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MotoGp, Marquez fa 100 vittorie: week end perfetto in Ungheria. Bagnaia 3°. Martin travolge Bezzecchi

Pole position, Sprint Race e Gran Premio. Marc Marquez completa il suo week end perfetto vincendo anche il Gp in Ungheria. Sul circuito di Balaton Park, il pilota spagnolo della Ducati partito dalla pole conquista una splendida vittoria numero 100 in carriera, che in Ungheria si aggiunge alla pole e al successo nella Sprint.

Il podio del Gp d’Ungheria

Come sabato l’unico che ha provato a dare del filo da torcere è stato il connazionale Pedro Acosta, secondo con la sua Ktm al termine di una bella battaglia. Terzo posto per un consistente Pecco Bagnaia, sull’altra Ducati ufficiale, che conferma il podio del Mugello.

Bezzecchi out: travolto da Martin

In chiave Mondiale tutto invariato in testa alla classifica, visto che i due pilota Aprilia Marco Bezzecchi e Jorge Martin sono caduti al primo giro in una carambola, innescata dallo spagnolo, che ha visto protagonisti anche Fabio Di Giannantonio su una Ducati del Team VR46, gli altri due spagnolo Raul Fernandez su Aprilia Trackhouse e Fermin Aldeguer su Ducati del Team Gresini.

Le parole di Marquez

Lo spagnolo è tornato alla vittoria a breve distanza da un infortunio alla spalla, l’ennesimo della sua carriera. “Sono davvero felice, è bellissimo. Dopo l’anno scorso è cambiato tutto ma così è lo sport, io l’ho già imparato nel 2020. Siamo riusciti a tornare dopo le difficoltà iniziali, ho capito di avere delle chance di vincere dopo il sabato”, ha detto Marquez. “Grazie ai dottori, ai fisioterapisti che mi hanno aiutato a casa. Il prezzo da pagare è stato alto ma sono contentissimo di essere tornato”, ha aggiunto il pilota della Ducati.

La situazione dopo il Gp d’Ungheria

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MotoGp, Marquez domina la Sprint Race in Ungheria. Bezzecchi è terzo e allunga nella classifica generale

Uno scatenato Marc Marquez domina e vince la gara Sprint del Gran Premio di Ungheria, valido per il Mondiale della MotoGp. Il pilota spagnolo della Ducati, reduce da una operazione alla spalla, ha fatto gara di testa dall’inizio alla fine partendo dalla pole position. Il solo che ha provato ad impensierirlo è stato il connazionale Pedro Acosta, su Ktm, che ha provato ad attaccarlo nei primi giri. Alla fine si è dovuto accontentare del secondo posto davanti al leader del Mondiale, Marco Bezzecchi, terzo con la sua Aprilia.

Bagnaia in difficoltà

In difficoltà Pecco Bagnaia solo nono con l’altra Ducati ufficiale davanti a Fabio Di Giannantonio con una Ducati del Team VR46. Per Marquez vittoria numero 16 nelle Sprint, la terza quest’anno. Complice anche il sesto posto del compagno di squadra Jorge Martin, Bezzecchi consolida il primato nella classifica del Mondiale portandosi a +20 sullo spagnolo. Domenica è in programma la gara lunga.

La nuova classifica mondiale della MotoGp

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Sono entrato nella stanza del timekeeping in MotoGp. Ecco come funziona il cervellone del cronometro

C’è un momento, in MotoGP, che dura meno di un battito di ciglia. Un lampo. Un soffio. Una frazione di secondo così piccola da sembrare irrilevante. Eppure può separare la gloria dall’oblio, la pole position dalla seconda fila, la vittoria da una sconfitta che brucia per anni.

Quando due moto tagliano il traguardo quasi affiancate a oltre 300 km/h, il pubblico vede un’esplosione di emozioni. I piloti sentono l’adrenalina. I team trattengono il respiro. Ma qualcuno deve stabilire la verità.

