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“Preoccupante aumento dei passeggeri che in aereo recuperano i bagagli in caso di evacuazione di emergenza. Il 40% dei passeggeri non sa di doverli lasciare a bordo”: l’allarme degli esperti

Quanti di voi ascoltano con attenzione le direttive date dagli assistenti di volo in materia di sicurezza? Il risultato è sorprendente. Non tutti lo sanno, ma c’è una preoccupante tendenza dei passeggeri a recuperare i bagagli anziché evacuare l’aereo in caso di emergenza. Il dato sta allarmando il settore dell’aviazione. Una nuova campagna dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), intitolata “Salva una vita, non una borsa”, sta cercando di sensibilizzare i viaggiatori a lasciare tutti i bagagli a bordo e a dirigersi rapidamente verso l’uscita di emergenza più vicina e utilizzabile.

Se la campagna di sensibilizzazione non dovesse avere successo, gli esperti del settore affermano che potrebbero essere necessarie misure più drastiche. “L’approccio iniziale del settore sarà quello di verificare se riusciamo a educare i passeggeri e se questo influisca sul loro comportamento”, ha dichiarato Nick Careen, vicepresidente senior per le operazioni, la sicurezza e la protezione della IATA, durante l’assemblea annuale dell’organizzazione a Rio de Janeiro l’8 giugno, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Times.

E ancora: “Se non vedremo i cambiamenti comportamentali che ci aspettiamo, dovremo adottare misure un po’ drastiche, che potrebbero includere sanzioni, anche qualcosa di semplice come un meccanismo di chiusura di sicurezza per le cappelliere. Le sanzioni sono in qualche modo efficaci, ma se non vengono applicate in modo coerente, perdono la loro efficacia”.

Una recente indagine commissionata dalla IATA ha messo in luce una preoccupante lacuna nella consapevolezza dei passeggeri aerei riguardo alle procedure di emergenza. Lo studio, condotto su un campione di viaggiatori provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Singapore ed Emirati Arabi Uniti, ha evidenziato che ben quattro passeggeri su dieci ignorano di dover abbandonare i propri effetti personali a bordo dell’aereo in caso di evacuazione d’emergenza.

Il dato più allarmante emerge dal confronto tra percezione e realtà: se l’80% degli intervistati dichiara di sapere come comportarsi in una situazione di emergenza, soltanto il 61% ha fornito la risposta corretta, confermando di dover lasciare tutti i bagagli a bordo.

Un divario significativo che ha spinto la IATA a lanciare una campagna di sensibilizzazione mirata, con l’obiettivo di informare i passeggeri sull’importanza di seguire correttamente le procedure di sicurezza, contribuendo così a salvaguardare l’incolumità di tutti i presenti a bordo.

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“Se vedete un atto di sodomia con il tubo dello scarico, avete bisogno di uno psichiatra”: si infiamma il dibattito sulla ristrutturazione di un hotel spagnolo

Dice il vecchio proverbio “la malizia è negli occhi di chi guarda”. Ed è proprio il caso di un dibattito che è scoppiato in Spagna e che ha coinvolto anche le alte sfere della politica.

Un intervento di ristrutturazione architettonica sul più antico hotel della Spagna, Hostal dos Reis Católicos a Santiago de Compostela, è diventato oggetto di scherno, con i critici che lo hanno attaccato per aver raffigurato la gargolla “sodomizzata”. La gargolla è la parte terminale dello scarico dei canali di gronda, o grondaie, spesso ornata con figure animalesche, fantastiche o mostruose.

Come riporta il Times of London, l’architetto Fernando Cobos che ha progettato la ristrutturazione non ci sta e rilancia con una provocazione: “I detrattori avrebbero bisogno di uno psichiatra perché hanno una mente perversa se hanno visto del ‘marcio’ nei pluviali suggestivi installati sul retro delle sculture in pietra”.

