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Un modulo e nessun colloquio, così il sudanese di Belfast ha ottenuto il permesso di soggiorno “fast-track”

Le polemiche sull’attacco di Belfast non si placano e queste sono le ore delle domande. Scemata l’indignazione del momento, gli inglesi si chiedono come sia arrivato nel loro Paese Hadi Alodid e come abbia fatto a ottenere un permesso di soggiorno illimitato (con tutti i benefici del caso) della durata di 5 anni. Questo ha generato molte polemiche e ripreso vecchi temi legati alle politiche migratorie fin troppo lasche di Rishi Sunak.

In base alle notizie finora note, la prima comparsa ufficiale dell’uomo è a Parigi tra il 2022 e il 2023, da lì è arrivato a Dublino ma non è chiaro come, visto che i barconi non coprono la tratta tra le coste francesi e l’Irlanda. Inoltre, se fosse arrivato nel Regno Unito illegalmente attraverso la Manica, avrebbe potuto fare domanda direttamente nel posto di sbarco invece di arrivare fino a Belfast: tra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord non vi sono differenze in tal senso. Invece, da Dublino Alodid ha preso un autobus che lo ha portato a Belfast nel febbraio 2023 e qui ha presentato immediatamente domanda di asilo, che gli è stata accettata nel settembre dello stesso anno. Non ha dovuto nemmeno sottostare a controlli confine, perché per antichi accordi non esiste una frontiera tra i due Paesi. Al momento non è noto né come Alodid sia arrivato a Parigi e nemmeno come sia arrivato a Dublino. Sta di fatto che ha potuto usufruire dello “Streamlined Asylum Process”, noto come Sap, e definito anche “fast-track” delle domande di asilo per la facilità e rapidità con le quali venivano sbrigate le domande. Questo sistema è stato introdotto sotto il governo Sunak proprio a febbraio 2023 ed è stato esteso ai richiedenti asilo sudanesi nel giugno dello stesso anno.

Questo sistema, fortemente contestato fin dalla sua introduzione, prevede la compilazione di un modulo di 10 pagine da parte del richiedente, che non viene sottoposto ad alcun colloquio faccia a faccia. È stato introdotto dal governo del Regno Unito per smaltire le 92mila domande di asilo arretrate e, con questo sistema, quelle presentate da sedicenti cittadini sudanesi hanno avuto un tasso di accoglimento del 95% a fronte dei conflitti nella regione. “Il Ministero dell'Interno all'epoca non voleva attuare il piano fast-track, ma Rishi glielo ha imposto. È stato il peggiore dei due mondi, perché non è riuscito a fermare le piccole imbarcazioni attraverso la Manica e, allo stesso tempo, ha reso più facile ottenere l'asilo. Era totalmente illogico e avrebbero dovuto lavorare per disincentivare i richiedenti asilo”, ha dichiarato una fonte dei Tory al Daily Mail che ha dato in esclusiva la notizia.

Il governo in carica ha inasprito nuovamente i criteri di accesso allo status di rifugiato ma in quella finestra nella quale è stato in vigore il sistema Sunak sono stati decine di migliaia i migranti che hanno potuto ottenere il permesso di soggiorno. Questo metodo non era stato sospeso o rivisto nemmeno a seguito delle segnalazioni dei funzionari pubblici, che avevano messo in guardia il governo sul fatto che il SAP non sarebbe stato in grado di identificare i “malintenzionati”, inclusi terroristi e autori di reati gravi.

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Donne “scafiste” dei barconi di migranti: la nuova strategia dei trafficanti

Il mondo del business legato ai traffici irregolari di esseri umani è mutevole, fluido, si adatta ai tempi e alle usanze, per continuare a esistere ma anche per continuare ad avere appeal. Perché è innegabile che ne abbia ed è innegabile che eradicarlo è molto complesso. La struttura di queste organizzazioni di migranti è nota, è un triangolo in cui al vertice si trova la vera “testa” rappresentata il più delle volte dalla criminalità organizzata locale, che muove i fili e gestisce i traffici attraverso i suoi galoppini. Questi sono gli “agenti di zona” che a loro volta gestiscono la manodopera che organizza i migranti da imbarcare, sceglie le zone di partenza delle barche, trova le barche e anche le case in cui i migranti vengono raccolti prima della partenza. Sono loro a individuare, tra i migranti, i soggetti adibiti alla conduzione della barca e alla rotta, i bussolieri.

