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Mosca frena, Kiev avanza: così cambia il conflitto. E Putin minaccia

Qualcosa sta cambiando. Ma sta cambiando in maniera così netta che le conseguenze di questo cambiamento si prestano a un doppio scenario. I fatti. L'Ucraina ha rialzato la testa, colpisce la Russia in profondità e mette in seria difficoltà l'esercito russo. Che a sua volta fatica ad avanzare, anzi, perde terreno, mentre il Paese sta giorno dopo giorno accusando le conseguenze di una crisi economica pesantissima per un conflitto che, nelle previsioni del Cremlino, sarebbe dovuto durare il tempo di un amen. Di qui, le possibili conseguenze: o la Russia accetta di trattare constatando quanto sta accadendo e limitando così i danni, oppure sceglie di alzare la posta dando il via ad attacchi sempre più indiscriminati sui civili ucraini come da tempo sta facendo. E le parole che arrivano da Mosca e da Kiev tengono aperti entrambi gli scenari.

Vladimir Putin è tornato a parlare come spesso accade sostenendo tesi ambigue e in apparente contraddizione. Prima l'ammissione, anche se velata, delle inaspettate difficoltà: «La Russia non sta avanzando con la rapidità che vorremmo, ma ogni giorno avanza gradualmente». Poi, l'apparente, anche se parziale, apertura. «Siamo d'accordo a negoziare, ma solo tenendo conto dei nostri interessi nazionali. E non solo quelli di oggi, ma anche quelli a lungo termine, storici». Ancora dopo, l'affermazione di forza. «Nessuno è mai stato in grado di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, né mai ci riuscirà. La Russia si trova quasi da sola contro l'intero cosiddetto Occidente collettivo». Infine la solita, puntuale e immancabile minaccia. «La Russia intensificherà gli attacchi contro le infrastrutture ucraine, per scoraggiare le forze di Kiev. Considerato ciò che stanno facendo, dobbiamo, e questo è il nostro prossimo compito, rispondere in modo appropriato. E lo stiamo facendo. E intensificheremo i nostri attacchi contro le infrastrutture nemiche per scoraggiarli dall'attaccare le nostre strutture civili», quasi come se gli attacchi di Kiev non fossero risposte a quelli di Mosca ma arrivassero dal nulla.

Di contro Kiev, che lunedì assisterà alla partenza dell'iter per l'ingresso nell'Unione Europea, continua nella sua strategia di difesa fatta di attacchi in profondità, sfruttando le palesi difficoltà russe e l'implemento degli arsenali grazie a tecnologie e sperimentazioni. Ieri un attacco ha colpito il Tatarstan, nella Russia centrale, a circa 1.600 km dal confine ucraino costringendo le autorità locali ad annullare la festa nazionale russa prevista. Verso Mosca poi sono stati lanciati altri 14 droni che sono stati abbattuti ma gli oltre 200 lanciati hanno colpito diverse basi e aziende sparse per la Russia. Di contro, Kiev annuncia che nelle prossime ore potrebbero arrivare massicci attacchi russi anche utilizzando il super missile Oreshnik. Per la difesa dei cieli ma anche «per far bruciare di più la Russia», l'Ucraina sarebbe pronta a chiedere ai suoi alleati altri 20 miliardi di dollari per consolidare l'attuale vantaggio sul campo. Se ne parlerà nelle prossime riunioni mentre, sul campo, resta in piedi il doppio scenario. Tra una possibile pace e una possibile, ulteriore, escalation, la linea è davvero sottile.

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Kiev vede la svolta con le nuove armi: obiettivo Crimea

Il senso della guerra è radicalmente cambiato nelle ultime settimane. L'Ucraina, forte di uno sviluppo tecnologico rapido e funzionale, non solo ha rialzato la testa ma sta mettendo in grande crisi l'esercito russo ormai bloccato sul campo e incapace di avanzare. Al punto che gli strateghi di Kiev, tra un colpo a lungo raggio e l'utilizzo di nuovi missili e droni, potrebbero addirittura pensare di riprendersi territori che sembravano ormai irrimediabilmente persi. "L'Ucraina potrebbe presto isolare la Crimea dalla Russia", ha detto il comandante delle forze armate ucraine senza pilota Robert Brovdi. Secondo l'ufficiale, l'obiettivo "è costringere Mosca a ritirare le truppe, non a progredire. Sarà difficile per i militari restare in Crimea e nelle aree temporaneamente occupate". Una svolta possibile, che potrebbe mettere ulteriormente spalle al muto la Russia. "Nei primi mesi dell'anno abbiamo distrutto 174 complessi di difesa aerea russi per un valore di circa 5,4 miliardi di dollari", ha aggiunto.

