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Venezuela, ucciso il boss Nino Guerrero. Trump pubblica il video

Il trafficante di droga Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero, leader della gang transnazionale Tren de Aragua, è stato ucciso in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela. L'annuncio è stato dato da Donald Trump con un post nella notte su Truth Social: "Su mio diretto ordine, il Comando meridionale degli Stati Uniti ha condotto un rapido e letale raid per l'esecuzione di Nino Guerrero" si legge nel post in cui il presidente spiega che l'operazione "è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela con cui noi stiamo lavorando molto bene", riferendosi al governo di Delcy Rodriguez, diventata presidente ad interim lo scorso gennaio dopo la cattura da parte delle forze speciali Usa di Nicolas Maduro.

"Come risultato, i terroristi del Tren de Aragua non hanno più un rifugio in Venezuela o da qualsiasi altra parte", ha aggiunto Trump riferendosi alla gang criminale, fondata in Venezuela ma attiva anche in Colombia, Perù e Cile, che la sua amministrazione ha designato come organizzazione terroristica. In seguito, è arrivata la conferma da Caracas dell'operazione che, in un comunicato del ministero della Comunicazione venezuelano, viene descritta come "scontri con i membri di questra struttura criminale durante i quali Hector Rusthenford Guerrero Flores, alias Nino Guerrero, è stato neutralizzato". L'operazione congiunta è avvenuta, rende noto ancora il governo venezuelano, nello stato sud orientale di Bolivar, con l'utilizzo di "un supporto tecnologico specializzato" e lo scambio di intelligence tra Washington e Caracas. Trump ha anche pubblicato su Truth un video di 10 secondi con le immagini dell'esplosione di un edificio nella foresta.

Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth ha riferito che il raid è avvenuto questa settimana "in piena collaborazione con le forze di sicurezza venezuelane". Fonti informate hanno rivelato al Washington Post che l'operazione è stata condotta dalle forze Comando congiunto per le operazioni speciali, con un raid in cui è stato utilizzato un missile, e la Cia ha lavorato con le forze venezuelane sul terreno. Una fonte dell'amministrazione ha aggiunto che la Cia ha fornito le informazioni di intelligence che hanno permesso il raid.

"Guerrero era un ricercato incriminato dal dipartimento di Giustizia per aver ordinato, diretto e facilitato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti", ha dichiarato il capo del Comando meridionale Usa, il generale Francis Donovan riferendosi al fatto che lo scorso dicembre i procuratori federali di New York avevano in criminato il leader del Tren de Aragua accusato di aver commesso "innumerevoli atti di violenza, estorsione e traffico di droga in Nord America, Sud America e Europa".

Il raid conferma la cooperazione tra Washington e l'attuale leadership venezuelana, dopo che Trump lo scorso anno aveva accusato Maduro di controllare e proteggere i membri del Tren de Aragua ed inviarli negli Usa, potendo così invocare l'Alien Enemies Act per deportare sommariamente in El Salvador 200 venezuelani accusati di essere membri della gang. "La repubblica bolivariana del Venezuela riafferma il suo impegno a combattere il crimine organizzato e continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire pace, tranquillità e protezione ai nostri cittadini", ha affermato ancora il governo in Venezuela, dove già nei giorni scorsi erano circolate notizie di operazioni militari nello stato di Bolivar, dove si trovano miniere d'oro.

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Accordo fatto tra Usa e Teheran, attesa per la firma. Ma nella notte sono stati abbattuti diversi droni iraniani a Hormuz

Il presidente Usa Donald Trump esulta: "Finita la guerra all'Iran". Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Araghchi, in un tweet scrive che "il memorandum d'intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione". A Ginevra è tutto pronto per la firma. Hormuz, nucleare e beni congelati: la tenuta dell'intesa si gioca sui dettagli. Intanto l'ottimismo contagia i mercati: frena l'energia. Nella notte, però, si è continuato a combattere. L'Iran ha lanciato diversi droni d'attacco per colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, le forze statunitensi fanno sapere di averli abbattuti.

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“8647” a due passi dalla Casa Bianca: è allarme a Washington prima del compleanno di Trump

Un gigantesco “8647” apparso sui prati del National Mall di Washington ha fatto scattare l’allarme delle autorità federali a pochi giorni dagli attesi festeggiamenti alla Casa Bianca per l’80esimo compleanno di Donald Trump, previsti domenica e accompagnati anche da un evento Ufc. La sequenza numerica, visibile dalle immagini live della webcam posta sul Washington Monument, è comparsa come una vasta area di erba scolorita nella zona del Mall a est del memoriale della Seconda guerra mondiale.

Non è ancora chiaro quando i numeri siano stati tracciati. Secondo la Cnn, nelle fotografie del National Mall scattate il 5 giugno da Getty Images la scritta non risultava visibile. Le immagini di EarthCam mostrano invece i numeri emergere progressivamente nel corso di alcuni giorni. Da terra, giovedì pomeriggio, i segni non erano facilmente distinguibili, ma diversi testimoni hanno riferito la presenza di mezzi di emergenza che hanno bloccato l’area intorno alle 13, mentre la squadra di paracadutisti dell’esercito, i Golden Knights, atterrava sul Mall.

