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G8 di Genova, 25 anni dopo tutti “no global”. Su Millennium la cronaca di quei giorni e le promesse mancate dei “grandi”

La zona rossa, il blocco nero, la guerriglia urbana. L’uccisione di Carlo Giuliani. Il sanguinoso blitz alla scuola Diaz, gli abusi sui manifestanti inermi nella caserma di Bolzaneto. La strategia della tensione perseguita dai servizi segreti, l’autoassoluzione plenaria della politica. E i processi, faticosi e osteggiati, contro agenti, funzionari, dirigenti della pubblica sicurezza.

Sono passati 25 anni dal G8 di Genova, quando centinaia di migliaia di persone manifestarono contro la globalizzazione neoliberista e furono brutalmente represse. Il numero di giugno di MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in libreria da venerdì 12 giugno, propone un’ampia ricostruzione di quelle giornate di luglio del 2001, a firma di Mario Portanova, ma anche del prima e del dopo: dal boom mediatico del movimento, nella protesta contro l’organizzazione mondiale del commercio a Seattle nel 1999, fino alle sentenze definitive dei più importanti procedimenti penali sui fatti del G8. Potete trovare MillenniuM in libreria (cerca qui la più comoda per te) e negli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Unilibro, Libreria Universitaria, Hoepli).

MillenniuM non si ferma al ricordo di quei giorni. Venticinque anni dopo prova a rispondere alla grande domanda: chi aveva ragione fra i “grandi della terra” che promettevano più benessere e democrazia per tutti grazie al libero mercato globale, e il movimento che li contestava fuori dalle grate della zona rossa? A proposito, otto agili schede ricordano chi erano gli otto leader politici delle più solide economie mondiali convenuti a Genova, e che fine hanno fatto. Alcuni li ritroviamo nelle cronache di oggi, a partire dal britannico Tony Blair, protagonista dell’assai controverso tavolo per la pace a Gaza promosso da Donald Trump; il tedesco Gerhard Schroeder, recentemente evocato come possibile mediatore della guerra fra Russia e Ucraina, che appena 17 giorni dopo la fine del mandato da cancelliere accettò un ruolo di vertice nell’industria russa del gas, per poi approdare al cda di Gazprom; a proposito, l’ottavo dei “grandi”, l’invitato speciale al tavolo delle magnifiche sorti del libero commercio mondiale, si chiamava Vladimir Putin. L’unico ancora oggi in sella…

Ma intanto, che fine ha fatto la globalizzazione? Salvatore Cannavò ne ricostruisce la crisi, a partire dalle sue istituzioni contro cui si scagliavano i cosiddetti “no global”, come la famigerata Organizzazione mondiale del commercio, sotto l’urto di crisi finanziarie, guerre, nuovi equilibri geopolitici, pandemia…

Chiara Brusini fa parlare i numeri: l’andamento delle disuguaglianze in questo quarto di secolo mostra chiaramente che gli sconfitti della globalizzazione siamo proprio noi. Vale a dire le classi medie occidentali (in Italia ancor più che altrove) e i poveri, sempre più poveri. Tra il 2000 e il 2024 l’1% più ricco si è messo in tasca il 41% di tutta la nuova ricchezza creata (240mila miliardi di dollari), mentre al 50% più povero finiva solo l’1% della torta”, riporta l’articolo.

Del resto la più autorevole, recente, autocritica su questo fronte è arrivata da Mario Draghi, racconta Roberto Casalini: “Contrariamente alle aspettative iniziali, la globalizzazione non solo non ha diffuso i valori liberali, perché la democrazia e la libertà non viaggiano necessariamente con i beni e i servizi, ma li ha anche indeboliti nei paesi che ne erano i più forti sostenitori” è la “confessione” di Draghi, pronunciata nel 2024 a Washington alla National Association for Business Economics. L’articolo descrive anche alcune “conversioni”, a partire da Giorgia Meloni, che all’epoca bollava i contestatori come “privi di idee” e oggi ammette che “la globalizzazione non ha funzionato”.

Sul confronto fra ieri e oggi intervengono anche alcuni protagonisti di allora che negli anni non hanno smesso di perseguire “un altro mondo possibile”, come Vittorio Agnoletto, Monica Di Sisto, Claudio Jampaglia. Infine Luca Casarini, all’epoca leader dei Disobbedienti e oggi attivista sul fronte dei migranti, si racconta a Tommaso Rodano in una lunga intervista: “Oggi siamo dentro democrazie morenti e viviamo nel pieno dell’irresponsabilità dei vertici dei governi mondiali”.

Fra le proposte al di fuori del tema di copertina, una lunga chiacchierata di Paolo Soraci con David Quammen, il giornalista statunitense diventato celebre con il suo profetico Spillover all’epoca della pandemia, che nel suo ultimo libro Il cuore selvaggio della natura (Adelphi) parla di una guerra sconosciuta, quella che si combatte in diversi Paesi dell’Africa per difendere i parchi naturali da milizie, bracconieri e approfittatori vari. Il fotografo Nicola Zolin ci porta invece a Joshimath, capitale turistica dell’Himalaya, che sta lentamente sprofondando, anche per effetto del cambiamento climatico e di grandi opere infrastrutturali.

