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Economia e Negócios: A "febre silenciosa" que ameaça a economia brasileira

O Brasil atravessa uma transformação comportamental preocupante que acende um sinal vermelho na economia nacional. Uma "febre silenciosa" de apostas online, as chamadas bets, está drenando a renda das famílias e competindo diretamente com o consumo básico, a poupança e os investimentos produtivos.

 

 

A febre das bets e o desequilíbrio numérico


Atualmente, o cenário brasileiro revela uma discrepância alarmante: o país possui mais do triplo de apostadores em comparação ao número de cidadãos que investem no setor produtivo através de ações na bolsa de valores. Essa preferência pelas apostas em detrimento do investimento real é impulsionada, em grande parte, pela promessa de ganho rápido e pela falta histórica de educação financeira no país.

 

O erro conceitual: Aposta não é investimento


Um dos dados mais reveladores, destacado pela Anbima, aponta que 20% dos apostadores consideram as bets uma modalidade de investimento. Especialistas alertam que este é um erro conceitual grave, pois as apostas são, por definição, jogos de azar onde a matemática é desenhada com uma expectativa de retorno negativa para o usuário.

Diferente das apostas, o investimento consiste na alocação de recursos em ativos produtivos. Ao comprar uma ação, o indivíduo torna-se sócio do crescimento do país e adquire uma fração de uma empresa real. Embora existam riscos, eles são mitigados por análises técnicas, diversificação e um horizonte focado no longo prazo.

 

O custo de oportunidade e o impacto na economia real


O impacto financeiro é tangível: o brasileiro gasta, em média, R$ 195 por mês em apostas. Se esse montante fosse direcionado mensalmente para a compra de ações de empresas pagadoras de dividendos ou para o Tesouro Direto, o país estaria formando uma geração de poupadores com patrimônio acumulado, em vez de uma legião de superendividados.

A construção de riqueza não ocorre por meio de "passes de mágica" ou acertos de placares no último minuto de uma partida. Ela exige:

  1. Disciplina;
  2. Juros compostos;
  3. Paciência.

Enquanto investir significa participar do desenvolvimento econômico, apostar resume-se, na maioria das vezes, em transferir a própria renda para o enriquecimento de terceiros.


Texto gerado com auxílio de Inteligência Artificial 

 

© Divulgação

Bets responsáveis por desvios de rendas no Brasil de R$ 37 bilhões em 2025.
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Il mistero del meteorite caduto nel Sahara: “E’ la prova di un pianeta scomparso più grande della Luna, chissà quanti altri pianeti ci sono di cui non siamo a conoscenza”

Un raro meteorite recuperato nel deserto del Sahara contiene la prima prova scientifica di un protopianeta scomparso, le cui dimensioni avrebbero superato quelle della nostra Luna. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Earth and Planetary Science Letters” e condotto dai ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder. La scoperta dimostra che questo frammento roccioso apparteneva a un corpo celeste formatosi 4,5 miliardi di anni fa e successivamente distrutto, chiarendo nuovi aspetti sulla velocità e sui meccanismi di formazione dei primi mondi del Sistema Solare.

La scoperta nel Sahara e l’anomalia geochimica

Il meteorite, denominato Northwest Africa (NWA) 12774, è una roccia di circa 500 grammi individuata nel 2019. Gli scienziati lo classificano come angrite, una categoria di meteoriti estremamente rara (ne esistono solo 68 su oltre 80.000 campioni recuperati sulla Terra) che raggruppa le rocce vulcaniche più antiche del Sistema Solare. Misurando i minuscoli elementi radioattivi interni, i geologi hanno datato la roccia a oltre 4,5 miliardi di anni fa. Rispetto ad altri pianeti rocciosi come la Terra o Marte, le angriti presentano una composizione chimica del tutto insolita: contengono pochissima silice. Inizialmente, questa anomalia aveva spinto gli studiosi a ipotizzare che tali frammenti provenissero da asteroidi di dimensioni ridotte, con un raggio compreso tra i 100 e i 200 chilometri.

Le pressioni estreme e le vere dimensioni del protopianeta

Le recenti analisi guidate dal ricercatore Aaron Bell hanno ribaltato le teorie precedenti. I cristalli all’interno di NWA 12774 mostrano una concentrazione eccezionale di alluminio, segno inequivocabile che la roccia si è formata sotto pressioni altissime, calcolate in almeno 17,5 kilobar (un valore oltre 17 volte superiore alla pressione registrata sul fondo della fossa delle Marianne, il punto più profondo della Terra). Condizioni fisiche così estreme non possono generarsi all’interno di un piccolo asteroide. Basandosi su questi dati matematici, il team ha dimostrato che il corpo originario doveva avere un raggio di almeno 1.000 chilometri. Inoltre, i cristalli analizzati mantengono bordi taglienti, una caratteristica che si sarebbe cancellata se la roccia fosse stata esposta al calore prolungato di un gigantesco nucleo planetario. Incrociando questi fattori, le dimensioni del protopianeta genitore sono state ricalcolate a oltre 1.800 chilometri di raggio: un mondo leggermente più grande della Luna (1.737 chilometri) ma più piccolo di Marte (circa 3.300 chilometri).

La collisione cosmica e la ricerca di altri mondi

Riguardo al destino di questo antico mondo roccioso, gli studiosi ritengono che sia stato completamente frantumato durante una delle violente collisioni che hanno caratterizzato i primi milioni di anni del Sistema Solare. I detriti generati dall’impatto, inclusi frammenti come l’NWA 12774, sarebbero stati poi inglobati dai nuovi pianeti in via di formazione, compresa la Terra. La documentazione geologica di questo evento apre la strada a nuove indagini. Come ha spiegato Aaron Bell in merito ai prossimi passi della ricerca: “Ci sono molti meteoriti che non sono stati studiati a fondo, quindi è probabile che esistano altri protopianeti di cui non siamo a conoscenza”.

(Credit foto: John Kashuba/Università del Colorado)

L'articolo Il mistero del meteorite caduto nel Sahara: “E’ la prova di un pianeta scomparso più grande della Luna, chissà quanti altri pianeti ci sono di cui non siamo a conoscenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Xavier Martínez, director general de la Junta Constructora de la Sagrada Familia: "No vamos a renunciar a la construcción de la escalinata"

Paso a paso, piedra a piedra, la Sagrada Familia ha ido elevándose en el skyline de Barcelona. Lo ha hecho sin prisa pero sin pausa y, en los últimos años su evolución se ha precipitado, cumpliendo un hito tras otro. Primero se convirtió en la iglesia más alta del mundo en septiembre de 2025 al alcanzar los 162,9 metros. Luego, al coronar la torre de Jesucristo con una cruz de grandes dimensiones, llegó a los 172 metros y medio que diseñó Antoni Gaudí y ahora, cuando se cumplen 100 años de la muerte del arquitecto catalán, está a horas de que el Papa León XIV inaugure inaugurar y bendiga la torre central, que culmina la parte alta del templo. El director general de la Junta Constructora de la Sagrada Familia, Xavier Martínez, atiende a 20minutos para explicar cómo están viviendo la visita del pontífice y cuales son los próximos pasos. "En un periodo de diez años la Sagrada Familia podría estar finalizada", asegura. Quizá para algunos es mucho tiempo, pero desde la perspectiva de un edificio que ha evolucionado a lo largo de los tres últimos siglos, su final se intuye cercano y eso se nota en el incremento de los que quieren conocerla en primera persona.

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