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L’Ufficio di bilancio: “Le riforme Irpef hanno reso il fisco meno equo. Più disparità tra contribuenti con diverse fonti di reddito”

Altro che più equità: le riforme messe in campo a partire dal 2021 hanno reso il sistema fiscale sempre più segmentato, con lavoratori dipendenti e pensionati che si accollano quasi tutto il peso dell’Irpef e autonomi e rentier che beneficiano di tasse piatte molto più favorevoli delle normali aliquote. A ribadirlo è l’Ufficio parlamentare di bilancio, che nel Rapporto sulla politica di bilancio presentato mercoledì alla Camera dalla presidente Lilia Cavallari mette in discussione una delle direttrici che hanno caratterizzato la politica fiscale italiana degli ultimi anni: l’utilizzo crescente dell’Irpef come strumento di redistribuzione e sostegno ai redditi. L’organismo indipendente riconosce che la capacità redistributiva dell’imposta ne è uscita rafforzata, ma avverte che il prezzo pagato è stato un aumento della complessità del sistema e soprattutto un progressivo allontanamento dall’obiettivo dell’equità orizzontale. Cioè, in parole povere, il principio secondo cui due persone che guadagnano la stessa cifra dovrebbero pagare più o meno le stesse tasse, indipendentemente da come ottengono quel reddito.

Secondo l’Upb, l’ultima legge di Bilancio ha proseguito sulla strada di una strategia di riduzione del carico fiscale sui redditi medi da lavoro dipendente. Tra gli interventi più rilevanti figurano la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione Irpef e la detassazione di alcune componenti delle retribuzioni. Misure che si aggiungono ai bonus e alle maggiori detrazioni introdotti negli anni precedenti a favore dei lavoratori dipendenti. Nel complesso, l’imposta è diventata più progressiva e maggiormente orientata alla redistribuzione del reddito. Ma il rafforzamento della progressività si è accompagnato all’espansione dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta – le flat tax – applicati ad altre categorie di contribuenti, in particolare nel lavoro autonomo. Il risultato è una crescente differenziazione del trattamento fiscale tra contribuenti con capacità contributiva simile ma redditi di diversa natura. Allontanando il perseguimento dell’equità orizzontale previsto dalla delega per la riforma fiscale. In altre parole, il sistema tende sempre meno a tassare nello stesso modo contribuenti che hanno risorse economiche analoghe.

La critica dell’organismo non si limita però alla questione dell’equità. Il rapporto sottolinea come la successione di interventi correttivi abbia progressivamente complicato la struttura dell’imposta sul reddito da lavoro dipendente. La combinazione di aliquote, detrazioni, bonus e meccanismi di sostegno produce effetti non sempre lineari: in alcuni casi un aumento anche modesto del reddito imponibile può tradursi in una crescita molto marcata del prelievo effettivo, a causa della perdita di agevolazioni o della riduzione di benefici collegati al livello di reddito. Per attenuare uno di questi effetti indesiderati, l’ultima legge di bilancio ha introdotto una detassazione temporanea degli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali nel biennio 2025-2026. Ma si tratta di una soluzione solo provvisoria. Gli aumenti retributivi, una volta consolidati, torneranno a essere assoggettati alle aliquote ordinarie, riproponendo il problema negli anni successivi. Il tutto mentre, come da dati Istat, i salari reali restano inferiori di oltre l’8 per cento rispetto ai valori medi del 2020.

Da qui la riflessione più generale contenuta nel rapporto. L’Upb si chiede – domanda retorica – se sia opportuno affidare al sistema fiscale obiettivi che, per loro natura, richiederebbero interventi selettivi, mirati e limitati nel tempo. Il rischio, avverte, è che il perseguimento di finalità sociali o redistributive attraverso continue modifiche dell’imposta finisca per compromettere alcuni principi fondamentali del sistema tributario: equità, neutralità, semplicità e trasparenza del prelievo.

Il rapporto affronta anche il tema del contrasto all’evasione. Il rafforzamento degli strumenti digitali ha contribuito a limitare le opportunità di fare nero e a favorire l’adempimento spontaneo. Secondo il Documento di finanza pubblica, nel 2025 l’attività di recupero ha raggiunto i 36,2 miliardi di euro. Nonostante i progressi, l’Italia continua però a registrare uno dei livelli più bassi di fedeltà fiscale nell’Unione europea. I lavoratori autonomi continuano a evadere moltissimo, la riscossione dei tributi locali resta inefficiente e ci sono ampi margini di miglioramento nell’utilizzo dei dati per l‘analisi del rischio di evasione.

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Tasse, con l’F24 l’addebito è automatico. Nuovo passo verso la digitalizzazione

Presto l’addebito delle tasse potrebbe avvenire in automatico sul proprio conto corrente attraverso il modello F24. Ma di che cosa si tratta? La misura nasce da un accordo tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e l’Agenzia delle Entrate e rientra negli obiettivi fissati dal governo per gli anni 2026-2028 relativi ai nuovi obiettivi di politica fiscale. Si tratta di un provvedimento che punta a trasformare in maniera molto netta la gestione degli adempimenti fiscali, segnando il passaggio da un sistema di pagamento eseguito di volta in volta a un modello basato su autorizzazioni continuative.

Il sistema dovrebbe funzionare similmente a quanto già previsto per l’autoliquidazione e versamento dell’imposta di successione per la quale è previsto l’addebito in conto corrente della somma indicata dal contribuente. Viene poi eseguito un controllo del calcolo effettuato per l’autoliquidazione ed eventuali maggiori somme sono richieste al contribuente. Ma questa non è l’unica novità.

infatti è prevista anche la delega unica, cioè la possibilità per il contribuente di fornire al proprio intermediario (Caf, commercialista), la delega alla fruizione dei servizi generalizzata, questo implica che non sarà necessario rilasciare una delega per ogni atto che l’intermediario deve compiere in nome e per conto del contribuente. L’addebito automatico in conto corrente ancora non è attivo, manca la misura attuativa (prevista a breve).

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