“C’è stata polemica perché c’è un sedere -, ha detto Cobos – Se vedete la gargolla sodomizzata dove c’è un beccuccio, non c’è molto che io possa fare. Sono un architetto, non uno psichiatra».

Cobos ha affermato di essere stato criticato aspramente da artisti e storici, i quali sostengono che il suo progetto faccia sembrare che le gargolle vengano “impalate”, “colonscopizzate” o “sodomizzate” dai tubi di rame che il suo team ha aggiunto all’elaborata struttura cinquecentesca all’inizio di quest’anno.

Residenti, associazioni per la tutela del patrimonio storico e organizzazioni locali dedicate alla salvaguardia dei beni culturali hanno espresso forti critiche nei confronti del progetto, ritenendolo esteticamente incompatibile con il contesto monumentale e privo del dovuto rispetto verso la struttura storica. Le proteste hanno indotto i funzionari del governo regionale della Galizia ad annunciare che sono in corso valutazioni su possibili soluzioni alternative, inclusa l’ipotesi di procedere alla completa rimozione dei doccioni.

(Photo credit RTVE)

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“Il mio segreto è nel mio freezer. Dovete fare un investimento nel proprio piano pensionistico del benessere“: i consigli della giornalista 81enne Angela Rippon

A 81 anni, la giornalista e conduttrice televisiva britannica Angela Rippon mantiene i ritmi lavorativi di una trentenne, senza registrare cali di energia e arrivando a esibirsi, nel 2023, come la concorrente più anziana di sempre nello show Strictly Come Dancing. Il segreto della sua tenuta fisica e mentale non risiede in diete estreme o digiuni calcolati, ma in una pratica domestica accessibile e organizzata: il congelatore. “Ho un sacco di verdure nel freezer tutto il tempo”, ha rivelato la presentatrice in un’intervista a Good Housekeeping. Tornando a casa dopo lunghe giornate di lavoro, Rippon attinge alle sue scorte preparate in anticipo per garantirsi pasti nutrienti immediati, aggirando la stanchezza.

Il metodo del congelatore e i pasti pronti

La strategia di Angela Rippon si basa sulla pianificazione e sulla cottura in serie. Vivendo da sola e cucinando in autonomia tutti i propri pasti, la giornalista ottimizza i tempi preparando grandi quantità di vegetali da conservare termicamente. “La patata dolce arrostita è sempre nel freezer, quindi è facile se ho lavorato tutto il giorno”, ha spiegato nell’intervista. “Torno, tiro fuori un paio di confezioni di verdure e mi riempio un piatto, il che è meraviglioso”. Per organizzare le sue scorte, Rippon utilizza delle semplici ed economiche buste per zuppe e salse acquistate per poche sterline, che appiattisce strategicamente nei cassetti del congelatore per recuperare spazio. Quando non attinge al freezer, predilige grandi cotture uniche, come le teglie mediterranee a base di peperoni, zucchine, melanzane e cipolle, oppure pentoloni di stufato denso con radici, funghi e carne di agnello, pollo o coniglio.

Niente regole ferree, ma attenzione alle intolleranze

A differenza di molte celebrità, l’ottantunenne rifiuta le logiche del digiuno intermittente o i protocolli nutrizionali rigidi. I suoi orari, dettati da un lavoro che impone levatacce e trasferte, rendono la sua alimentazione fisiologicamente irregolare. L’unica vera regola che si impone riguarda gli orari serali: “Non mi piace mangiare tardi la sera, non andrei mai a letto con la pancia troppo piena”.

Le sue scelte a tavola sono guidate principalmente da necessità fisiologiche: “Non sono vegetariana, ma mangio molta verdura”, chiarisce la conduttrice. “Ho difficoltà con il glutine e i latticini, quindi questo decide gran parte di ciò che mangio. Tendo a consumare molte verdure, pesce e pollo”. La carne rossa non è bandita, ma limitata a occasioni sporadiche in cui si concede piatti tradizionali come fegato e cipolle. Per la colazione, il focus è sul mantenimento energetico a lungo termine, privilegiando le proteine e i grassi buoni: “Di solito mangio un uovo e un avocado, o magari dello yogurt con i mirtilli”.

