Reading view

Brunson è inarrestabile, Towns è prezioso: così i Knicks si prendono a sorpresa il fattore campo | NBA Freestyle

Implacabile Jalen Brunson

Più che una mano sinistra, ha un cobra incantatore collegato al braccio. Che si piega, si attorciglia, si contorce in entrata per trovare la giusta angolazione di tiro, anche all’interno di fitte selve di braccia protese. Velenoso in palleggio arresto e tiro, velenoso in avvicinamento. In una finale NBA, non si vedeva un go to guy (giocatore a cui passare la palla quando il tiro conta per davvero…) con queste (ridotte) dimensioni dai tempi di Allen Iverson. Solo che The Answer saltava un metro e mezzo da fermo, cambiava direzione in palleggio alla velocità di uno Space Shuttle, correva i 100 metri tipo campione olimpico. Jalen Brunson invece non è particolarmente esplosivo, non ha un grande stacco da terrà, non palleggia come Kyrie Irving.

Eppure, per certi versi, è inarrestabile come marcatore. Ha esordito in finale portando i Knicks a una clamorosa vittoria in trasferta, appropriandosi del fattore campo. Sta tirando così e così in questi playoff da tre, circa 34%, cosa che non gli ha impedito di metterne 30 (con 2 su 9 da tre) in gara 1 e di decidere nei momenti finali la partita. Sa usare il piede perno quasi come un centro degli anni ’90, solo che è dotato di un senso del canestro sovraumano, che gli fa trovare comunque una soluzione accettabile, anche quando è in affanno e il difensore riesce a non farsi confondere dalle finte. Perde un po’ troppi palloni, ma dalle sue mani passa una mole di gioco impressionante. Ha un cuore grande così, per questo New York lo ama alla follia. Pensa se riuscisse a portare davvero il titolo nella Grande Mela dopo 53 anni.

Karl-Anthony Towns, era ora

Quando arrivò a Minnesota, prima scelta nel Draft del 2015, si pensava a un “modesto” incrocio tra il Chris Webber visto a Sacramento e il Brad Dougherty visto purtroppo per poco tempo a Cleveland. Ah, con l’aggiunta di un tiretto da fuori niente male, cosa buona e giusta per un lungo in una NBA già all’epoca ampiamente influenzata dagli “sparatutto” di Golden State. Invece le stagioni passavano, mentre Karl-Anthony Towns rimaneva sempre lì, in mezzo al guado. Troppo forte (e bravo tecnicamente) per essere un semplice secondo violino. Caratterialmente non adatto a fare la superstar e a trainare con sé un’intera franchigia.

Dilemmi ormai superati. Towns non è né l’una né l’altra cosa, dopo oltre dieci anni nella lega si può dire con ragionevole certezza. Towns è semplicemente un centro molto dotato, con una gran mano, che può mettere palla a terra, e che inserito in un sistema vincente, organizzato, con le giuste gerarchie, può fare spesso la differenza. In questi playoff, l’ex giocatore dei Kentucky Wildcats ha giocato un basket davvero molto solido. In gara 1 delle finali, è stato importante per la vittoria tanto quanto Brunson. Con la sua mano da fuori (46,8% in questi playoff), Wembanyama lo ha costantemente marcato faccia a faccia sul perimetro (allontanandosi da canestro). Il centro dei Knicks ha colto così tutte le occasioni che poteva per bruciare il francese in penetrazione, con partenza incrociata o stessa mano stesso piede, e finire quasi sempre al ferro. Ha chiuso la partita con 18 punti e 12 rimbalzi. Molto prezioso.

Victor Wembanyama: c’è spazio per migliorare

È lungi dall’essere ancora un giocatore completo. Ci mancherebbe, ha appena 22 anni. Ha ampi margini di miglioramento e tanti aspetti del gioco su cui deve lavorare alacramente. Proprio per questo, Victor Wembanyama fa così tanta paura. Attenzione, parliamo sempre di un giocatore che – salvo disgrazie – dominerebbe la lega nel corso dei prossimi dieci anni così com’è. Senza aggiungere una virgola. Ma perché negarsi l’opportunità di dominare anche l’Universo? Nella prima gara persa contro i Knicks, Wembanyama ha segnato 26 punti, tirando non benissimo sia dal campo (6 su 21) che da fuori (2 su 9).

Tra le cose su cui lavorare, emerse anche in questi playoff, potrebbe esserci per esempio il gioco in post basso. Al momento, il francese predilige attaccare da posizione frontale e anche quando riceve spalle a canestro sfrutta il perno per girarsi. Poi cerca di tirare in testa al difensore, fare jab step, oppure penetrare dal palleggio, quando non riceve sull’arresto a due tempi e la spara da fuori. Sviluppare un gioco più solido e meno occasionale in post, gli permetterebbe di aggiungere un’ulteriore dimensione al proprio basket, di essere meno prevedibile, di rifugiarsi (lui, che è 2.26) nei pressi del canestro tutte le volte che magari non trova ritmo al tiro.

