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<em>A Morte de Robin Hood</em>: imperdoável!
È morta Daveigh Chase per meningite e sepsi, era la bimba Samara dell’horror “The Ring”: ha avuto problemi con la giustizia e periodi di fragilità negli ultimi anni
Cinema in lutto. È morta a soli 35 anni Daveigh Chase, l’attrice statunitense diventata famosa per aver interpretato da bambina Samara Morgan nel film horror “The Ring” e per aver dato la voce a Lilo nel film d’animazione Disney “Lilo & Stitch”. La notizia è stata confermata dal suo compagno Roy Hernandez al sito hollywoodiano Tmz. Secondo quanto riferito, l’attrice è deceduta martedì 16 giugno a seguito di una meningite e di un’infezione del sangue che hanno provocato gravi complicazioni di tipo settico.
Negli corso degli anni l’attrice ha avuto alcune vicende personali difficili e problemi con la giustizia, oltre a periodi di fragilità e instabilità. Poco prima della sua morte, il compagno aveva avviato una raccolta fondi online per sostenerla durante la malattia, descrivendo una situazione clinica critica e il desiderio di garantirle assistenza e serenità nelle ultime fasi della sua vita
Nata il 24 luglio 1990, nel 2002 era diventata un’icona del cinema horror interpretando Samara Morgan in “The Ring”, performance che le valse anche un Mtv Movie Award come miglior “cattivo”. Nello stesso anno aveva prestato la voce alla protagonista del film Disney Lilo & Stitch, ruolo che le era valso un Annie Award per la migliore interpretazione vocale in un film d’animazione.
Nella sua carriera aveva ottenuto anche altre nomination e partecipato a produzioni come “Donnie Darko”, la serie “Big Love”, “E.R. – Medici in prima linea”, “Sabrina, vita da strega”, “Beethoven 5” e “Colde Case – Delitti irrisolti”. L’ultimo credito ufficiale risale al 2016, nel videogioco “Let It Die”.
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<em>Cinco Segundos</em>: um melodrama em autodefesa
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<em>Duas vezes João Liberada</em>: história de uma rodagem dissidente
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Cinco filmes para ver esta semana

Cinema: O outro lado de Fernão Magalhães, num filme que é uma reflexão sobre os horrores da colonização
“Magalhães”, produção nacional com realização do filipino Lav Diaz, tem Gael García Bernal no papel do explorador português e é uma meditação sobre a colonização. Falámos com o ator mexicano

Cinco filmes para ver esta semana

Il cinema iraniano racconta la resistenza e il coraggio di chi lotta contro l’oppressione

Da oltre quarant’anni il regime iraniano cerca di controllare non solo la politica, ma anche la cultura, l’informazione e l’immaginario collettivo. Eppure proprio dall’Iran sono emersi alcuni dei registi più apprezzati del mondo, capaci di raccontare la società iraniana, le sue contraddizioni e le sue ferite senza rinunciare alla libertà artistica. È dentro questa apparente contraddizione che si inserisce “Cinema iraniano: l’arte del dissenso”, la rassegna organizzata dall’Associazione Maanà in collaborazione con Cineteca Milano, in programma dal 24 giugno al 7 luglio al cinema Arlecchino.
Sei film accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso l’Iran contemporaneo, raccontando storie di repressione, memoria, diritti civili, libertà religiosa e resistenza. Un percorso che arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese, reduce da mesi di tensioni interne e internazionali e da una nuova ondata di repressione del dissenso.
La rassegna nasce dall’idea che il cinema possa diventare uno strumento per comprendere una realtà spesso raccontata soltanto attraverso la lente della geopolitica. «Ogni film è una testimonianza viva di coraggio, resistenza e dignità di fronte a un sistema autoritario e repressivo», spiega a Linkiesta l’attivista Rayhane Tabrizi, voce degli iraniani della diaspora in Italia. «Raccontare queste storie significa scegliere di non distogliere lo sguardo».
