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Cadavere vicino al campo di allenamento della nazionale iraniana,

Un episodio inquietante ha fatto scattare l'allarme a Tijuana, in Messico, nella giornata di venerdì 12 giugno, quando un cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato ritrovato nel bagagliaio di un veicolo parcheggiato vicino allo stadio dove la nazionale iraniana si sta allenando per i Mondiali 2026

Secondo l'AFP, la polizia locale ha aperto il bagagliaio di un suv Toyota con targa californiana particolarmente sospetto, posteggiato nell'area antistante il supermercato situato di fronte allo Stadio Caliente, rinvenendo al suo interno una salma avvolta in un sacco nero. Gli investigatori della scientifica hanno recintato l'area dando avvio alle doverose indagini e effettuando i rilievi del caso sul posto prima di rimuovere il corpo. La Procura Generale di Tijuana ha riferito che il veicolo, fermo da tre giorni nello stesso parcheggio, è stato identificato con successo dagli agenti intervenuti dopo le numerose segnalazioni.

"Durante un'ispezione del veicolo, nel bagagliaio è stato ritrovato un cadavere avvolto in un sacco nero con evidenti segni di violenza", ha dichiarato un portavoce dell'ufficio. Le autorità ritengono che l'auto fosse stata abbandonata almeno da mercoledì 10.

L'episodio, avvenuto durante i Mondiali di calcio organizzati congiuntamente da Messico, Stati Uniti e Canada, ha fatto scattare l'allarme, anche per la delicata posizione dell'Iran: la nazionale, infatti, ha trasferito il proprio ritiro dall'Arizona al Messico proprio a causa delle tensioni e degli scontri con gli Stati Uniti e, dal suo arrivo nel Paese, è sotto stretta sorveglianza. I giocatori vengono regolarmente scortati da soldati armati tra l'hotel e lo stadio. Per ora, essendo le indagini in corso, non sono state segnalate connessioni né con la situazione sportiva né con eventuali attività criminali, particolarmente frequenti nella zona.

Tijuana, situata al confine con gli Stati Uniti, è considerata una delle città più pericolose del Messico a causa delle attività dei cartelli della droga: secondo i dati ufficiali, solo nel 2025 sono stati registrati oltre 1.200 omicidi in città. L'Iran continua serenamente la sua preparazione in vista del debutto, atteso alle 3.00 del mattino, ora italiana, contro la Nuova Zelanda.

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I legami con Hezbollah e le minacce ibride: ecco perché la Tren de Aragua minaccia l'Europa

Per anni il Tren de Aragua è stato considerato un fenomeno criminale circoscritto al Venezuela, figlio del collasso economico e istituzionale che ha travolto il Paese sudamericano nell'ultimo decennio. Poi è arrivata l'espansione lungo le rotte migratorie dell'America Latina, la crescente attenzione degli Stati Uniti e infine un passaggio che ha cambiato la percezione del fenomeno anche nel Vecchio Continente: il suo approdo in Europa.

L'operazione che nel novembre 2025 ha portato allo smantellamento della prima cellula attiva del Tren de Aragua in Spagna ha rappresentato uno spartiacque. Tredici persone sono state arrestate tra Madrid, Barcellona, Gerona, Valencia e La Coruña. Secondo le autorità spagnole, supportate dalla polizia colombiana e dal programma europeo EL PACCTO 2.0, gli indagati non erano semplici simpatizzanti o criminali isolati, ma responsabili di sottostrutture dell'organizzazione dedite al traffico di droghe sintetiche e ad altre attività illecite.

Dalla prigione di Tocorón alla multinazionale del crimine

Per comprendere la portata della minaccia bisogna partire dalle sue origini. Il Tren de Aragua nasce all'interno del carcere di Tocorón, nello Stato venezuelano di Aragua. In un Venezuela segnato da iperinflazione, crisi economica e progressivo indebolimento dello Stato, l'organizzazione cresce fino a trasformare il penitenziario nel proprio quartier generale.

Per anni Tocorón è diventato il simbolo dell'assenza delle istituzioni. A guidarla Héctor Rusthenford Guerrero Flores, meglio conosciuto come "Niño Guerrero", figura divenuta quasi leggendaria nel sottobosco criminale venezuelano, ucciso in queste ore in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela.

Da semplice gruppo carcerario, il Tren de Aragua si è trasformato in una rete criminale transnazionale. A favorirne la crescita è stata soprattutto la gigantesca diaspora venezuelana. Secondo le Nazioni Unite, oltre sette milioni di persone hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, dando vita a uno dei più grandi movimenti migratori contemporanei. La banda ha seguito quelle stesse rotte.

La caratteristica distintiva del Tren de Aragua è la sua straordinaria adattabilità. Diversamente dai grandi cartelli messicani, non punta necessariamente al controllo militare del territorio. Preferisce creare piccole cellule autonome, inserirsi nei mercati criminali già esistenti e sfruttare le vulnerabilità sociali e istituzionali.

Negli Stati Uniti la preoccupazione è cresciuta rapidamente. Washington ha individuato nel gruppo una delle principali minacce emergenti provenienti dall'America Latina, fino a inserirlo tra le organizzazioni terroristiche straniere. Ma proprio la crescente pressione esercitata nelle Americhe potrebbe aver spinto parte della rete criminale verso nuovi spazi operativi meno esposti.

La Spagna come porta d'ingresso e il rischio di contagio europeo

Che il primo focolaio europeo sia stato individuato in Spagna non sorprende gli analisti.

Il Paese ospita una delle più grandi comunità venezuelane del continente, con solidi collegamenti storici, culturali e linguistici con il Sud America. Madrid e Barcellona rappresentano inoltre importanti hub logistici, favoriti dai collegamenti aerei con l'America Latina.

L'indagine coordinata dalla polizia spagnola ha permesso di individuare una struttura articolata. Gli arrestati avrebbero svolto ruoli di comando all'interno di diverse sottosezioni territoriali. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati laboratori destinati alla produzione di "tusi", la cosiddetta cocaina rosa, oltre a sostanze stupefacenti, telefoni criptati, denaro contante e documentazione ritenuta utile alle attività criminali. L'aspetto che più preoccupa gli investigatori riguarda il livello di organizzazione. Non si tratterebbe di un fenomeno spontaneo o improvvisato, ma di un tentativo di radicamento strutturato.

Per il momento la presenza del Tren de Aragua in Europa appare ancora limitata. Tuttavia, l'esperienza latinoamericana suggerisce cautela. Molte organizzazioni criminali iniziano la propria espansione attraverso cellule ridotte, apparentemente marginali, capaci però di crescere rapidamente sfruttando le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Le droghe sintetiche rappresentano uno dei possibili mercati di interesse, ma non l'unico. Gli esperti temono un coinvolgimento crescente nello sfruttamento della prostituzione, nell'estorsione all'interno delle comunità migranti e nella gestione dei traffici di esseri umani.

Hezbollah, Iran e la zona grigia delle minacce ibride

L'aspetto più controverso riguarda i presunti collegamenti indiretti tra il Tren de Aragua e le reti vicine a Hezbollah e all'Iran presenti in America Latina. Nessuna indagine giudiziaria ha dimostrato l'esistenza di una catena di comando condivisa o di un coordinamento operativo stabile. Ciò che emerge da numerose analisi di sicurezza è piuttosto una "convergenza tattica".

Da decenni Hezbollah mantiene una presenza finanziaria e logistica in alcune aree dell'America Latina, in particolare nella cosiddetta Tripla Frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay. Diversi rapporti del Dipartimento del Tesoro statunitense hanno inoltre evidenziato il ruolo di cittadini venezuelani accusati di facilitare attività riconducibili alla rete sciita.

Alti funzionari militari venezuelani in esilio, inoltre, hanno denunciato che il governo di Nicolás Maduro collabora apertamente con gruppi legati all'Iran facilitando l'operato di queste organizzazioni, e che il Tren de Aragua agisce in sinergia con il Cartel de los Soles, una rete dell'élite militare venezuelana accusata di trafficare cocaina insieme a network legati a Hezbollah.

L'avvicinamento politico tra Caracas e Teheran ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni degli analisti. Il Venezuela avrebbe rappresentato negli anni un ambiente favorevole alla sovrapposizione tra reti di contrabbando, facilitatori finanziari, gruppi criminali locali e soggetti legati agli interessi iraniani. In questo contesto, il Tren de Aragua verrebbe considerato l’attore criminale preferito, inserito in ecosistemi illegali che condividono rotte, intermediari e strumenti di riciclaggio.

Le reti utilizzate per il traffico di migranti e di droga potrebbero intersecarsi con altri canali illeciti senza che ciò comporti necessariamente una collaborazione strategica formalizzata. È proprio questa zona grigia a preoccupare maggiormente le agenzie occidentali. Le minacce contemporanee non si presentano più in forme facilmente classificabili. Terrorismo, criminalità organizzata e competizione geopolitica tendono sempre più a sovrapporsi.

Il Tren de Aragua rappresenta uno dei simboli di questa trasformazione: una banda nata all'interno di un carcere venezuelano che, sfruttando crisi migratorie, fragilità statali e opportunità offerte dalla globalizzazione, è riuscita a trasformarsi in un attore criminale transnazionale.

