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Migranti, Usa avvisano Ue: "Spiagge invase da ideologie pericolose"

L’Europa Occidentale ha un problema di immigrazione irregolare e questo è un dato di fatto inconfutabile. Per troppi anni le politiche buoniste hanno permesso che in Europa entrasse, e permanesse, chiunque, causando enormi danni al tessuto sociale. Solo di recente i Paesi dell’Unione si sono resi conto che quel sistema non è sostenibile e non lo è mai stato, cercando di porre rimedio a quanto fatto. Questo è coinciso con l’arrivo di Giorgia Meloni e di un governo di centrodestra a Palazzo Chigi, che è stato capace di riportare il tema dell’immigrazione al centro dell’agenda europea, anche se non sarà un percorso semplice e, soprattutto, rapido.

Nasce da qui la critica di Peter Hegseth, segretario americano alla Difesa, che oggi ha tenuto un discorso a Colleville-sur-Mer (nord della Francia) in occasione delle celebrazioni per lo Sbarco in Normandia. Ha messo a paragone lo storico evento che vide protagonisti i soldati americani al fatto che “oggi diverse spiagge europee sono prese d'assalto da varie ideologie pericolose: sulle spiagge della Spagna, dell'Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini”. Quindi, ha proposto una domanda retorica: “Le capitali europee agiranno contro questa invasione o è già troppo tardi?”. Una domanda che resta sospesa ma che tanti europei si sono già posti, dandosi anche delle risposte. Se ancora c’è tempo, questo è molto poco ed è per questo che l’Europa ha approntato il Patto di migrazione e asilo per agevolare le espulsioni e i rimpatri.

Dalle spiagge della Normandia, quindi, Hegseth è tornato sulle polemiche legate alla Nato, dichiarando che “gli Stati Uniti devono mostrare la strada, e lo faremo, ma i nostri alleati devono essere al nostro fianco”. Il segretario alla Difesa ha affermato anche che “l'unica garanzia della pace è la forza” ma non ha fatto alcun cenno al conflitto in corso in Iran o in tutti gli altri scenari di guerra che sono aperti nel mondo. “Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un'alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati”, ha proseguito, parlando di fronte alle croci dei 9.387 militari americani morti nello sbarco in Normandia.

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Germania, 14enne “decapitato” da richiedente asilo palestinese

Jermaine B. aveva solo 14 anni ma è stato ucciso poche settimane fa a Memmingen, nel Land della Baviera, pochi chilometri a sud rispetto a Stoccarda e a pochi a nord-ovest rispetto a Monaco. A togliergli la vita, secondo quanto emerso, è stato un richiedente asilo palestinese, Qais Saleh, 37enne presumibilmente nato ad Abu Qash in Cisgiordania, che si trovava armato nell’edificio abbandonato in cui è stato trovato il corpo del piccolo, colpito alla gola. Jermaine era scomparso da casa alcuni giorni prima e per cercarlo erano stati fatti alzare in volo anche gli elicotteri ma solo dopo 3 giorni le forze dell’ordine l’hanno ritrovato.

Alcuni media tedeschi parlano di “decapitazione” del ragazzino o, comunque, di ferite talmente profonde da essere assimilabili a un simile brutale gesto. Jermaine era un appassionato di edilizia, amava i cantieri e le demolizioni: avrebbe voluto fare quello quando sarebbe diventato grande, seguendo le orme del padre, e forse non è un caso che sia stato trovato in un capannone abbandonato e semi-distrutto. Le indagini devono ancora far luce sui rapporti, non è escluso che l’omicida conoscesse il 14enne o che, comunque, non lo avesse già incontrato prima. Nonostante Saleh si fosse visto rifiutare la richiesta di asilo dalla Germania si trovava ancora nel Paese con lo status di “Duldung”, ossia una permanenza tollerata per quei soggetti che, benché non abbiano diritto all’asilo, non può essere espulso perché privo dei documenti. Nemmeno i precedenti penali erano bastati per farlo espellere.