Acqua calda e il “piano pensionistico del benessere”

L’energia mostrata da Rippon sul piccolo schermo non deriva dalla caffeina. A causa dell’intolleranza al lattosio, ha eliminato il tè nero macchiato anni fa. Oltre a un paio di caffè neri occasionali, la sua bevanda di elezione è del tutto inusuale: semplice acqua calda. “Bevo molta acqua calda. Se c’è del limone in giro, va bene. Se c’è una bustina di tè alla menta, va bene. Ma quando sono fuori, è sempre acqua calda”, ha spiegato. Una scelta che ha un duplice scopo: le piace il sapore e, professionalmente, le permette di mantenere la gola umida ed evitare la secchezza vocale durante le lunghe conduzioni. L’alcol è ridotto al minimo, limitato a un occasionale calice di Champagne o di vino Chablis.

La disciplina alimentare di Angela Rippon è strettamente legata al rispetto per il pubblico e alla consapevolezza del tempo che passa. “Faccio questo lavoro da 60 anni. In questo periodo, ho imparato a gestirmi. Quando giro uno show, il pubblico ha bisogno che i livelli di energia siano gli stessi alla fine del programma come all’inizio”. Da qui deriva il suo appello finale alla cura di sé, definito con un paragone finanziario: “Dico sempre: non è mai troppo tardi. È davvero importante, invecchiando, pensare in termini di fare un investimento nel proprio piano pensionistico del benessere. Riconosco l’importanza di prendermi cura del mio corpo. Ne ho solo uno e se non me ne prendo cura, a un certo punto mi abbandonerà”.

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“Sono stato male tutta la notte, non riesco a venire”: professore finge un malessere per andare all’addio al celibato dell’amico, ma una foto sui social lo incastra

Aveva pensato a tutto. Alla telefonata all’alba per avvisare la scuola che non sarebbe andato al lavoro, alla scusa della notte passata tra vomito e mal di testa e perfino alle pagine del passaporto da strappare per cancellare le tracce del viaggio. Quello che non aveva previsto era che qualcuno pubblicasse sui social una foto in cui compariva con una birra in mano all’aeroporto.

Protagonista della vicenda è Joe Wilson, insegnante di una scuola primaria di Rotherham, nel South Yorkshire, finito al centro di un procedimento disciplinare dopo aver finto di essere malato per partecipare invece all’addio al celibato di un amico in Portogallo. A raccontare la storia è la BBC, che cita le conclusioni della Teaching Regulation Authority.

Secondo quanto emerso durante l’inchiesta, il 18 maggio 2023 Wilson ha inviato un messaggio alle 5 del mattino spiegando che non sarebbe riuscito a presentarsi a scuola. “Sono stato male tutta la notte e ho un forte mal di testa“. La giustificazione è proseguita anche il giorno successivo. “Non sto ancora meglio, oggi non riuscirò a venire. Non riesco a trattenere né cibo né acqua, vi terrò aggiornati“, ha comunicato ai responsabili dell’istituto.

In realtà, secondo la commissione disciplinare, il docente si trovava in viaggio verso il Portogallo per partecipare a un addio al celibato. A far crollare la sua versione è stata una fotografia pubblicata online da altri partecipanti all’evento. Nello scatto compariva anche lui, immortalato in aeroporto con una pinta di birra in mano poche ore dopo aver comunicato alla scuola di essere troppo malato per lavorare.

Quando la vicenda è emersa, Wilson ha inizialmente sostenuto che le immagini risalissero a un viaggio precedente. Successivamente, secondo quanto riportato durante il procedimento, ha persino strappato alcune pagine del passaporto nel tentativo di nascondere la trasferta. Messo di fronte alle prove, ha infine ammesso di aver mentito per partecipare al weekend con gli amici.