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Il volo Ryanair si trasforma in una discoteca: tra alcol e balli scoppia il caos a bordo

Scene a dir poco incredibili a bordo di un aereo Ryanair partito da Londra e diretto a Malta. Un gruppo di passeggeri inglesi ha infatti deciso di festeggiare durante il volo, trasformando la cabina in una pista da ballo. Sconvolte le altre persone presenti. Qualcuno ha anche immortalato la scena in un video.

A raccontare la vicenda è stato TJ Wright, manager 28enne di un'azienda di pannelli solari di Thurrock (Essex). TJ viaggiava in solitaria ed era diretta alla Higher Love Festival, quando, proprio nel bel mezzo del viaggio, si è scatenata la festa. I passeggeri si sono alzati, cominciando a ballare e a saltare. Sono state distribuite bottiglie di alcolici, e presto la situazione si è fatta fin troppo allegra.

"Eravamo tutti sconosciuti e alla fine siamo diventati una cosa sola. Devo dire che, viaggiando da solo, è stato uno dei migliori voli che abbia mai fatto proprio perché tutti avevano voglia di divertirsi. Tutti i passeggeri si sono lasciati andare tra applausi, musica e una vera e propria festa", ha dichiarato TJ al Mirror.

Il problema è che la situazione è degenerata in fretta, e l'atmosfera si è surriscaldata, tanto che tra alcuni passeggeri si è scatenata una lite. Una passeggera, disturbata dalla confusione, si è infatti arrabbiata e ha scagliato una delle bottiglie vuote contro un giovane che in quel momento stava ballando. La donna ha intimato ai ragazzi di fare silenzio.

"Le ho chiesto gentilmente di scusarsi e di non essere così scortese, e a quel punto tutti i passeggeri hanno iniziato a esultare", ha spiegato la 28enne.

E il personale Ryanair? A quanto pare l'equipaggio non avrebbe tentato di fermare la festa, anzi. Per un po' i membri del personale di volo si sono divertiti insieme ai passeggeri. Poi, quando si è accesa la spia che invitava tutti a indossare le cinture di sicurezza, hanno ripreso il controllo, invitando tutti a prendere posto sui propri sedili.

Il video postato da Tj sui social è diventato virale in poco tempo, tanto da raggiungere oltre 235.000 visualizzazioni.

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Futuro Nazionale, caos all’assemblea costituente. Giornalisti schiacciati come sardine: “Siamo qui per lavorare”

Questa mattina presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma è in corso l’assemblea costituente di Futuro Nazionale. L’inviata di Affaritaliani presente all’evento del partito di Roberto Vannacci riporta di gravi problemi di disorganizzazione.

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I giornalisti sono rinchiusi all’interno di una piccola stanza insufficiente a contenerli e si ritrovano praticamente schiacciati l’uno sull’altro. Tra la folla c’è chi grida: “Siamo qui per lavorare”. Le uscite di sicurezza risultano bloccate e un disabile è impossibilitato ad andare ai servizi igienici. Vannacci sta parlando dal palco, ma i giornalisti non sono potuti entrare e ora attendono in una sala parallela.

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Vannacci apre l’assemblea di FnV e attacca il centrodestra: “Porta avanti l’agenda Draghi”. Più di mezz’ora contro la stampa: “Orgogliosi di essere la feccia”. Poi recita una preghiera

“Allacciate le cinture, oggi ce n’è per tutti, non risparmierò nessuno”. Oltre 30 minuti di attacchi alla stampa, con tanto di nomi e cognomi di giornalisti “che si infiltrano tra di noi come tra i vietcong, come se io fossi il colonnello Kurtz di Apocalipse Now”. La denuncia di quello che definisce “il metodo Formigli“. Che consiste nella “registrazione di nascosto delle vostre conversazioni private, prendono le parole non troppo sveglie di due-tre di voi per estenderle a tutti e dimostrare che siamo la feccia. Bene, vi risparmio il lavoro. Siamo orgogliosi di essere lo scarto, siamo orgogliosi di essere la feccia“. Così Roberto Vannacci ha deciso di aprire il proprio discorso all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, nella giornata che segna il debutto ufficiale di Futuro Nazionale, con la propria assemblea costituente, che si chiuderà domani.

“Ringrazio i giornalisti che ci stanno regalando tutta questa notorietà. Migliaia di italiani parlano di Vannacci”, (sì, parla di sé in terza persona). Poi cita Matteo Pucciarelli, Gad Lerner, Sigfrido Ranucci, Giacomo Salvini e Alessandro Mantovani. “Ormai ho cominciato a conoscerli. Carpiscono le vostre conversazioni private”. Poi l’ironia: “I pelati stiano attenti, perché vengono considerati estremisti. Anche chi ha i tatuaggi. E poi chi ha monili strani. Ma ve lo dico, l’ascia bipenne è tornata, eccola qua” e mostra la collanina alle telecamera. E ancora, l’ironia: “Chiedo ai massoni presenti in sala di alzare la mano, così risparmiamo il lavoro di ricerca a Report“. Infine la preghiera: “In piedi”. E comincia a recitare la preghiera del paracadutista francese, scritta nel 1938 da André Zirnheld: “O mio Dio, dammi ciò che ti viene rifiutato. Voglio l’insicurezza e l’inquietudine, la tormenta e la rissa“.

Il generale, presidente di Fn, passa poi all’attacco al centrodestra: “Io mi dovrei alleare con chi porta avanti l’agenda Draghi, il Green Deal e il debito comune?”. Applausi e ovazione. Tutti in piedi anche quando elenca ogni voto di Forza Italia, a Bruxelles, insieme al Pd e al gruppo dei Socialisti. “Si parla di patrimoniale negli ultimi giorni, con la sinistra che la vuole imporre, senza rendersi conto che non funziona e che di patrimoniali ne paghiamo già parecchie. Tajani ha detto: ‘Fintanto che ci sono io al governo, non ci sarà’. Bene. In Europa però ha votato a favore per dare altri soldi all’Ue. E io sarei quello che vota con la sinistra e le fa da stampella? Che aiuta Zan e finanzia il Gay Pride, o aiuta Schlein? Alla prova dei conti c’è un asse tra il Partito popolare europeo e i socialdemocratici in Europa” e questo governo “si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita von del Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra… Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità, o con von der Leyen, Draghi e il globalismo”.

Ampio passaggio sul suo cavallo di battaglia, la cosiddetta remigrazione. “Sono orgoglioso di aver portato questo termine in Italia”. E poi: “Chissà perché ci dicono che non si può attuare, che è impossibile metterla in pratica”. Dopo un lungo excursus sulla storia dell’ex poliziotto britannico, Mark Bullen, “sposato con una signora russa e al quale è stata tolta la cittadinanza inglese”, la sintesi: “Diciamolo insieme, l’Italia agli italiani. L’Italia agli italiani”. Mantra caro a quello che per tutto il tempo, senza mai citarlo, chiama “Re Mida la contrario”, cioè Matteo Salvini. “Noi non ci sentiamo africani, siamo italiani” ripete il generale più di una volta. “Il nostro progetto politico è radicato nella cultura romana e cristiana”. “La civiltà occidentale rischia di scomparire in pochi decenni, ecco perché combattiamo per il futuro nostro e dei nostri figli”.

L’assemblea si è aperta col saluto del deputato Edoardo Ziello: “Buongiorno, legionari. Se ci sono i facinorosi di sinistra che vi provocano, fate come il grande Dante Alighieri, passate oltre”. Poi il ringraziamento alla sparuta rappresentanza dei partiti di centrodestra, che hanno mandato dirigenti locali. Dopo Ziello, tocca all’inno nazionale – cantato fuori tempo dal tenore – e al braccio destro di Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, che ha ricordato “il rogo di Primavalle, che quando ero bambino mi ha spinto ad approfondire e capire”, e la “cristianità che ci unisce, che ha sempre rispettato tutti, ma che oggi viene calpestata e vilipesa”.

Oltre 1.700 i delegati provenienti da tutta Italia e presenti all’assemblea: in prima fila si vedono Mario Borghezio, Laura Ravetto e l’economista Antonio Maria Rinaldi.

In sala stampa, dopo l’intervento, Vannacci ha risposto per circa un’ora alle domande dei cronisti. Ed è tornato sull’alleanza col centrodestra: “Non ho mai parlato di adesione al centrodestra. Non è una mia istanza, sembra che sia una aspettativa di questo centrodestra e io dovrei ammorbidirmi? Io le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio. FnV è al 5% ancora prima di nascere grazie a queste posizioni e linee rosse. Eventualmente ho detto che siamo il sestante del centrodestra”. Sul riarmo europeo “io non ho mai votato a favore a Bruxelles”, mentre “la Lega in Italia ha fatto l’esatto opposto”. Spendere “800 miliardi di euro in armamenti non ha senso, è un feticcio per rilanciare le industrie francesi e tedesche, io non ho mai visto cosacchi russi in Italia. Nessuno ci sta minacciando”. L’Unione europea sta “spendendo più del doppio in armi” rispetto alla Russia. Oltre a ciò, “abbiamo tre volte i cittadini della Federazione russa. Non c’è ragione di cui preoccuparsi”.