La rubrica Strangers do it better fa il punto sulle cure psichedeliche, come psilocibina e Mdma, che in diversi Paesi del mondo vengono legalizzate e regolamentate, mentre in Italia la maggioranza meloniana affossa persino la cannabis light.

TRA LE FIRME: Vittorio Agnoletto, Chiara Brusini, Salvatore Cannavò, Roberto Casalini, Monica Di Sisto, Peter Gomez, Daniele Luttazzi, Antonio Padellaro, Valentina Petrini, Mario Portanova, Marco Travaglio, Nicola Zolin

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Quercus volta a ser parceira do ‘Salva a Terra Ecofestival’ que decorrerá em Salvaterra do Extremo, Idanha-a-Nova

Está de regresso mais uma edição do Salva a Terra Ecofestival a Salvaterra do Extremo. Entre os dias 25 e 28 de junho, a vila recebe músicos, artistas, oficinas, conversas, dança e sessões de ioga, e uma feira de produtos biológicos, em vários espaços espalhados pela localidade, todos de acesso gratuito.  A iniciativa é co-organizada […]

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“Non mi candido, le spese della comunicazione sono cose mie”: ma la conferenza di primo anno di Salis è proprio in “stile premier”

Esclude di scendere in campo alle prossime politiche: “Sono sicura che non cambierò idea, perché questo è il mandato che mi ha dato la città e lo porterò avanti per cinque anni”. Sono passati due mesi dall’intervista a Bloomberg in cui Silvia Salis disse che invece ci avrebbe riflettuto, se il campo largo le avesse affidato un ruolo da federatrice nazionale. Ma la sovraesposizione comunque, assicura, non è un problema che la distrae dal suo ruolo: “La pressione c’è, è un dato di fatto. La cosa positiva però è che Genova è stata sui giornali come mai nella sua storia”. Si spazientisce un po’ invece, e alla fine non risponde, quando le viene chiesto quanto costano e chi paga i servizi comunicativi dell’agenzia Jump di Matteo Agnoletti, ex spin doctor di Matteo Renzi, che oggi cura immagine e presenza mediatica della sindaca più popolare d’Italia: “E’ una cosa personale, questa è una domanda che riguarda solo me. E avevamo chiesto di restringere le domande all’amministrazione della città”. Su questo aspetto l’unica cosa chiara è che, se vi sono dei costi, non sono a carico del Comune di Genova.

Questa restrizione delle domande, insieme all’invito a inviare prima gli argomenti su cui i giornalisti avrebbero voluto intervenire, è stata oggetto di aspre polemiche, che si sono riaffacciate nel corso della conferenza stampa di questa mattina: “Nessuno ha chiesto le domande, ci sono qua persone che non si sono registrate, l’anticipazione dei temi deriva dal fatto che qua ci sono i nostri dirigenti, e questo è un momento di approfondimento molto diverso da quello che si può avere a margine degli eventi per avere numeri e dati specifici su determinati elementi, era solo un modo per dare maggiore trasparenza alle risposte, perché chi vuole fare domande senza segnalarle le fa tranquillamente”. Sul caso Salis era stata punzecchiata dal governatore Marco Bucci, protagonista alcuni mesi fa di una burrascosa vicenda di presunti dossieraggi a cronisti, il quale aveva rimarcato di non aver mai chiesto a nessuno le domande prima: “Devo dire che il presidente Bucci ha molta più esperienza di me, accolgo i suoi consigli, lo prendo come punto di riferimento per quanto riguarda il rapporto con la stampa e i giornalisti – ha detto la sindaca in modo ironico – saprò imparare dai suoi consigli e saprò capire. Magari questa conferenza stampa poteva essere organizzata in modo diverso e meglio, sicuramente lo userò come esempio per il futuro”.

Silvia Salis siede in prima fila in mezzo a tutti gli assessori della giunta, alle sue spalle presenziano silenziosi una ventina tra dirigenti comunali e membri dello staff, ai quali si aggiungono i consiglieri comunali delegati. Alla fine il format rischia di diventare quasi più rilevante degli argomenti, dibattuti in oltre due ore mezza: Silvia Salis è forse l’unica sindaca in Italia ad aver convocato una conferenza stampa per celebrare il suo “primo anno di giunta”, evento che ricorda l’incontro con la stampa che Giorgia Meloni ha ridotto ad uno all’inizio di ogni anno.