L’appuntamento inaugurale, il 24 giugno, vedrà la proiezione di “Le donne che hanno detto di NO”, dedicato alla persecuzione della comunità bahá’í, la più grande minoranza religiosa non musulmana del Paese. Alla proiezione parteciperanno la regista Sepehr Atefi e la testimone Yeganeh Agahi, oggi rifugiata in Germania, che ha conosciuto in prima persona la repressione del regime. Il film racconta la storia di dieci donne bahá’í arrestate e impiccate negli anni Ottanta per essersi rifiutate di rinnegare la propria fede: una storia che apre uno spazio di memoria e testimonianza, in cui ogni voce, ogni immagine e ogni singolo momento rappresentano una presenza forte. Le storie di queste donne fanno parte di una narrazione storica più ampia, poiché molte persone sono state e continuano a essere uccise a causa della loro fede o delle loro convinzioni politiche.
Tra le opere in programma ci saranno anche film dedicati al tema della pena di morte e della repressione politica, compreso un lavoro del regista dissidente Mohammad Rasoulof, costretto negli ultimi anni a lasciare l’Iran dopo le persecuzioni subite dalle autorità.
Dopo la rivoluzione islamica del 1979, il controllo statale sulla produzione culturale è diventato sempre più rigido. Musica, cinema, editoria e informazione sono sottoposti a un sistema di autorizzazioni e censura che limita fortemente la libertà espressiva. Secondo Freedom House, l’Iran è oggi tra i Paesi meno liberi al mondo anche sul piano digitale, mentre decine di giornalisti e artisti continuano a essere arrestati e condannati a morte ogni anno.
Proprio all’interno di queste restrizioni è nata una delle tradizioni cinematografiche più influenti del nostro tempo. Un recente saggio pubblicato dal Gulf International Forum descrive questo fenomeno attraverso il concetto di “Third Space”, il terzo spazio: una zona grigia in cui artisti e registi riescono a esprimere critica sociale e politica senza ricorrere a un’opposizione frontale che verrebbe immediatamente censurata.
Più che dire apertamente ciò che non può essere detto, molti autori iraniani hanno imparato a lavorare sulle metafore, sulle ambiguità e sui significati multipli. Lo stesso meccanismo si ritrova in molte altre forme artistiche. Dopo le grandi proteste del 2025, represse nel sangue dalle autorità, diversi artisti iraniani trasformarono l’immagine simbolo delle manifestazioni – un uomo solo seduto davanti alle forze speciali – in opere grafiche e digitali che evitavano slogan diretti ma evocavano comunque l’idea della resistenza individuale contro il potere. Un linguaggio visivo volutamente ambiguo che permetteva alle opere di circolare nonostante la censura.
«In Iran qualcosa continua a muoversi», racconta ancora Rayhane Tabrizi. «Le proteste non si sono completamente spente, nonostante la repressione e le difficoltà. Ma oggi gran parte del lavoro viene portato avanti all’estero, attraverso campagne contro le esecuzioni e per la liberazione dei prigionieri politici».
In questo senso la rassegna milanese non è soltanto un evento culturale. È anche un’occasione per osservare da vicino come l’arte continui a sopravvivere dentro sistemi autoritari e come il cinema possa diventare, allo stesso tempo, memoria, testimonianza e lotta contro l’oppressione del regime.

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“Toy Story 5”: Joan Cusack destaca perspectiva feminina em filme; entenda
Para a atriz Joan Cusack, que dá voz à cowgirl animada Jessie no filme “Toy Story 5”, da Disney, foi importante que o filme contasse um tipo diferente de história — centrado nas experiências das meninas.
“Quero dizer, somos metade da população”, disse ela à Reuters.
Cusack destacou o valor das histórias contadas a partir de uma perspectiva feminina, afirmando que elas trazem uma profundidade emocional distinta.
