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Schede sim introdotte in carcere con un bacio appassionato durante il colloquio: arresti a Bari

Gli ordini spesso arrivavano dal carcere attraverso telefonate fatte utilizzando schede sim introdotte grazie a un bacio appassionato scambiato tra un detenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio e la fidanzata durante un colloquio. Con questo stratagemma, poi venivano veicolati i via libera per minacce e agguati. Uno di questi era stato indirizzato a un imprenditore di Palo del Colle, in provincia di Bari, per costringerlo a consegnare un auto a noleggio senza alcun pagamento. E per chiarire chi comandava, un’auto noleggiata sarebbe stata data alle fiamme.

Complessivamente gli arrestati sono quattro: due già detenuti nelle carceri di Lecce e Paola, uno finito in cella oggi, un altro ai domiciliari. Per un altro indagato. il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di arresto del pubblico ministero non ritenendo attuali le esigenze cautelari. Le accuse, contestate a vario titolo, sono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e incendio di auto, favoreggiamento personale e introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere. Il giudice ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

Le misure sono state disposte dopo l’inchiesta della Dda di Bari denominata “Re nero” che tra il 2023 e il 2024 ha accertato movente e presunti responsabili di un tentato omicidio avvenuto il 16 novembre di tre anni fa a Palo del Colle. Il delitto sarebbe avvenuto dopo le “ripetute estorsioni subìte da un imprenditore locale” attivo nel noleggio di auto da parte di un presunto affiliato al clan mafioso Strisciuglio di Bari. Inoltre, nel bar di cui la vittima è titolare nella zona 167 di Palo, furono esplosi quindici colpi di pistola calibro 9 contro l’ingresso “con l’intento di colpire i presenti”, annotano gli investigatori.

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Accoltellata 19 volte dal fratello, che ora sta per uscire dal carcere: “Ho paura”

Mio fratello ha finito di scontare la pena, prima in carcere poi in Rems, e a giorni potrebbe tornare libero. Io sono terrorizzata“. Chi parla è Francesca, la 43 enne che il 23 aprile 2019 a Modena venne accoltellata per 19 volte dal fratello che soffre di “un disturbo psicotico e paranoide, e inoltre è schizofrenico e bipolare”. Lei si è salvata per miracolo. “Fino a 18 anni – racconta Francesca a Il Corriere della Sera – sembrava normale. I suoi problemi iniziano dopo la morte di mio zio, mentre erano assieme a pesca. Da lì ha cominciato con l’alcol e la droga. Noi chiamavano il Centro di Salute mentale e loro ci rispondevano: “Non possiamo obbligarlo a curarsi, deve essere lui a venire spontaneamente”. E noi a insistere: “Guardate che da solo non ce la fa“. E loro: “Non possiamo obbligarlo. Voi siete i familiari e gli dovete stare vicino”.

Francesca racconta i momenti drammatici dell’aggressione. “Era il 23 aprile 2019. Ero appena rientrata dalla Puglia. Lui – spiega a Il Corriere – era da mia mamma. C’era la porta socchiusa. Appena entrata mi ha dato le prime coltellate in testa. All’inizio ho pensato che stesse crollando la casa. Poi mi sono girata e l’ho visto in faccia. Mi colpiva e rideva. Sembrava felice. E io gli dicevo fallo per mio figlio. Nulla. Poi è uscito ed è andato dai carabinieri: “Ho ucciso mia sorella“. “Siamo terrorizzati. E come noi migliaia di famiglie che hanno il nostro stesso problema. La malattia psichiatrica è il vero male del secolo. Persone come mio fratello hanno bisogno di strutture di assistenza continua. Le famiglie da sole non ce la fanno”.

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