tra Leonardo e Rheinmetall. Il mezzo, indicato come IMBT, è destinato a raccogliere l’eredità dell’Ariete e si basa sulla piattaforma Panther KF51.

Il prototipo integra sistemi di protezione e una stazione d’arma remotizzata Blaze 30 di Leonardo. La presentazione a Parigi si inserisce nel percorso di rinnovamento della componente corazzata italiana, dove il tema non è solo sostituire un mezzo, ma aggiornare una capacità operativa in un ambiente più connesso, esposto e competitivo.

ELT Group e il controllo dello spettro

ELT Group porta a Eurosatory il tema della guerra elettronica terrestre. Nei teatri operativi moderni, il controllo dello spettro elettromagnetico serve a proteggere le forze, individuare le minacce e ridurre l’efficacia dei sistemi avversari.

L’azienda presenta soluzioni come EMSO C2, TEWS e i sistemi antidrone ADRIAN e KARMA. Il filo conduttore è l’integrazione tra sensori, dati e comando, così da trasformare segnali complessi in informazioni utili per decidere più rapidamente sul campo.

MBDA e la risposta al riarmo europeo

MBDA porta a Eurosatory una proposta costruita sulle nuove esigenze della difesa europea. Il punto centrale è la capacità di colpire più lontano, difendersi meglio da minacce aeree e droni, e mettere a disposizione delle forze armate sistemi producibili in tempi più rapidi e con costi più sostenibili.

La società presenta soluzioni per l’attacco di precisione a lunga distanza, tra cui Thundart e il Land Cruise Missile, versione terrestre del Naval Cruise Missile. Accanto ai sistemi più avanzati, MBDA punta anche su strumenti pensati per essere prodotti in numeri maggiori, come One Way Effector e Crossbow Owe Heavy.

La difesa aerea resta l’altro asse dell’offerta, con sistemi pensati per rispondere a minacce diverse, dai droni ai missili. Il messaggio è che il riarmo europeo non dipenderà solo dalla qualità tecnologica dei singoli sistemi, ma anche dalla capacità di produrli in quantità adeguate e di renderli disponibili in tempi compatibili con l’evoluzione delle minacce.

 

Foto: Eurosatory (linkedin)

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Vi spiego la vicenda delle Fregate Constellation. La versione di Moutafis (Fincantieri Marine Group)

Il programma delle fregate Constellation torna al centro del dibattito industriale americano dopo le parole di George Moutafis, ceo di Fincantieri Marine Group. Dal suo racconto emerge una vicenda segnata soprattutto dal cambio di impostazione della US Navy, con Fincantieri chiamata ad adattarsi a un programma progressivamente ripensato da Washington.

L’azienda rivendica il lavoro svolto e conferma la volontà di restare un partner affidabile della US Navy, in una fase delicata per la cantieristica militare e per i tempi di rafforzamento della flotta.

Le lezioni del programma

Moutafis descrive il dossier con toni misurati. “È certamente una situazione complicata”, spiega, collegando le scelte più recenti della Marina americana alle lezioni apprese lungo il percorso della classe Constellation. “Tutti questi elementi che vediamo ora essere messi in campo, credo in una certa misura, si colleghino alle lezioni apprese dal percorso della classe Constellation”.

Il nodo riguarda la gestione del programma e la distanza progressiva dal disegno iniziale. “La perfezione a volte è nemica di ciò che è più che sufficientemente buono”, osserva il ceo, indicando la necessità di evitare continui interventi progettuali quando l’obiettivo è consegnare unità operative in tempi rapidi.

Il cambio di rotta

Il riferimento al progetto originario è diretto. “Se fossimo rimasti in linea con quelli che allora erano i principi che avevano portato alla selezione, ma anche con il modo in cui il programma era stato impostato all’inizio, probabilmente saremmo rimasti più vicini al progetto originario”.

Fincantieri ha seguito il cambio di rotta americano mantenendo un profilo da partner industriale, pronta a rimodulare il proprio contributo dentro la nuova cornice scelta dalla Marina. “Da parte nostra, fin dal primo giorno o dal secondo, diciamo che una volta che la Marina ha deciso il suo cambiamento, abbiamo scelto consapevolmente di diventare un vero partner e di dimostrare che siamo un vero partner della Marina e della nazione”.