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SpaceX vola a Wall Street. Musk è il primo trilionario

Da un garage in Texas a Wall Street e poi da Wall Street alla Luna, a Marte e, magari, un giorno anche fuori dal sistema solare. Questo il viaggio promesso da Elon Musk ieri, mentre suonava la campanella che dava il benvenuto alla sua SpaceX sul Nasdaq.

All'apertura delle contrattazioni a New York, l'euforia era palpabile: dopo aver blindato l'Ipo a 135 dollari per azione, le prime indicazioni mostravano ordini in acquisto già in forte rialzo, circa a 175 dollari. Nel corso della giornata il valore si è poi stabilizzato su quote leggermente inferiori, chiudendo a 160,95, per una capitalizzazione di oltre 2mila miliardi. Gli investitori non hanno deciso di comprare una semplice goccia di SpaceX, ma il biglietto per un viaggio che, nei piani, porterà flotte interplanetarie sulla Luna, un milione di coloni su Marte ed espanderà l'infrastruttura umana oltre il sistema solare entro il 2050. "Se qualcuno mi avesse detto che sarebbe successa una cosa del genere, gli avrei risposto 'probabilmente stai fumando del crack veramente buono'. In realtà pensavo che questa azienda sarebbe fallita", queste le parole di Musk che stimava meno di una chance del 10% di avere successo. Eppure i risultati dicono tutt'altro.

Ma dietro a un debutto finanziario non ci sono mai solo numeri e il denaro è solo una parte della storia. E questo nasconde anche risvolti geopolitici e sociali inediti, che portano la quotazione da Wall Street al Pentagono.

Il primo dettaglio cruciale è una clausola di esclusione politica: i cinesi non possono comprare azioni SpaceX. La società gestisce contratti strategici per la Nasa e, soprattutto, per il Pentagono, controllando tecnologie missilistiche e la rete satellitare Starlink, considerate a tutti gli effetti armamenti di massima sicurezza nazionale. Pechino, che da tempo osserva con forte preoccupazione il monopolio dei cieli di Musk, rimarrà a guardare la più grande quotazione della storia dai margini, senza poter veramente metterci mano. Un paradosso geopolitico totale, considerando quanto l'impero di Musk, con Tesla solo come un esempio, sia storicamente dipendente dalle mega-fabbriche e dal mercato cinese, ma in linea con i legami tra il magnate sudafricano e Donald Trump.

Se la Cina piange, a gioire sono invece i reduci della primissima ora. Nei primi anni Duemila, quando SpaceX era solo un magazzino polveroso a El Segundo e i primi tre lanci del razzo Falcon 1 fallirono uno dopo l'altro lasciando l'azienda a un passo dalla bancarotta, Musk non aveva liquidità per pagare stipendi competitivi. La soluzione fu pagare ingegneri, tecnici, cuochi e persino i primi impiegati amministrativi con pacchetti azionari che all'epoca non valevano più di zero. Con il debutto in Borsa di ieri però la situazione cambia: quelle stock option nelle mani di 4.400 dipendenti si sono trasformate in un generatore automatico di milionari. Chi ha creduto nel sogno del razzo riutilizzabile quando il settore aerospaziale lo trattava da pazzo, oggi si ritrova in mano fortune generazionali.

Ma il vero record, ovviamente, lo firma lui, il fondatore. Grazie al balzo impresso dall'Ipo di SpaceX, unito ai pacchetti azionari di Tesla e xAI, il patrimonio personale di Elon Musk ha infranto il tetto dei mille miliardi di dollari, fermandosi a 1.100 miliardi. Significa essere il primo trilionario della storia dell'umanità, l'uomo che da solo possiede una ricchezza superiore al Pil di nazioni medio-grandi, come la Svizzera o l'Olanda. Una concentrazione di potere economico e tecnologico mai vista sul pianeta Terra, che ora punta dritto a colonizzare anche lo spazio. Pazienza se i data center solari in orbita oggi sono solo una promessa che non si sa ancora se vedrà la luce del Sole: a Wall Street, oggi, basta la parola di Musk.

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Gwyneth Paltrow insultata per i grattacieli di lusso

Ha fatto discutere la scelta di Gwyneth Paltrow come testimonial di un esclusivo progetto immobiliare nel cuore di Israele. La campagna, prodotta dal gruppo Aviv Melisron, promuove il complesso residenziale 51 Park a Herzliya, a nord di Tel Aviv: due torri da 51 piani, 646 appartamenti di lusso distribuiti tra due aree verdi comunali. Lo spot, realizzato dall'agenzia WhyWorry e girato a New York, mostra l'attrice mentre si prepara per una giornata qualunque in un elegante appartamento, tra una corsa mattutina e momenti di riflessione. Quando l'autista le chiede se stia andando a New York, lei risponde con un sorriso: “Herzliya. Israele!”.

La scelta non è casuale. Paltrow ha legami personali con quella regione, essendo nata da padre ebreo, ed è sposata con il produttore televisivo Brad Falchuk. Negli ultimi anni ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Israele, firmando dopo il 7 ottobre 2023 una lettera aperta all'allora presidente Biden per chiedere la liberazione dei 251 ostaggi detenuti a Gaza.

La bufera social

I post originali della società immobiliare non avevano generato particolare attenzione, ma le ricondivisioni successive sono diventate virali, attirando dure critiche nei confronti della partecipazione di Paltrow. Un post di condanna dell'account Instagram Saint Hoax ha toccato i 250mila like. Tra le voci più dure si è distinta Alana Hadid, attivista filo-palestinese e sorella delle modelle Bella e Gigi, che ha scritto: “Il livello di capitalismo fuori controllo è assurdo, brutale. Ragazza, hai aperto un giornale o guardato il tg?”. Hanno commentato negativamente anche l'attrice Geraldine Viswanathan e la cantautrice Cat Power.

Agli attivisti si è aggiunta, secondo quanto riportato da diversi media, la macchina propagandistica digitale iraniana. Sul fronte opposto, lo scrittore e influencer israeliano Hen Mazzig ha invece elogiato la scelta dell'attrice.

Non è solo il lusso a fare scandalo. Herzliya è una città israeliana fondata nel 1924 su terreni un tempo appartenuti al villaggio palestinese di Al-Haram, come scrivino Haaretz e Rolling Stone. E il gruppo immobiliare dietro l'operazione possiede anche proprietà nella colonia di Maale Adumim, in Cisgiordania, come riporta Guardian, circostanza che ha alimentato ulteriormente il dibattito. Sebbene Paltrow non abbia condiviso il video sui propri canali, la pubblicità ha rapidamente raggiunto il pubblico internazionale attraverso piattaforme e siti di informazione. L'attrice non ha rilasciato dichiarazioni.

Un precedente illustre: Johansson e SodaStream

La vicenda richiama alla memoria un caso analogo del 2014, quando Scarlett Johansson venne travolta dalle polemiche per essere diventata il volto di SodaStream, azienda israeliana produttrice di gasatori domestici con impianto a Mishor Adumim, zona industriale in Cisgiordania. Allora l'attrice si disse favorevole alla cooperazione economica tra Israele e Palestina, sottolineando che la fabbrica impiegava soprattutto lavoratori palestinesi. Le critiche non si placarono.

Il caso Nevo in Italia

La tensione tra cultura e conflitto non risparmia i palcoscenici letterari italiani. Eshkol Nevo, scrittore nato a Gerusalemme e considerato una delle voci più importanti della narrativa israeliana contemporanea, è atteso al festival pugliese “Il Libro Possibile” con il romanzo d'esordio Nostalgia, ambientato a Tel Aviv e riproposto in una nuova edizione con una postfazione riletta alla luce del 7 ottobre. Il festival si svolgerà a Polignano a Mare dall'8 all'11 luglio e a Vieste dal 21 al 25 luglio, con oltre 300 ospiti tra scrittori, giornalisti, scienziati e protagonisti della vita pubblica.

Contro la partecipazione di Nevo si è mobilitato un fronte eterogeneo che unisce amministratori locali, esponenti politici, figure del mondo culturale e voci della Chiesa. Tra i firmatari della petizione figurano don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi, e padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Gli organizzatori del festival non hanno finora dato segnali di voler rivedere il programma.

Il confine sempre più sottile tra arte e politica

Quello che emerge, tra il grattacielo di Herzliya e il palco di Polignano, è un panorama in cui la cultura - nei suoi molteplici linguaggi, dalla pubblicità alla letteratura - è diventata campo di battaglia. Chi partecipa a qualcosa che ha un legame, anche indiretto, con Israele rischia di finire nel mirino di campagne coordinate. Chi rifiuta può essere accusato di boicottaggio culturale. In mezzo, artisti e scrittori che si trovano a fare i conti con dinamiche che vanno molto oltre i confini di un contratto pubblicitario o di un invito a un festival estivo.

