Trump: firma oggi, Hormuz riapre. I pasdaran prendono (altro) tempo
Un po' per il consueto gioco di ruolo tattico, un po' per la ricerca di intestarsi la vittoria, un po' per i dubbi che restano ancor sul tavolo. Ma anche se il tira e molla tra Stati Uniti e Iran continua, l'accordo per un cessate il fuoco in Medioriente sembra, finalmente, ormai a un passo con la giornata di oggi cerchiata sul calendario. Dopo gli annunci roboanti di Donald Trump, arrivano anche le conferme entusiaste dal Pakistan mediatore e quelle, seppur più prudente, dal regime di Teheran, anche se alcuni dettagli restano da limare. Come la partecipazione o meni de visu alla cerimonia della firma, il quando e il dove, ma visto da dove si partiva (la promessa di raid violentissimi e la garanzia di una nuova escalation), possono considerarsi tutto sommato dettagli marginali.
"La firma dell'accordo con l'Iran è prevista per domani (oggi, ndr) e, subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti - annuncia Trump, che vuole festeggiare l'ottantesimo compleanno con un sucesso - Non vediamo l'ora di lavorare con l'Iran e l'intero Medioriente per molto tempo a venire. Speriamo che questo processo si svolga in modo rapido, facile e senza intoppi. Se così non fosse, abbiamo l'alternativa definitiva, che speriamo di non dover mai più utilizzare!", ha scritto il tycoon via social. "Siamo più vicini a un accordo di pace che mai prima d'ora. Con la finalizzazione probabilmente attesa nelle prossime 24 ore, il Pakistan si sta preparando per la firma elettronica dell'accordo di pace immediatamente dopo, seguita da colloqui a livello tecnico la prossima settimana", ha detto il premier pachistano Shehbaz Sharif, con lo stesso Trump che ha ripostato quanto detto da Sharif. Anche dall'Iran sembra arrivare il via libero definitivo con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che fa sapere come il negoziato dovrebbe svolgersi in due fasi e portare prima a un memorandum d'intesa, poi a un accordo finale, con la questione nucleare rinviata alla seconda fase. "Il memorandum d'intesa in 14 articoli tra Iran e Stati Uniti nella prima fase, successivamente inizieranno i negoziati per la seconda fase, che dovranno condurre a un accordo finale", specificando che "la questione nucleare è stata rinviata alla fase dell'accordo finale perché, nelle condizioni attuali, non poteva essere affrontata e le richieste degli Stati Uniti non erano accettabili", ha detto.
I se e i ma, al di là dei dettagli formali, arrivano dai falchi del regime di Teheran. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i pasdaran, hanno infatti hanno negato che l'Iran firmerà un accordo con gli Stati Uniti oggi e hanno criticato l'"insolita insistenza" del presidente Trump sulla firma. "Trump insiste, nonostante i negoziatori iraniani abbiano esplicitamente dichiarato che il memorandum non è ancora stato finalizzato e che la firma di domani non avverrà sicuramente". Dello stesso avviso, anzi, anche su posizioni più dure, il partito ultraconservatore Paydari che sta muovendo le file per cercare di far saltare in tutti i modi il negoziato a un passo dal traguardo. Nella serata di ieri a Teheran e in altre città del Paese sono andate in scena manifestazioni contro l'intesa. Aggressivi gli slogan: "Vergogna ad Araghchi", "Ghalibaf, Araghchi, e il sangue del mio leader?". In matinata l'Iran aveva lanciato "diversi droni sullo Stretto di Hormuz" abbattuti dalle forze statunitensi. Comunque, un segnale che lascia la tensione a livello alto.
In ogni caso secondo le previsioni, l'accordo sarà firmato a distanza con gli incontri di Ginevra, in Svizzera, rinviati a data da destinarsi. In seguito si terranno riunioni a Islamabad per discutere questioni tecniche. Oggi, comunque, Araghchi sarà in Pakistan con una delegazione per colloqui tecnici mentre cresce l'ipotesi di un incontro diretto fra due personalità di alto livello di Usa e Iran la prossima settimana in Svizzera. Ma l'ultimo passo rischia sempre di essere il più difficile. E di certo è il più importante.