Finora è stato dato quasi per scontato che le barche venissero messe in mano a uomini, perché è sempre stato così ma, soprattutto, perché nelle inchieste condotte da questo quotidiano sono sempre stati individuati “scafisti” uomini. Sono loro a proporsi, anche se non hanno esperienza: viene loro spiegato qualche rudimento base e vengono messi al timone. È un ruolo ambito dai migranti, perché a fronte della responsabilità garantisce il trasporto gratuito. Tuttavia, dal monitoraggio dei traffici, sta cambiando qualcosa e ci sono sempre più “convogli” che vedono al timone una donna. Sono informazioni, queste, che emergono grazie ai video promozionali che i trafficanti condividono sui social per promuovere le proprie tratte e i propri viaggi e dietro questa scelta, che sicuramente non può essere annoverata tra quelle imposte dal pensiero occidentale per la parità dei sessi, potrebbero esserci due scopi, il primo di marketing e il secondo di scopo.

Il primo risponde a una logica ormai ben rodata nei circuiti illegali: differenziarsi per attrarre nuovi “clienti”. L’immagine di una donna al timone rompe uno schema consolidato e diventa uno strumento di propaganda. Serve a trasmettere un’idea di maggiore affidabilità, quasi di normalità, attenuando la percezione del rischio. Nei video diffusi sui social dai trafficanti, la figura femminile viene spesso utilizzata per costruire una narrazione più rassicurante del viaggio, come se questo potesse trasformare una traversata illegale e pericolosa in qualcosa di più accettabile, che trasmette quasi serenità. Il secondo, al contrario, è invece molto più concreto e, per certi versi, più spregiudicato. L’impiego di donne alla guida delle imbarcazioni può rappresentare un tentativo di sfruttare falle operative e approcci meno rigidi nei controlli. In alcuni casi, la presenza femminile può ridurre il livello di sospetto o ritardare interventi più incisivi da parte delle autorità. Non si tratta di una garanzia, ma di un margine che le organizzazioni criminali cercano di utilizzare fino in fondo, deresponsabilizzando, creando varchi. È un fatto che non ci sia nella storia recente una condanna nei confronti di una donna “scafista”. L’identikit dello scafista non è più quello tradizionale e questo rende più difficile individuare le responsabilità.

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Chi è il migrante che voleva decapitare un irlandese

È stata una notte di disordini a Belfast dopo la brutale aggressione per strada di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese di 30 anni, Hadi Alodid, in possesso di un permesso di soggiorno illimitato per 5 anni come rifugiato nel Regno Unito, rilasciato il 23 settembre del 2023. Dal video che riprende l’assalto contro Stephen Ogilvie emerge che l’aggressore ha tentato di decapitare la propria vittima con un coltello da cucina, provocandogli ferite gravissime al volto, al collo, alla schiena e alla testa. La vittima versa ancora in gravissime condizioni e non è fuori pericolo: dalle ultime informazioni pare abbia perso l’occhio sinistro. Dell’aggressore non sono state diffuse foto o immagini. Quando è stato fermato dalla polizia ha dichiarato “ho ucciso qualcuno”, frase ripetuta anche in ospedale aggiungendo: “Non so se sia morto”. E mentre lo medicavano in ospedale per una ferita alla mano ha minacciato un medico: “Ti ucciderò”

Dalle informazioni frammentarie che sono emerse in queste ore pare che l’aggressore sia arrivato il 10 febbraio del 2023 da Dublino a Belfast a bordo di un autobus e che abbia viaggiato verso l’Irlanda dalla Francia. Ha attraversato legalmente il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord sfruttando un accordo di lunga data tra i due Paesi che prevede che non vengano effettuati controlli sul passaporto. Appena arrivato a Belfast ha chiesto asilo. Il viaggio dal Sudan al Paese Transalpino resta per il momento un’incognita, non è chiaro come abbia fatto a raggiungere la Francia ma sono numerosi i sudanesi che partono dalle coste del Nord Africa per raggiungere l’Europa passando dall’Italia. Nel 2025 sono stati 4.183 su 66.296 i soggetti che hanno dichiarato di essere sudanesi al momento dello sbarco in Italia. È stata la quinta nazionalità per volume e rappresenta il 6,3% di tutti gli sbarcati. Nel 2023, anno in cui è arrivato in Irlanda da Parigi, i sudanesi sbarcati in Italia furono 5.834 su 157.652, il 3,7% del totale. Le autorità dovranno ora ricostruire tutto il percorso fatto dal Sudan a Belfast per capire i suoi spostamenti, soprattutto prima di arrivare in Irlanda, e le ragioni per le quali gli sia stato concesso il permesso di soggiorno illimitato, anche se a tempo determinato.