“As histórias de meninas são ótimas porque oferecem um ponto de vista diferente. Se você fizer isso bem, há emoção de verdade nelas. Acho que é real”, acrescentou a atriz de “Uma Secretária de Futuro”.
Ao lado de Cusack, os veteranos da franquia, Tom Hanks e Tim Allen, retornam como os brinquedos Woody e Buzz Lightyear.
No filme mais recente da série, os brinquedos enfrentam uma nova ameaça: a ascensão dos aparelhos eletrônicos, que cada vez mais os substituem na vida das crianças.
No centro da história está Bonnie, uma menina que se sente pressionada a trocar seus brinquedos por um tablet de alta tecnologia chamado Lilypad para se encaixar em um grupo crítico de sua aula de dança.
O conflito desencadeia uma jornada emocionante para Jessie, que apoia Bonnie enquanto questiona seu próprio lugar em um mundo dominado pela tecnologia.
“Toy Story 5”, dirigido por Andrew Stanton e coescrito por Stanton e Kenna Harris, é o quinto filme da popular franquia da Pixar e uma sequência de “Toy Story 4”, dirigido por Josh Cooley.
Uma franquia é vital para a Disney, que conta com a popularidade de suas histórias e personagens para atrair visitantes aos seus parques temáticos, vender produtos e aumentar a audiência de seu serviço de streaming Disney+.
Os filmes da série “Toy Story” já arrecadaram cerca de US$ 3 bilhões (cerca de R$ 15,37 bilhões) em bilheteria global, de acordo com a Rentrak.
30 anos de “Toy Story”: como franquia segue atual para novas gerações
“A tecnologia não é um vilão”, diz Infante sobre “Toy Story 5”
Em entrevista relacionada ao filme “Toy Story 5″, o ator Rafael Infante compartilhou à CNN Brasil suas reflexões sobre a relação das crianças com a tecnologia e o impacto das telas no cotidiano da infância contemporânea. O tema ganhou relevância por se conectar diretamente à temática do longa, que aborda o excesso de tecnologia na vida moderna.
Ao ser questionado sobre as diferenças entre a infância de sua geração e a atual, Infante, que dubla um personagem no novo filme, admitiu uma certa contradição em seu próprio comportamento. “Não posso ser hipócrita”, afirmou, reconhecendo que, apesar de repreender a filha pelo uso excessivo de telas, ele próprio comete o mesmo. “Estamos todos inseridos nessa nova realidade”, concluiu.
Tecnologia como ferramenta, não como inimiga
Para Infante, a tecnologia não deve ser encarada como algo negativo. “A tecnologia não é um vilão. Acho que existe um equilíbrio saudável nisso”, declarou, acrescentando que a tecnologia não vai desaparecer, mas pode se ressignificar ao longo do tempo.
Maísa, que também empresta a voz neste filme a outro personagem, a Lilypad, trouxe uma perspectiva complementar ao relembrar sua própria infância, quando a tecnologia era menos acessível. Segundo ela, não carregar um dispositivo o tempo todo no bolso reduzia as comparações entre crianças.
“Eu não assistia outras crianças brincando. Não cresci com esse tipo de realidade”, disse. Ainda assim, a atriz reconheceu que a prima de 8 ou 9 anos, que cresceu em contato com a tecnologia, é criativa, engraçada e possui raciocínio lógico apurado. “Creio que a tecnologia acabou ajudando ela nesse atributo”, avaliou.
O valor do tédio na formação infantil
Infante destacou ainda um ponto que, segundo ele, o próprio filme tenta resgatar: a importância do tédio. “A tecnologia pode ser prejudicial porque a gente está sempre preenchendo esse vazio com a rede, com não sei o quê. E o tédio é importante. É muito importante”, afirmou. Para ele, é do silêncio e dos momentos de ócio que surgem experiências fundamentais para o desenvolvimento.
