Caso Flotilla, Ben-Gvir indagato da procura Roma. Il ministro israeliano: "Non sono intimorito"


La violenza fuori da un locale, poi la corsa in ospedale, infine in Questura. È l’incubo vissuto da una studentessa universitaria spagnola, di 20 anni, a Milano in Erasmus, vittima – secondo l’Ansa – di una violenza sessuale di gruppo. Il fatto si è verificato nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorso alla fine di una serata in discoteca in via Corelli, periferia est del capoluogo lombardo.
La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, e la Squadra mobile della polizia stanno indagando per arrivare ad identificare gli aggressori, quattro o cinque, che hanno abusato della giovane fuori dal locale e in un’auto. La ragazza, dopo le violenze, accompagnata da un’amica, è andata in ospedale, dove sono stati accertati gli abusi, e poi in Questura a denunciare.
Da quanto si apprende, la giovane, che frequentava col progetto Erasmus una nota università milanese, era andata in discoteca per passare una serata di divertimento con una sua amica. Lì è stata agganciata da alcune persone che, una volta all’esterno, l’hanno prima trascinata in una via appartata e poi dentro una macchina, dove avrebbe subito le violenze. La studentessa in stato di choc è stata portata, poi, da un’amica in taxi in un ospedale per le visite. Gli abusi sono stati accertati dalla clinica Mangiagalli specializzata in casi di questo genere. Nelle ore successive la denuncia alla polizia. È stato subito attivato il “codice rosso” ed è stato aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, coordinato dal pool di contrasto ai reati sessuali, guidato dalla pm Letizia Mannella. La ragazza è stata anche ascoltata a verbale per ricostruire le terribili violenze subite e ha cercato di fornire dettagli utili sugli stupratori. Successivamente è rientrata in Spagna dalla sua famiglia. Inquirenti e investigatori stanno lavorando da giorni per arrivare ad individuare gli autori.
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E’ stato svelato il prototipo della statua per Alberto Sordi realizzata da Fonderia Domus del 1963 e sarà visibile ai visitatori di Villa de Sanctis dal 15 Giugno, quando ci sarà l’inaugurazione nel parco del Municipio V, davanti alla casa della cultura Silvio Di Francia proprio nel giorno in cui Albertone avrebbe compiuto 106 anni, per restituire Alberto Sordi al suo ambiente più autentico, cioè tra la gente, nei luoghi più popolari e genuini, di cui Sordi ha sempre incarnato lo spirito più vero.
Nel frattempo è stata messa in vendita la dependance della villa estiva del grande attore, 160 mq e a due passi dal mare, a 600.000 Euro.Si trova a Vindicio, un tempo luogo di ritrovo di attori e registi in cerca di relax e tranquillità. Stesso destino per la villa estiva di Sordi, a Castigliocello, nella Maremma Livornese, in vendita per 6 milioni di euro, 900 mq, con due dependance, piscina di acqua salata, che lui chiamava la villa delle vacanze meravigliose, che, nell’Ottocento apparteneva al pittore Vittorio Corcos e che Sordi acquistò nel 1962. Un vero paradiso terrestre dove Alberto Sordi, che ospitava qui Mastroianni e Trapani, solo per citare alcuni illustri personaggi del mondo del cinema, passava parte delle sue vacanze dal 1962 al 1997 e che apparve anche nel famosissimo film “Il Sorpasso”.
Sordi non era un grande amante della mondanità e preferiva passare le sue vacanze immerso nella quiete e nella privacy di questo luogo magico. Il pittore Corcos, antico proprietario di questa meraviglia, noto per i suoi ritratti realistici, qui lasciò anche diversi suoi quadri. Il proprietario attuale, che acquistò la villa da Sordi nel 1996, ha ristrutturato la proprietà con un occhio di riguardo alla conservazione di ogni affresco, mobile d’epoca e statua. Anche lo studio di Sordi è rimasto intatto.