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Crans-Montana, i messaggi choc dei Moretti: "Ho ordinato 900 candele scintillanti". E si parla dell'uscita bloccata

L'inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana si arricchisce di nuovi elementi. Dall'analisi dei dispositivi elettronici, in particolare il telefono di una dipendente deceduta nel rogo, sono emersi dei messaggi e degli audio a dir poco preziosi per gli inquirenti. Audio in cui vengono menzionati gli sparklers, le candele pirotecniche impiegate nel servizio all'interno del locale, e viene addirittura menzionata l'uscita di emergenza bloccata.

Dettagli importanti, che adesso sono in possesso degli inquirenti.

Uno dei messaggi più inquietanti è certamente quello che riguarda l'uscita di emergenza collocata vicino ai bagni. Nel gruppo WhatsApp dei dipendenti del Le Constellation, c'è un messaggio, attribuito al titolare Jacques Moretti, in cui l'uomo chiede: "Ciao a tutti, volevo sapere se la porta di sicurezza del Constel di fronte ai bagni è ancora bloccata? E se nessuno la usa? Inoltre, le porte del palazzo sono rimaste ancora aperte, bloccate aperte? Spero sempre che non siate voi? Ve l'ho già detto? Confermatemi per favore? Grazie". Era il 21 agosto 2021. La risposta non tarda ad arrivare: "Sì, la porta è sempre bloccata. Sì, ne abbiamo parlato e non si lasciano aperte le porte!". Si tratta proprio di quella porta da cui decine di giovani avrebbero potuto uscire, trovando la salvezza.

Vi è poi un messaggio precedente, del 13 dicembre 2019, in cui Jessica Moretti invita i dipendenti a fare molta attenzione alle candele scintillanti. "Restate fino a quando si spegne perché se cade, sul divano o al suolo, o che loro lo tengono in alto e bruciano la schiuma al soffitto, il Constel brucia...". Un messaggio che oggi fa raggelare il sangue.

Nonostante la pericolosità di quegli strumenti, le candele pirotecniche vengono comunque acquistate, come dimostrato anche da un audio più recente attribuito a Jessica Moretti. "Per quanto riguarda gli sparklers, ne ho ordinati 900", diceva il 6 dicembre 2025. Sempre in merito alla fornitura, la donna spiegava che gli sparklers andavano presi direttamente in Francia, dal momento che, essendo materiale esplosivo, non potevano essere consegnati in Svizzera.

I messaggi, stando a quanto riferito da Tgcom24, sarebbero stati recuperati dallo smartphone di Cyanne Panine, la giovane cameriera morta nel rogo, dopo aver inavvertitamente appiccato l’incendio.

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Venezuela, ucciso il boss Nino Guerrero. Trump pubblica il video

Il trafficante di droga Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero, leader della gang transnazionale Tren de Aragua, è stato ucciso in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela. L'annuncio è stato dato da Donald Trump con un post nella notte su Truth Social: "Su mio diretto ordine, il Comando meridionale degli Stati Uniti ha condotto un rapido e letale raid per l'esecuzione di Nino Guerrero" si legge nel post in cui il presidente spiega che l'operazione "è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela con cui noi stiamo lavorando molto bene", riferendosi al governo di Delcy Rodriguez, diventata presidente ad interim lo scorso gennaio dopo la cattura da parte delle forze speciali Usa di Nicolas Maduro.

"Come risultato, i terroristi del Tren de Aragua non hanno più un rifugio in Venezuela o da qualsiasi altra parte", ha aggiunto Trump riferendosi alla gang criminale, fondata in Venezuela ma attiva anche in Colombia, Perù e Cile, che la sua amministrazione ha designato come organizzazione terroristica. In seguito, è arrivata la conferma da Caracas dell'operazione che, in un comunicato del ministero della Comunicazione venezuelano, viene descritta come "scontri con i membri di questra struttura criminale durante i quali Hector Rusthenford Guerrero Flores, alias Nino Guerrero, è stato neutralizzato". L'operazione congiunta è avvenuta, rende noto ancora il governo venezuelano, nello stato sud orientale di Bolivar, con l'utilizzo di "un supporto tecnologico specializzato" e lo scambio di intelligence tra Washington e Caracas. Trump ha anche pubblicato su Truth un video di 10 secondi con le immagini dell'esplosione di un edificio nella foresta.

Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth ha riferito che il raid è avvenuto questa settimana "in piena collaborazione con le forze di sicurezza venezuelane". Fonti informate hanno rivelato al Washington Post che l'operazione è stata condotta dalle forze Comando congiunto per le operazioni speciali, con un raid in cui è stato utilizzato un missile, e la Cia ha lavorato con le forze venezuelane sul terreno. Una fonte dell'amministrazione ha aggiunto che la Cia ha fornito le informazioni di intelligence che hanno permesso il raid.

"Guerrero era un ricercato incriminato dal dipartimento di Giustizia per aver ordinato, diretto e facilitato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti", ha dichiarato il capo del Comando meridionale Usa, il generale Francis Donovan riferendosi al fatto che lo scorso dicembre i procuratori federali di New York avevano in criminato il leader del Tren de Aragua accusato di aver commesso "innumerevoli atti di violenza, estorsione e traffico di droga in Nord America, Sud America e Europa".

Il raid conferma la cooperazione tra Washington e l'attuale leadership venezuelana, dopo che Trump lo scorso anno aveva accusato Maduro di controllare e proteggere i membri del Tren de Aragua ed inviarli negli Usa, potendo così invocare l'Alien Enemies Act per deportare sommariamente in El Salvador 200 venezuelani accusati di essere membri della gang. "La repubblica bolivariana del Venezuela riafferma il suo impegno a combattere il crimine organizzato e continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire pace, tranquillità e protezione ai nostri cittadini", ha affermato ancora il governo in Venezuela, dove già nei giorni scorsi erano circolate notizie di operazioni militari nello stato di Bolivar, dove si trovano miniere d'oro.

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Né alcol né droga, le autopsie sulle vittime italiane di Crans-Montana: ragazzi morti per le vie di sicurezza sbarrate

I giovani italiani rimasti vittime del tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana erano perfettamente lucidi e avrebbero potuto salvarsi. I risultati delle autopsie, consegnati al pubblico ministero di Roma Stefano Opilio, confermano infatti che i ragazzi non avevano assunto alcolici, se non in quantità del tutto trascurabili.

Ciò significa, pertanto, che Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, non sono riusciti a fuggire dall'inferno del "Le Constellation" esclusivamente perché la porta di sicurezza del locale di proprietà dei coniugi Moretti era sbarrata. I risultati degli esami autoptici svolti sulle salme dei sei ragazzi rivelano che la morte è sopravvenuta a causa delle gravi ustioni e, nella maggior parte dei casi, per l'inalazione letale di monossido di carbonio.

Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo parallelo a quello della magistratura svizzera per fare luce sulle dinamiche e sulle varie responsabilità della terribile strage avvenuta nella notte di Capodanno. Attualmente a piazzale Clodio Jacques e la moglie Jessica Moretti risultano iscritti nel registro degli indagati con le accuse di omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposo. Questa, tuttavia, è solo la situazione in essere al momento, visto che con grande probabilità, non appena dalla procura di Sion verranno inviati a Roma gli atti delle investigazioni che gli inquirenti stanno conducendo su 14 individui, il fronte delle indagini potrebbe ampliarsi ulteriormente.

Ad aggravare ulteriormente la posizione dei coniugi proprietari del "Le Constellation" una fattura ritenuta dai magistrati contraffatta, risalente al 2015, e relativa all'acquisto dei pannelli fonoassorbenti usati per il soffitto della discoteca, proprio quelli che presero fuoco a causa delle scintille prodotte dai candelotti posizionati sulle bottiglie di champagne. Si aggiunga a ciò anche il contenuto dei messaggi inviati da Jessica Moretti al personale con lo scopo di istruirlo sulle modalità di svolgimento dei balletti coi fuochi d'artificio ai tavoli, una prova che documenterebbe l'abitudine a svolgere tale pratica: "Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation", scriveva infatti la donna, evidentemente conscia del pericolo. Altro punto focale, ovviamente, quello dello sbarramento delle uscite di sicurezza, chiuse, secondo le dichiarazioni della Moretti a causa delle proteste dei vicini: "Alcuni dipendenti che abitavano sopra il Constellation lasciavano aperta quella porta per accedere all'appartamento, causando le lamentele dei condomini".

I parenti delle vittime, tramite i rispettivi legali, spingono per rendere più rigidi i capi di imputazione nei confronti dei due coniugi Moretti, sollecitando la procura a contestare loro il reato di omicidio con dolo eventuale: ciò comporterebbe una condanna fino a 20 anni di reclusione, a differenza dei 3 anni ipotizzati con l'accusa di omicidio colposo.

I Moretti: "Non sapevamo che le candele potessero causare una tragedia"

Intanto, Jacques e Jessica Moretti hanno negato qualsiasi responsabilità nella tragedia di Capodanno, affermando in tribunale di non essere a conoscenza del fatto che le candele scintillanti da cui è partito il rogo potessero causare una tragedia. Lo riporta l'emittente svizzera Rts che ha ottenuto una copia della trascrizione dell'ultima udienza che si è svolta in tribunale, la prima dove i proprietari del locale sono stati interrogati insieme per circa dieci ore.

