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L’ortografia al tempo della sua riproducibilità tecnica

Il settimanale tedesco Die Zeit apre con una domanda che non è proprio l’equivalente delle tette in copertina con cui hanno campato i settimanali italiani per decenni, ma per gli appassionati del genere forse è anche meglio: «L’ortografia è ancora importante?». Tra l’altro, se buttate un occhio all’immagine qui sopra, vi prego di notare la finezza del refuso nella testata sottolineato in rosso (io ovviamente ci ho messo ore ad accorgermene).

Ad ogni modo, il punto è questo: grazie all’intelligenza artificiale e ai correttori automatici, non è mai stato così facile scrivere senza fare errori. Dunque, perché dovremmo preoccuparci di studiare come scrivere correttamente? Si tratta ovviamente di una domanda retorica, cui seguono varie buone ragioni per non delegare anche questo compito alle macchine (o almeno non del tutto). Io però non riesco a non pensare al fatto che ogni volta che apro Netflix ci trovo una serie americana, «The Lincoln lawyer», il cui titolo in italiano – o meglio, in quello che vorrebbe essere italiano – recita così: «Avvocato di difesa». Il titolo. Su Netflix. Dove evidentemente, tra quelli che si occupano del mercato italiano, non c’è nessuno – un dirigente, uno scrittore, un correttore di bozze, un manovale, un facchino, un usciere, un parente o un amico di uno qualsiasi di questi qui – che abbia abbastanza dimestichezza con la nostra lingua da sapere che in italiano si dice «avvocato difensore» e non «avvocato di difesa» (sì, il fatto che il romanzo da cui è tratta la serie sia stato pubblicato in Italia con quel titolo vent’anni fa non è un’attenuante, per Netflix, semmai un’aggravante, per l’Italia; d’altra parte, se gli uffici del Quirinale funzionano come funzionano quando si occupano di questioni leggermente più delicate come il potere di grazia, posso io prendermela con chi decide i titoli delle serie tv?).

In realtà, non penso che un caso del genere si possa definire neanche un errore di ortografia, è evidente che qui non si tratta della correttezza della scrittura, che il problema è a monte, ma comunque, insomma, forse in Italia con l’intelligenza artificiale dovremmo essere un po’ meno schizzinosi dei tedeschi.

P.S. Volendo inserire il link all’articolo, che avevo letto sull’ipad in pdf, ho messo il titolo su google – Ist Rechtschreibung noch wichtig? – e come capita ormai sempre più spesso alla domanda ha risposto direttamente l’intelligenza artificiale: «Sì, l’ortografia è ancora fondamentale. Garantisce chiarezza, professionalità e rispetto nella comunicazione. Anche nell’era della correzione automatica e dell’intelligenza artificiale, testi corretti rimangono importanti per evitare malintesi e per lasciare una buona impressione sul lettore». Decida dunque il lettore se la risposta conferma o smentisce la tesi di cui sopra.

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Il caso Minetti e l’errore di andare appresso a vongola75 e torquemada76

La procura generale di Milano, dopo il supplemento di indagine sollecitato dal Quirinale, conferma il parere favorevole alla Grazia per Nicole Minetti e smentisce ogni dettaglio dell’inchiesta pubblicata dal Fatto. In sintesi: nessuna irregolarità nell’adozione del bambino, nessuna battaglia legale per ottenerlo, conferma del «grave quadro sanitario del minore», nessuna bugia sull’attività di volontariato svolta da Minetti.

Quanto all’avvocata dei genitori biologici del bambino morta in circostanze misteriose, non era l’avvocata dei genitori, bensì del figlio, ed era pure favorevole all’adozione. Infine «risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni».

Come si vede, una ricostruzione piuttosto circostanziata, che a questo punto suona inevitabilmente come una smentita non solo degli articoli del Fatto, ma anche dell’irrituale iniziativa del Quirinale, che avrebbe avuto mille possibilità per consultare la stessa procura, e al limite altri apparati, in modi più discreti e informali. L’idea che il capo dello stato abbia agito solo ed esclusivamente sulla base degli articoli del Fatto – e magari, ancora peggio, dei conseguenti tweet di vongola75 e torquemada76 – non suona per niente rassicurante.

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L’anno orribile di Putin e Trump, prime vittime delle loro guerre

Mentre in Italia centrodestra e centrosinistra, avvicinandosi le elezioni, rifluiscono naturalmente sulle posizioni delle forze più radicali, cioè più populiste e filoputiniane, persino nel partito di Donald Trump cominciano a emergere segnali di un risveglio, non dico delle coscienze, ma almeno dell’istinto di sopravvivenza, come dimostra il duro colpo assestato ieri dalla Camera dei rappresentati al presidente, grazie al voto di diversi deputati repubblicani, sia sull’Iran sia sull’Ucraina.

Dapprima una risoluzione approvata grazie a quattro repubblicani dissidenti chiede infatti al presidente di ritirare le forze americane dal conflitto con l’Iran o di ottenere l’approvazione del Congresso per continuare la guerra.

Poco dopo, nonostante l’opposizione della leadership repubblicana, ben sei esponenti del Gop e un indipendente si sono uniti ai democratici per portare in aula, contro la volontà dello speaker, un provvedimento mirato a imporre nuove sanzioni alla Russia e a fornire ulteriori aiuti all’Ucraina. Uno scatto tanto più significativo nel giorno in cui i droni di Kyiv infliggevano un nuovo colpo a quel che restava dell’immagine di invincibilità della Russia, colpendo San Pietroburgo nel bel mezzo del forum economico, la cosiddetta «Davos russa». Insomma, tanto i risultati sul campo quanto i loro riflessi politici interni dimostrano la crisi dell’asse trumputiniano. Prima o poi se ne accorgeranno anche giornali e partiti italiani.

 

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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