Si parla di mobilità, sicurezza, trasporto pubblico, servizi sociali. Cose realizzate e altre da realizzare, con un retrogusto di fondo che lascia la sensazione che l’evento serva (anche) per smentire chi descrive Salis come distratta dalle sirene nazionali e troppo acerba per essere giudicata come amministratrice: “Nessun sindaco è stato ispezionato dalla testa ai piedi come sono stata io. E sinceramente se l’unica cosa che si è riuscito a trovare è il verbale di un incidente che è stato riportato scorrettamente, ecco io sono abbastanza soddisfatta di questo resoconto sulla mia vita. Detto questo è una pressione, ma una pressione che hai se stai facendo una cosa importante. E amministrare Genova è importante. D’altronde se non stessimo facendo niente di buono, se non fossimo interessanti, di noi non parlerebbe nessuno”. Alla conferenza stampa di Silvia Salis hanno poi replicato le opposizioni di centrodestra: “È solo un anno che Silvia Salis guida la città? Se invece analizziamo gli obiettivi raggiunti, le riforme completate e le nuove infrastrutture che non si vedono, l’unico commento possibile è: ma davvero è in carica da addirittura un anno? L’unico risultato positivo sono stati i nuovi follower che ha acquisito per consolidare la sua posizione nazionale di anti Meloni”.

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Lídia Jorge recebeu medalha de mérito cultural na sua “Terra Mãe”

Escritora vai ser a Patrona da candidatura de Loulé a Capital Portuguesa da Cultura 2027

Foram já muitas e diversas as distinções que Lídia Jorge recebeu ao longo da sua carreira, tanto nacionais como internacionais, mas a última é especial e constituiu um momento que a própria assumiu como “inesquecível”. Na passada quarta-feira, 8 de junho, a Ministra da Cultura, Juventude e Desporto, Margarida Balseiro Lopes, esteve em Loulé, terra natal da escritora, para, em nome do Governo, entregar a Medalha de Mérito Cultural a uma das maiores figuras do pensamento europeu contemporâneo.

O Solar da Música Nova, “casa” do Conservatório de Música de Loulé – Francisco Rosado, reuniu diversas personalidades da vida pública, política e cultural da região, mas sobretudo muitos amigos que vieram celebrar a obra e a vida desta louletana, a poucos dias de celebrar 80 anos.

Foi com emoção que a romancista aceitou a distinção, destacando a sensibilidade da Ministra ao assinalar publicamente o seu percurso literário, sublinhando que os mesmos livros e desafios “poderiam ter passado despercebidos”. Lídia Jorge celebrou o facto de a homenagem acontecer “ao fim da tarde, entre amigos”, na sua terra natal.

Foi, de resto, o amor e orgulho pelo lugar que a viu nascer que Lídia Jorge reafirmou durante o seu discurso. “Por natureza, e não por plano, nunca enjeitei o espaço da origem. Pelo contrário, fui somando à experiência primordial da infância, sucessivos círculos concêntricos que se foram alargando, pelas vivências geograficamente longínquas que a vida me tem proporcionado. A propósito desta fidelidade intrínseca, certa vez escrevi sobre este sentimento de pertença – Algarve, minha primeira pátria. O resto do mundo é apenas o seu deslumbrante prolongamento. E assim é. Por isso, Senhora Ministra, à Medalha de Mérito de âmbito nacional, que me atribui, eu devo acrescentar – Medalha de Mérito atribuída em Loulé, Algarve. Esta localização precisa não a restringe, aumenta-a”, declarou.

Esta homenagem pretendeu exaltar o percurso de 50 anos como uma voz fundamental na literatura portuguesa, focada na memória, condição humana e democracia. Para a Ministra Margarida Balseiro Lopes, a distinção, que celebra também o 80º aniversário da autora (no próximo dia 18 de junho, Lídia Jorge completa 80 anos de vida), reconhece o impacto internacional da sua obra e o seu contributo extraordinário para a cultura nacional.

A responsável da pasta da Cultura relevou o impacto de “O Dia dos Prodígios”, o primeiro livro editado pela autora, em 1980, “uma das obras mais marcantes da literatura portuguesa do pós-25 de Abril”, sublinhando a projeção internacional da escritora e o seu papel fundamental na interpretação da sociedade contemporânea.

“Do Prémio Ricardo Malheiros ao recente Prémio Pessoa, passando por importantes distinções internacionais, os reconhecimentos acumulados ao longo das décadas refletem não apenas a relevância da sua obra, mas também o lugar muito singular que conquistou na literatura contemporânea internacional. Contudo, mais do que os prémios ou as distinções, aquilo que permanece é a força de uma escrita que continua a dialogar com diferentes gerações de leitores – e a manter uma notável capacidade de interrogar o presente através da literatura.”, afirmou Margarida Balseiro Lopes.

Convocado para assumir o papel de “padrinho mais jovem” desta homenagem, o músico Dino D’Santiago subiu ao palco para dirigir palavras de profunda admiração e amizade à escritora. “Lídia Jorge nasceu a 18 de junho de 1946. O céu sorriu! Sorriu porque, de vez em quando, nasce alguém capaz de recordar à Humanidade aquilo que ela se esforça tanto por se esquecer: a sua própria Humanidade!”, afirmou o artista.

