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La partita per il Campidoglio si gioca nel nuovo stadio della Roma: cosa prevede la norma anti Gualtieri e pro FdI nel decreto sport

Lo stadio della Roma, nella Capitale, più che un semplice progetto era diventato quasi una creatura mitologica, che fa sognare mezza città (l’altra metà è appesa alle mire di Lotito sul Flaminio, ma questa è una storia diversa). E adesso che non è più soltanto una chimera, immaginate quanto possa diventare importante la sua realizzazione in piena campagna elettorale: per questo il centrodestra non ha alcuna intenzione di permettere al sindaco Gualtieri, che viaggia spedito verso la riconferma, di intestarselo indisturbato.

Nell’ultimo decreto Sport approvato dal Consiglio dei ministri c’è una piccola norma che sembra fatta apposta per questo. Il provvedimento preparato dal ministro Abodi riguarda per lo più i grandi eventi, dagli Europei di calcio all’America’s Cup di vela, ed è in realtà abbastanza deludente: si tratta per lo più di misure tecniche (come l’assegnazione gratuita delle frequenze radio per le imbarcazioni impegnate nelle gare, o gli sgravi fiscali per gli equipaggi), altri soldi per i Giochi del Mediterraneo di Taranto (15 milioni in più), personale e consulenti per rafforzare l’azione del commissario agli stadi Massimo Sessa, e la Commissione di vigilanza sui conti dei club presieduta da Massimiliano Atelli.

Non c’è traccia, invece, della riforma promessa dal ministro sui diritti tv e la Legge Melandri, che viene sì modificata, ma soltanto per un’inezia, spostando l’1% destinato al calcio femminile dalla FederCalcio al soggetto che organizza la competizione. Un piccolo sfregio alla Figc che perde centralità nella gestione della mutualità, probabilmente in vista della sgradita elezione di Malagò. Comunque un intervento talmente minimale su un tema così complesso da essere inspiegabile. A meno che il decreto non serva da cavallo di Troia, per far passare successivamente in fase di conversione delle modifiche sostanziali su cui oggi non c’era sufficiente copertura politica. Si vedrà.

Torniamo agli stadi, però, perché qui qualcosa invece è stato fatto. E non a caso. Il decreto, oltre a rafforzare la struttura commissariale con personale e consulenti, prevede che il commissario Sessa possa nominare come sub commissario non più soltanto il sindaco del Comune dove deve realizzarsi l’intervento, ma anche “il presidente della Regione interessata”. Questa modifica sembra essere cucita proprio su misura di Fratelli d’Italia e dello Stadio della Roma.

Negli ultimi giorni, il commissario Sessa ha adottato il suo primo provvedimento, dedicato appunto all’impianto di Pietralata, un’ordinanza che accelera e disciplina il procedimento, con tempistiche ridotte per arrivare al rilascio dell’autorizzazione unica entro 90 giorni complessivi. Con la normativa vigente, uno dei prossimi passi sarebbe stata la nomina di Gualtieri a sub-commissario, a cui si fa esplicito riferimento anche nella convenzione appena firmata dalla Regione.

Ma questo scenario è sempre stato visto come fumo negli occhi da Fratelli d’Italia, in particolare dalla base romana del partito: Gualtieri (e il suo assessore agli eventi Onorato) hanno impostato il loro mandato sulla narrazione del fare, in contrapposizione ai tanti “no” del passato. È chiaro che la possibilità di avere un ruolo di primo piano nello stadio, proprio ora che il progetto sembra essersi sbloccato in maniera definitiva, rischiava di essere il colpo del ko sulle prossime Amministrative, in cui Gualtieri già parte ampiamente favorito (il centrodestra ancora non ha un candidato). Il Decreto di Abodi fornisce un piccolo assist all’opposizione: con la modifica approvata, potrà essere della partita anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, fedelissimo della Meloni. I subcommissari a questo punto probabilmente diventeranno due, e il governatore proverà ad arginare Gualtieri. Anche sullo stadio si gioca la corsa al Campidoglio.

X: @lVendemiale

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Taser alla Polizia locale, la maggioranza non si presenta in aula e salta il numero legale

Nuovo inciampo per la maggioranza a Palazzo Marino, dove è venuto meno il numero legale durante la discussione degli emendamenti legati all’introduzione del taser per la Polizia locale.

Lega: “Teatrino incidente, default politico che paralizza Milano”

Il primo a intervenire dopo quanto accaduto è stato Samuele Piscina, consigliere comunale di Milano e segretario cittadino della Lega. “Il teatrino indecente avvenuto oggi in Consiglio comunale è la prova definitiva del totale default politico che paralizza Milano. La maggioranza non si è presentata in aula per la discussione degli emendamenti sul Taser, lasciando cadere il numero legale proprio su un tema che il Sindaco Sala aveva definito cruciale e su cui aveva persino garantito la sua presenza. Ci troviamo davanti all’ennesimo atto di sfiducia aperta della sinistra nei confronti del proprio primo cittadino”.

“Mentre il Sindaco spinge per l’adozione di uno strumento fondamentale per la sicurezza dei nostri agenti e dei milanesi, la sua stessa maggioranza lo sconfessa, preferendo disertare l’aula piuttosto che votare. Una parte della sinistra milanese si conferma, ancora una volta, totalmente ostaggio di un’ideologia estremista e anti-forze dell’ordine, incapace di guardare al bene della città. È inaccettabile che le lotte intestine della sinistra blocchino l’amministrazione e lascino Milano in uno stato di totale insicurezza e incapacità governativa”. “Siamo di fronte a una maggioranza di principianti allo sbaraglio che non è più in grado di garantire nemmeno i numeri minimi per far funzionare l’aula. I milanesi non possono continuare a pagare il prezzo della loro incompetenza. Se non sono in grado di governare, facciano un passo di lato immediatamente e lascino spazio ai professionisti del centrodestra, pronti a restituire a Milano la serietà, la stabilità e la sicurezza che merita”.

Fratelli d’Italia: “La sinistra milanese non ha il coraggio di prendere una posizione”

Ha aggiunto Francesco Rocca, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Milano: “È saltato il numero legale in Consiglio comunale perché la sinistra milanese non ha il coraggio di prendere una posizione sul taser per la Polizia Locale. Una situazione tragicomica che danneggia la città e blocca ulteriormente i lavori del Consiglio comunale, l’Assemblea che rappresenta i milanesi. È evidente il blocco ideologico di gran parte della maggioranza a Palazzo Marino; in questi giorni abbiamo assistito a ricatti, passi indietro e litigi all’interno della sinistra. Nel frattempo la città continua a subire situazioni d’illegalità e degrado.”

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