L’aggressore è stato incriminato per tentato omicidio, possesso in luogo pubblico di un oggetto con lama o punta e minacce di morte. . Quest’oggi è comparso davanti alla Belfast Magistrates Court per la convalida del fermo, ha rifiutato la rappresentanza legale e non ha risposto alle accuse che gli sono state mosse tramite un interprete. Ci sono state numerose case date alle fiamme nella notte a Belfast, oltre a vetture, autobus e furgoni, e in diverse città dell’Irlanda del Nord si sono avuti violenti disordini. Una furia cieca che è esplosa, alimentata dalla frustrazione di vedere le città sempre meno sicure, che ha colpito anche stranieri regolarmente inseriti nel tessuto sociale. Disordini "scioccanti e del tutto inaccettabili", li ha definiti il premier britannico Keir Starmer, "Non esiste alcuna giustificazione per la violenza e i disordini che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per chi li ha incoraggiati, online o altrove. È evidente che le persone sono state prese di mira a causa della loro origine" e che "i responsabili sentiranno tutta la forza della legge".

La situazione nel Regno Unito è sfuggita di mano ormai diversi anni fa, gli inglesi e gli irlandesi si sentono braccati nel proprio Paese e la vicinanza dell’aggressione a Ogilvie rispetto alle polemiche per l’uccisione di Henry Nowak ha senz’altro fomentato ulteriormente gli animi.

A nord di Belfast la Bbc ha riferito che diverse decine di uomini hanno calciato porte e finestre dicendo che stavano “portando fuori gli stranieri” e in altre zone della città diversi gruppi di residenti fermavano le auto per verificare che vi fossero immigrati. “Nulla può giustificare la violenza e il disordine a cui abbiamo assistito, che minacciano le nostre comunità, né le azioni di coloro che li hanno incitati, online o altrove. È chiaro che ieri sera le persone sono state prese di mira a causa della loro provenienza, e io non lo tollero", ha dichiarato il primo ministro inglese, Keir Starmer.

La criminalità etnica è un problema grave nel Regno Unito, non meno grave nell’Unione europea, ma al di là della Manica a rendere tutto più complicato ci sono anche le linee guida politiche, che tendono a tutelare le minoranze a scapito degli autoctoni, come emerge allo stesso caso Nowak. Stanotte ci sono stati scontri e manifestazioni anche a Londra, Glasgow e Southampton. Le autorità locali hanno invitato i cittadini alla calma, invitando a non cadere nel razzismo e sostenendo che i protagonisti delle proteste di ieri verranno perseguiti: gli eventi sono stati classificati come teppismo. Dall’altra parte si chiede maggiore attenzione agli ingressi rafforzando le frontiere, più controlli nelle pratiche di concessione dei permessi di soggiorno e rimpatrio di soggetti che si rendono protagonisti di violenze.

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Sangue per le strade di Belfast: migrante sudanese armato di coltello prova a decapitare un irlandese. "Ipotesi terrorismo". Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie"

Un uomo, pare di origine sudanese, è stato arrestato nelle scorse ore a Belfast dopo aver cercato di decapitare per strada un irlandese. La dinamica di quanto accaduto non è ancora del tutto chiara, la polizia sta indagando e per il momento non viene escluso nemmeno il terrorismo, anche se non ci sono attualmente indicatori in tal senso.

Nelle immagini registrate da alcuni passanti dopo aver chiamato la polizia si vede l’uomo di origine africana seduto sopra la sua vittima con in mano il coltello: l’irlandese è una maschera di sangue, le ferite al collo sono profondissime e nonostante questo cerca di dimenarsi e di togliersi dalla morsa del suo aggressore. Alcuni dei presenti, coraggiosamente armati di bastoni, hanno provato ad allontanare lo straniero colpendolo ripetutamente finché non sono riusciti ad allontanarlo dalla vittima e a disarmarlo. Pare che l'aggressore sia arrivato in Irlanda del Nord da Dublino e che abbia il permesso di soggiorno.