Il significato del numero “8647” e l’allarme delle autorità

La sequenza “8647” viene generalmente usata come simbolo di opposizione a Trump, 47esimo presidente degli Stati Uniti. Ma l’amministrazione la interpreta anche come possibile allusione minacciosa: nello slang americano il numero “86”, nato nel settore della ristorazione per indicare la necessità di eliminare o rimuovere un ordine o un cliente, può essere usato anche nel senso di “fare fuori” qualcosa o qualcuno.

“Ogni minaccia contro il presidente viene presa molto seriamente dal dipartimento, e la nostra U.S. Park Police indagherà su questo episodio e assicurerà i responsabili alla giustizia”, ha dichiarato un portavoce del dipartimento dell’Interno, da cui dipende la gestione del National Mall. Lo stesso portavoce ha definito le scritte un “folle atto di vandalismo” che “non sarà tollerato”.

La U.S. Park Police ha precisato che la causa dello scolorimento dell’erba non è stata ancora determinata. Sono stati raccolti campioni per effettuare analisi. Secret Service e Fbi hanno rimandato ogni commento alla polizia dei parchi federali, che sta conducendo l’inchiesta. Una fonte delle forze dell’ordine citata dalla Cnn ha spiegato che il Secret Service collaborerà con la Park Police nel momento in cui sarà individuato un sospetto.

Dura la reazione della Casa Bianca. “Chiunque compia o sostenga violenza politica o cultura dell’assassinio deve essere condannato nei termini più duri possibili”, ha dichiarato il portavoce del presidente, Davis Ingle. “Devono ricevere immediatamente sostegno psichiatrico per curare il grave caso di sindrome da follia anti-Trump che ha minato i loro cervelli”, ha aggiunto.

Il precedente Comey e il clima politico attorno al simbolo

La vicenda si inserisce in un clima già teso attorno all’uso politico della sequenza “8647”. Nei mesi scorsi l’ex direttore dell’Fbi James Comey era finito al centro di una bufera per aver pubblicato sui social una fotografia che mostrava alcune conchiglie disposte su una spiaggia in modo da formare proprio quei numeri. Dopo le proteste dei commentatori conservatori, Comey aveva cancellato il post, negando qualsiasi intenzione violenta.

Il dipartimento di Giustizia lo ha poi incriminato con l’accusa di aver diffuso una “grave espressione dell’intento di danneggiare il presidente degli Stati Uniti”. L’ex capo dell’Fbi, storico avversario di Trump dai tempi del licenziamento seguito all’avvio dell’inchiesta sul Russiagate, dovrebbe andare a processo in ottobre. La difesa si prepara a chiedere l’archiviazione, sostenendo che il caso sia un nuovo esempio di giustizia politicizzata e usata per appagare lo spirito vendicativo del presidente. Comey, nei mesi scorsi, era già riuscito a far archiviare precedenti accuse di falsa testimonianza mosse contro di lui dal dipartimento di Giustizia.

A complicare il quadro c’è anche una recente decisione di un giudice federale, che il mese scorso ha stabilito che il numero “8647” non può essere automaticamente considerato una minaccia. In quel caso, il tribunale aveva deciso che una bandiera con quei numeri esposta davanti al palazzo di giustizia di Washington non dovesse essere rimossa, richiamando la tutela della libertà di espressione garantita dal Primo emendamento.

Intanto, l’episodio del National Mall arriva mentre Washington si prepara a un fine settimana di grande attenzione per la sicurezza, legato alle celebrazioni per il compleanno di Trump e alla presenza di grandi folle nella capitale. La Casa Bianca, già più volte teatro di trasformazioni legate alle passioni personali dei presidenti, si appresta così a vivere un nuovo appuntamento pubblico sotto la sorveglianza rafforzata delle autorità federali.

Non sarebbe la prima volta che gli spazi della residenza presidenziale vengono adattati alle abitudini dei suoi inquilini. Barack Obama fece trasformare uno dei campi da tennis in un campo da basket per potersi allenare anche alla Casa Bianca. Già nel 1991 George H. W. Bush, presidente sportivo appassionato di corsa, tennis e nuoto, aveva fatto realizzare un mezzo campo da basket. La sua vera passione, però, era l’horseshoe, il gioco del lancio dei ferri di cavallo: nel 1989 fece costruire un campo apposito e nel 1991 vi si esibì davanti alla regina Elisabetta, che durante una visita alla Casa Bianca gli regalò quattro ferri di cavallo d’argento.

All’interno della residenza resta invece celebre la piccola sala da bowling realizzata, a spese dello Stato del Missouri, per il 63esimo compleanno del presidente Harry Truman. Fu poi ampliata da Richard Nixon, grande appassionato di bowling.