Lembrando as raízes da romancista em Boliqueime, “filha daqueles que conhecem o peso do sol sobre os ombros”, o músico destacou o legado único da autora: “Há pessoas que herdam propriedades, outras herdam apelidos, Lídia Jorge herdou uma coisa mais rara: o conhecimento profundo da condição humana”. Dino D’Santiago contextualizou ainda dia de nascimento da escritora com marcos históricos globais – a revolta contra o Colonialismo em Goa, a escolha da República em Itália que veio pôr termo à “sombra do Fascismo”, e a fundação do Banco Mundial -, associando o nascimento da autora aos valores da Democracia, Libertação e Construção.

“Num tempo em que tanto se escolhe o ruído, ela escolheu escutar”, enfatizou o cantor, concluindo que a obra de Lídia Jorge permanece viva porque “não nasce da ideologia, nasce da compaixão, uma forma superior de inteligência”. “Uma mulher de Boliqueime continua a lembrar-nos que escrever não é simplesmente o ato de organizar palavras, é sim recusar que a Humanidade desapareça”, sublinhou ainda.

Também Telmo Pinto, presidente do Município de Loulé, destacou a profunda ligação afetiva desta louletana a Boliqueime, lembrando “a cidadã que ama a sua terra”, e a sua genialidade em transpor histórias simples e a memória coletiva algarvia para uma dimensão universal.  “Nunca esqueceu as suas raízes e, mesmo quando escreve para o mundo, continua a escrever a partir daqui deste nosso Sul de luz”, lembrou. E notou ainda: “Ela leva-nos daqui para o mundo, mas também traz o mundo até nós”.

O autarca afirmou igualmente que Lídia Jorge é exemplo para as novas gerações, já que representa “a profundidade, o pensamento crítico, a integridade”. E, dirigindo-se aos jovens louletanos, disse ser ela “a prova viva de que é possível sair de uma pequena terra e chegar ao mundo, sem nunca deixar de pertencer a essa terra”. 

Durante a cerimónia, Telmo Pinto anunciou que a escritora será a patrona e a figura cimeira da candidatura de Loulé a Capital Portuguesa da Cultura em 2028.

Num dia em que a Ministra esteve também num fórum, promovido pela tutela em Tavira, onde foi debatido o papel da cultura digital e o impacto das novas tecnologias, a escritora reiterou a sua convicção de que, perante o avanço da Inteligência Artificial, “a Literatura e a Poética representam, nos meios da Linguagem, o último porto seguro de resistência à robotização do pensamento, à artificialidade, à despersonalização e à homogeneização”.Para a autora, a preocupação tecnológica não deve alarmar os criadores: “Nenhuma máquina poderá rivalizar com a capacidade criativa que nós, os seres humanos, detemos, a capacidade de juntar o que nunca foi reunido antes, e a esse compositum novo, que se forma em cada um de nós se chama criação.”, reiterou a homenageada.

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Conservatório da Madeira e NOVA FCSH estabelecem protocolo de cooperação

O Conservatório – Escola das Artes da Madeira, Eng.º Luiz Peter Clode e a Universidade NOVA de Lisboa, através da Faculdade de Ciências Sociais e Humanas e do Centro de Estudos em Música — CESEM, assinaram um protocolo de colaboração que representa um passo estratégico para o desenvolvimento da investigação artística e musicológica na Região […]
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Silvia Salis e le polemiche sulle “regole” per la conferenza stampa: “Domande prima e solo sulla città”

Il primo anno di governo di Silvia Salis sarà celebrato con una conferenza stampa. Una scelta che, fanno notare i più maliziosi, ricorda più la postura di una (aspirante) presidente del consiglio che di una sindaca, nonostante le ripetute smentite. Di più: “un anno di giunta”, questo il nome dato al format, sembrerebbe pensato apposta per convincere gli scettici sul tallone d’achille di Salis come potenziale candidata anti-Meloni, e cioè che finora ha dimostrato poco. Ma ciò che sta davvero facendo discutere sono le modalità con cui è stato organizzato questo punto stampa. E in particolare due aspetti: la restrizione delle domande “all’amministrazione della città” e la richiesta ai giornalisti di segnalare i “temi” su cui intendono fare domande con giorni d’anticipo.

Questo almeno è ciò che si evince dal comunicato stampa del Comune di Genova, che specifica di aver “concordato” le regole con l’Ordine dei giornalisti della Liguria: “Come concordato con l’Ordine dei giornalisti della Liguria, ciascuna testata potrà rivolgere un massimo di due domande su tematiche che riguardano l’amministrazione della città. Per agevolare il lavoro di tutti e rendere sostenibile la durata della conferenza stampa, si pregano i colleghi interessati a partecipare di accreditarsi, indicando le tematiche su cui rivolgeranno le domande, entro lunedì 8 alle 18”.