Potrebbe studiarsi, per dire, i video di Alonzo Mourning. Capirebbe come l’ex centro di Charlotte e Miami riusciva a prendere posizione, muoversi sul perno in base alle reazioni del difensore, e tirare un semigancio di rara bellezza ed efficacia, dando un punto di riferimento costante ai passatori sul perimetro. Altro aspetto migliorabile? Beh, anche rinforzare la parte bassa del corpo non gli farebbe certo male. Talvolta, infatti, in penetrazione, se l’avversario riesce a limitarlo verticalmente, Wembanyama sembra faticare fisicamente a concludere e sembra che gli manchi un po’ di potenza nelle gambe. Dettagli, eh. Ma questo qui ha la testa, la serietà e l’atteggiamento giusto per andare avanti e non lasciare nulla al caso.

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

L'articolo Brunson è inarrestabile, Towns è prezioso: così i Knicks si prendono a sorpresa il fattore campo | NBA Freestyle proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

A Marano dei ragazzini giocano a basket senza canestro: il video simbolo di passione e degrado

Non c’è il ferro. Non c’è la rete. Del canestro a Marano di Napoli c’è solo la base e il tabellone. Eppure ogni pomeriggio, nel campetto in questione, un gruppo di ragazzi continua a giocare a basket come se nulla mancasse. Palleggiano, costruiscono azioni e tirano verso un bersaglio invisibile, affidando all’immaginazione ciò che il degrado ha portato via. Ha fatto il giro del web il video che mostra 7 ragazzi palleggiare e tirare a canestro, ma senza il ferro: “Abbiamo una regola: per segnare si colpisce la parte interna del quadrato nero”, dice uno de ragazzi. È stato condiviso da “La Giornata Tipo”, pagina social che si occupa di basket.

Immagini che sono il simbolo della passione e dei campetti degradati, ma che fanno riflettere: si dice spesso che i giovani non giochino più per strada – calcio, basket o qualsiasi altro sport che sia -, ma poi le condizioni in cui sono costretti a giocare sono queste. “La loro passione per lo sport mi ha colpito. Per questo ho deciso di riprenderli e di diffondere il filmato: volevo mandare un messaggio di speranza“, riassume Francesco Calabrese, l’autore del video, in una dichiarazione pubblicata dal Corriere della Sera.

Da quel video, qualcosa si è mosso. Diversi i personaggi del mondo dello sport che si sono fatti avanti per capire se, e come, poter aiutare. Da Giovanni Malagò all’ex cestista Andrea Bargnani, fino alla Federazione Italiana Pallacanestro. E si è mosso anche qualcosa nel Comune, che in una nota ha comunicato “l’accelerazione ai previsti lavori di riqualificazione e ammodernamento“, che cominceranno il 10 giugno con un finanziamento di 200 mila euro.

L'articolo A Marano dei ragazzini giocano a basket senza canestro: il video simbolo di passione e degrado proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Algarve Minibasket Cup procura voluntários para a sua 10ª edição em Faro

O Algarve Minibasket Cup, um dos maiores torneios de basquetebol de formação da Península Ibérica, regressa à cidade de Faro entre os dias 1 e 5 de julho para a sua 10.ª edição, reunindo cerca de mil jovens atletas, treinadores, dirigentes e familiares de vários pontos do país e de Espanha.

Este evento sem fins lucrativos, organizado pelo clube Os Bonjoanenses, tornou-se uma referência no panorama nacional, promovendo não só a prática desportiva, mas também o convívio, a partilha de valores e a dinamização da comunidade local.

A edição de 2026 terá um significado especial, ao prestar homenagem ao querido José Costa, Presidente do clube recentemente falecido, e um dos principais impulsionadores do torneio desde a sua criação.
E para garantir o sucesso desta grande festa do desporto infanto-juvenil, a organização encontra-se a recrutar voluntários para diversas áreas de apoio, incluindo acompanhamento de equipas, logística, refeições, apoio nos pavilhões e bares, montagem de campos e transportes.

A organização tem como objetivo reunir cerca de 120 voluntários, sendo que, a participação está aberta a todos os membros da comunidade que pretendam contribuir para a realização de um dos maiores eventos desportivos da região.

Saliente-se que para além de apoiar o desenvolvimento do desporto jovem, os voluntários terão a
oportunidade de viver uma experiência enriquecedora de trabalho em equipa, organização de eventos e envolvimento comunitário
.

Os interessados poderão colaborar em diferentes horários, durante os períodos da manhã, tarde ou noite. A organização promoverá ainda uma sessão de apresentação para esclarecer funções e procedimentos antes do início do torneio.

O Algarve Minibasket Cup é um evento construído com o apoio da comunidade e para a comunidade. A organização convida todos os farenses a associarem-se a esta iniciativa e a contribuírem para o sucesso de mais uma edição.

As inscrições podem ser feitas AQUI ou pelo QRCode anexo.


  •  

Algarve Minibasket Cup procura voluntários para a sua 10.ª edição em Faro

O Algarve Minibasket Cup, um dos maiores torneios de basquetebol de formação da Península Ibérica, regressa entre os dias 1 e 5 de julho para a sua 10.ª edição, reunindo em Faro cerca de mil jovens atletas, treinadores, dirigentes e familiares de vários pontos do país e de Espanha. Organizado pelo clube Os Bonjoanenses, este […]

  •  
❌