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Trump:"Alleati europei non sono stati d'aiuto, ma possono esserlo in futuro, dopo l'intesa". Axios: "Firma dell'accordo forse a Ginevra, partiti gli aerei con materiale per Vance"

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la fine della guerra in Iran, con un accordo che prevederebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz. La ratifica dovrebbe avvenire in Europa nei prossimi giorni e, secondo quanto dichiarato, la Repubblica islamica avrebbe deciso di non dotarsi dell'arma nucleare. Poche ore dopo, è arrivata la smentita di Teheran, secondo cui non vi è ancora una conclusione definitiva sull'accordo con gli Usa.

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Dall’uccisione di Khamenei alla chiusura di Hormuz: le tappe della terza guerra Usa-Iran

Il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano fra Washington e Teheran, Usa e Israele lanciano un massiccio attacco sugli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. È l'innesco della “terza guerra del Golfo”.

L'operazione mira a eliminare i vertici degli ayatollah, provocando un “regime change” che, però, non si materializza. Ucciso Ali Khamenei, i nuovi vertici iraniani, guidati dal figlio Mojtaba, mai apparso in pubblico dall'inizio del conflitto, si riorganizzano e contrattaccano, colpendo Israele, le basi Usa nella regione e le petromonarchie del Golfo.

Ecco le principali tappe della guerra.

L'inizio del conflitto, 28 febbraio

Alle 08:15, ora di Teheran, del 28 febbraio scatta l'operazione “Ruggito del Leone” o “Epic Fury”, nomi in codice dell'offensiva di Israele e Stati Uniti contro l'Iran.

I raid colpiscono centri di comando dei pasdaran, bunker sotterranei e basi missilistiche. Viene confermata l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di figure chiave del regime.

L'escalation nella regione, 1 marzo

L'Iran risponde a quella che definisce “un'aggressione illegale” dando avvio all'operazione di rappresaglia “Vera Promessa 4”.

Teheran lancia centinaia di droni e missili su Israele, sulle basi Usa in Medio Oriente e su alcuni Paesi del Golfo. Hezbollah intensifica gli attacchi nel Libano meridionale contro lo Stato ebraico.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, 4 marzo

A tre giorni dall'escalation regionale, Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz. La mossa innesca uno shock economico globale.

Cessate il fuoco e colloqui di Islamabad, 8 e 11 aprile

Nonostante la minaccia agitata da Trump di “riportare l'Iran all'età della Pietra”, Washington e Teheran siglano l'8 aprile una tregua destinata inizialmente a durare due settimane.

Il Pakistan, principale mediatore, organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti Usa-Iran dal 1979, a cui partecipa anche il vicepresidente Vance. Ma le trattative si arenano quasi subito sul nucleare iraniano e su Hormuz.

Il blocco navale americano, 12 aprile

All'indomani del fallimento dei colloqui, il Centcom dichiara di aver “completato il blocco navale nello Stretto di Hormuz” e il traffico via mare da e per l'Iran.

Trump cancella l'attacco su Teheran, 18 maggio

Dopo un mese di stallo e continue schermaglie nello Stretto, Trump cancella un nuovo massiccio raid sull'Iran dopo l'intervento di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, che avrebbero spinto Washington a evitare una nuova escalation.

Trump annuncia: “Accordo pronto”, 23 maggio

Dopo una “ottima telefonata” nello Studio Ovale con i leader del Golfo e con Netanyahu, il presidente Usa parla di “un accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione”. Ma le sue parole restano disattese.

Si torna a rivedere l'accordo, 31 maggio

Trump chiede “modifiche significative” alla bozza di memorandum d'intesa. È il terzo ciclo di correzioni.

Sale la tensione tra Usa e Israele dopo i continui raid dell'Idf in Libano.

Trump striglia Netanyahu, 2 giugno

Telefonata durissima di Trump al premier israeliano: “Sei un pazzo”.

Notte di fuoco nel Golfo Persico, 3 giugno

Nuova escalation con l'Iran che colpisce in Kuwait e gli Usa che sferrano raid difensivi sull'isola di Qeshm.

Nuovo scambio di attacchi, 6 giugno

Nonostante il cessate il fuoco, il Comando centrale americano annuncia di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull'isola di Qeshm.

Nelle stesse ore Teheran colpisce in Kuwait e Bahrein.

Elicottero Apache abbattuto, 9 giugno

Tensione alle stelle dopo l'abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano Apache.

Trump annuncia una dura rappresaglia degli Stati Uniti e, nella notte tra il 9 e il 10 giugno, lancia tre ondate di attacchi contro radar e contraerea iraniana. Teheran risponde con droni e missili sul Golfo.

Nuovi raid, 10 giugno

Il commander in chief, in pressing su Teheran per la chiusura dell'accordo, parla di un Iran che “perde tempo”, annunciando nuovi attacchi che mette a segno nella notte tra il 10 e l'11 giugno.