Vale la pena di ricordare le polemiche che accompagnano da anni Giorgia Meloni, accusata di scappare dal confronto con i cronisti e di aver limitato questa possibilità all’incontro di inizio anno. Adesso è il centrodestra a muovere la stessa contestazione alla sindaca di Genova, figura che da tempo è vista come possibile candidata anti Meloni: “Una conferenza stampa dovrebbe essere il luogo del confronto libero tra politici e cronisti ma se le domande devono essere comunicate in anticipo il rischio è che si trasformi in una rappresentazione che segue un copione già scritto, dove tutto è previsto e nulla deve disturbare la narrazione ufficiale”, commenta Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia.

Dopo le prime polemiche, rilanciate in gruppo dai giornali di centrodestra, l’Ordine dei giornalisti della Liguria sembra essersi in parte smarcato da alcuni passaggi di quel comunicato: “In merito alle richieste di chiarimento pervenute da alcuni colleghi sulle modalità cui cui si svolgerà la conferenza stampa sul bilancio annuale della sindaca Silvia Salis e convocata dal Comune di Genova, l’Ordine dei giornalisti della Liguria evidenzia che tutti i colleghi sono liberi di porre domande su temi e questioni che ogni collega ritiene più opportuno e che la richiesta (per chi lo vorrà) di anticipare gli argomenti (e non le domande) è stata fatta dal Comune soltanto per agevolare lo svolgimento della conferenza stampa, sia nei tempi che nella completezza delle risposte che verranno fornite ai cronisti presenti”. Contrordine insomma, niente domande ristrette a piacimento su argomenti cittadini, né telefonate tre giorni prima. Almeno non con l’avallo dell’Ordine dei giornalisti.

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Genova, nel carcere di Marassi il teatro “necessario” dei detenuti. E recita anche il giudice Morando: “La funzione della pena è la rieducazione”

“Questo attore, da cinque giorni, è un uomo libero”. Carlo Imparato lo annuncia dal palco del Teatro dell’Arca, dentro il carcere di Marassi, a Genova, alla fine di una replica della “Voce di Antigone”. L’uomo che ha appena finito di recitare con la compagnia di persone detenute ha finito di scontare la sua pena. Il pubblico applaude. Fuori da quel teatro, anche in Liguria, il carcere resta sovraffollato, attraversato da violenze, lavoro scarso e misure alternative spesso bloccate dalla mancanza di una casa.

La sala teatrale è all’interno delle mura. Dieci anni fa Teatro Necessario ha trasformato una discarica interna alla casa circondariale in questo teatro, aperto alle persone detenute a cui viene concesso l’apposito permesso, e al pubblico esterno. Sandro Baldacci, ideatore del progetto, lo chiamava un ponte tra carcere e città.

Mirella Cannata, insegnante che con Carlo Imparato guida oggi l’associazione Teatro Necessario, racconta che tutto era nato come un laboratorio di pochi mesi. “Ci siamo resi conto subito che il teatro era una necessità“, ricorda. Necessario perché offre alle persone detenute “l’opportunità di scoprire potenzialità e capacità che neanche loro sanno di avere”. In vent’anni sono state coinvolte oltre 500 persone detenute come attori e tecnici, mentre circa 90.000 spettatori sono entrati all’Arca.

A maggio la compagnia ha portato in scena “La voce di Antigone”, dentro il progetto nazionale “Per Aspera ad Astra”, avviato nel 2018 e oggi attivo in 15 carceri italiane. Il laboratorio lavora sui mestieri del teatro ed è un campo di prova che richiede precisione, fiducia, tempi e regole da rispettare.

Al percorso concluso a maggio ha preso parte anche Giorgio Morando, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, poi salito sul palco come attore della compagnia. “Le nostre realtà sono spesso contrapposte – dice a ilfattoquotidiano.it. – Io faccio il giudice, spesso vengo percepito da loro come una figura distante. Invece voglio essere vicino in quella che è la funzione costituzionale della pena, cioè la rieducazione. L’ho sempre studiata nei libri, poi l’ho vista concretamente in questo progetto e quest’anno l’ho voluta vivere insieme alla compagnia”.

Dentro il teatro del carcere, Antigone riporta il conflitto tra legge dello Stato, coscienza e dignità. Eva Cambiale, attrice e co-regista insieme a Carlo Orlando, racconta il lavoro dietro le quinte: nove ore alla settimana, da ottobre a maggio, con persone che non avevano mai fatto teatro. “È difficile che in carcere si crei un gruppo, un gruppo unito, in cui ci sia parità e assenza di giudizio”, dice. Nelle sezioni spesso prevalgono diffidenze e solitudini; per qualche ora alla settimana, quelle regole cedono terreno a un’altra disciplina: si prova, si sbaglia e si ripete. Si impara a stare nello spazio senza occuparlo tutto e ad ascoltare la battuta dell’altro.

“Sappiamo benissimo che lavoriamo con dieci detenuti su oltre 600“, riconosce Cambiale. Ma per chi partecipa, il teatro è “una boccata di ossigeno”, ancora più preziosa proprio in considerazione del contesto molto complesso, “in cui c’è molta sofferenza”.

