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Il prof della Scuola militare Teuliè arrestato per violenza sessuale: “Mandi una fotina? Ti do 8,5 per dettagli hard”

Scriveva al suo studente in chat: “7,5 meritato, 8,5 per qualche dettaglio hard all’insaputa di Elena (nome di fantasia, ndr)”. Solo una delle centinaia di messaggi che il professore mandava a otto studenti maschi. Seguivano richieste di foto intime, video di rapporti e altro. Il tutto in cambio “dell’aiutino”. Per anni, almeno dal 2024 e fino a pochi giorni fa, ha agito in questo modo un professore di latino che insegna all’interno della notissima Scuola militare Teuliè di Milano con sede in corso Italia nel pieno centro della città. È stato arrestato oggi e messo ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti e concussione. Perché “abusando della propria posizione di docente e delle condizioni di inferiorità psichica degli studenti costringeva gli stessi a subire ripetuti atti sessuali (…) chiedendo loro di inviargli materiale fotografico e video ritraente il corpo, il torso nudo, le parti intime”.

A far scattare l’indagine, coordinata dalla sezione di pg dei carabinieri di Palazzo di Giustizia agli ordini del colonnello Alessio Carparelli, è stata una denuncia interna. Secondo il gip con il suo comportamento il docente “ha dimostrato un chiaro spregio delle più elementari regole deontologiche oltre che della legge penale avendo costretto studenti anche minorenni a subire atti sessuali”. Inoltre ha dimostrato “di essere capace di porre in essere condotte sessualmente violente e manipolatorie nei confronti di un significativo numero di studenti”.

Secondo la ricostruzione della Procura di Milano riportata nell’ordinanza del giudice, le attenzioni del docente della Teuliè “si concentravano soprattutto sugli studenti più fragili, con problemi scolastici e quindi maggiormente esposti all’influenza di un professore. Per di più, deve essere tenuto presente che tutte le persone offese sono studenti di una scuola militare dove la gerarchia ha, senza dubbio, un valore ancor più rilevante che negli ordinari percorsi scolastici”. Dalle testimonianze degli studenti emerge poi che il professore “rivolgeva domande sulla vita sentimentale, corporea e intima, chiedendo di riferire particolari di relazioni sessuali con le fidanzate (…). Imponeva rapporti personali riservati e occultati rispetto all’ordinario contesto scolastico, consegnando il proprio numero di telefono, imponendo di non salvarlo con il proprio nominativo, invitando a scaricare Telegram, utilizzando nickname e messaggi effimeri cancellando o facendo cancellare le conversazioni e convocando gli studenti in luoghi appartati (…). Strumentalizzava il proprio potere valutativo e il ruolo di docente e di componente interno della commissione di maturità, richiamando il proprio potere di incidere sul percorso scolastico degli allievi e lasciando intendere possibili conseguenze negative in caso di mancata adesione alle sue richieste”.

Uno dei ragazzi, infatti, riferirà ai carabinieri: “Posso dire che durante le ore di lezione è solito toccare e appoggiarsi proprio fisicamente sui ragazzi e inizia a palpare, anche stamattina mi è successo. Mi si è appoggiato addosso e ha iniziato a toccare il petto e la gola”. Un altro studente dopo aver ricevuto dai lui il compito: “Dopo avermi dato chiarimenti sul mio elaborato mi diceva di essere sempre disponibile per aiuti scolastici, come persona, per chiarimenti o altro, ma in cambio mi chiedeva l’invio di foto o video di me e di quello che stavo facendo. Foto anche esplicite, di parti intime”. In un’altra testimonianza uno studente racconta: “Mi ricordo una volta, in un compito meritavo un voto molto basso, tipo 4, e io gli chiedevo di alzarmi il voto perché altrimenti non sarei potuto uscire. In quell’occasione lui mi ha chiesto esplicitamente una mia foto intima e io gliela mandavo. Mi scriveva su Telegram ‘mi mandi una fotina?’ accompagnata da una emoji di una melanzana per farmi capire cosa volesse. Quando mi serviva qualcosa gli mandavo quello che mi chiedeva”. Il professore, probabilmente ben consapevole di quello che stava facendo, in più occasioni ha chiesto ai suoi studenti di cancellare messaggi e foto anche distruggendo i telefoni.

Annotano i carabinieri: “Il 29 aprile 2026, mentre si trovava con un compagno di scuola fuori dalla caserma, veniva avvicinato dal docente che, dopo avergli offerto un lecca-lecca, gli proponeva di distruggere il suo telefono dietro il pagamento di 400/500 euro dicendogli di aver lui stesso provveduto a cambiare dispositivo dopo aver cancellato tutto. Dato il netto rifiuto del ragazzo, l’indagato insisteva affinché cancellasse almeno il contenuto”. Inquietante il fatto che solo poche settimane fa lo stesso professore sia venuto a conoscenza dell’indagine a suo carico e per questo ha iniziato a fare pressione sugli studenti casomai questi fossero stati convocati in Procura.

