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Pina Picierno lascia il Pd e a Bruxelles entra in Renew Europe

Ha retto fin quando ha potuto. Ma ora basta. Pina Picierno lascia il Pd che aveva contribuito a fondare diciotto anni fa. Troppa distanza tra la sua idea di un partito aperto e plurale, e questo Pd che giudica estremista, monolitico, indifferente al dissenso.

La notizia era attesa da settimane. La vicepresidente del Parlamento europeo non aveva certo nascosto le ragioni del suo dissenso: «Il Pd non è più la casa dei riformisti», ha detto al Foglio. Non è più capace di parlare a tutti (la mitica vocazione maggioritaria era questo), acconciandosi a «rappresentare una parte» del Paese.

Vocazione minoritaria, si potrebbe dire. La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo era stata una frase di Elly Schlein – «La linea è una» – che le era parsa una mortificazione del dissenso, a malapena tollerato come un orpello invece di essere il tratto distintivo, anzi, il punto di forza, di un partito che si chiama democratico. «Chiedo, davvero con sincera curiosità: ma se “la linea è una” dove sarebbe lo spazio politico per posizioni diverse?», si era domandata un mese fa la vicepresidente del Parlamento europeo facendo intuire dove voleva andare a parare.

Il Nazareno l’ha ignorata da tempo. Le ha fatto terra bruciata intorno. Anzi: secondo varie fonti, è proprio dal Nazareno che sarebbe stata orchestrata una vasta campagna di delegittimazione di «Pina» essenzialmente sui social: quintali di odio, shitstorm a profusione. Critiche dietro le spalle: a Roma, a Bruxelles. Dove la ferita ha bruciato di più. La vicepresidente del Parlamento europeo trattata come una fastidiosa goccia cinese, con Nicola Zingaretti, l’uomo del Pd a Bruxelles, i rapporti sono deteriorato da quel dì.

La decisione di lasciare il Pd non è dunque un fulmine a ciel sereno. Così come non lo era stata per Elisabetta Gualmini e Marianna Madia (tre donne, chissà se è una casualità). Non va in nessun altro partito, Picierno, che però lascia il gruppo dei socialisti e democratici per approdare al Partito democratico europeo guidato da Sandro Gozi che sta nel gruppo parlamentare di Renew Europe: e la scelta di un gruppo liberal-democratico non è un’indicazione irrilevante. Il fatto è che in Europa prendono corpo movimenti che vanno nella direzione di uno spazio liberalprogressista.

Le intenzioni politiche di Picierno, al di là dei contenitori politici, sono quelle di costruire progressivamente un’area progressista e liberale. Lei non passa a Italia viva o a Azione. Almeno per adesso, pensa a uno «spazio pubblico» da porre a disposizione di un nuovo progetto. Perché per Picierno è evidente che il Pd schleiniano e il campo largo Schlein-Conte sono inadeguati a governare il Paese, distanti come sono da ciò che ci vorrebbe, cioè una piattaforma di riformismo radicale, moderno, europeo. Le vecchie ricette non bastano più. Temi nuovi vengono alla luce e con essi nuove esigenze. Perciò serve una piattaforma di governo innovativa e antipopulista. Ed europeista innanzitutto nel senso della difesa dal neoimperialismo di Vladimir Putin.

Qui si tocca un nervo scoperto. Troppa timidezza, se non ambiguità, di pezzi del Pd sull’Ucraina. A partire dalla segretaria «che non è mai andata a Kyjiv» e che ha spesso avallato scelte poco nette che hanno portato a spaccature tra i dem a Bruxelles. Col tempo i dissensi sono cresciuti. Ora basta. Si tratta di costruire qualcosa fuori dal Pd: recuperando proprio le ragioni del Pd originario, a partire dai valori liberali e pluralisti. Vedremo se seguiranno altre uscite dal partito di Schlein, vedremo se e quali dinamiche nasceranno tra i riformisti del Pd e quelli che ne sono fuori.

La novità comunque c’è. Pina Picierno lancia un segnale: questo Pd non è più quel Pd inclusivo nato diciotto anni fa. Forse va rifatto da un’altra parte.

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Ucraina in Ue, primo sì dall’Europarlamento per accelerare i negoziati. FdI si astiene, Pd e M5s si spaccano

Con 54 voti a favore, 17 contrari e 5 astensioni, la Commissione Esteri del Parlamento europeo (Afet) ha detto sì all’accelerazione dei negoziati per l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. A essere sottoposto a votazioni era il rapporto del Parlamento europeo – relatore Michael Gahler (Ppe) – sulla situazione dell’Ucraina. “Le riforme dell’Ucraina relative all’adesione all’Unione europea sono incoraggianti, al pari di quelle compiute sullo stato di diritto e sulla lotta alla corruzione”, si legge nel testo.

In merito alle riforme necessarie per il processo di adesione ai 27, il testo elogia gli sforzi per “salvaguardare la separazione dei poteri in tempo di guerra”, ma sottolinea allo stesso tempo la necessità di affrontare il “deterioramento delle relazioni tra il potere legislativo e quello esecutivo” e l’importanza di garantire “l’integrità delle cariche giudiziarie al fine di mantenere gli organismi anticorruzione liberi da interferenze politiche”.

Nelle pieghe del rapporto c’è anche una vera novità politica: si propone che l’adesione dell’Ucraina possa essere votata a maggioranza qualificata. Dunque si facilita il processo davanti a eventuali resistenze di qualche paese (storicamente, l’Ungheria).

Sul fronte italiano, proprio per questo, la delegazione di Fratelli d’Italia (rappresentata da Alberico Gambino) ha scelto di astenersi: il superamento dell’unanimità nelle decisioni relative all’allargamento per la sola Ucraina viene considerato “un tema particolarmente delicato” che merita una riflessione approfondita, con modifiche promesse per la plenaria. Insomma, nessuna corsia preferenziale, mentre permane l’equilibrismo meloniano in Europa.

Va poi registrato il voto a favore del Pd (Nicola Zingaretti e Alessandra Moretti) e il no del 5Stelle Danilo Della Valle (“Accelerare il processo di adesione con un Paese in guerra rischia di trascinare tutta l’Unione nel conflitto stesso”, ha commentato). Assente la leghista Silvia Sardone.

Il rapporto sarà votato alla Plenaria di Strasburgo a metà luglio. Nel frattempo a metà giugno sono previsti un Consiglio Affari esteri e un Consiglio Affari generali della Ue: come rivelava ieri Il Mattinale europeo, a margine dovrebbe tenersi la conferenza intergovernativa con Ucraina e Moldavia per aprire la prima serie di capitoli negoziali su democrazia, stato di diritto e lotta alla corruzione. Il percorso è formalmente iniziato.

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