La relazione annuale 2025 del garante regionale Doriano Saracino dà la misura di quel contesto. Al 31 dicembre 2025 negli istituti liguri c’erano 1.398 persone detenute per 1.111 posti: sovraffollamento al 126 per cento. A Marassi i presenti erano 689 su 535 posti, ben oltre la capienza.

Il garante apre la relazione con un fatto avvenuto proprio a Marassi. Il 4 giugno 2025 circa 200 persone detenute protestarono dopo le violenze subite da un ragazzo di 18 anni. Sui fatti indaga la magistratura: sulle violenze, su eventuali omissioni nella custodia e sulla protesta, per la quale è stato contestato per la prima volta in Italia il nuovo reato di rivolta in istituto penitenziario. Saracino scrive che, per quanto subito dal giovane, “il termine tortura non pare davvero esagerato”.

Le criticità ricorrenti riguardano salute, continuità delle cure, condizioni igienicosanitarie e spazi di vita. Nella relazione si parla di referti non consegnati, visite e interventi senza tempi certi, prestazioni che saltano per problemi di scorte, celle con muffe e umidità, vetri mancanti, pannelli in plexiglas che riducono aria e luce, infestazioni nelle zone di raccolta dei rifiuti. Anche il lavoro resta insufficiente: secondo il garante, le carceri liguri sono al terzultimo posto in Italia per opportunità di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Per chi potrebbe scontare fuori l’ultima parte della pena, l’accesso alle misure alternative diventa più difficile senza una casa idonea o un luogo di accoglienza, rendendo la pena in carcere più lunga per i più poveri.

Morando spiega che progetti come il laboratorio dell’associazione Teatro Necessario servono a far vedere anche all’esterno il carcere non come “un luogo di perdizione”, ma come un posto dove le persone possono mostrarsi al pubblico e dire “noi non siamo spazzatura“.

A fine spettacolo prende la parola un uomo della compagnia. “Ogni volta che sono su questo palcoscenico, veramente mi sento libero con voi”, dice. Dopo gli applausi, il pubblico esce da una parte mentre gli attori, sotto lo sguardo degli operatori di polizia penitenziaria, rientrano nelle sezioni dal retro del palco.

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Voto di scambio con aggravante mafiosa, rinviato a giudizio l’ex capo di gabinetto di Toti in Regione Liguria

Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto di Giovanni Toti, è stato rinviato a giudizio per corruzione elettorale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Genova che nel maggio 2024 portò all’arresto per corruzione dell’allora governatore della Liguria (uscito dal processo con un patteggiamento). L’accusa riguarda presunti pacchetti di voti arrivati dalla comunità originaria di Riesi (Caltanissetta), residente nel quartiere genovese di Certosa, a candidati della lista Toti alle elezioni regionali del 2020, ottenuti secondo l’accusa in cambio di promesse di posti di lavoro da parte di Cozzani (già sindaco di Portovenere, in provincia della Spezia).

Il giudice per l’udienza preliminare di Genova, Giorgio Morando, ha ordinato il processo (che comincerà il 16 settembre) anche per altri 11 imputati: l’aggravante mafiosa è contestata anche ai gemelli Arturo e Italo Testa, rappresentanti della comunità riesina, e all’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici, ritenuto il referente genovese del clan Cammarata di Cosa Nostra. Il consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex candidato della lista Toti Domenico Cianci dovrannno invece rispondere di corruzione elettorale semplice.

Venerdì l’udienza preliminare è stata rinviata a novembre per la decisione sulla richiesta di messa alla prova di sei imputati. Stralciata la posizione dell’ex segretario generale dei porti di Genova e Savona Paolo Piacenza (oggi presidente dell’autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio), accusato di omessa denuncia per l’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli: gli atti sono stati trasmessi ai pm che dovranno emettere nei suoi confronti un decreto di citazione diretta a giudizio.

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Semina Futuri promove curso sobre comunicações descentralizadas em Santa Clara-a-Nova

Quando as redes falham, quem sabe comunicar continua a funcionar

No interior do Alentejo, a cobertura de rede é irregular. As aldeias do Alto Mira estão a 450 metros de altitude, entre serras e vales onde o sinal de telemóvel desaparece com frequência. Mas a fragilidade das redes centralizadas não é só um problema de cobertura geográfica; é uma questão de arquitetura.

Quando um servidor cai, quando a eletricidade falha, quando uma infraestrutura crítica fica fora de serviço, quem depende exclusivamente dessas redes fica sem voz.

No dia 27 de Junho de 2026, a Semina Futuri – Associação de Desenvolvimento Regenerativo do Alto Mira, organiza em Santa Clara-a-Nova, uma formação prática de um dia sobre comunicações descentralizadas; sistemas que funcionam sem internet, sem operadoras e sem infraestrutura centralizada.