Intercettato dice: “È importante, so tutto, qualcuno mi ha informato”, dopodichè aggiunge “di essere venuto a conoscenza tramite sue fonti che uno dei ragazzi era dai magistrati per testimoniare”. Anche per questo il gip scrive che i motivi per i quali il docente è stato informato sulle indagini in corso “dovranno necessariamente essere oggetto di accertamento”. L’indagato inoltre pagava gli studenti non solo per cancellare le tracce delle loro comunicazioni, ma anche, secondo i pm, per ingrazziarseli. Spiega uno studente che dopo un corso di recupero il professore di latino “mi regalò un buono Amazon di 100 euro, lui mi rispondeva che era un regalo per il mio compleanno. Dopo il corso mi ha portato 350 euro in contanti dicendomi di divertirmi. Mi ripeteva di tenere a me e che per me avrebbe fatto qualsiasi cosa. Inizialmente mi diceva che i soldi erano un prestito, ma poi mi diceva che il denaro non era un problema”.

Insomma l’obiettivo del professore della Teuliè, secondo la Procura, era sempre lo stesso: ottenere sotto la minaccia anche della bocciatura agli esami di maturità. “Se non vieni a a casa mia concretizzando, la maturità la sostieni con le tue sole forze”. E ancora: “ Alla fine, chi ti ha aiutato in maniera molto concreta in questo anno sono io, sono solo io e mi sono dovuto pure sorbire quella classaccia di merda. Quindi io non voglio ogni volta, diciamo, ribadire e sottolineare questo, però un po’ di gratitudine la potresti concretamente mostrare ogni tanto, perché poi ti ricordo, che c’è sempre la maturità e la maturità non c’è il generale che ti ascolta eh, perché li ci sono tutti i vari professori capito?”.

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“Niente rogatoria sulla testimone”. Grazia a Nicole Minetti, la procura generale di Milano conferma il parere e smentisce il Fatto Quotidiano

La Procura generale di Milano non cambia idea e dopo la richiesta del Quirinale su nuovi accertamenti in seguito agli articoli del Fatto quotidiano, oggi ha confermato il suo parere positivo alla richiesta di grazia di Nicole Minetti. Secondo parere, perché il primo aveva portato alla concessione della grazia all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi nel febbraio scorso. Qui ora, però, c’era da rimettere sul tavolo una complessa istruttoria dopo le rivelazioni del Fatto soprattutto sullo stile di vita di Nicole Minetti che, stando alle testimonianze raccolte, non era affatto cambiato rispetto alle cene eleganti di Arcore.

Nella sua richiesta di grazia, invece, l’ex olgettina spiegava di aver tagliato con quel passato che gli era costato una condanna a tre anni per favoreggiamento alla prostituzione e peculato. “Dagli accertamenti svolti – scrive la Procuratrice generale Francesca Nanni – risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti nell’iter procedimentale nella concessione della grazia”. Dopodiché la Procura generale rispetto alla testimonianza della massaggiatrice uruguaiana che al Fatto ha raccontato di feste ed escort gestire da Minetti nel ranch a Punta dell’Este del compagno Giuseppe Cipriani, ha spiegato che “non si è proceduto ad accertamenti mediante rogatoria internazionale in quanto il trattato di cooperazione giudiziaria in materia penale tra Italia e Uruguay ratificato con legge n. 45 del 22 aprile 2022, è finalizzato all’acquisizione di prove o elementi di prova nel corso di un procedimento penale”.

In questo caso, né in Italia né in Sudamerica è incardinato un fascicolo su Minetti. Prosegue poi la Pg: “Contrariamente a quanto riportato sul Fatto quotidiano risulta che il decesso in circostanze non chiare non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo ma si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole all’adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentati dal difensore d’ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore”. Inoltre, secondo la Pg, “non emergono irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia”.

Sul fronte di possibili nuovi fascicoli a carico di Minetti e del compagno Cipriani, le attività di indagini delegate al Nucleo operativo dei carabinieri di Milano e all’Interpol, hanno verificato che “non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in inchieste di alcuna natura in Uruguay e in Spagna”. Inoltre “risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni, affermazioni rese originariamente al Fatto Quotidiano dalla massaggiatrice, dapprima con modalità anonime e in seguito con indicazione del proprio nominativo”.

Infine sulla questione sanitaria riguardo allo stato di salute del bambino uruguaiano adottato dalla coppia, la Procura generale ha una posizione netta: “E’ confermato il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital, oltre che in Italia”. Resta poi documentato “il volontariato in Italia e la presenza pressochè stabile di Nicole Minetti a far tempo dal gennaio 2024 e per tutto il 2025”. Chiusa in questo modo l’istruttoria la Procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa, entrambi titolari del primo parere positivo, hanno inviato il dossier al ministro di Giustizia Carlo Nordio “al fine di consentire al ministero e alla Presidenza della Repubblica di assumere le determinazioni di rispettiva competenza”.

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