Solo ieri la Marina ucraina ha rivendicato il lancio di alcuni missili Neptune contro una base militare russa a Sebastopoli, proprio in Crimea. Attacchi che si sommano a quelli lungo raggio portati a termine grazie ai "Flamingo", i missili a lungo raggio autoprodotti in Ucraina e orgoglio dell'esercito di Kiev. Altri droni ucraini hanno causato danni ingenti al ponte di Chonhar, nell'oblast di Kherson. Sempre grazie all'utilizzo di droni, è stata colpita e messa ko anche un'altra raffineria di petrolio nel Krasnodar. Di contro la Russia ha colpito l'Ucraina con due missili balistici Iskander-M e oltre 200 droni, costringendo le difese aeree ad operare a pieno regime. Sul campo, le forze di Mosca hanno rivendicato la conquista degli insediamenti di Okhrimovka, nella regione di Kharkiv e di Roskoshnoye, nel Donetsk. Nulla di così decisivo, per un conflitto in fase di stallo che, con trattative che restano fortemente in salita, adesso sorride più a Kiev che a Mosca.

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Droni russi su Chernobyl. "Danni molto gravi". Ma non ci sono radiazioni

Tra parole, ipotesi di trattative e accuse incrociate, il conflitto in Ucraina è ben lontano dal fermarsi e, anzi, seguendo lo spartito ormai consolidato da settimane, rischia di avvicinarsi a quella escalation tanto temuta e da più parti evocata. La notte scorsa per esempio un drone russo ha colpito una struttura di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito nei pressi della tristemente nota centrale nucleare di Chernobyl, causando un incendio che grazie al pronto intervento delle forze di sicurezza è stato domato evitando conseguenze ben più rischiose con i livelli di radiazione sono rimasti stabili. "Un attacco estremamente vile", secondo Zelensky. Il tutto mentre Kiev prosegue nella sua strategia di attacchi in profondità contro strutture energetiche e petrolifere per fiaccare le forze russe già impantanate sul campo.

"La Russia ha deliberatamente colpito un'infrastruttura nucleare, la sfrontatezza della Russia sia aumentata, superando da tempo ogni limite", ha denunciato Zelensky. "Danni strutturali significativi", riporta l'agenzia internazionale per l'energia atomica. "Attaccare una struttura che ospita grandi quantità di materiale nucleare è come giocare con il fuoco e non deve mai accadere", ha detto il direttore Rafael Grossi parlando di episodio "preoccupante". Un altro attacco è stato lanciato contro Zaporizhzhia, sede della più grande centrale nucleare europea che però non è stata danneggiata. Tre persone invece sono state colpite e uccise da un altro drone mentre aspettavano l'autobus alla fermata. Un'altra persona è rimasta ferita a Balabyne in quello stillicidio ormai quotidiano di raid contro obiettivi civili. Di contro, le forze speciali ucraine rivendicano di aver condotto una serie di attacchi con droni contro il deposito petrolifero di Semykolodezyanska e il terminal petrolifero di Feodosia in Crimea durante la notte. Rivendicati anche blitz nelle regioni occupate di Lugansk, Donetsk e Zaporizhzhia oltre che nella regione russa di Bryansk.

Ma dopo l'ennesima chiusura al dialogo di Putin che ha rifiutato un confronto diretto con Zelensky per arrivare alla fine dalla guerra, dal Cremlino arrivano segnali discordanti. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, molto vicino allo Zar, ha fatto sapere che Mosca continua a mantenere "contatti sia pubblici sia privati con il regime di Kiev", contrariamente a quanto fatto intendere dallo stesso Putin. "Le comunicazioni pubbliche sono state mantenute quando abbiamo avuto diverse tornate di trattative", ha aggiunto il consigliere di Putin. Nessuna svolta, ma la conferma che sottotraccia qualcosa potrebbe comunque muoversi. Anche senza l'impegno sbandierato per mesi degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha liquidato la questione ucraina con un "se la vedano tra di loro", dopo aver benedetto e messo il cappello sull'ipotesi di un facci a faccia lanciata da Zelensky, Ma le parole del segretario di Stato Marco Rubio, che ha ribadito il sostegno americano a Kiev certificato anche dal via livbera a un nuovo finanziamento, non sono piaciute a Mosca. Rubio aveva dichiarato al Congresso che gli Stati Uniti non possono essere considerati un mediatore imparziale nel processo di pace ucraino perché Washington sostiene l'Ucraina. "Stiamo tenendo conto delle sua parole", ha detto il portavoce del Cremlino Peskov. "Ci sono diversi punti di vista tra i membri del team, alcuni cercano sinceramente di contribuire a una soluzione pragmatica, mentre altri sostengono una posizione diversa", ha detto. E così, tra un attacco, un'accusa e una polemica, la guerra va avanti.