Il ruolo di Fincantieri

La rimodulazione non cancella il ruolo industriale dell’azienda italiana, che mette a disposizione capacità, cantieri e competenze già presenti negli Stati Uniti. “Va bene, ci adegueremo, andremo avanti”, dice Moutafis, ribadendo il valore dell’impianto produttivo in Wisconsin. “Quello che abbiamo in Wisconsin è una risorsa per la Marina”.

La nuova formula con il Vessel construction manager e l’approccio build-to-print segna il tentativo della US Navy di correggere il processo e accelerare. “Da questo punto di vista, non stiamo davvero rinunciando a qualcosa, stiamo semplicemente mettendo a disposizione della nazione le risorse che sono già presenti e cercando di produrre quante più navi possibile nel minor tempo possibile”.

La vicenda resta quindi quella di un programma ripensato da Washington, con Fincantieri impegnata a sostenere la continuità industriale e operativa richiesta dalla Marina.

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La nuova geografia della spesa alimentare in città

A Roma la spesa alimentare non è più un gesto quotidiano scontato, ma un percorso che racconta la città meglio di qualsiasi statistica. Basta seguire i romani tra banchi, scaffali e casse per capire come l’inflazione abbia riscritto abitudini e priorità. La capitale si muove come un organismo che reagisce, si adatta, cambia pelle. E la spesa diventa il luogo dove questo cambiamento si vede con più chiarezza.

Una nuova vita per le botteghe di prossimità in centro

Nel centro storico e nei quartieri semicentrali si assiste a un ritorno quasi sorprendente alle botteghe di prossimità. Non è romanticismo, ma una scelta di sopravvivenza. I romani cercano qualità, certo, ma soprattutto cercano controllo. Entrano, parlano con il commerciante, comprano solo ciò che serve davvero. Nei mercati rionali, da Testaccio al Trionfale, le prime ore del mattino sono diventate un piccolo rito urbano: chi arriva presto trova prezzi più bassi, merce appena esposta e la sensazione di poter governare un portafoglio che si assottiglia. I banchi raccontano di clienti che hanno abbandonato la grande spesa settimanale per tornare a quella quotidiana, più faticosa ma più sostenibile.

Nelle periferie la spesa si fa al discount

Nelle periferie, invece, la scena cambia radicalmente. I discount sono diventati il nuovo centro gravitazionale dei consumi. A Tor Bella Monaca, Laurentino, San Basilio e Ostia Ponente le aperture degli ultimi anni hanno ridisegnato la geografia degli spostamenti. Le famiglie si muovono seguendo le offerte come fossero coordinate geografiche.

C’è chi attraversa due quartieri per risparmiare pochi euro, chi confronta i volantini con la precisione di un contabile, chi ha trasformato la spesa in un esercizio di strategia. Qui l’inflazione non è un concetto astratto: è una linea che separa ciò che si può comprare da ciò che si deve rimandare.

Maggiori rincari nel settore del fresco

Il settore del fresco è quello che più mostra le ferite dei rincari. Frutta e verdura cambiano prezzo con una velocità che disorienta, la carne diventa un lusso da centellinare, il pesce resta un acquisto occasionale. Crescono invece i consumi di legumi, uova e surgelati, percepiti come alternative più stabili e più economiche. Le famiglie con figli piccoli sono quelle che hanno cambiato più radicalmente abitudini: meno prodotti pronti, più ingredienti base, più cucina casalinga. La spesa diventa un equilibrio tra necessità e creatività.

Il carrello dei romani racconta anche un cambiamento culturale. Il cibo non è più solo piacere o tradizione, ma gestione, calcolo, responsabilità. Si compra meno, si spreca meno, si cucina di più. Eppure, nonostante tutto, Roma resta una città che vive di cibo e di relazioni. Nei mercati si continua a chiacchierare, nelle botteghe si mantiene un rapporto di fiducia, nei discount si scambiano consigli su offerte e prodotti. La spesa diventa un luogo di comunità, anche quando il portafoglio pesa meno.