All’arrivo degli agenti, Saleh si trovava in un armadio all’interno del capannone e quando è stato scoperto ha brandito il coltello per aggredire la polizia. In quel momento gli agenti sono stati colti di sorpresa, tanto che l’uomo è riuscito a darsi alla fuga ed è stato ritrovato solo dopo alcune ore a seguito di una segnalazione. È stato raggiunto ma alla vista dei poliziotti ha tentato una nuova fuga fin quando non si è reso conto di essere braccato: a quel punto non ha esitato a estrarre il coltello puntandolo contro gli agenti. Nonostante le intimazioni di gettare l’arma ha continuato a brandire il coltello e gli agenti hanno aperto il fuoco, neutralizzandolo. Saleh è poi morto in ospedale. Il suo arrivo in Germania risale al 2017: fa parte di quell’ampia frazione di irregolari che attraversa la rotta balcanica partendo dalla Grecia per arrivare alle porte dell’Europa occidentale. Prima di fare domanda di asilo in Germania l’aveva già presentata in Belgio e nei Paesi Bassi ma, in entrambi i casi, era stata respinta.

Non si conoscono le ragioni per le quali non sia stata accettata ma probabilmente ci sono stati forti motivi ostativi per i quali tre Paesi non hanno riconosciuto a un migranti della Cis Giordania l’asilo per motivi umanitari, considerando la situazione della zona. Tra le ragioni potrebbe esserci anche la non accertata nazionalità, che per un corto circuito ne ha impedito anche il rimpatrio nonostante fosse da anni formalmente espulso. Nel momento in cui è stato fermato era in possesso del permesso di soggiorno temporaneo rinnovato a febbraio per tre mesi, che gli sarebbe scaduto il 18 maggio, pochi giorni dopo l’omicidio. La Germania ha provato ad appellarsi al regolamento di Dublino, facendo valere la regola del primo ingresso in Europa nel Paese ellenico, in modo tale da spostare la responsabilità della sua gestione sulla Grecia ma non c’è riuscita, in quanto i greci hanno sostenuto che Dublino non fosse applicabile nel caso di Saleh. Il caso di Jermaine ha aperto un’ampia discussione in Germania sul sistema d’asilo e sulla necessità di una riforma, che a partire dal prossimo 12 giugno dovrebbe attuata in tutta Europa grazie al nuovo Patto di migrazione e Asilo dell’Unione europea.

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Scontri e caos a Bruxelles: studenti in piazza e polizia costretta a usare gli idranti

Caos e disordini a Bruxelles questo pomeriggio, dove un migliaio di studenti si sono accalcati alla stazione centrale per protestare contro i tagli all’istruzione in lingua francese. Sono stati momenti di fortissime tensioni molto simili a quelle che si vedono durante tante manifestazioni studentesche nel nostro Paese. Non è chiaro quali sigle studentesche siano scese in piazza nella Capitale belga ma durante la manifestazione sono stati dati alle fiamme diversi oggetti e arredi urbani, comprese diverse rastrelliere con le biciclette. Sicuramente in piazza c’erano i sindacati, molti insegnanti si sono uniti agli studenti arrivando in città anche da altre zone del Belgio.

Non sono mancate le esplosioni e gli insulti, al punto che la polizia, presente sul posto con i vigili del fuoco, è stata costretta a utilizzare gli idranti per disperdere i manifestanti. Per tutta la durata della manifestazione l’area della stazione è stata interdetta al traffico e al passaggio e anche i trasporti sono stati bloccati per sicurezza. Dopo alcune ore di tensioni, la manifestazione si è finalmente dispersa, lasciando dietro di sé i segni della protesta. In Italia ci siamo abituati a tutto questo, da qualche anno a questa parte le manifestazioni degli studenti assumono carattere violento in ben più di un’occasione, spesso anche per motivi più futili rispetto a quelli che hanno mosso gli studenti belgi. La manifestazione di Bruxelles si è accesa a fronte di alcune decisioni assunte dal ministero dell’Istruzione per risparmiare circa 300 milioni di euro nei prossimi anni.

Dopo la manifestazione in stazione, a un certo punto i manifestanti hanno fatto irruzione nell'edificio del Parlamento della comunità francofona lanciando anche fumogeni e la polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa per evitare problemi più gravi. Alle 16 la manifestazione è giunta a conclusione lasciando in centro a Bruxelles numerosi danni. Non è escluso che nelle prossime settimane, se le misure annunciate dovessero essere confermate, non ci sarà una nuova giornata come questa.

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