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Droni su San Pietroburgo. "Sono le nostre sanzioni"

Nella sua lettera a Putin, Zelensky lo aveva detto chiaramente: "Incontriamoci faccia a faccia, finiamo la guerra. Altrimenti ti abbiamo già dimostrato quanto e come possiamo colpire". E all'ennesimo rifiuto dello Zar, quanto detto dal leader ucraino è diventato realtà. Ottantasei droni sono stati lanciati contro San Pietroburgo, una decina su Mosca e alcuni su Krasnodar, dove un deposito di carburante brucia senza sosta da ore. L'attacco sulle principali città russe non ha causato conseguenze gravissime, alcuni danni e qualche persona ferita, ma è una risposta forte, oltre che un affronto, all'intransigenza di Putin. "Esorto i residenti di San Pietroburgo a rimanere a casa e a non uscire", è stato costretto a dire il governatore della città, al secondo attacco in pochi giorni dopo che mercoledì, giorno del via del Forum Economico Internazionale, erano stati colpiti un impianto petrolifero e una postazione militare.

"È arrivato il momento di porre fine a questa guerra. Ma il capo della Russia vuole continuare a combattere. Ecco perché le sanzioni ucraine contro questa aggressione stanno funzionando", ha detto Zelensky. "La scorsa notte, i nostri droni hanno percorso circa 1.000 chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, verso gli arsenali della marina nemica e una base a Kronstadt. I nostri attacchi a lungo raggio hanno raggiunto anche circa 500 chilometri nella regione del Krasnodar, colpendo un deposito di petrolio", ha spiegato, aggiungendo ancora una volta che "la Russia deve porre fine alla sua guerra e fermare i suoi attacchi alla vita. Qualsiasi manifestazione di ingiustizia contro l'Ucraina riceverà una adeguata risposta". Se non vuoi la pace, preparati alla guerra in casa tua, in sintesi, il messaggio di Kiev a Putin che continua con i suoi attacchi su obiettivi civili ucraini (anche ieri 12 le vittime) e sembra, almeno ufficialmente, voler chiudere a ogni negoziato.

"La Russia non intende rinunciare agli obbiettivi dichiarati all'inizio dell'operazione militare speciale", ha ribadito il portavoce del Cremlino Peskov, tornando poi a parlare di un dialogo impossibile per Mosca, dato che al momento la realtà del campo è sfavorevole e il Cremlino non ha intenzione di trattare in queste posizioni, nonostante oltre quattro anni di conflitto che hanno fatto implodere l'economia e crescere il malcontento interno. "Ci vogliono due persone per ballare il tango, ma gli Stati Uniti non sono ancora disposti a questo - ha detto - quando gli americani saranno pronti per un autentico ripristino delle relazioni, risponderemo di conseguenza". Ma al momento, dopo mesi di attivismo, Trump ha risposto picche. Prima l'elogio dell'ipotesi di dialogo e poi, dopo il rifiuto di Putin, la presa di distanza. "Lasciamo che se la sbrighino tra loro", ha detto il tycoon che, di fatto, ha messo lo Zar spalle al muro. Perché se anche uno dei falchi più vicini allo Zar, il politologo Vasily Kashin, spiega che la situazione del conflitto è in stallo e che gli obiettivi della Russia sono ormai irraggiungibili, significa che anche all'interno del "cerchio magico" dello Zar, qualcosa si sta muovendo. Tra minacce, accuse, giustificazioni strampalate e schiere di "yesman" prostrati, si fa spazio anche un malumore crescente per una situazione ormai difficilissima da gestire per chi pensava di prendere Kiev in tre giorni e che ora rischia di essere isolato e senza via d'uscita. Se Kiev non vede l'ora di farla finita, Chiudere il conflitto senza perdere completamente la faccia sembra l'unica via d'uscita plausibile per Putin. Prima che la guerra, quella che ha voluto, non gli esploda davvero tra le mani. Anche in casa propria.