Jessica Moretti ha anche messo in dubbio di aver scritto lei un messaggio condiviso ai dipendenti il 13 dicembre 2019 e reso noto dai pubblici ministeri. Nel messaggio si diceva che "se (i clienti, ndr) vogliono quelle scintillanti, stiano molto attenti, se la scintilla cade, sul divano o sul pavimento, o se la tengono in alto e bruciano la schiuma, le Constel brucerà...".

Furono proprio le candele scintillanti a innescare l'incendio di schiuma nel seminterrato del Constellation, costato la vita a 41 persone tra cui sei ragazzi italiani. "Siete sicuri che l'abbia scritto io?", ha chiesto Jessica Moretti. I magistrati le hanno detto che era "improbabile" che non fosse "consapevole dei rischi". Ma Jessica Moretti ha risposto che "non ne ero assolutamente a conoscenza" e "non pensavo in alcun modo possibile sapere che esistesse un pericolo."

Interrogato sul messaggio, Jacques Moretti ha fatto eco alle parole della moglie: "Abbiamo preso precauzioni per evitare di danneggiare l'attrezzatura. Non ci è mai nemmeno passato per la mente che potesse portare a una simile tragedia, era impossibile". E ha aggiunto: "Una volta soddisfatti tutti gli standard, ottenuta l'autorizzazione per queste fontane magiche e dopo il collaudo dei vigili del fuoco, riteniamo che non ci siano problemi a svolgere questa attività, a parte il rischio di danneggiare le attrezzature".

I messaggi choc allegati al verbale

Non solo messaggi sulle candele. I due messaggi whatsapp choc di Jacques e Jessica Moretti sono allegati al verbale dell'ultimo interrogatorio svoltosi a Sion il 5 giugno scorso. Il primo, risalente al 21 agosto 2021, è di Jacques e riguarda la chiusura delle porte di sicurezza: "Ciao a tutti, volevo sapere se la porta di sicurezza del Constell di fronte ai bagni è ancora bloccata? E se nessuno la usa? Inoltre, le porte del palazzo sono rimaste ancora aperte, bloccate aperte? Spero sempre che non siate voi? Ve l'ho già detto? Confermatemi per favore? e Grazie".

Gli risponde nella chat "Constel" un collaboratore: "Sì la porta è sempre bloccata. Sì, ne abbiamo parlato e non si lasciano aperte le porte!". Il titolare reagisce soddisfatto con l'emoticon del pollice in su.

I messaggi whatsapp - secondo quanto si è appreso - sono stati recuperati dal cellulare di Cyanne Panine, la cameriera che, sfilando sulle spalle del collega, ha inavvertitamente appiccato il fuoco a Capodanno ed è poi morta asfissiata. Di lei e del corteo con le candele pirotecniche si è parlato a lungo durante l'interrogatorio. "Non abbiamo mai forzato nessuno - ha detto Jessica Moretti agli inquirenti - ed era qualcosa che a Cyane piaceva. I servizi con le bottiglie si organizzavano tra i dipendenti".

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Allarme "animali spia" in Cina: “Tartarughe e pesci usati per rubare dati nei nostri mari”

L'allarme arriva direttamente dal Ministero della Sicurezza di Stato cinese (MSS), la principale agenzia di intelligence del Dragone che si occupa di spionaggio all'estero e controspionaggio. I servizi segreti stranieri starebbero utilizzando nuovi metodi per rubare i dati marittimi sensibili della Cina, tra cui boe di rilevamento, veicoli subacquei autonomi, dispositivi elettronici ma anche animali dotati di particolari sensori. Ebbene queste attività, ha spiegato il MSS sul proprio account ufficiale di WeChat, rappresenterebbero una seria minaccia per la sicurezza di Pechino.

L'allarme della Cina

Nel post sopra citato, il MSS ha avvertito che una "guerra segreta invisibile" si starebbe svolgendo silenziosamente nei mari intorno alla Cina. Che cosa sta succedendo? Pare che diverse agenzie straniere siano attive nel raccogliere dati sensibili "attraverso una varietà di nuovi dispositivi di spionaggio" per produrre mappe sottomarine. Le autorità hanno esplicitamente parlato di grandi animali marini, nello specifico di tartarughe e pesci spia che sarebbero stati rinvenuti "attaccati a sensori" mentre nuotavano nelle acque cinesi.

In base a quanto ricostruito, gli animali stavano "raccogliendo dati sensibili sull'ambiente marino, come la temperatura dell'acqua, la salinità e le correnti oceaniche in tempo reale, e li trasmettevano all'estero via satellite". Non sono però stati forniti dettagli specifici sul luogo del ritrovamento delle bestiole o su chi li avesse equipaggiati.

Nell'avviso si legge inoltre che le agenzie di spionaggio straniere avrebbero cercato per anni di analizzare le attività navali cinesi, creare "mappe sottomarine" della costa marittima del paese e monitorare i suoi giacimenti di petrolio e gas offshore. Il MSS ha infine esortato ricercatori, pescatori e armatori a rimanere vigili e a "segnalare dispositivi sospetti". In passato, non a caso, il governo cinese ha ricompensato alcune persone per la consegna di presunti dispositivi di spionaggio marittimo. C'è persino chi ha ricevuto fino a 500.000 yuan (circa 73.000 dollari).

Animali spia nel mirino

Le accuse di utilizzo di animali marini a scopo di spionaggio non sono certo una novità. Già nel 2023, l'intelligence britannica affermava che la Russia stava rafforzando la sicurezza della sua base navale di Sebastopoli, nel Mar Nero, un porto situato nella penisola di Crimea occupata dall'Ucraina, impiegando delfini addestrati. Gli 007 britannici sostenevano che Mosca avesse addestrato delfini tursiopi, tenuti in recinti galleggianti nel porto, per "contrastare i sommozzatori nemici".

Il MSS cinese ha spiegato di aver rinvenuto boe "dispiegate da un istituto di ricerca marina estero" dotate di "un pacchetto di sensori meteorologici" che consentiva loro di tracciare in tempo reale le tracce acustiche dei sottomarini cinesi. Il ministero ha inoltre citato un nuovo tipo di "veicolo planante a onde", alimentato dal moto ondoso e dall'energia solare, che, a suo dire, sarebbe impiegato da soggetti stranieri per trasmettere "dati ambientali marittimi di natura militare e informazioni sulle attività delle navi". Nel 2024, il gigante asiatico ha dichiarato di aver individuato dei "fari" nascosti sul fondale oceanico in grado di guidare il transito di sottomarini stranieri e di "preparare il terreno per la battaglia".

La sicurezza marittima, ha quindi concluso ancora il MSS, è una componente importante della sicurezza nazionale e la sua salvaguardia richiede sforzi congiunti da parte di tutti. Il quotidiano Global Times ha ricordato al pubblico di diffidare di collaborazioni sospette e di segnalare dispositivi non conformi, invitando al contempo gli armatori a rimanere vigili nei confronti di aziende sconosciute che promuovono dispositivi di servizio marittimo sospetti e a non acquistare o installare attrezzature da fonti ignote “senza riflettere”.

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Thailandia in lutto: morta la principessa Bajrakitiyabha, la figlia del re. Si apre il nodo della successione

La Thailandia piange una delle figure più amate e rispettate della famiglia reale. La principessa Bajrakitiyabha Mahidol è morta all'età di 47 anni dopo oltre tre anni trascorsi in coma, una condizione dalla quale non si era mai ripresa dopo il grave malore che l'aveva colpita nel dicembre del 2022. La notizia, annunciata ufficialmente dalla Casa Reale, ha scosso il Paese e riacceso immediatamente le domande sul futuro della monarchia thailandese e sulla successione al trono. La scomparsa della primogenita di re Maha Vajiralongkorn non rappresenta soltanto un dramma familiare. Per molti thailandesi era infatti una figura capace di incarnare il futuro della Corona grazie alla sua preparazione, al suo impegno istituzionale e alla fiducia che il sovrano aveva riposto in lei nel corso degli anni.

L'addio dopo tre anni e mezzo di coma

La principessa si è spenta all'ospedale Chulalongkorn di Bangkok, dove era ricoverata da oltre tre anni. Le sue condizioni si erano progressivamente aggravate nel tempo a causa delle complicazioni provocate dal lungo stato di incoscienza e dai problemi che avevano interessato diversi organi vitali. Nel comunicato ufficiale diffuso dalla Casa Reale si legge che "il team medico ha assicurato le cure più intensive possibili, ma le sue condizioni hanno continuato progressivamente a peggiorare". La morte è stata dichiarata alle 19.48 di giovedì sera. Il Paese si prepara ora a renderle omaggio con solenni funerali di Stato. La salma sarà sepolta presso la Piman Rattaya Throne Hall all'interno del Grand Palace, il cuore simbolico della monarchia thailandese.