A formação conta com o apoio da Junta de Freguesia de Santa Clara-a-Nova e do Município de Almodôvar. É aberta ao público, com vagas limitadas a 15 participantes e um custo de 20,00€, almoço incluído.

Os sistemas em jogo

A formação percorre, de forma prática, um conjunto de tecnologias complementares; cada uma com o seu alcance, as suas limitações e o seu papel num sistema de comunicação resiliente.

Rádio amador é a espinha dorsal. Com licença adequada, um radioamador pode comunicar de localidade em localidade, de país para país, utilizando frequências atribuídas internacionalmente. No Alto Mira, as condições de propagação são excecionais: altitude, ausência de ruído eletromagnético urbano e linha de vista para horizontes longos. As frequências trabalhadas na formação incluem 144.800 FM, 145.500 FM e 7.050 LSB; VHF para comunicação regional, HF para alcances de centenas ou milhares de quilómetros.

PMR446 são os rádios de uso livre, sem licença, que qualquer pessoa pode comprar e usar. Alcance limitado; geralmente 1 a 5 km em terreno aberto; mas extremamente úteis para coordenação local imediata. São a camada de comunicação mais acessível e a primeira a ativar numa situação de emergência de proximidade.

Meshtastic é uma tecnologia de malha descentralizada que utiliza rádio LoRa (Long Range) para criar redes de comunicação sem internet e sem infraestrutura. Cada dispositivo funciona simultaneamente como emissor e repetidor; quanto mais nós existirem na rede, maior é o alcance e a redundância. Os dispositivos custam entre 30 e 60 euros. Na serra do Alto Mira, os alcances podem atingir dezenas de quilómetros entre nós. A formação inclui demonstração prática de uma rede Meshtastic montada no terreno.

CW — Código Morse é a forma de comunicação por rádio mais robusta que existe. Ocupa muito menos largura de banda do que a voz; penetra interferências onde a voz não chega; e pode ser transmitido com os equipamentos mais simples imagináveis. Aprender CW não é saudosismo; é ter acesso a uma camada de comunicação que funciona quando tudo o resto falha.

Antenas são o fator mais determinante no alcance e na qualidade de qualquer comunicação por rádio; mais do que a potência do emissor. A formação inclui montagem e teste de antenas no terreno: o dipolo de meia-onda a 50Ω, a antena de quarto de onda e variantes. Perceber como construir uma antena funcional com materiais simples é uma das competências mais úteis que um operador pode ter.

E-mail via rádio — através de sistemas como Winlink, é possível enviar e receber e-mails usando apenas rádio, sem qualquer ligação à internet. A mensagem entra na rede Winlink através de estações gateway distribuídas pelo mundo e chega ao destinatário pelo endereço de e-mail convencional. Em situações de emergência prolongada, é um canal de comunicação escrita que não depende de operadoras nem de servidores comerciais.

Comunicação via satélite — a formação inclui demonstração de sistemas de comunicação por satélite de baixo custo; dispositivos de mensagens bidireccionais que funcionam em qualquer ponto do planeta com céu aberto. É a camada de último recurso; mais cara, mais lenta, mas absolutamente independente de qualquer infraestrutura terrestre.

Os formadores

Luís — CT1EMY é radioamador desde 1993. Três décadas de prática em bandas de HF e VHF, operações de emergência, construção de antenas e comunicações de longo alcance. Representa uma geração que aprendeu a comunicar quando não havia outra forma; e que conhece os limites e as possibilidades do rádio de um modo que nenhum manual transmite sozinho.

Martim — CS7BAE obteve a licença de radioamador em 2021 e especializou-se nas tecnologias digitais descentralizadas que nos últimos anos transformaram o panorama das comunicações de emergência: Meshtastic, redes LoRa, integração entre rádio e sistemas digitais. Representa a camada nova; os protocolos abertos, os dispositivos de baixo custo, a lógica de malha em vez de estrela.

Juntos, cobrem o espectro completo: da antena artesanal ao nó digital, da frequência de voz ao código Morse, do equipamento de 30 euros ao sistema de satélite.

Porquê Santa Clara-a-Nova

A escolha do local não é acidental. Santa Clara-a-Nova situa-se a 450 metros de altitude, no coração do Alto Mira, com coordenadas grid IM68 e linha de vista para horizontes longos em várias direcções. É um ponto de propagação privilegiado; e um território onde a resiliência das comunicações tem implicações práticas reais, não apenas teóricas.

A Semina Futuri – Associação de Desenvolvimento Regenerativo do Alto Mira, trabalha neste território desde 2025, no desenvolvimento regenerativo do Alto Mira, pelo que a formação em comunicações descentralizadas insere-se nessa lógica: construir capacidade local que não dependa de infraestrutura externa para funcionar.