La minaccia finale, poi l'annuncio di un'intesa, 11 giugno

Trump minaccia una terza notte di attacchi, mettendo nel mirino nel prossimo futuro anche l'isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere.

Poi però, nel tardo pomeriggio, a sorpresa, posta su Truth l'annuncio di fermarsi, lasciando intendere che c'è l'intesa per l'accordo.

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Il panico per l’incidente con materiale pericoloso, il lockdown poi la smentita: falso allarme al Pentagono

L’emergenza che ha innescato lo stato di lockdown al Pentagono e l’evacuazione di alcuni piani della struttura era frutto di un falso allarme. Lo riferiscono fonti della Cnn. Le operazioni di controllo dureranno comunque per un paio d’ore.

Inizialmente, l’incidente era stato indicato come legato a “materiali pericolosi”. Diversi piani e corridoi erano stati isolati e altri evacuati dopo che i sistemi interni dell’edificio avevano rilevato un problema legato alla qualità dell’aria.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, aveva confermato che i sistemi della struttura “hanno rilevato un problema di qualità dell’aria che richiede misure precauzionali, in attesa di determinarne la gravità”. “Il dipartimento sta applicando i protocolli standard di protezione”, aveva aggiunto Parnell, spiegando che i team di risposta erano stati dispiegati e pronti a fornire supporto ai dipendenti.

Sul posto era intervenuto anche il team per i materiali pericolosi della Pentagon Force Protection Agency, con il sostegno dei vigili del fuoco della contea di Arlington. Secondo una fonte citata dalla Cnn, alcuni agenti entrati nell’edificio indossavano maschere antigas e tute di protezione da agenti chimici.

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Trump: "Attacchi annullati. Presto firma dell'accordo con l'Iran, forse nel weekend in Europa". Il tycoon: "Khamenei ha approvato"

Dopo una giornata di minacce, raid e tensioni nello Stretto di Hormuz, Donald Trump annuncia lo stop agli attacchi contro l’Iran e parla di accordo vicino. Secondo Axios, Qatar e Teheran avrebbero trovato un testo accettato anche dagli Stati Uniti, ma l’intesa resta appesa al via libera finale della Guida Suprema iraniana. Nel frattempo il blocco navale resta in vigore e l’Europa, con Meloni e Merz, chiede una soluzione diplomatica senza allargare il conflitto.

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Zelensky: "Nostro missile Flamingo contro impianto russo a 1.000 km dal confine". Mosca: "Risponderemo in modo deciso alle nuove sanzioni Ue"

Prosegue senza esclusione di colpi la guerra tra Russia e Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022 dopo l'invasione russa. Il presidente Volodymyr Zelensky in un post sui social fa sapere che "la scorsa notte i missili FP-5 Flamingo ucraini hanno colpito uno stabilimento militare a Cheboksary che rifornisce l’esercito dell’occupante di componenti per droni e missili. Anche la raffineria di petrolio di Kuibyshev, nella regione di Samara, è stata colpita la scorsa notte", aggiunge, "la distanza dalla linea del fronte è di oltre 900 chilometri".

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Raid Usa in Iran, Trump: "Sì all'intesa o bombarderemo senza pietà". Teheran risponde attaccando basi americane in Bahrain e Kuwait e promette di chiudere Hormuz

Notte di guerra in Iran. Le forze Usa hanno colpito la zona dello Stretto di Hormuz come rappresaglia a seguito dell'abbattimento di un elicottero Apache americano. Tre ondate di bombardamenti divise su una ventina di obiettivi, tra basi navali e difese aeree. Secondo l'Iran sarebbero stati colpiti anche obiettivi civili, come i serbatoi d'acqua potabile. La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Cinque missili sono stati lanciati contro un'area della Giordania che ospita una base aerea delle forze statunitensi. Presi di mira anche obiettivi in Bahrein e Kuwait. Poi arriva la minaccia: "Se l'aggressione degli Usa continuerà, l'Iran risponderà con attacchi più gravi e diffusi contro obiettivi designati nella regione". Accanto a questo violento scambio di colpi proseguono, intanto, gli sforzi diplomatici.

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Belfast, esplode la rivolta anti-immigrati: bus in fiamme dopo l’aggressione choc

Alta tensione a Belfast, in Irlanda del Nord, dove in serata sono scoppiati disordini anti-migranti dopo il brutale accoltellamento di un uomo di 40 anni, rimasto gravemente ferito nella zona di Kinnaird Avenue, nel nord della città. L’aggressione, ripresa in un video choc circolato sui media e sui social, è stata attribuita a un uomo trentenne di origine sudanese, arrestato e incriminato per tentato omicidio.

Secondo quanto riferito, il sospettato aveva ottenuto l’asilo sotto il precedente governo conservatore dopo essere arrivato a Belfast via Dublino nel febbraio 2023. La vittima è stata trasportata in ospedale con gravi lesioni al volto, al collo e alla schiena. Sul luogo dell’aggressione è stato rinvenuto un coltello da cucina. La polizia dell’Irlanda del Nord ha precisato che, al momento, non vi sono elementi che facciano pensare a un attacco terroristico, mentre tra le ipotesi investigative sarebbe emersa quella di un raptus.