Il malore che cambiò tutto

La tragedia ebbe inizio nel dicembre del 2022. La principessa stava trascorrendo del tempo all'aperto allenandosi con i suoi cani quando venne colpita da un improvviso malore che la fece crollare a terra priva di sensi. Secondo le informazioni diffuse successivamente dai medici, all'origine dell'emergenza vi sarebbe stata una grave anomalia cardiaca provocata da un'infezione. Nonostante gli interventi immediati e le cure specialistiche, Bajrakitiyabha non si è mai più risvegliata. Per oltre tre anni il Paese ha sperato in un miglioramento delle sue condizioni, seguendo con apprensione ogni aggiornamento proveniente dal Palazzo Reale. Quel miracolo atteso da milioni di thailandesi, però, non è mai arrivato.

Chi era la principessa Bajrakitiyabha

Conosciuta affettuosamente dai thailandesi come "Princess Bha", Bajrakitiyabha era nata il 7 dicembre 1978 ed era la prima figlia dell'attuale sovrano, re Maha Vajiralongkorn, nata dal matrimonio con la principessa Soamsawali. Fin da giovane aveva seguito un percorso molto diverso da quello tradizionalmente associato ai membri delle famiglie reali. La sua formazione era infatti fortemente orientata allo studio, alla diplomazia e al servizio pubblico. Dopo aver frequentato la Thammasat University in Thailandia, aveva proseguito gli studi negli Stati Uniti conseguendo importanti specializzazioni in giurisprudenza presso la Cornell University. Una preparazione accademica che le avrebbe aperto le porte della carriera diplomatica e delle organizzazioni internazionali.

La carriera tra diplomazia e Nazioni Unite

La principessa aveva lavorato presso la missione permanente della Thailandia alle Nazioni Unite a New York prima di rientrare nel suo Paese per intraprendere una carriera nel settore giudiziario. Dal 2012 al 2014 aveva ricoperto il ruolo di ambasciatrice della Thailandia in Austria, esperienza che le consentì di sviluppare una stretta collaborazione con l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Successivamente venne nominata ambasciatrice dell'UNODC per il Sud-Est asiatico, diventando una delle figure più attive nella promozione di riforme giudiziarie e programmi di tutela dei diritti umani nella regione. Durante un intervento pubblico aveva descritto se stessa con una frase rimasta celebre: "Mi chiedo spesso cosa sia esattamente. Una procuratrice? Un'avvocato penalista? Una diplomatica? La risposta è tutte queste cose insieme. Sono un ibrido".

L'impegno per i diritti delle donne

Tra le cause che le stavano maggiormente a cuore vi era il miglioramento delle condizioni delle detenute nelle carceri thailandesi. Bajrakitiyabha si era impegnata a lungo per promuovere una maggiore attenzione ai diritti delle donne private della libertà e per favorire programmi di reinserimento sociale. Il suo lavoro contribuì ad aumentare la sua popolarità presso la popolazione, che la considerava una principessa moderna e vicina ai problemi reali del Paese. Molti osservatori ritengono che proprio questa sensibilità sociale abbia contribuito a renderla una delle personalità più apprezzate della monarchia contemporanea thailandese.

La fiducia assoluta di re Vajiralongkorn

Negli ultimi anni il rapporto tra il re e la figlia era apparso particolarmente stretto. La principessa accompagnava spesso il sovrano negli impegni ufficiali più importanti, alimentando le speculazioni sul suo possibile ruolo futuro all'interno della monarchia. Nel 2021 il re le aveva inoltre affidato la guida dell'ufficio di sicurezza personale, assegnandole il grado di generale. Una scelta che molti interpretarono come una dimostrazione della grande fiducia riposta nelle sue capacità.

Il nodo della successione

La morte della principessa riapre ora una delle questioni più delicate della politica thailandese: la successione al trono. Re Maha Vajiralongkorn ha oggi 73 anni e non ha mai indicato ufficialmente il proprio erede. Secondo la tradizione thailandese la successione privilegia la linea maschile, anche se una modifica introdotta negli anni Settanta ha aperto la possibilità che anche una donna possa salire al trono. Per molti osservatori Bajrakitiyabha rappresentava la candidata ideale. La sua esperienza internazionale, la preparazione accademica e il prestigio costruito negli anni la rendevano una figura capace di garantire continuità e stabilità alla monarchia. La sua scomparsa cambia però completamente lo scenario.

Chi può succedere al re

Attualmente il principale candidato alla successione appare il principe Dipangkorn Rasmijoti, figlio più giovane del sovrano e nato dal suo terzo matrimonio. Il principe ha soltanto 21 anni e conduce una vita molto riservata, lontana dai riflettori che hanno accompagnato invece la carriera pubblica della sorella maggiore. Proprio per la sua giovane età, molti analisti ritenevano che Bajrakitiyabha avrebbe potuto svolgere un ruolo fondamentale come guida o reggente durante una futura fase di transizione. Esiste poi la figura della principessa Sirivannavari, stilista affermata e seconda donna più importante nella linea di successione. Negli anni ha costruito una propria immagine pubblica legata alla moda, al design e alla valorizzazione delle tradizioni artigianali thailandesi.

Un futuro ancora tutto da scrivere

La morte di Bajrakitiyabha lascia quindi un vuoto enorme sia sul piano umano sia su quello istituzionale. Per milioni di thailandesi era il volto più moderno della monarchia, una donna capace di coniugare tradizione e innovazione, diplomazia internazionale e impegno sociale. Per la Corona rappresentava invece una figura di equilibrio, preparata e rispettata anche oltre i confini nazionali. Con la sua scomparsa, il futuro della successione torna ad essere uno dei temi più delicati e incerti del Regno di Thailandia. Un rebus che il tempo, e probabilmente lo stesso re Vajiralongkorn, saranno chiamati prima o poi a risolvere.

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Trump festeggia 80 anni alla Casa Bianca: gabbia dei gladiatori, arena da 60 milioni di dollari e uno show senza precedenti

Donald Trump compie 80 anni e lo fa nel modo che più lo rappresenta, trasformando il compleanno in un evento destinato a far discutere il mondo intero. Per celebrare l'importante traguardo, il presidente degli Stati Uniti ha scelto una formula spettacolare e controversa, trasformando il South Lawn della Casa Bianca in una gigantesca arena per arti marziali miste. L'evento, battezzato "UFC Freedom 250", unisce la celebrazione del compleanno del presidente ai festeggiamenti per il 250° anniversario dell'indipendenza americana. Una combinazione che, come spesso accade quando si parla di Trump, divide l'opinione pubblica tra sostenitori entusiasti e critici feroci.

La Casa Bianca trasformata in un'arena

Da giorni il centro di Washington è illuminato dai potenti fari che sovrastano la struttura costruita davanti alla residenza presidenziale. Al centro del prato più famoso d'America è comparsa una gigantesca arena dominata da "The Claw", una monumentale struttura metallica che sovrasta persino la Casa Bianca. L'impianto è stato realizzato per ospitare sette incontri di Ultimate Fighting Championship e accogliere circa 4.000 spettatori all'interno dell'arena. Altre decine di migliaia di persone potranno assistere allo spettacolo attraverso maxi-schermi installati nelle aree limitrofe. L'impatto visivo è impressionante. L'arena pesa oltre 600 tonnellate, misura circa 47 metri di larghezza e raggiunge un'altezza di quasi 28 metri. Un colosso che ha completamente trasformato il luogo dove normalmente atterra il Marine One e dove ogni anno si svolgono alcune delle cerimonie più iconiche della presidenza americana.

Un evento da 60 milioni di dollari

Secondo le informazioni diffuse dagli organizzatori, l'evento avrebbe un costo complessivo vicino ai 60 milioni di dollari. La Casa Bianca ha dichiarato che le spese siano sostenute dall'UFC e dai partner commerciali coinvolti nell'iniziativa. La manifestazione ha richiesto settimane di lavori e il coinvolgimento di numerose agenzie federali. Oltre all'arena principale, sono stati predisposti sistemi di sicurezza, infrastrutture temporanee, aree per il pubblico e una complessa rete logistica destinata a gestire l'afflusso di decine di migliaia di persone. L'obiettivo dichiarato è quello di offrire uno spettacolo senza precedenti, capace di attirare l'attenzione mondiale e celebrare contemporaneamente il compleanno del presidente e l'anniversario della nascita degli Stati Uniti.

Trump e la passione per l'UFC

Non è un mistero che Trump sia da anni un grande appassionato di arti marziali miste. Nel corso della sua carriera politica ha partecipato a numerosi eventi UFC e ha sviluppato un forte rapporto personale con Dana White, presidente dell'organizzazione. Per il presidente americano, questo tipo di spettacolo rappresenta anche un modo per parlare a una parte importante del suo elettorato, in particolare ai giovani uomini che negli ultimi anni hanno mostrato un crescente interesse per gli sport da combattimento. Intervistato nei giorni precedenti all'evento, Trump ha dichiarato: "Sono le persone più dure che possiate mai incontrare. Se non avete mai visto uno di questi incontri dal vivo, non riuscirete a crederci".

Le polemiche e le critiche

L'iniziativa non è però stata accolta con entusiasmo da tutti. Diversi osservatori hanno definito l'evento fuori luogo in un momento particolarmente delicato per il Paese. Le critiche si concentrano soprattutto sul simbolismo di un gigantesco spettacolo sportivo organizzato alla Casa Bianca mentre gli Stati Uniti affrontano tensioni internazionali e difficoltà economiche. Alcuni gruppi hanno addirittura promosso azioni legali per cercare di bloccare l'evento, sostenendo che l'utilizzo di uno spazio pubblico così prestigioso per una manifestazione di questo tipo sia inappropriato. La Casa Bianca ha respinto tutte le accuse, difendendo l'iniziativa come un evento celebrativo rivolto all'intera nazione.