Toy Story 5, Minions 3, Shrek 5 e mais: veja as previsões de estreia
“Toy Story 5”: Maísa e Rafael Infante elegem melhores filmes da franquia
O filme “Toy Story 5” estreia nesta quarta-feira (17) nos cinemas, e os dubladores brasileiros dos novos personagens do filme concederam entrevista à CNN Brasil.
A atriz e apresentadora Maísa, que empresta a voz à personagem Lilypad, e o humorista Rafael Infante, responsável pelo personagem Rolinho, compartilharam detalhes sobre o processo de dublagem e suas impressões sobre a nova produção.
O desafio de encontrar a voz dos personagens
Rafael Infante descreveu o processo criativo como um exercício de imersão nas circunstâncias de cada personagem. “Tem uma coisa muito maneira do nosso trabalho, que é se colocar naquelas circunstâncias. Não é tudo um copy-paste do processo; tem coisas que a gente pode imaginar e chegam de uma outra forma”, afirmou. Ele também destacou o desafio específico da dublagem, que envolve trabalhar cena por cena, sem assistir ao filme completo previamente.
Maísa ressaltou outro aspecto do trabalho: a necessidade de se desprender da versão original em inglês para construir uma interpretação genuinamente brasileira. “A gente não tem que copiar o que eles estão fazendo, a gente tem que fazer o nosso e se atentar muito às expressões dos nossos personagens”, explicou. Ela acrescentou que ambos interpretam personagens tecnológicos e que o desafio era justamente não tornar as vozes robóticas, preservando humor e nuances.
Adaptações para o público brasileiro
Sobre a liberdade de adaptar falas ao contexto brasileiro, a apresentadora revelou ter aproveitado a oportunidade para inserir um meme popular em uma das falas de Lilypad. “Pude brincar com um meme bem viralizado que a galera conhece e o público de ‘Toy Story 5’ vai identificar na hora”, contou, ressalvando que ainda não havia assistido ao filme finalizado para confirmar se a referência permaneceu na versão final. Infante complementou que a musicalidade brasileira representa um desafio adicional, já que o ritmo do português difere significativamente do inglês americano.
Tecnologia na infância: reflexões dos dubladores
O filme aborda o tema do excesso de telas na infância, e os dubladores refletiram sobre as diferenças entre a infância que viveram e a das crianças de hoje. O humorista admitiu que, apesar de criticar o uso excessivo de tecnologia pela própria filha, ele próprio reproduz o mesmo comportamento. “Estamos todos inseridos nessa nova realidade. A tecnologia não é um vilão; acho que dá para existir um equilíbrio saudável”, ponderou. Ele também destacou a importância do tédio e do ócio para o desenvolvimento infantil, algo que o filme procura resgatar.
Maísa, por sua vez, apontou que, na sua infância, a tecnologia existia, mas era menos acessível. “Eu não levava no meu bolso o tempo inteiro. Tinha um momento de fazer aquela coisa, não era algo disponível 24 horas”, recordou. Ela também observou que uma diferença marcante é que hoje as crianças brincam assistindo outras crianças brincando em canais digitais, algo que não fazia parte da sua geração. Ao mesmo tempo, reconheceu que a tecnologia pode contribuir positivamente, citando o exemplo de uma prima de 8 ou 9 anos que demonstra criatividade e raciocínio lógico apurado.
Ranking dos filmes favoritos da franquia
Ao serem convidados a eleger seus filmes favoritos da franquia, os dubladores não hesitaram em posicionar “Toy Story 5” no topo. Infante destacou “Toy Story 3” e “Toy Story 1” como os mais marcantes anteriores ao novo filme. “O 1 foi a chegada, e o 3 foi toda a jornada e a história. Mas esse está muito bem casado com o momento e a discussão que propõe”, avaliou. Maísa apresentou seu ranking completo: “Toy Story 5” em primeiro, seguido por “Toy Story 3”, “Toy Story 1”, “Toy Story 4” e, por último, “Toy Story 2”.