Bus e cassonetti in fiamme a Belfast

Dopo la diffusione delle immagini dell’accoltellamento, decine di manifestanti sono scesi in strada bloccando alcune vie della città. Nel corso delle proteste sono stati dati alle fiamme bidoni della spazzatura, automobili e un autobus. Nella zona est di Belfast, manifestanti con felpe nere con cappuccio, alcuni dei quali con il volto coperto da maschere, hanno incendiato un mezzo pubblico, mentre in altre aree della città si sono registrati roghi e blocchi stradali.

La Polizia dell’Irlanda del Nord è intervenuta in forze per contenere le violenze, alimentate anche dagli appelli diffusi online da gruppi di cosiddetti “patrioti” legati all’ultradestra. A far crescere ulteriormente la tensione è stato anche un post di Tommy Robinson, rilanciato su X da Elon Musk, con un messaggio che invitava a protestare “ripetutamente e a gran voce” per ottenere un cambiamento.

Si sono rivelati inutili gli appelli alla calma lanciati dal governo laburista di Keir Starmer e dalle autorità locali. Il premier britannico ha definito l’aggressione “ripugnante” e ha invocato la tolleranza zero per episodi di violenza nelle strade del Regno Unito. Il ministro per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha chiesto di evitare proteste violente per scongiurare ulteriori ripercussioni sulle comunità locali.

Il capo della polizia locale, Jon Boutcher, aveva già invitato i cittadini a “stare attenti a quello che vedete e condividete sui social”, avvertendo che la diffusione di immagini crude e informazioni non verificate rischia di provocare “un ulteriore trauma alla famiglia della vittima” e di ostacolare le indagini. Anche il vice capo della polizia nordirlandese, Ryan Henderson, ha ribadito che non risultano altri ricercati e che gli investigatori stanno ancora lavorando per chiarire il movente.

Lo scontro politico e le tensioni nel Regno Unito

Il caso ha subito acceso lo scontro politico. Nigel Farage, leader di Reform UK, ha chiesto che vengano rese pubbliche l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, sostenendo che “il pubblico deve conoscere la verità”. Il suo partito è arrivato a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi, senza distinzioni.

Le tensioni di Belfast arrivano a un anno da altri disordini anti-migranti scoppiati in Irlanda del Nord, quando l’arresto di due adolescenti di origine straniera accusati del tentato stupro di una ragazza aveva innescato violenze, scontri con la polizia e una sorta di caccia ai cittadini romeni.

Il clima resta teso anche nel resto del Regno Unito. Manifestanti sono scesi in strada anche a Southampton, città già teatro la scorsa settimana di proteste legate al caso di Henry Nowak, 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre scorso da Vickrum Digwa, un giovane britannico di radici indiane sikh.

La vicenda Nowak è tornata al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione delle immagini riprese dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti sul posto. Il giovane, già agonizzante, fu inizialmente ammanettato dai primi due poliziotti arrivati, che si erano lasciati convincere dall’assassino che la vittima fosse un aggressore razzista. Digwa è stato poi condannato per omicidio all’ergastolo, con una pena minima di 21 anni.

Il senso di insicurezza nel Paese è stato alimentato anche da altri episodi di violenza, tra cui l’uccisione a coltellate di Talay Riley, cantautore 35enne vincitore di un Grammy e autore di brani per star come Dua Lipa e Britney Spears, trovato morto nei giorni scorsi in un giardino di Londra.

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"Stupro e pedofilia su 28 studentesse minorenni". Insegnante di Corano condannato a 20 anni

Vent'anni di carcere per stupro e pedofilia ai danni di 28 studentesse minorenni. Questa la condanna inflitta dal tribunale senegalese a Serigne Khadim Mbacké insegnante di Corano a Touba, città religiosa nel centro del Paese africano.

Stando a quanto riportato dai media locali e dall'Agenzia di stampa senegalese (Aps), il processo si è svolto presso l'Alta corte di Diourbel (Senegal centrale) che ha giurisdizione amministrativa su Touba.

Le vittime erano studentesse della scuola coranica

Le accuse derivano da crimini risalenti a maggio 2023. Tutte le 28 vittime erano studentesse della scuola coranica in cui insegnava Serigne Khadim Mbacké. "Diciotto di loro hanno perso la verginità, come attestato da certificati medici rilasciati da medici giurati", riferisce l'Aps.

Mbacké si è consegnato alla polizia di Touba a giugno 2023, dopo diverse settimane di latitanza. Il caso è venuto alla luce quando una delle ragazze si è rifiutata di tornare a scuola perché l'insegnante "aveva avuto rapporti sessuali con lei e con tutte le altre ragazze", come riportato dalla stampa all'epoca della vicenda.