Marco Rubio: "Un regalo al popolo americano"

Tra i sostenitori più convinti dell'evento c'è il segretario di Stato Marco Rubio. Durante la presentazione della manifestazione, Rubio ha definito l'iniziativa "un regalo al popolo americano", aggiungendo che potrebbe essere seguita da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Secondo l'amministrazione, infatti, l'evento rappresenta un'occasione per promuovere l'immagine degli Stati Uniti e celebrare la forza e l'identità nazionale attraverso uno spettacolo destinato a diventare storico.

Le monete celebrative

Le celebrazioni per gli 80 anni di Trump non si limitano ai combattimenti. Negli ultimi mesi la Trump Organization è finita al centro delle polemiche per la vendita di monete commemorative in oro e argento dedicate al presidente. I prezzi variano da alcune centinaia fino a diverse migliaia di dollari. Le monete riportano il volto di Trump accanto ai simboli del 250° anniversario dell'indipendenza americana, alimentando ulteriormente il dibattito sulla commistione tra celebrazione istituzionale e promozione personale. La Casa Bianca ha respinto le accuse, sostenendo che le attività commerciali siano gestite in modo indipendente e separato dalle funzioni presidenziali.

Uno spettacolo destinato a entrare nella storia

Che lo si consideri un capolavoro di comunicazione o un eccesso di spettacolarizzazione della politica, il compleanno numero 80 di Donald Trump è già destinato a entrare nei libri di storia. Mai prima d'ora la Casa Bianca aveva ospitato una gabbia per combattimenti UFC, né una struttura delle dimensioni di "The Claw". Un evento che riflette perfettamente lo stile del presidente: spettacolare, divisivo, mediaticamente potente e impossibile da ignorare.

Le feste faraoniche dei precedenti compleanni

L'evento organizzato per gli 80 anni non è certo un caso isolato. Nel corso della sua vita Donald Trump ha spesso trasformato i propri compleanni in spettacoli degni di Las Vegas.

Il compleanno dei 79 anni tra carri armati e fuochi d'artificio

Nel 2025 Trump celebrò il suo 79° compleanno in concomitanza con una grande parata militare organizzata a Washington per il 250° anniversario dell'esercito americano. L'evento vide la partecipazione di oltre 6.000 soldati, 28 carri armati e un gigantesco spettacolo pirotecnico. Il costo complessivo venne stimato tra i 25 e i 45 milioni di dollari.

Il compleanno del 2024 tra comizi e torta gigante

Nel 2024, in piena campagna elettorale, Trump festeggiò i suoi 78 anni durante un grande raduno a West Palm Beach, in Florida. Protagonista della serata fu una torta a cinque piani decorata con bandiere americane, simboli repubblicani e fotografie del futuro presidente. Davanti ai sostenitori dichiarò: "È di gran lunga la più grande festa di compleanno che abbia mai avuto".

I 50 anni tra celebrità, champagne e palloncini d'oro

Nel 1996 il Trump Tower ospitò una festa memorabile per il cinquantesimo compleanno dell'imprenditore. Oltre 400 invitati parteciparono a una serata con champagne, orchestra, sculture di ghiaccio e ospiti celebri. Tony Bennett gli regalò un dipinto di Mar-a-Lago, mentre la cantante Eartha Kitt gli dedicò una speciale interpretazione di "Happy Birthday". A fine serata, 600 palloncini dorati caddero dal soffitto davanti agli invitati.

Il compleanno del 1990 al Trump Castle

Per i suoi 44 anni Trump organizzò una gigantesca festa al Trump Castle di Atlantic City. L'evento fu caratterizzato da ricostruzioni scenografiche, spettacoli musicali e persino da un episodio che portò all'arresto di un giornalista che aveva tentato di introdursi clandestinamente alla festa.

Il compleanno del 1988 tra astronavi, magia e Ronald Reagan

Per i 42 anni, Trump stupì gli ospiti con una scenografia futuristica che includeva un'astronave alta oltre quattro metri. La festa prevedeva spettacoli di magia, esibizioni musicali e persino un messaggio di auguri inviato dall'allora presidente Ronald Reagan. Un evento che già all'epoca mostrava la passione dell'imprenditore per le celebrazioni spettacolari e fuori scala.

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Il tesoro dei gioielli e le nuove accuse: Zapatero sempre più nel vortice giudiziario

Le nuove contestazioni per presunta frode fiscale e contrabbando aggravano ulteriormente la posizione giudiziaria di José Luis Rodríguez Zapatero, trasformando il cosiddetto "caso Plus Ultra" in una delle vicende più delicate della storia politica recente spagnola.

Per la prima volta dalla fine del franchismo, un ex capo del governo iberico si trova infatti a dover rispondere davanti all'Audiencia Nacional di un ventaglio così ampio di accuse, mentre il confronto politico tra socialisti e opposizione si fa sempre più acceso. Zapatero continua a respingere ogni addebito, sostenendo la legittimità del proprio operato e annunciando che fornirà tutte le spiegazioni richieste dal giudice nei prossimi interrogatori previsti per il 17 e il 18 giugno.

Dai gioielli alla nuova ipotesi di frode fiscale

La novità emersa nelle ultime ore riguarda l'apertura di un fascicolo separato da parte del giudice José Luis Calama, che ha deciso di approfondire la provenienza di alcuni gioielli rinvenuti durante la perquisizione del 19 maggio nello studio madrileno dell'ex premier socialista. Secondo la valutazione disposta dall'autorità giudiziaria, i preziosi avrebbero un valore complessivo superiore a 1,3 milioni di euro.

Nell'ordinanza, riportata dalla stampa spagnola, il magistrato sottolinea che l'origine di tali beni "non risulta al momento giustificabile". L'assenza di documentazione fiscale relativa all'acquisizione potrebbe configurare un incremento patrimoniale non dichiarato, superando la soglia prevista dal diritto penale tributario spagnolo per l'ipotesi di frode fiscale. Inoltre, gli investigatori stanno verificando se tali beni siano entrati nel territorio dell'Unione europea senza il pagamento dei relativi dazi doganali, circostanza che aprirebbe anche alla contestazione del reato di contrabbando.

Un elemento che ha alimentato ulteriormente il dibattito pubblico riguarda la discrepanza tra le prime stime diffuse dall'entourage dell'ex premier, che parlavano di un valore compreso tra 30 e 50 mila euro, e la successiva perizia affidata alla storica gioielleria Ansorena con il supporto dell'Istituto Gemmologico Spagnolo, che ha invece quantificato il patrimonio sequestrato in circa 1,3 milioni di euro.

L'acquisto di gioielli di tale valore genera, inoltre, obblighi fiscali, come IVA, imposta sul trasferimento di proprietà, imposta di successione e donazione o imposta sul reddito delle persone fisiche. L'eventuale mancanza di documentazione sulla modalità di acquisizione potrebbe imputare a Zapatero una plusvalenza ingiustificata. L'assenza di una dichiarazione o di un pagamento di una qualsiasi di queste imposte consentirebbe, inoltre, di dedurre la possibile esistenza di un importo di evasione fiscale superiore alla soglia tipica, che è di 120.000 euro.

Il caso Plus Ultra e le accuse già contestate

Le nuove ipotesi investigative si inseriscono nel più ampio filone del caso Plus Ultra, nato dall'esame del salvataggio pubblico da 53 milioni di euro concesso nel 2021 alla compagnia aerea durante la pandemia attraverso il fondo gestito dalla Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (SEPI).

Secondo il giudice Calama e gli investigatori dell'Unità di criminalità economica e fiscale (UDEF), Zapatero avrebbe avuto un ruolo centrale in una presunta rete di intermediazione politica finalizzata a favorire interessi privati presso le istituzioni pubbliche. Le accuse già formalizzate comprendono traffico di influenze, falsità documentale, organizzazione criminale e riciclaggio di denaro.

Le indagini si concentrano anche sui rapporti con alcuni imprenditori legati alla compagnia aerea e su presunti flussi finanziari transitati attraverso società considerate dagli inquirenti strumenti di schermatura patrimoniale. Parte del materiale investigativo deriva inoltre dalla cooperazione con le autorità statunitensi.

La difesa di Zapatero e il terremoto politico in Spagna

L'ex capo del governo, alla guida della Spagna dal 2004 al 2011, ha sempre respinto con fermezza ogni accusa. Durante la perquisizione, attraverso la propria segretaria, ha attribuito la provenienza dei gioielli a eredità ricevute dalla madre e dalla suocera, oltre che a regali ricevuti nel corso degli anni. Il suo portavoce ha poi riconosciuto un errore nella valutazione iniziale del valore dei preziosi.