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Una perquisizione in casa, una nello studio, e un’indagine che si allarga attorno a una società finita in liquidazione giudiziaria con un buco contestato da circa un milione di euro. È il quadro che ha portato la Guardia di Finanza a presentarsi questa mattina a Riccione, nell’appartamento e nell’ufficio di Davide Barzan, criminalista e consulente noto anche per il suo ruolo nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura di Bergamo, che ipotizza a carico di Barzan il reato di bancarotta fraudolenta nell’ambito della gestione di una società attiva nella produzione di infissi, poi finita in liquidazione giudiziaria. Nel fascicolo compare anche il nome di Pierluigi Chieffi, 58 anni, consulente finanziario di Coriano, attualmente detenuto nel carcere di Rimini per cumulo di condanne, tra cui quella per un’aggressione con sfregio. Chieffi risulta inoltre indagato per il danneggiamento dell’auto dello stesso Barzan, avvenuto nel maggio 2025.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vicenda nasce quando la società viene acquisita da Barzan, che ne diventa socio unico. La fase successiva è quella della liquidazione volontaria, con la nomina di Chieffi come liquidatore, già collaboratore della stessa azienda in qualità di consulente esterno. Da lì il passaggio alla liquidazione giudiziaria e l’avvio dell’indagine, nella quale la Procura contesta presunte distrazioni di fondi e ipotesi di truffa per circa un milione di euro. La difesa del consulente, affidata agli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan, respinge ogni addebito e sostiene che Barzan non avrebbe “mai preso soldi” dalla società finita sotto procedura.
Il nome del consulente è noto anche al di fuori di questo procedimento, per il suo coinvolgimento mediatico e professionale in diverse vicende giudiziarie, tra cui il caso Pierina Paganelli. Proprio quel processo, intanto, si avvia alla fase conclusiva. A Rimini è attesa martedì l’ultima udienza in Corte d’Assise per l’omicidio della donna, uccisa il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino. Sarà il giorno delle repliche delle difese e del pubblico ministero, prima del ritiro della Corte in camera di consiglio per la decisione.
Il dibattimento non subirà modifiche nonostante lo sciopero degli avvocati penalisti, poiché l’imputato Louis Dassilva è detenuto dal giugno 2024. Rinviata invece a ottobre l’udienza a carico di Valeria Bartolucci, moglie dell’imputato, accusata di diffamazione aggravata e minacce per alcune frasi rivolte alla nuora della vittima, Manuela Bianchi, durante l’arresto del marito. Tra le espressioni contestate, secondo l’accusa, anche una frase ritenuta particolarmente grave: “Io non ci metto niente a scioglierla in un fusto pieno di acido, ci vuole poco a comprare un’arma a San Marino”. La sua posizione era stata inizialmente oggetto anche di una denuncia per stalking, poi archiviata dal gip, mentre per le altre imputazioni è stato disposto il rinvio a giudizio.
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Un’enorme nube nera si è sprigionata dalle fiamme ed è visibile da decina di chilometri di distanza, fino a raggiungere anche il centro di Pisa. È un maxi-incendio che desta non poca preoccupazione quello che si è sviluppato in un’azienda di rifiuti plastici da avviare a riciclo con sede a Lugnano, frazione di Vicopisano. A causa delle fiamme e del rischio inquinamento sono state evacuate alcune scuole e i sindaci di Pisa, Cascina, Vicopisano, Calci e San Giuliano Terme raccomandano alla popolazione di tenere le finestre precauzionalmente chiuse. In mattinata si è svolta una riunione urgente in prefettura con i sindaci del territorio, le forze dell’ordine e i rappresentanti di Asl e Arpat.