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Trump: "Nostro elicottero abbattuto da Teheran, risponderemo". Teheran: "Rischio costante per le forze straniere nei pressi di Hormuz". Raid di Israele in Libano

L’escalation tra Israele e Iran resta al centro della crisi mediorientale. L’Idf rivendica la prontezza a nuovi attacchi contro Teheran, mentre il conflitto si estende dal Libano alla Striscia di Gaza: raid israeliani colpiscono Tiro e comandanti della Jihad islamica. Sullo sfondo, gli Stati Uniti seguono il dossier Hormuz dopo lo schianto di un Apache, con l’equipaggio salvo, e Trump assicura che un accordo con l’Iran potrebbe arrivare entro pochi giorni, pur tra nuove tensioni regionali. Ma dopo poche ore rilancia: "Gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco".

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Terremoto nelle Filippine, scossa di magnitudo 7.8. Edifici crollati e allerta tsunami

Un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito le Filippine meridionali. Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC), gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Administration ha poi emesso un'allerta tsunami lungo le coste delle Filippine, dell'Indonesia, di Taiwan e fino al Giappone. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha chiesto alla popolazione di evacuare immediatamente verso zone più elevate nelle aree filippine vulnerabili allo tsunami, e anche le autorità indonesiane e malesi hanno emesso avvisi per le rispettive zone costiere.

Il sisma si è verificato a una profondità di 35 chilometri (10 miglia) dalla costa dell'isola di Mindanao, ha precisato l'US Geological Survey (USGS), innescando l'allarme tsunami per il Pacifico. Numerose le scosse di assestamento successive

È di almeno 15 morti e 200 feriti il bilancio provvisorio. La polizia ha segnalato anche il crollo di numerosi edifici. "Molti edifici sono stati colpiti, ma non posso elencarli ora perché siamo impegnati nelle operazioni di soccorso in corso", ha dichiarato il sergente maggiore Robert Dagon della polizia di General Santos City. "Diversi edifici sono crollati. Anche alcune case sono crollate".

"Si tratta di un terremoto di forte intensità e ci aspettiamo danni; abbiamo già visto alcuni edifici danneggiati, a giudicare dai video che abbiamo visionato", ha dichiarato Bacolcol all'Associated Press.L'emittente radiofonica DZRH di Manila ha riferito che il piccolo edificio commerciale che ospitava la sua sede provinciale è parzialmente crollato e che i dipendenti si sono precipitati al piano terra senza riportare ferite. Non è chiaro se altre persone siano rimaste intrappolate sotto le macerie dell'edificio di quattro piani a causa del terremoto, avvenuto prima dell'orario di lavoro. Detriti sono caduti anche da altri edifici, colpendo i taxi a tre ruote parcheggiati al piano inferiore.

Il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha dichiarato che onde di tsunami fino a 3 metri (10 piedi) erano possibili su alcune coste delle Filippine. Onde fino a 1 metro (3 piedi) erano possibili su alcune coste dell'Indonesia e della Malesia.Bacolcol ha affermato che onde di 1 metro (3 piedi) sono state monitorate nelle province di Sultan Kudarat e Sarangani dalle stazioni di allerta tsunami terrestri. Onde di minore entità sono state monitorate in almeno un'altra provincia, ha aggiunto."Vi prego di dare ascolto all'allerta tsunami. Spostatevi subito in zone più elevate. Non aspettate. La vostra vita è più importante di qualsiasi cosa lasciate indietro", ha detto Marcos alla popolazione delle province colpite dal terremoto. "Il governo nazionale si sta muovendo e non lasceremo indietro Mindanao", ha affermato Marcos, aggiungendo che le agenzie di risposta alle emergenze erano in stato di allerta per intervenire.

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Caccia Nato in volo sul Baltico: abbattuto un drone in territorio lettone

La guerra tra Russia e Ucraina torna ad allargare il fronte della tensione. La Nato ha abbattuto almeno un drone proveniente dalla Russia entrato nello spazio aereo lettone, mentre Kiev denuncia il lancio notturno di 155 droni russi, 124 dei quali intercettati. Mosca sostiene invece di aver abbattuto 310 droni ucraini e accusa Kiev di aver colpito un treno diretto in Crimea. Intanto depositi petroliferi sarebbero stati attaccati in Crimea e a Novorossiysk.

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Paura a New York: sei accoltellati stazione Penn Station

Sei persone sono rimaste ferite in un accoltellamento all'interno della Penn Station di New York domenica sera. Lo hanno riferito le autorità. Un uomo sospetto è stato preso in custodia dopo l'attacco, avvenuto intorno alle 19 in uno dei più trafficati snodi di trasporto del paese.

Il vasto complesso ferroviario sotto il Madison Square Garden serve Amtrak, Long Island Rail Road, NJ Transit e le linee della metropolitana di New York ed è utilizzato da centinaia di migliaia di pendolari e viaggiatori ogni giorno. Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco della città, i paramedici hanno trovato una vittima con ferite gravi, due con ferite di media entità e due con ferite lievi. Tutte e cinque sono state trasportate al Bellevue Hospital. Un'altra persona, le cui condizioni non sono state immediatamente rese note, è stata trasportata in un altro ospedale.