L'interrogatorio fissato per la prossima settimana potrebbe rappresentare un passaggio decisivo. Offrirà a Zapatero l'opportunità di esporre la propria versione dei fatti e consentirà ai magistrati di verificare la tenuta delle spiegazioni fornite. In una Spagna già attraversata da forti tensioni politiche e da numerose inchieste che coinvolgono figure di primo piano, il caso rischia così di trasformarsi in uno dei dossier più esplosivi degli ultimi decenni.

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“8647” a due passi dalla Casa Bianca: è allarme a Washington prima del compleanno di Trump

Un gigantesco “8647” apparso sui prati del National Mall di Washington ha fatto scattare l’allarme delle autorità federali a pochi giorni dagli attesi festeggiamenti alla Casa Bianca per l’80esimo compleanno di Donald Trump, previsti domenica e accompagnati anche da un evento Ufc. La sequenza numerica, visibile dalle immagini live della webcam posta sul Washington Monument, è comparsa come una vasta area di erba scolorita nella zona del Mall a est del memoriale della Seconda guerra mondiale.

Non è ancora chiaro quando i numeri siano stati tracciati. Secondo la Cnn, nelle fotografie del National Mall scattate il 5 giugno da Getty Images la scritta non risultava visibile. Le immagini di EarthCam mostrano invece i numeri emergere progressivamente nel corso di alcuni giorni. Da terra, giovedì pomeriggio, i segni non erano facilmente distinguibili, ma diversi testimoni hanno riferito la presenza di mezzi di emergenza che hanno bloccato l’area intorno alle 13, mentre la squadra di paracadutisti dell’esercito, i Golden Knights, atterrava sul Mall.

Il significato del numero “8647” e l’allarme delle autorità

La sequenza “8647” viene generalmente usata come simbolo di opposizione a Trump, 47esimo presidente degli Stati Uniti. Ma l’amministrazione la interpreta anche come possibile allusione minacciosa: nello slang americano il numero “86”, nato nel settore della ristorazione per indicare la necessità di eliminare o rimuovere un ordine o un cliente, può essere usato anche nel senso di “fare fuori” qualcosa o qualcuno.

“Ogni minaccia contro il presidente viene presa molto seriamente dal dipartimento, e la nostra U.S. Park Police indagherà su questo episodio e assicurerà i responsabili alla giustizia”, ha dichiarato un portavoce del dipartimento dell’Interno, da cui dipende la gestione del National Mall. Lo stesso portavoce ha definito le scritte un “folle atto di vandalismo” che “non sarà tollerato”.

La U.S. Park Police ha precisato che la causa dello scolorimento dell’erba non è stata ancora determinata. Sono stati raccolti campioni per effettuare analisi. Secret Service e Fbi hanno rimandato ogni commento alla polizia dei parchi federali, che sta conducendo l’inchiesta. Una fonte delle forze dell’ordine citata dalla Cnn ha spiegato che il Secret Service collaborerà con la Park Police nel momento in cui sarà individuato un sospetto.

Dura la reazione della Casa Bianca. “Chiunque compia o sostenga violenza politica o cultura dell’assassinio deve essere condannato nei termini più duri possibili”, ha dichiarato il portavoce del presidente, Davis Ingle. “Devono ricevere immediatamente sostegno psichiatrico per curare il grave caso di sindrome da follia anti-Trump che ha minato i loro cervelli”, ha aggiunto.

Il precedente Comey e il clima politico attorno al simbolo

La vicenda si inserisce in un clima già teso attorno all’uso politico della sequenza “8647”. Nei mesi scorsi l’ex direttore dell’Fbi James Comey era finito al centro di una bufera per aver pubblicato sui social una fotografia che mostrava alcune conchiglie disposte su una spiaggia in modo da formare proprio quei numeri. Dopo le proteste dei commentatori conservatori, Comey aveva cancellato il post, negando qualsiasi intenzione violenta.

Il dipartimento di Giustizia lo ha poi incriminato con l’accusa di aver diffuso una “grave espressione dell’intento di danneggiare il presidente degli Stati Uniti”. L’ex capo dell’Fbi, storico avversario di Trump dai tempi del licenziamento seguito all’avvio dell’inchiesta sul Russiagate, dovrebbe andare a processo in ottobre. La difesa si prepara a chiedere l’archiviazione, sostenendo che il caso sia un nuovo esempio di giustizia politicizzata e usata per appagare lo spirito vendicativo del presidente. Comey, nei mesi scorsi, era già riuscito a far archiviare precedenti accuse di falsa testimonianza mosse contro di lui dal dipartimento di Giustizia.

A complicare il quadro c’è anche una recente decisione di un giudice federale, che il mese scorso ha stabilito che il numero “8647” non può essere automaticamente considerato una minaccia. In quel caso, il tribunale aveva deciso che una bandiera con quei numeri esposta davanti al palazzo di giustizia di Washington non dovesse essere rimossa, richiamando la tutela della libertà di espressione garantita dal Primo emendamento.

Intanto, l’episodio del National Mall arriva mentre Washington si prepara a un fine settimana di grande attenzione per la sicurezza, legato alle celebrazioni per il compleanno di Trump e alla presenza di grandi folle nella capitale. La Casa Bianca, già più volte teatro di trasformazioni legate alle passioni personali dei presidenti, si appresta così a vivere un nuovo appuntamento pubblico sotto la sorveglianza rafforzata delle autorità federali.

Non sarebbe la prima volta che gli spazi della residenza presidenziale vengono adattati alle abitudini dei suoi inquilini. Barack Obama fece trasformare uno dei campi da tennis in un campo da basket per potersi allenare anche alla Casa Bianca. Già nel 1991 George H. W. Bush, presidente sportivo appassionato di corsa, tennis e nuoto, aveva fatto realizzare un mezzo campo da basket. La sua vera passione, però, era l’horseshoe, il gioco del lancio dei ferri di cavallo: nel 1989 fece costruire un campo apposito e nel 1991 vi si esibì davanti alla regina Elisabetta, che durante una visita alla Casa Bianca gli regalò quattro ferri di cavallo d’argento.

All’interno della residenza resta invece celebre la piccola sala da bowling realizzata, a spese dello Stato del Missouri, per il 63esimo compleanno del presidente Harry Truman. Fu poi ampliata da Richard Nixon, grande appassionato di bowling.

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Belfast, ancora disordini. La polizia pronta a sparare (ad acqua)

Agenti pronti a sparare con i cannoni ad acqua dopo il terzo giorno di violenze scoppiate a Belfast in seguito alla feroce aggressione di un operatore sanitario da parte di un richiedente asilo sudanese. Lunedì sera, Hadi Alodid, di trent'anni, aveva infatti tentato di decapitare Stephen Ogilvie. A bloccare l'aggressore erano intervenuti dei passanti prima che gli agenti lo arrestassero, ma la vittima ha comunque perso un occhio a causa del brutale attacco. Il caso ha sollevato un forte dibattito politico perché Alodid era arrivato dal Sudan nel 2023 via Parigi, giungendo a Belfast con un autobus preso a Dublino. L'asilo gli era stato concesso con un processo accelerato che non prevedeva alcuna intervista e aveva il permesso di rimanere fino al 2028. I disordini sono scoppiati rapidamente dopo che il video di Alodid che pugnalava Ogilvie, urlando in arabo, aveva fatto il giro del web. Decine di uomini mascherati avevano invaso le strade della città, provocando incendi, bruciando veicoli e case dove abitano immigrati, non risparmiando neppure una automobile della polizia. Sui social media i soliti difensori dei diritti dei residenti come Elon Musk e Tommy Robinson utilizzavano la ben nota narrativa della violenza collegata all'accoglienza indiscriminata invitando la comunità ad agire visto che la polizia rimaneva immobile.

A poco sono valsi i richiami alla calma, fatti dagli stessi parenti della vittima e dai politici irlandesi e britannici. Durante la seconda notte di scontri sono state arrestate 16 persone e 12 agenti di polizia sono stati feriti. Il ministro per il Nord Irlanda, Hillary Benn ha condannato «il teppismo razzista» affermando che le violenze hanno sparso tra le minoranze che vivono sul posto «terrore e paura». I disordini più gravi sono avvenuti a Belfast, Derry e Coleraine. Ora la polizia irlandese è pronta ad usare il pugno di ferro per arrestare i responsabili dei tumulti e rinforzi arriveranno sia dall'Inghilterra che dalla Scozia. «Questi disordini sono scioccanti e del tutto inaccettabili - ha dichiarato il premier Starmer (in foto) - non esiste alcuna giustificazione per la violenza né per chi l'ha incoraggiata online o altrove». Secondo quanto rivelato ieri dal sito online del Guardian, un gruppo di osservazione aveva messo in guardia la Polizia Nord Irlandese negli ultimi otto mesi del rischio rappresentato dagli attivisti anti immigrazione. Alcuni di loro già allora stavano facendo circolare gli indirizzi delle abitazioni che sono state prese di mira in questi giorni. E una lista simile era stata distribuita poco prima che scoppiassero le violenze. Particolarmente sotto pressione risulta essere da tempo l'area di Newtownabbey, a Nord di Belfast. John Blair, un membro dell'Assemblea Nordirlandese per Sud Antrim, ha detto ieri alla Bbc che i residenti hanno paura persino di recarsi al lavoro.

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