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Putin strappa la lettera di Zelensky. Rabbia Kiev: "Ha scelto la guerra"

"Ora la palla è nel loro campo", dicono da Kiev dopo la lettera aperta di Zelensky a Putin. E da San Pietroburgo, lo Zar l'ha spedita per l'ennesima volta in tribuna. Altro che incontro, altro che apertura al dialogo o possibili spiragli di pace. "Non c'è motivo di incontrare Zelensky. La guerra finirà quando la Russia raggiungerà i suoi obiettivi" Non se ne parla nemmeno. Il "siamo pronti al dialogo" dei giorni scorsi era solo l'ennesimo bluff di uno Zar che, mai così in difficoltà, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo del negoziato in condizione di difficoltà. Rischiando però di mettersi così in una posizione di ulteriore difficoltà.

C'era attesa per l'intervento di Putin al Forum economico di san Pietroburgo ma le speranze di un'apertura verso la fine della guerra sono andate disattese. Dopo la proposta di un incontro faccia a faccia per chiudere il conflitto, nel suo intervento il presidente russo ha proseguito con la consueta retorica. "Ho dato una rapida occhiata alla lettera di Zelensky contiene effettivamente elementi di maleducazione. È un modo per creare le condizioni per un incontro e per dei negoziati o per creare un contesto in cui qualsiasi incontro diventa impossibile? Credo sia la seconda opzione", ha detto dal palco. Aggiungendo poi che "Zelensky vuole solo cercare di fermare l'offensiva delle truppe russe sul terreno" e che "la Russia proseguirà le sue operazioni finché non verranno raggiunti tutti gli obiettivi". Punto e a capo. Dura e secca la controreplica di Zelensky: "Putin ha scelto, non vuole porre fine alla guerra".

Consapevole che solo ieri il presidente americano Donald Trump aveva lodato l'iniziativa di Zelensky sottoscrivendo l'idea di un incontro tra i due leader (e intestandosene il merito), Putin ha elogiato il tycoon dicendo che "il nostro rapporto si basa sul rispetto reciproco" e che se ci fosse stato lui al posto di Biden "il conflitto in Ucraina probabilmente non ci sarebbe stato". Ma adesso, lo Zar è all'angolo perché l'ennesima chiusura al dialogo non farà certo felice Trump. Oltre che l'Europa, che tra un vertice organizzato e la conferma del sostegno a Kiev, si schiera ancora una volta. "Nessuno desidera la pace più del popolo ucraino e del presidente Zelensky. Il contenuto della sua lettera, ha il nostro pieno sostegno", ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. A San Pietroburgo Putin (che ha anche incontrato l'amico Schroeder che vorrebbe come mediatore) ha cercato di negare le ormai palesi difficoltà economiche della Russia dicendo che "sentiamo critiche da tutte le parti secondo cui tutto è crollato... Siamo scesi allo stesso livello di crescita che registrano i Paesi dell'Eurozona negli ultimi anni", ha detto, criticando le sanzioni dell'Occidente ("sono concorrenza sleale"), e la Ue ("le élite europee stanno provocando il caos") e lanciando poi un attacco diretto (non il primo) al nostro Paese dicendo che con altri Stati è "tra le peggiori realtà nell'Unione europea per debito pubblico".

La guerra, quindi, continua e segue l'ormai solito drammatico spartito. Mentre i droni ucraini minacciano basi militari e strutture energetiche in Russia, nella notte l'esercito di Mosca ha colpito ancora obiettivi civili, tra cui uno stabilimento di Kiev che produceva prodotti alimentari per bambini causando 4 vittime e diversi feriti. Attacchi in serie anche a Dnipro, nel Sumy dove è stata colpita una scuola, e nel Kherson dove un drone ha colpito un'ambulanza che era stata donata dall'Italia. Il video ha fatto rapidamente il giro del web.

Sull'altro fronte, mentre si è realizzato un altro scambio di prigionieri, un drone marino ucraino è esploso nel porto di Costanza, in Romania dove non ci sono stati feriti perché la marina ucraina ha prontamente avvertito le autorità rumene. "Una delle navi senza equipaggio della Marina ucraina ha perso il controllo a causa di un attacco di guerra elettronica nemica. Abbiamo fornito le informazioni necessarie alla Marina rumena al fine di prevenire vittime tra la popolazione civile", ha dichiarato la Marina ucraina confermando che il drone fosse ucraino e che sia stato fatto esplodere al largo e lontano da uomini, mezzi e infrastrutture. Un episodio che conferma come il rischio di incidente al di fuori del campo di battaglia resti comunque alto. In una guerra che sembrava potersi chiudere ma che dalle parti del Cremlino, evidentemente, vogliono continuare ancora a lungo.