La Teaching Regulation Authority ha concluso che il docente ha intenzionalmente ingannato la scuola e ostacolato le verifiche interne. Pur giudicando il comportamento incompatibile con gli standard richiesti alla professione, la commissione ha deciso di non vietargli l’insegnamento, ritenendo sufficiente la pubblicazione delle proprie conclusioni disciplinari.

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Nonno scopre un biglietto vincente della Lotteria del valore di 50mila dollari nel suo camion, mesi dopo l’estrazione

Un anziano residente di West Plains, nel Missouri in America, si è sorpreso quando ha scoperto che, nel vano portaoggetti del suo pick-up, c’era un biglietto della Lotteria Powerball del valore di 50mila dollari. Il vincitore ha dichiarato di voler condividere parte della sua fortuna con la famiglia, compresi i nipoti.

Il tagliando vincente giaceva lì da mesi, dimenticato dopo l’estrazione di febbraio, senza che il fortunato proprietario ne fosse a conoscenza. La scoperta è avvenuta in modo del tutto casuale: l’uomo si trovava nello stesso punto vendita in cui aveva acquistato i biglietti quando ha deciso, finalmente, di verificarne i numeri. Solo in quel momento ha realizzato di aver guidato per mesi con una piccola fortuna custodita a bordo del suo veicolo.

“È stato uno di quei momenti in cui ho pensato: ‘Beh, probabilmente devo tirarli fuori dal vano portaoggetti del mio pick-up’ – ha dichiarato il giocatore, rimasto anonimo. Secondo un comunicato stampa del 26 maggio della Lotteria del Missouri, l’uomo mentre si è fermato a fare benzina, “ha deciso di scansionare uno dei biglietti nello stesso negozio dove lo aveva acquistato”, hanno riferito i funzionari della lotteria.

L’uomo ha detto di essere rimasto senza parole quando l’impiegato gli ha rivelato l’importo del premio a cinque cifre. “Non sapevo davvero cosa dire. Gioco da anni e questa è la vincita più grande che abbia mai avuto!“, ha affermato.

Poi un aneddoto divertente. Lo shock per l’inaspettata vincita è stata tale da distrarlo dal motivo per cui si era fermato: “Avevo già pagato la benzina e mi ero persino allontanato, dimenticandomi di fare rifornimento!”

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Robot umanoide colpisce con un calcio un bambino durante uno spettacolo di arti marzialI – IL VIDEO

Durante uno spettacolo in una località turistica dello Xinjiang, in Cina, un robot umanoide ha colpito con un calcio un bambino tra il pubblico mentre si stava esibendo in una dimostrazione. L’episodio è stato ripreso in video e ha iniziato rapidamente a circolare online, sollevando nuove domande sulla sicurezza di queste performance in contesti aperti.

Il robot si trovava all’interno di un’area dedicata alle esibizioni e stava eseguendo una sequenza di movimenti ispirati alle arti marziali quando, durante la performance, ha colpito il piccolo spettatore facendolo cadere a terra. Secondo le ricostruzioni, l’automa non operava in autonomia, ma sarebbe stato controllato manualmente da un addetto della struttura. Il bambino non avrebbe riportato ferite. La madre ha comunque criticato la gestione dell’accaduto, sostenendo che il personale sarebbe intervenuto con ritardo dopo l’incidente.

Robot umanoidi, la nuova frontiera dello spettacolo

Negli ultimi mesi, i robot umanoidi sono sempre più spesso utilizzati non solo in ambito industriale o sperimentale, ma anche come attrazione in eventi pubblici e turistici. Le dimostrazioni puntano a mostrare agilità, coordinazione e capacità di intrattenimento. Tutto questo, rende queste macchine veri e propri strumenti di spettacolo.