I presenti spiegano che quanto successo è come “qualcosa uscito da un film dell’orrore” e un esponente politico locale, Gavin Robinson, ha definito l’aggressione come “barbarica” e “medioevale”. Il video diffuso sui social è drammatico, si sentono le urla delle persone presenti: “Scendi da dosso, maledetto topo”, “Sta cercando di tagliargli la testa. Gli sta squartando la testa”. Fortunatamente i presenti sono riusciti a intervenire in tempo per salvare la vita alla vittima, che non è morta ma versa in gravissime condizioni a causa delle ferite profonde al collo e all’ingente perdita di sangue. La polizia ha rivelato che la vittima lotta ancora per la vita, ha ferite profonde anche agli occhi, al volto, alla schiena. “L'orribile attacco a Belfast di ieri sera è nauseante, i miei pensieri vanno innanzitutto alla vittima, e ringrazio i primi soccorritori, compresi i cittadini che sono intervenuti”, ha dichiarato il primo ministro.

Mentre nel Regno Unito i politici faticano a chiedere ai cittadini di mantenere la calma e di non saltare a conclusioni affrettate che, davanti al video, sono comunque inevitabili. A tal proposito Robinson ha chiesto al governo nazionale di riconoscere che "l'immigrazione incontrollata deve finire" e sottolineando che, a causa della mancata integrazione e della violenza di questi soggetti, ma non solo, “la coesione della comunità si trova sul precipizio”. La leader del Partito Conservatore, Kemi Badenoch, ha sottolineato che a fronte di questo attacco molte persone “cominceranno a chiedersi ancora una volta: si tratta di qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi nel nostro Paese? Ci sono state falle nei nostri confini?”. Anche per questo motivo ha esortato la polizia “a fare emergere i fatti il più rapidamente possibile in modo da poter fare chiarezza”. Del caso si è occupato anche Nigel Farage: “Le autorità devono rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore. Le persone hanno diritto alla verità”.

Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore"

L'episodio è stato commentato via social anche da Matteo Salvini, che ha definito le immagini che arrivano da Belfast "mostruose e sconcertanti". "Inaccettabile vivere nel terrore quotidiano di coltelli, aggressioni e ora tentate decapitazioni per strada! Ma a che punto siamo arrivati???", le sue parole su Instagram. "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore. Questa è difesa della nostra civiltà! Purtroppo la sinistra dell’accoglienza senza freni e tanti governanti europei, presunti “liberali”, minimizzando, cercando giustificazioni o addirittura voltando la testa dall’altra parte, stanno portando alla distruzione del tessuto sociale e civile del nostro continente", ha aggiunto.

Un post condiviso da Matteo Salvini (@matteosalviniofficial)

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“Servono maiale per escludere i musulmani”. La sinistra in Francia vuol censurare i banchetti “patriottici”

Una nuova polemica sta attraversando la Francia in questi giorni per colpa di una serie di eventi, dei banchetti, durante i quali si celebra la tradizione francese. Una società chiamata Le Canon Français, infatti, organizza periodicamente dei banchetti affittando uno spazio privato in un’area industriale a breve distanza dal centro di una città ai quali partecipano migliaia di persone. L’ultimo evento a Colmar, in Alsazia, è stato seguito anche dalla BBC e ha avuto un’affluenza di circa 3500 persone.

Si mangia, si canta e per lo più gli uomini indossano baschi e bretelle, una sorta di divisa rivisitata che richiama l’identità locale. Non sono mai state segnalate risse o problemi di ordine pubblico, anche perché il punto 3 del regolamento recita: "Non imporre le proprie idee politiche". Eppure la sinistra francese ha alzato la voce: questi banchetti sarebbero razzisti e discriminatori. Il motivo? I menù sono principalmente a base di carne di maiale, nel rispetto della tradizione gastronomica francese ricca di arrosti, e, ovviamente, di vino. Questo escluderebbe dai banchetti sia i musulmani che i vegetariani.

A sollevare il tema è stata La France Insoumise, che sostiene anche di avere le prove di cori razzisti durante l’evento: la BBC che ha partecipato all’evento di Colmar, però, sostiene che le uniche canzoni intonate sono state quelle della tradizione locale e di cantanti come Michel Delpech e Joe Dassi che, sebbene appartengano a un’altra epoca rispetto ai partecipanti, tutti tra i 20 e i 30 anni, sono molto amati.