I sindaci dei comuni interessati dalla nube di fumo nero, visibile anche a decine di chilometri di distanza e anche a Livorno, hanno emesso un’ordinanza “contingibile e urgente con misure precauzionali a tutela della salute pubblica, con una decisione assunta in via preventiva e cautelativa, nelle more degli accertamenti ambientali affidati ad Arpat e Asl Toscana Nord Ovest, finalizzati a verificare la qualità dell’aria e l’eventuale presenza di sostanze inquinanti derivanti dall’incendio”.
L’ordinanza dispone, in via del tutto cautelativa e fino a nuove comunicazioni, di “chiudere e mantenere chiuse porte, finestre e ogni altra apertura di abitazioni, uffici, luoghi di lavoro e di ritrovo, disattivare, ove possibile, impianti di condizionamento, aerazione e ventilazione meccanica che prevedano l’immissione o il prelievo di aria dall’esterno; limitare le uscite e la permanenza all’aperto ai soli casi di assoluta e comprovata necessità; sospendere attività lavorative, sportive, ludiche e ricreative all’aperto; provvedere a un accurato e prolungato lavaggio con abbondante acqua corrente di ortaggi e frutta coltivati all’aperto sul territorio comunale prima del consumo; mantenere, per quanto possibile, gli animali da affezione e da cortile all’interno di locali chiusi, proteggendo inoltre mangimi e riserve d’acqua da eventuali ricadute di ceneri o fumi”.
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La corruzione in Italia non si arresta. Anzi, è sempre più dilagante, silenziosa e invisibile, con enormi costi sociali, politici, economici e ambientali che ricadono sui cittadini. A denunciarlo è “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che ha censito le inchieste sul reato prese in esame dal primo gennaio al primo giugno 2026: 38 indagini su corruzione e concussione, con il coinvolgimento di 23 procure in dieci regioni diverse e 386 persone indagate. Ci sono “mazzette” in cambio di una falsa attestazione di residenza per ottenere la cittadinanza italiana iure sanguinis o di falsi certificati di morte, e altre “mazzette” per facilitare l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie e l’affidamento dei servizi di refezione scolastica.
E poi scambi di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste per scambio politico-elettorale e quelle relative alle grandi opere con la presenza di clan mafiosi. La regione con il maggior numero di indagati è la Sicilia, con 107 persone coinvolte in nove inchieste e tre procure attivate, seguita dal Lazio (85 persone indagate e nove inchieste) e dalla Campania. Infine la Puglia, con 48 persone indagate e il record di politici finiti nell’occhio dei magistrati: sette.
Una “pandemia”, quella della corruzione, che ora don Luigi Ciotti e la sua squadra di “Libera” intendono denunciare con una mobilitazione in tutta Italia da lunedì al 13 giugno. Il titolo della campagna è “Occhi aperti sulla corruzione”: per una settimana si terranno flash mob, sit-in e incontri con la cittadinanza per chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità. Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi: complessivamente in Italia sono 1.507 le persone indagate, di cui ben 71 politici (sindaci, assessori, consiglieri regionali o comunali), con 143 inchieste su corruzione e concussione.
“Mettiamo in campo un’azione collettiva – spiega Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – per ribadire che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti e riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più “classiche” (la mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici e portatori di soverchianti interessi privati“.
Nella settimana di mobilitazione di “Occhi aperti sulla corruzione”, in occasione del decennale della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (8 giugno 2016) della legge che ha introdotto in Italia la possibilità di chiedere dati anche in assenza di un obbligo formale di pubblicazione (il cosiddetto Foia, acronimo di Freedom of Information Act), “Libera” promuoverà alcune iniziative.
In concomitanza con l’invio ufficiale delle istanze, nell’arco della settimana i presìdi dell’associazione daranno vita ad azioni e mobilitazioni di piazza a Milano, ad Ascoli Piceno, con tre istanze mirate a sbloccare i cronoprogrammi e i Sal sull’edilizia scolastica ancora ferma nel cratere del sisma del 2016, e in Campania, con la richiesta di open data al Consorzio di Bonifica del Bacino del Volturno per tracciare la rigenerazione ambientale.
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