Le autorità non hanno ancora e rilasciato dettagli su cosa abbia scatenato l'accoltellamento o se le vittime fossero state prese di mira. La violenza è scoppiata mentre New York si preparava per uno dei suoi più grandi eventi sportivi degli ultimi decenni. La partita di lunedì sera tra i New York Knicks e i San Antonio Spurs sarà la prima finale NBA al Madison Square Garden dal 1999 e si prevede che attirerà una folla enorme nell'arena.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler assistere alla partita trasmessa in diretta nazionale, il che ha portato a un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza che ha coinvolto i Servizi Segreti, il Dipartimento di Polizia di New York e altre agenzie intorno al Madison Square Garden e agli isolati circostanti. Le autorità non hanno immediatamente indicato se l'accoltellamento avrebbe influito sui piani di sicurezza per la partita.La polizia di Amtrak ha dichiarato di aver avviato un'indagine sull'accoltellamento e di aver arrestato un sospetto. Le autorità non hanno immediatamente reso nota l'identità del sospetto né fornito informazioni su eventuali accuse.

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Raid Idf contro Teheran, interrotte le comunicazioni tra Khamenei e i pasdaran. Trump: "Cessate immediatamente le ostilità"

La tregua tra Iran e Israele è sempre più fragile. Nella notte Teheran ha lanciato nuove ondate di missili verso lo Stato ebraico, facendo scattare le sirene a Gerusalemme, Tel Aviv, Beersheba e nell’area dell’aeroporto Ben Gurion. L’Idf ha risposto colpendo obiettivi militari nell’Iran centrale e occidentale, mentre esplosioni sono state segnalate a Teheran, Tabriz, Isfahan e Karaj. Trump però tira dritto sull’accordo con l’Iran e avverte Netanyahu.

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In Armenia confermata la vittoria del partito del premier Pashinyan

Il partito Contratto Civico del premier Nikol Pashinyan, che propugna un avvicinamento alla Ue, ha vinto le elezioni parlamentari in Armenia, sconfiggendo le opposizioni favorevoli a mantenere i tradizionali buoni rapporti con la Russia.

La Commissione elettorale centrale ha confermato la vittoria del partito di governo: con tutti i voti scrutinati, Contratto Civico ha ottenuto il 49,81% delle preferenze, secondo quanto riferisce l’agenzia russa Interfax. Molto distanziati i due principali partiti dell’opposizione: Armenia Forte, la formazione del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, si è fermata al 23,29%, mentre l’Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan ha ottenuto il 9,94%.

Il risultato rafforza la linea del governo di Erevan, orientata a un progressivo avvicinamento all’Unione europea e agli Stati Uniti, pur senza rompere apertamente con Mosca.

La posta in gioco per Pashinyan

La portata della vittoria per Pashinyan è di fondamentale importanza. Solo aggiudicandosi i due terzi dei seggi parlamentari, infatti, il premier sarà sicuro di fare approvare la riforma di alcuni articoli della Costituzione che l’Azerbaigian richiede per concludere un accordo di pace, abbozzato lo scorso anno durante un vertice alla Casa Bianca patrocinato da Donald Trump.

Erano queste infatti le prime elezioni in Armenia dopo la cocente sconfitta militare subita tre anni fa a opera delle truppe di Baku e la conseguente perdita dell’enclave del Nagorno Karabakh.

Recandosi al seggio a votare, Pashinyan ha fatto capire di volere continuare sulla strada verso l’Unione europea, ma evitando strappi pericolosi con la Russia. A Vladimir Putin, secondo il quale Erevan dovrebbe chiedere attraverso un referendum il parere dei cittadini sull’eventuale ingresso nella Ue, il premier ha risposto che per ora il problema non si pone, perché l’Armenia non è ancora pronta per ottenere lo status di Paese candidato.

Ma ciò non significa che Erevan rinuncerà al suo obiettivo: “Dobbiamo portare avanti riforme, e continueremo con calma sul cammino delle riforme”, ha dichiarato Pashinyan.

Il rapporto con Mosca e le pressioni russe

Le autorità di Erevan insistono comunque nel dire che il processo di avvicinamento in corso con l’Occidente non esclude la cooperazione con il blocco di Paesi a trazione russa riuniti nell’Unione economica euroasiatica: Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia.

Il governo di Erevan cerca dunque di non aggravare le tensioni con Mosca, dopo un recente monito di Putin. Riferendosi al conflitto russo-ucraino, il leader del Cremlino ha sottolineato che “tutto è cominciato” con “l’ingresso, o il tentativo di ingresso, dell’Ucraina nella Ue”.