Non è raro che le performance includano movimenti ispirati alle arti marziali, coreografie o sequenze di intrattenimento pensate per il pubblico. In un altro episodio diventato virale, un robot umanoide è stato ripreso mentre eseguiva una danza sulle note di “Billie Jean” di Michael Jackson, simulando una vera performance dal vivo.

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Disperso sull’Everest per sei giorni, la famiglia lo dava per morto e aveva già organizzato i riti funebri: Dawa Sherpa trovato vivo mentre si trascinava al campo base

Lo avevano dato per morto. Le squadre di soccorso non erano riuscite a trovarlo e la sua famiglia aveva già organizzato i riti funebri. Invece Dawa Sherpa, guida alpina nepalese di 52 anni, era ancora vivo. È stato ritrovato giovedì mattina sulle pendici dell’Everest mentre, stremato, cercava di raggiungere il campo base strisciando sulla neve dopo quasi una settimana trascorsa da solo in alta quota.

L’uomo era scomparso il 29 maggio durante la discesa dalla montagna più alta del mondo. Stava accompagnando un alpinista polacco quando, per ragioni ancora da chiarire, non è più riuscito a ricongiungersi con il resto della spedizione. Il cliente era rientrato al campo base, lui no. Con il passare dei giorni e il fallimento delle prime ricerche, la speranza di ritrovarlo vivo si era praticamente azzerata. Secondo quanto riferito da Reuters, i familiari avevano già avviato i riti funebri, convinti che la guida non fosse sopravvissuta alle condizioni estreme dell’alta quota.

A individuarlo è stata una squadra del Sagarmatha Pollution Control Committee, l’organizzazione che si occupa anche della pulizia delle vie di salita dell’Everest. Gli operatori lo hanno visto muoversi lentamente nei pressi del Khumbu Icefall, una delle zone più pericolose dell’intera montagna. Come riportato da Reuters, Dawa Sherpa stava cercando di raggiungere il campo base strisciando nella neve quando è stato avvistato dai soccorritori. Presentava congelamenti alle mani ed era in condizioni di forte debilitazione, ma era cosciente. Dopo i primi soccorsi è stato trasportato in elicottero a Kathmandu, dove ha potuto riabbracciare la moglie e la figlia.

La sua sopravvivenza ha sorpreso anche gli esperti dell’Himalaya. Secondo quanto riferito dagli organizzatori delle spedizioni impegnati nelle ricerche, la guida avrebbe trascorso giorni in condizioni estreme, senza supporto e a quote dove la carenza di ossigeno rende difficili anche le funzioni vitali più elementari. Per molti nel mondo dell’alpinismo si tratta di uno dei casi di autosalvataggio più incredibili registrati negli ultimi anni sull’Everest.

La vicenda arriva al termine di una stagione particolarmente intensa sulla montagna più alta del mondo. Secondo Reuters, quest’anno oltre mille persone, tra alpinisti e guide, hanno raggiunto la vetta dell’Everest, in una delle annate più affollate degli ultimi tempi.

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“Soffrivo il mal di mare e pensavo che le crociere fossero stupide, poi ho deciso di provare. A bordo ho trovato l’amore, così ho venduto casa e ora viviamo insieme sulle navi da crociera”: la storia di Jeff Knapp

Fino all’età di 47 anni l’idea di rimanere confinato su una nave per una settimana gli appariva come un’idea terribile, complice una forte tendenza al mal di mare che si manifestava anche durante brevi tragitti in traghetto. Oggi, a 54 anni, non ha più una residenza sulla terraferma, si è sposato in navigazione e trascorre la sua intera esistenza a bordo dei grandi colossi dei mari. È la drastica e affascinante inversione di rotta di Jeff Knapp, imprenditore cresciuto in ristrettezze economiche e diventato oggi un nomade degli oceani, che ha deciso di raccontare la sua insolita quotidianità sulle pagine del quotidiano britannico Guardian.