La città deve fare i conti con un portafoglio sempre più “leggero”

Questa nuova geografia dei consumi non è solo un effetto dell’inflazione, ma un segnale di trasformazione profonda. Roma cambia, si adatta, si reinventa. E lo fa partendo da ciò che ha sempre definito la sua identità: il cibo. Solo che oggi, più che mai, il cibo è anche un termometro sociale. Misura le disuguaglianze, racconta le fragilità, mostra le strategie quotidiane con cui i romani cercano di restare in equilibrio. Una città che continua a mangiare bene, ma che deve fare i conti con un portafoglio sempre più leggero e con un futuro che chiede nuove forme di resistenza.

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L'ingresso del drone e dell'aereo spia e poi i caccia in volo: duello in cielo coi

Ennesimo episodio di tensione nei cieli dell’Asia. Il Giappone ha ordinato il decollo immediato di propri caccia per monitorare e identificare due velivoli militari cinesi avvistati nei pressi di Okinawa. L’episodio, avvenuto il 12 giugno ma comunicato soltanto adesso, ha coinvolto un drone da ricognizione e attacco TB-001 e un aereo da intelligence elettronica Shaanxi Y-9, entrambi impegnati in una missione che ha attraversato il Mar Cinese Orientale fino alle aree vicine alla catena delle Ryukyu. Ecco che cosa è successo.

Caccia giapponesi in volo

In base a quanto emerso, i mezzi cinesi non hanno violato lo spazio aereo nipponico anche se la loro presenza all’interno della zona di identificazione di difesa aerea (ADIZ) di Tokyo ha fatto scattare la procedura di intercettazione e sorveglianza. Per il Giappone si tratta dell’ennesimo segnale di una crescente pressione militare cinese lungo il proprio fronte sud-occidentale, un’area considerata cruciale per la sicurezza nazionale e per gli equilibri strategici dell’Indo-Pacifico.

Japan Scrambles Jets After Chinese Spy Aircraft and Drone Near Okinawa

A Chinese Y-9 surveillance plane and TB-001 drone activity near Japan’s airspace sparks renewed security concerns in the region. #WashingtonEye pic.twitter.com/9Qpm8FEIUI

— Washington Eye (@washington_EY) June 14, 2026

Secondo quanto riportato da Defence Security Asia, non a caso, la missione imbastita da Pechino ha evidenziato il crescente livello di integrazione tra piattaforme senza pilota e velivoli specializzati nella raccolta di informazioni elettroniche impiegati dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese.

Il ministro della Difesa giapponese, Shinjiro Koizumi, ha sottolineato come questa sia stata la prima missione del TB-001 resa pubblica nell’attuale anno fiscale, un dettaglio che conferma l’attenzione crescente di Tokyo verso le capacità operative dei droni cinesi a lungo raggio. A proposito: il TB-001 è in grado di restare in volo per molte ore e di coprire vaste aree marittime, svolgendo missioni di sorveglianza ma anche potenziali compiti offensivi grazie alla possibilità di trasportare armamenti guidati. Accanto a esso operava il Y-9, un aereo progettato per raccogliere segnali radar e comunicazioni elettroniche.

A cosa punta la Cina

La combinazione dei due mezzi consente alla Cina di acquisire dati preziosi sulle procedure di risposta giapponesi, sui tempi di intercettazione e sul funzionamento delle reti di difesa aerea. Dal canto loro, le autorità nipponiche ritengono che queste missioni non abbiano soltanto una funzione dimostrativa, ma rappresentino una vera attività di preparazione operativa in vista di possibili scenari di crisi regionali.

L’episodio si inserisce tuttavia in un contesto caratterizzato dall’aumento delle attività militari cinesi attorno alla cosiddetta “prima catena di isole”, la linea geografica che si estende dal Giappone alle Filippine e che limita l’accesso della Marina cinese al Pacifico occidentale. Okinawa occupa una posizione centrale in questo settore strategico perché ospita importanti infrastrutture militari giapponesi e statunitensi.

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