Quel qualcuno è Tissot, main sponsor della MotoGP e grazie all’azienda svizzera sono stato in un luogo segreto, aperto solo al personale che detiene un grande, ma silenzioso ed invisibile lavoro. Quel luogo è la stanza del Timekeeping. Il cronometraggio, detta in soldoni. Da anni il marchio svizzero è il cronometrista ufficiale della MotoGP e custodisce uno dei compiti più delicati dell’intero paddock: trasformare la velocità in numeri e l’emozione in dati certi. Perché in uno sport dove le moto sfiorano i 360 km/h e i distacchi si misurano in millesimi, il tempo non può essere soltanto contato. Deve essere catturato.

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Dietro ogni gara esiste infatti un mondo che gli spettatori non vedono mai. Una vera e propria carovana tecnologica che attraversa il pianeta seguendo il calendario del Motomondiale. Camion, server, antenne, telecamere, sensori e tecnici specializzati vengono trasportati da un circuito all’altro per ricostruire ogni volta un sistema di rilevazione completamente indipendente. Non importa se si corre al Mugello, a Phillip Island o a Motegi: Tissot installa il proprio ecosistema di cronometraggio da zero. Come?

Ogni moto della griglia possiede un transponder, una sorta di carta d’identità elettronica che trasmette continuamente un segnale alle antenne distribuite lungo il circuito. Quando il pilota passa davanti a uno dei sensori, il sistema registra la sua posizione e il tempo impiegato con una precisione quasi chirurgica.

Ma non basta. Perché la MotoGP è imprevedibile. È il regno dell’impossibile.

E allora, accanto al sistema principale, esiste sempre un esercito di riserva. Telecamere ad altissima velocità sorvegliano il traguardo pronte a immortalare il fotofinish. Se i dati non fossero sufficienti a determinare un vincitore, sono le immagini a raccontare chi ha davvero attraversato per primo la linea bianca.

Ed è qui che si apre un archivio storico di vittorie al fotofinish: Brno 1996, categoria 125cc, memorabile arrivo in volata tra Haruchika Aoki, Masaki Tokudome, Emilio Alzamora e Tomomi Manako, con i primi quattro racchiusi nello spazio di soli 0.05 secondi. Oppure la ben più famosa Estoril 2006, in MotoGP. Una delle volate più incredibili di sempre con Elias che beffa Valentino Rossi per appena 0.002 secondi. Quei 5 punti, a posteriori, saranno fondamentali per la vittoria del titolo mondiale di Nicky Hayden. Ma di esempi ce ne sono a decine.

Torniamo alla struttura: è una rete di sicurezza costruita per eliminare qualsiasi dubbio. Poi arrivano i computer. Milioni di informazioni scorrono attraverso software sofisticati che trasformano impulsi elettronici in classifiche, velocità massime, tempi sul giro, settori record, dati di accelerazione e statistiche che finiscono sugli schermi dei box, nelle cabine di commento e nelle televisioni di tutto il mondo.

Ogni numero che compare sul monitor di un team o sul televisore di casa nasce da questo gigantesco lavoro invisibile. Eppure, nel cuore di una tecnologia tanto avanzata, resta ancora spazio per l’uomo. Osservatori specializzati verificano continuamente che i dati corrispondano alla realtà. Se il sistema indica un pilota in testa, qualcuno controlla che sia davvero lui a guidare la corsa. Un ultimo filtro umano a protezione della precisione assoluta.

Durante il weekend operano circa undici professionisti dedicati esclusivamente al cronometraggio. Quando la bandiera a scacchi cala sul traguardo, il loro lavoro non finisce: inizia la distribuzione dell’enorme patrimonio statistico a squadre, televisioni, giornalisti e piattaforme digitali di tutto il mondo.

Perché in MotoGP il tempo non è soltanto una misura. È il millesimo che consegna una pole position. È il fotofinish che decide un Gran Premio. È il record sul giro che entra nella storia.

Mentre milioni di tifosi guardano i piloti sfidare i limiti dell’uomo e della macchina, questi professionisti combattono una battaglia diversa ma altrettanto importante: quella contro l’errore. Una sfida silenziosa, invisibile, che si gioca nell’arco di pochi millesimi che in MotoGp possono valere una carriera. Tutto questo avviene in questa stanza silenziosa dove nessuno può entrare.

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