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Do vilão tecnológico à participação de Bad Bunny: “Toy Story 5” chega às salas de cinema portuguesas
"Toy Story 5" chega esta semana às salas de cinema em Portugal, na quinta-feira. O novo filme mostra o desafio das tecnologias na infância.

Contra tudo e contra todos, eis as senhoras do cinema britânico
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“Homem-Aranha: Um Novo Dia”: veja o trailer oficial do novo filme
Depois de Tom Holland, 30, e Zendaya, 30, roubarem a cena na pré-estreia de “Homem-Aranha: Um Novo Dia” em Amsterdam, na Holanda, a Sony Pictures divulgou nesta quarta-feira (17) o trailer oficial do filme inédito da franquia.
Logo no início da filmagem, Peter Parker (Tom Holland) aparece em diversos combates e com um novo receio: estar perdendo a cabeça. Ainda sem ser lembrado por seus amigos e ex-colegas super-heróis, o protagonista pede ajuda de Bruce Banner (Mark Ruffalo) em seu último ano como estudante universitário.
Enfrentando uma nova ameaça, o jovem precisa conseguir se autorregular novamente e salvar o amor de sua vida, que não tem lembranças deles juntos: Michelle “MJ” Jones (Zendaya). Assim como nos títulos anteriores, em meio às cenas caóticas, os espectadores acompanham alguns momentos de descontração do Homem-Aranha.
Ao longo da nova disputa com uma ameaça não identificada, Peter descobre que seu ex-melhor amigo, Ned (Jacob Batalon), está em uma busca extensa para tentar desmarcar quem é a pessoa por trás do super-herói do Queens.
Além dos atores mencionados previamente, o elenco ainda conta com grandes nomes, incluindo o retorno de Michael Mando (Escorpião) e a adição de Sadie Sink (“Stranger Things”), Tramell Tillman (“Ruptura”) e Jon Bernthal (“Justiceiro”).
No Brasil, a estreia de “Homem-Aranha: Um Novo Dia” deve acontecer a partir do dia 29 de julho. Sessões antecipadas no dia anterior já foram disponibilizadas para os fãs da trama da Marvel.
Assista ao trailer oficial de “Homem-Aranha: Um Novo Dia”
*Sob supervisão de Gabriela Maraccini
Sean Penn dirige filme sobre invasão do Capitólio por apoiadores de Trump
O ator Sean Penn, 65, será o diretor e roteirista de filme sobre policial estadunidense que fica preso no ataque por apoiadores de Donald Trump ao Capitólio, nos Estados Unidos, ocorrido em 6 de janeiro de 2021. De acordo com a Variety, o longa será produzido pela Warner Bros. e Bradley Cooper estaria escalado para viver o protagonista.
Ainda sem muitos detalhes sobre a trama divulgados, não se sabe se o ataque político será o foco da produção ou o pano de fundo. A produção está prevista para começar em meados de 2027.
O ataque ao Capitólio ocorreu quando milhares de apoiadores de Donald Trump invadiram o Congresso durante a confirmação da vitória eleitoral do democrata Joe Biden, que derrotou Trump nas eleições presidenciais em 2020.
Sean Penn, conhecido por trabalhos de cunho político, compareceu às audiências públicas do comitê legislativo que investigou o episódio e chegou a chamar Trump de “inimigo da humanidade” em entrevista. O futuro da produção, no entanto, segue incerto perante a negociação de compra da Warner Bros. pela Paramount. David Ellison, CEO da Skydance Media, que é próximo do presidente norte-americano e apoiador declarado.
Sean Penn ganhou recentemente seu terceiro Oscar por “One Battle After Another“, dirigido por Paul Thomas Anderson, e também recebeu Oscars por suas atuações em “Mystic River” e “Milk”. Como diretor, ele dirigiu filmes como “The Indian Runner”, “Into the Wild” e “The Pledge”.
Cinema Paris vai ser demolido para dar lugar a 19 habitações

© LUÍSA NHANTUMBO/LUSA