Pashinyan ha cercato di rassicurare gli armeni. I rapporti con Mosca “sono basati sul rispetto reciproco” e le relazioni con Putin “sono molto strette”, ha assicurato il primo ministro, al quale il presidente russo ha telefonato questa settimana per fargli gli auguri di buon compleanno.

Ma Mosca non rinuncia a fare pressioni su Erevan. In un’intervista alla televisione, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha fatto sapere che il suo governo ha più volte detto all’Armenia, in colloqui “a porte chiuse”, dei pericoli che comporta entrare nella Ue, considerata da Mosca “non più un’organizzazione per l’integrazione economica”, ma un’unione “militare-politica” che “annuncia apertamente la sua ostilità” verso la Russia.

Gli armeni, dunque, dovrebbero “pensare a quello che stanno facendo”. La consultazione, che ha visto un’affluenza del 59%, dieci punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2021, sembra essersi svolta tutto sommato nella calma. Fa eccezione una denuncia di Karapetyan, secondo il quale un centinaio di sostenitori di Armenia Forte sono stati arrestati tra sabato e domenica.

Sabato media statali avevano anche riferito degli arresti di sei candidati del partito dell’opposizione filorussa, senza fornire dettagli sulle accuse.

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Missili dall'Iran verso Israele, Idf: "Tutti intercettati". Tel Aviv: "Risponderemo". Trump sente Netanyahu e avverte Teheran: "Ora basta, tornate a negoziare"

Sale la tensione in Medio Oriente: l’esercito israeliano ha annunciato di aver identificato missili lanciati dall’Iran contro il territorio dello Stato ebraico, dopo i raid dell’Idf contro Hezbollah nel quartiere di Dahyeh, a Beirut. Netanyahu ha convocato i vertici della sicurezza, mentre Teheran aveva promesso una risposta “decisa e dolorosa”. Sullo sfondo, Trump sostiene che la guerra con l’Iran “non è infinita” e afferma che Washington e Teheran sono vicine a un accordo sul nucleare.

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Sparatoria a Tel Aviv, un morto e quattro feriti. Hamas: "Atto eroico, la resistenza continua"

Sparatorie a Sharon, nel nord di Tel Aviv, che hanno provocato un morto e 4 feriti. La polizia ha dichiarato a Channel 12 di "sospettare che si tratti di terrorismo". In tarda mattinata sono arrivati gli elogi di Hamas che ha definito gli attacchi armati nel centro di Israele "eroici" e ha affermato che si tratta di atti in risposta alla continua "aggressione contro Gaza" e ai "continui crimini" tra cui quello "contro la nostra gente in Cisgiordania e a Gerusalemme". L'organizzazione ha aggiunto, come riporta al Jazeera, che la "resistenza" continuerà. I due presunti terroristi sono stati neutralizzati, fanno sapere le Forze di sicurezza israeliane. Il bilancio è grave: l'attacco ha causato la morte di un cinquantenne israeliano, mentre altri cinque sono rimasti feriti, di cui due in modo grave.

Le sparatorie sono avvenute in tre diverse località della zona, vicino alla barriera di sicurezza della Cisgiordania. Un uomo di circa 30 anni è stato ucciso nell'attacco sulla Strada 5533, nei pressi di Tzur Natan. Altre cinque persone sono rimaste ferite da colpi d'arma da fuoco in diverse località. Nella località di Tzur Yitzhak è stato emesso un allarme per il rischio di infiltrazione di terroristi, ai residenti è stato chiesto di rimanere nelle proprie abitazioni. Squadre dell'Agenzia di sicurezza israeliana e dello Shin Bet sono state inviate sul luogo degli attentati a Sharon. Un portavoce dell'Idf ha dichiarato che "le forze sono arrivate a Salait e Zuk Yitzhak, dove il terrorista è stato neutralizzato. Le forze stanno perlustrando la zona alla ricerca di altri terroristi".

Tajani: "Condanniamo con fermezza l'attentato in Israele"

La notizia della sparatoria è stata commentata anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Condanno con fermezza l'attacco terroristico di Hamas avvenuto oggi in Israele, nella regione di Sharon. Esprimo solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, e vicinanza al ministro Sàar e alle autorità israeliane. Il terrorismo non è mai giustificato: nessuna causa politica, nessun conflitto, nessuna rivendicazione può legittimare il massacro di civili innocenti. Il dialogo è l'unica strada per una pace duratura", ha scritto su X.

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Kiev: "Drone russo su edificio in area di stoccaggio a Chernobyl". Zelensky: "Congelare linee del fronte è via più rapida alla pace"

I leader di Regno Unito, Francia e Germania, riuniti a Londra con Volodymyr Zelensky, hanno ribadito il sostegno all’Ucraina e appoggiato l’ipotesi di un dialogo diretto tra Kiev e Mosca con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa. Nel piano in cinque punti restano centrali cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e asset russi congelati. Intanto Kiev denuncia un attacco con drone nell’area di Chernobyl, mentre Zelensky apre al congelamento delle linee del fronte.

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