L’esperimento del 2019 e la scoperta di una nuova stabilità

Tutto ha avuto inizio nel 2019, quando un amico gli ha ceduto un biglietto per i Caraibi a poche centinaia di dollari. Un’occasione economica che ha convinto Knapp a fare un tentativo, munendosi di cerotti e pillole contro la cinetosi. “Fino a 47 anni pensavo che le crociere fossero stupide“, ammette al Guardian. L’impatto con la vita di bordo è stato tuttavia una rivelazione istantanea: “Non stavo affatto male: ho sorriso per il sollievo. Quello è stato il momento in cui mi sono innamorato della vita in crociera”, ricorda. Alla base di questo innamoramento, però, non c’era solo l’assenza di nausea o la vista del mare aperto, ma un inaspettato beneficio psicologico legato alla sua condizione clinica. “Ho un grave disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e fare le stesse cose ogni giorno mi aiuta. Una crociera è perfetta per questo; potevo mangiare gli stessi pasti allo stesso tavolo con lo stesso personale di sala, e ogni attività era programmata e prevedibile”.

L’incontro decisivo e il trasloco definitivo

La stabilità economica raggiunta con la sua carriera imprenditoriale gli ha permesso di intensificare i viaggi, arrivando a collezionare 20 imbarchi nel giro di cinque anni. Durante una di queste tratte verso i Caraibi, è avvenuto l’incontro che ha reso definitiva la sua transizione verso una vita galleggiante. “Ci siamo seduti a parlare e a ridere per tre ore e mezza. Entrambi avevamo 52 anni ed eravamo divorziati, con sei figli e cinque nipoti in due. Avevo capito di aver incontrato qualcuno che amava le crociere ancor più di me”. La donna, Debb, aveva già all’attivo oltre 150 viaggi e, a 51 anni, aveva scelto di vendere ogni suo avere (tranne l’equivalente di tre valigie) per ritirarsi a vivere stabilmente sulle navi. Da quel momento, i progetti di Knapp hanno subito un’accelerazione fulminea: è tornato in New Jersey, ha messo in vendita la sua abitazione, ha liquidato la maggior parte dei propri beni e ha prenotato le stesse 50 crociere consecutive che Debb aveva già pianificato.

La convivenza itinerante si è rivelata fin da subito sostenibile, anche dal punto di vista finanziario: “Con i nostri risparmi siamo stati in grado di finanziare la nostra vita a bordo che, grazie agli sconti fedeltà e al crescente costo della vita, è più economica della nostra vita sulla terraferma“, precisa Knapp. Ad aprile dell’anno scorso, sulla pista da ballo di una nave, è arrivata la proposta di matrimonio, formalizzata poi a giugno sulla spiaggia di Miami e celebrata ufficialmente cinque mesi dopo dal capitano in navigazione.

La vita in 23 metri quadrati, tra forma fisica e isolamento

Dalla scorsa estate, spinti da Debb, i due documentano la loro vita su TikTok, rispondendo alle numerose curiosità degli utenti. A chi si interroga sull’impatto di un buffet perenne sulla linea, l’uomo risponde con estrema praticità: “Ci chiedono sempre se siamo ingrassati. No, mangiamo cibo molto meno processato rispetto a prima e facciamo un sacco di passi camminando in queste enormi navi“. La gestione degli spazi ristretti, inevitabile in una cabina di 23 metri quadrati, segue invece una regola d’oro ferrea per arginare le fisiologiche incomprensioni di coppia: “Abbiamo deciso che nessuno dei due può andarsene finché non abbiamo risolto le cose”.

Persino le allerte sanitarie globali, amplificate negli spazi chiusi delle navi, non scalfiscono la loro tranquillità. “Le malattie contagiose, come l’hantavirus, non ci preoccupano affatto”, spiega l’uomo, sottolineando come tali notizie vengano spesso sensazionalizzate e che, a loro avviso, il rischio di diffusione sarebbe equivalente in qualsiasi altro ambiente affollato a terra. Oggi, con un calendario che prevede tappe in Europa, Messico e Bermuda, Jeff Knapp non ha alcun rimpianto per la terra che ha lasciato alle sue spalle. “A 54 anni sto vivendo il mio sogno”, conclude al Guardian. “Spero che la nostra vita sull’acqua duri per sempre”.