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L'apertura di Putin: "Ora negoziamo". Zelensky: "Vediamoci". Trump: "Bellissimo"

Una tregua sembra una chimera. La pace ancor di più. E allora, nel momento in cui il conflitto in Ucraina sembra non poter finire mai, scendono in campo i leader. Vladimir Putin prova il bluff e si dice aperto al negoziato nonostante le sue pretese rimangano su posizioni massimaliste. Volodymyr Zelensky decide di "vedere" e gli scrive una lettera aperta proponendo un faccia a faccia per concludere immediatamente la guerra. Un botta e risposta serrato e nel giro di poche ore che potrebbe rappresentare la tanto attesa svolta mentre il conflitto va avanti secondo uno spartito chiarissimo: Kiev colpisce in profondità le infrastrutture energetiche russe forte di uno sviluppo tecnologico notevole, la Russia replica con attacchi indiscriminati sulle città colpendo sempre più spesso obiettivi civili, anche per nascondere quella difficoltà sul campo ormai palese.

Lo Zar, dalla sua San Pietroburgo colpita nei giorni scorsi dai droni ucraini, è tornato a parlare di un possibile negoziato, spiegando che Trump avrebbe sollecitato la Russia a compiere alcune concessioni. "Mosca è disponibile a fare compromessi, purché anche l'Ucraina accetti di farne", ha detto Putin, pur sostenendo che le forze russe stiano avanzando "lungo tutto il fronte" e che il Paese disponga di tutte le risorse necessarie per i propri obiettivi militari. Dichiarazioni che, dopo oltre quattro anni di conflitto, sono smentite dai fatti, al punto da arrivare ad ammettere che le difese aeree russe sono da migliorare. Ma le parole di Putin sono già state sentite e risentite più volte senza mai arrivare a reali concessioni da parte di Mosca. Con lo Zar che tra l'altro ribadisce: "Non siamo contrari a Kiev nell'Ue, siamo contrari alla trasformazione dell'Ue in un blocco militare" e ribadisce di volere l'impresentabile Schroeder come mediatore. Passa pochissimo e Zelensky replica con una lettera aperta: "Ora la scelta è tua. Basta con la guerra. L'Ucraina propone di porre fine a questa guerra con dignità e con garanzie", scrive il leader di Kiev che chiede "un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un incontro", dice Zelensky ipotizzando Svizzera, Turchia o Paesi arabi come campo neutro. "Sono i leader a risolvere le questioni chiave. È sempre stato così e lo sarà sempre. Propongo di fissare una data precisa - incalza - L'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati", ipotesi già esclusa dallo Zar. Zelensky poi spiega che "dobbiamo stabilire quale futuro attende le generazioni di ucraini e russi che verranno dopo di noi" e attacca frontalmente: "Se non giungerete alla conclusione che è ora di porre fine a questa guerra, l'Ucraina continuerà a lottare per la propria sopravvivenza. Ma anche voi dovrete lottare molto più duramente per la vostra stessa esistenza. Non è una minaccia, è un fatto. Puoi fermare la tua guerra". Con il Cremlino che replica provocatoriamente: "Ok, venga a Mosca quando vuole", ipotesi già esclusa da Zelensky.

Una possibile svolta benedetta anche da Donald Trump, che mette in parte Putin spalle al muro in caso di bluff: "Sono contento che stiano parlando di incontrarsi. Credo che il mio contributo in tal senso sia stato notevole - ha detto il tycoon - Entrambi dovranno scendere a compromessi, l'ho suggerito io e ho avuto un ruolo determinante nella vicenda". Il tycoon poi lancia l'ennesima frecciata all'Europa: "Non abbiamo bisogno di loro, non ci hanno aiutato in Iran".

Nel quadro di dialogo potenziale, cozzano le parole del ministro degli Esteri russo Lavrov: "Siamo pronti a negoziare, ma non troviamo con chi parlare, non vediamo disponibilità al dialogo dall'altra parte. Non riusciamo a trovare interlocutori con cui poter dialogare". Lavrov che rilancia gli improponibili accordi di Anchorage tra Russia e Usa che prevedevano di fatto una resa incondizionata di Kiev e il consigliere presidenziale russo Dmitriev che riferisce di aver avuto una conversazione telefonica con l'inviato Usa Witkoff e con il genero del presidente Kushner, più che per un dialogo, per accordi relativi a un tunnel che colleghi la Russia e gli Stati Uniti attraverso lo Stretto di Bering che Dmitriev definisce imminente. Ma in campo, ora ci sono i leader. Se Putin prova a bluffare, Zelensky cerca di stanarlo. Ma finché al tempo delle parole non seguirà il tempo dei fatti, resterà il tempo della guerra, delle bombe, dei missili e dei droni.

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