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Voto di scambio con aggravante mafiosa, rinviato a giudizio l’ex capo di gabinetto di Toti in Regione Liguria

Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto di Giovanni Toti, è stato rinviato a giudizio per corruzione elettorale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Genova che nel maggio 2024 portò all’arresto per corruzione dell’allora governatore della Liguria (uscito dal processo con un patteggiamento). L’accusa riguarda presunti pacchetti di voti arrivati dalla comunità originaria di Riesi (Caltanissetta), residente nel quartiere genovese di Certosa, a candidati della lista Toti alle elezioni regionali del 2020, ottenuti secondo l’accusa in cambio di promesse di posti di lavoro da parte di Cozzani (già sindaco di Portovenere, in provincia della Spezia).

Il giudice per l’udienza preliminare di Genova, Giorgio Morando, ha ordinato il processo (che comincerà il 16 settembre) anche per altri 11 imputati: l’aggravante mafiosa è contestata anche ai gemelli Arturo e Italo Testa, rappresentanti della comunità riesina, e all’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici, ritenuto il referente genovese del clan Cammarata di Cosa Nostra. Il consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex candidato della lista Toti Domenico Cianci dovrannno invece rispondere di corruzione elettorale semplice.

Venerdì l’udienza preliminare è stata rinviata a novembre per la decisione sulla richiesta di messa alla prova di sei imputati. Stralciata la posizione dell’ex segretario generale dei porti di Genova e Savona Paolo Piacenza (oggi presidente dell’autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio), accusato di omessa denuncia per l’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli: gli atti sono stati trasmessi ai pm che dovranno emettere nei suoi confronti un decreto di citazione diretta a giudizio.

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È morta la giornalista Carola Frediani, tra le voci più autorevoli sul mondo della tecnologia. Aveva 51 anni

Una pioniera e poi un punto di riferimento fortissimo per la tecnologia digitale e cybersicurezza in Italia. Carola Frediani è morta a 51 anni dopo una breve malattia: lascia un figlio, il marito Luca e un grande vuoto nel mondo del giornalismo. Era nota soprattutto per la newsletter Guerre di Rete, nata nel 2018, poi diventata un sito web con diversi collaboratori e più di 15mila iscritti. Proprio la pagina web ne ha annunciato la scomparsa: “Lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno conosciuta in questi anni”. L’ultimo saluto si terrà il 5 giugno alle 12.00 al tempio laico di Staglieno, nella sua Genova.

Nata nel capoluogo ligure, si è laureata in lettere per poi conseguire un master in Italian Literature all’University of Pittsburgh. Ha iniziato la sua carriera nella sua città natale nel 2000. Era stato Franco Carlini a darle una possibilità nell’agenzia Totem, tra i primi giornalisti italiani a occuparsi di Internet. Da lì in poi solo successi, a partire dal 2010 quando ha fondato l’agenzia EffeCinque, collaborando in parallelo con le maggiori testate del Paese, tra cui La Stampa, Corriere della Sera, Wired, Vice, L’Espresso. Tra le voci più autorevoli del settore, si occupava di social media, sicurezza informatica, hacking, sicurezza e diritto della rete in modo approfondito e autorevole: sempre con grande passione e professionalità. Un talento riconosciuto nel 2019 con il Premio Galilei per la divulgazione scientifica e nel 2021 con il Premio giornalistico Arrigo Benedetti.

Tutti i suoi progetti, soprattutto Guerre di Rete, non parlavano mai solo di tecnologia, ma anche di diritti. Una forte dimensione civile che ha caratterizzato tutta la sua carriera: ha fatto parte del team dedicato alla sicurezza globale del segretariato di Amnesty International e si è unita al dipartimento di sicurezza informatica di Human Rights Watch, tra le più note Ong i diritti umani. Entrambe le esperienze hanno rafforzato la sua visione del digitale come questione politica e sociale, non solo tecnica. Sicurezza informatica, sorveglianza e libertà online erano per Frediani aspetti strettamente legati alla difesa dei diritti delle persone. Su questa scia, dall’inizio del 2024 curava anche la newsletter Digital Conflicts, bisettimanale e in inglese.

Frediani è stata anche autrice di libri che hanno aiutato il pubblico a capire meglio i grandi temi del mondo digitale e della sicurezza informatica. Tra i titoli più noti DeepWeb, #Cybercrime (Hoepli), ls Rete oltre Google e L’inganno dell’automa, uscito lo scorso settembre. Tra le sue opere anche il thriller a sfondo digitale Fuori Controllo (Venipedia). In molti tra amici e colleghi hanno affidato un ultimo saluto ai social. Anche l’Ordine e l’associazione dei giornalisti liguri hanno espresso le condoglianze “al marito Luca, al figlio adolescente e alla mamma Luciana”. Frediani però è stata anche un orgoglio per la propria città, che l’ha ricordata con un messaggio della sindaca di Genova, Silvia Salis: “L’ufficio portavoce della sindaca e l’ufficio stampa del Comune di Genova si uniscono al dolore dei colleghi e della comunità giornalistica, ricordandone non solo il valore professionale, ma anche la generosità e l’energia contagiosa”.

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