Detalhes práticos

Data: 27 de Junho de 2026
Hora: 09h30 — até não haver mais perguntas
Local: Junta de Freguesia de Santa Clara-a-Nova, Almodôvar
Vagas: máximo 15 participantes Custo: 20,00€, almoço incluído
Bónus: demonstrações de long range comms e satélite (se tivermos sorte)
Inscrições: gt_prcam@altomira.pt · altomira.pt
Iniciativa com o apoio da Junta de Freguesia de Santa Clara-a-Nova e do Município de Almodôvar

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È morta la giornalista Carola Frediani, tra le voci più autorevoli sul mondo della tecnologia. Aveva 51 anni

Una pioniera e poi un punto di riferimento fortissimo per la tecnologia digitale e cybersicurezza in Italia. Carola Frediani è morta a 51 anni dopo una breve malattia: lascia un figlio, il marito Luca e un grande vuoto nel mondo del giornalismo. Era nota soprattutto per la newsletter Guerre di Rete, nata nel 2018, poi diventata un sito web con diversi collaboratori e più di 15mila iscritti. Proprio la pagina web ne ha annunciato la scomparsa: “Lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno conosciuta in questi anni”. L’ultimo saluto si terrà il 5 giugno alle 12.00 al tempio laico di Staglieno, nella sua Genova.

Nata nel capoluogo ligure, si è laureata in lettere per poi conseguire un master in Italian Literature all’University of Pittsburgh. Ha iniziato la sua carriera nella sua città natale nel 2000. Era stato Franco Carlini a darle una possibilità nell’agenzia Totem, tra i primi giornalisti italiani a occuparsi di Internet. Da lì in poi solo successi, a partire dal 2010 quando ha fondato l’agenzia EffeCinque, collaborando in parallelo con le maggiori testate del Paese, tra cui La Stampa, Corriere della Sera, Wired, Vice, L’Espresso. Tra le voci più autorevoli del settore, si occupava di social media, sicurezza informatica, hacking, sicurezza e diritto della rete in modo approfondito e autorevole: sempre con grande passione e professionalità. Un talento riconosciuto nel 2019 con il Premio Galilei per la divulgazione scientifica e nel 2021 con il Premio giornalistico Arrigo Benedetti.

Tutti i suoi progetti, soprattutto Guerre di Rete, non parlavano mai solo di tecnologia, ma anche di diritti. Una forte dimensione civile che ha caratterizzato tutta la sua carriera: ha fatto parte del team dedicato alla sicurezza globale del segretariato di Amnesty International e si è unita al dipartimento di sicurezza informatica di Human Rights Watch, tra le più note Ong i diritti umani. Entrambe le esperienze hanno rafforzato la sua visione del digitale come questione politica e sociale, non solo tecnica. Sicurezza informatica, sorveglianza e libertà online erano per Frediani aspetti strettamente legati alla difesa dei diritti delle persone. Su questa scia, dall’inizio del 2024 curava anche la newsletter Digital Conflicts, bisettimanale e in inglese.

Frediani è stata anche autrice di libri che hanno aiutato il pubblico a capire meglio i grandi temi del mondo digitale e della sicurezza informatica. Tra i titoli più noti DeepWeb, #Cybercrime (Hoepli), ls Rete oltre Google e L’inganno dell’automa, uscito lo scorso settembre. Tra le sue opere anche il thriller a sfondo digitale Fuori Controllo (Venipedia). In molti tra amici e colleghi hanno affidato un ultimo saluto ai social. Anche l’Ordine e l’associazione dei giornalisti liguri hanno espresso le condoglianze “al marito Luca, al figlio adolescente e alla mamma Luciana”. Frediani però è stata anche un orgoglio per la propria città, che l’ha ricordata con un messaggio della sindaca di Genova, Silvia Salis: “L’ufficio portavoce della sindaca e l’ufficio stampa del Comune di Genova si uniscono al dolore dei colleghi e della comunità giornalistica, ricordandone non solo il valore professionale, ma anche la generosità e l’energia contagiosa”.

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Nova Campanha de Desratização e Desbaratização está em curso no concelho de Lagoa

O Município de Lagoa enviou uma nota de imprensa à comunicação social tendo em vista informar a população do concelho, de que, de 2 a 24 de junho, irá decorrer a 6.ª Campanha de Desratização e Desbaratização, com o objetivo de reforçar as condições de higiene e saúde pública nas diversas freguesias do município.

A referida campanha terá lugar de acordo com a seguinte calendarização:

  • Lagoa – 02, 03, 05 e 08 de junho
  • Carvoeiro – 09, 11 e 12 de junho
  • Porches – 15, 16 e 17 de junho
  • Estômbar e Parchal – 18, 19 e 22 de junho
  • Ferragudo – 23 e 24 de junho

Na sua comunicação, o Município de Lagoa apela à colaboração de todos os munícipes, recomendando “cuidados especiais com alimentos, animais domésticos e circulação em áreas intervencionadas durante o período das ações.”

Sublinha também que “estas intervenções são fundamentais para a prevenção e controlo de pragas urbanas, contribuindo para a melhoria da qualidade de vida e bem-estar da população” do concelho de Lagoa.

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