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Il testimone di nozze sviene durante il matrimonio del migliore amico, ma il prete non si ferma: “Avevo le ginocchia bloccate ed ero nervoso” – IL VIDEO

Un fuori-programma durante un matrimonio è diventato virale. È successo al testimone di nozze Drayton Williams che è svenuto durante la cerimonia di matrimonio del suo migliore amico il 24 maggio ad Austin, in Texas, dopo che le ginocchia hanno ceduto all’improvviso. Il celebrante ha continuato la cerimonia nonostante l’incidente, che è diventato virale su TikTok con oltre 6 milioni di visualizzazioni. Williams si è ripreso rapidamente, ha tenuto un discorso al ricevimento e ha detto che la coppia ha riso per aiutarlo a superare l’imbarazzo.

Circa 10 minuti dopo l’inizio della cerimonia all’aperto, Williams è caduto bruscamente a terra. La scena improvvisa e il tonfo sordo del suo corpo hanno colto tutti di sorpresa. Mentre gli invitati sussultavano, lo sposo e un altro testimone si sono precipitati in aiuto di Williams e lo hanno aiutato a rialzarsi.

“Avevo le ginocchia bloccate – ha raccontato Williams a Newsflare – Questo, unito al nervosismo, mi ha fatto sentire un po’ stordito, ma pensavo fosse solo l’agitazione in generale, non che stessi per svenire. Detto questo, un attimo dopo mi sono ritrovato sollevato dai miei amici e ho cercato di rimettermi in piedi dopo aver perso conoscenza per una frazione di secondo”.

(Video da TikTok @draytonw)

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“I miei amici mi hanno sempre detto che sono tirchia. Invece a 20 anni ho già acquistato la mia prima casa. Ecco come ci sono riuscita”: la storia di Tia Cordery

Sicuramente avrà perso nel suo breve percorso di vita tanti amici, ma ora può orgogliosamente sfoggiare a soli 20 anni la sua prima casa acquistata. Una giovane donna di Billericay, nell’Essex, è riuscita a comprare un monolocale, dimostrando che la disciplina finanziaria può trasformare i sogni in realtà. Come riporta il Mirror, Tia Cordery veniva spesso derisa dai suoi coetanei per le sue abitudini di risparmio, ha iniziato il suo percorso verso l’indipendenza abitativa all’età di 16 anni, quando ha intrapreso un apprendistato professionale.

Sin dai primi mesi di lavoro, la giovane ha adottato una strategia finanziaria rigorosa, destinando una quota significativa del proprio stipendio a un conto di risparmio dedicato, rinunciando consapevolmente alle spese tipiche della sua età, come serate con gli amici e attività sociali. Una scelta che, all’epoca, le era valsa il poco lusinghiero appellativo di “tirchia” da parte di chi la circondava.

La sua determinazione, tuttavia, ha dato i suoi frutti: nei primi mesi di quest’anno, Tia ha coronato il suo obiettivo ottenendo un mutuo e acquistando un monolocale del valore di 180mila sterline. Una storia che rappresenta un esempio concreto di come la pianificazione finanziaria, anche in giovane età, possa aprire le porte a traguardi considerati irraggiungibili per la maggior parte dei giovani britannici alle prese con un mercato immobiliare sempre più difficile.

“Ricordo che all’epoca le persone con cui uscivo mi davano della tirchia, – ha affermato Tia – dicevano che ero avara solo perché non volevo uscire continuamente a spendere tutti i miei soldi. Non parlo più con loro, ma è stata dura. Mi dicevano cose tipo ‘usciamo, divertiamoci’ e io rispondevo ‘non ho molti soldi, non voglio farlo’. Ho perso tanti amici per questo motivo”.

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