L’altro elemento che sembra disturbare la sinistra francese è il presunto finanziatore di questi eventi, il miliardario Pierre-Edouard Stérin, conservatore che ha fondato un think tank che promuove idee di destra come il ridimensionamento dell'immigrazione, il blocco dell'aborto e la promozione del patrimonio cristiano della Francia.

Ancora una volta la sinistra emerge con il suo lato meno democratico, cercando di intervenire e polemizzare su eventi privati che creano aggregazione sana tra i giovani locali. “Veniamo per quattro cose: atmosfera, amici, alcol e cibo”, ha spiegato un partecipante alla BBC. Una motivazione a quanto pare molto comune tra i giovani che, come fa notare la testata inglese, a Colmar hanno festeggiato senza eccessi. “La folla a Colmar era prevalentemente – ma non esclusivamente – bianca, e molti si dicevano felici di poter festeggiare in modo tradizionale tra amici”, ha riferito la BBC.

Eppure pare che ci sia un’indagine in corso a Caen perché ci sarebbero state denunce di provocazioni razziali. Emma Fourreau, deputata di LFI, al contrario sostiene che questi banchetti siamo “retrogradi, una caricatura”, perché “non rappresentano la Francia moderna, che è un luogo ricco nella sua diversità”. Sebbene i banchetti siano aperti a tutti, basta pagare, e non vi siano selezioni all’ingresso, la sinistra con le sue accuse di razzismo è riuscita a far bloccare l’evento di Quimper, in Bretagna.

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Migranti, Usa avvisano Ue: "Spiagge invase da ideologie pericolose"

L’Europa Occidentale ha un problema di immigrazione irregolare e questo è un dato di fatto inconfutabile. Per troppi anni le politiche buoniste hanno permesso che in Europa entrasse, e permanesse, chiunque, causando enormi danni al tessuto sociale. Solo di recente i Paesi dell’Unione si sono resi conto che quel sistema non è sostenibile e non lo è mai stato, cercando di porre rimedio a quanto fatto. Questo è coinciso con l’arrivo di Giorgia Meloni e di un governo di centrodestra a Palazzo Chigi, che è stato capace di riportare il tema dell’immigrazione al centro dell’agenda europea, anche se non sarà un percorso semplice e, soprattutto, rapido.

Nasce da qui la critica di Peter Hegseth, segretario americano alla Difesa, che oggi ha tenuto un discorso a Colleville-sur-Mer (nord della Francia) in occasione delle celebrazioni per lo Sbarco in Normandia. Ha messo a paragone lo storico evento che vide protagonisti i soldati americani al fatto che “oggi diverse spiagge europee sono prese d'assalto da varie ideologie pericolose: sulle spiagge della Spagna, dell'Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini”. Quindi, ha proposto una domanda retorica: “Le capitali europee agiranno contro questa invasione o è già troppo tardi?”. Una domanda che resta sospesa ma che tanti europei si sono già posti, dandosi anche delle risposte. Se ancora c’è tempo, questo è molto poco ed è per questo che l’Europa ha approntato il Patto di migrazione e asilo per agevolare le espulsioni e i rimpatri.

Dalle spiagge della Normandia, quindi, Hegseth è tornato sulle polemiche legate alla Nato, dichiarando che “gli Stati Uniti devono mostrare la strada, e lo faremo, ma i nostri alleati devono essere al nostro fianco”. Il segretario alla Difesa ha affermato anche che “l'unica garanzia della pace è la forza” ma non ha fatto alcun cenno al conflitto in corso in Iran o in tutti gli altri scenari di guerra che sono aperti nel mondo. “Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un'alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati”, ha proseguito, parlando di fronte alle croci dei 9.387 militari americani morti nello sbarco in Normandia.

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Germania, 14enne “decapitato” da richiedente asilo palestinese

Jermaine B. aveva solo 14 anni ma è stato ucciso poche settimane fa a Memmingen, nel Land della Baviera, pochi chilometri a sud rispetto a Stoccarda e a pochi a nord-ovest rispetto a Monaco. A togliergli la vita, secondo quanto emerso, è stato un richiedente asilo palestinese, Qais Saleh, 37enne presumibilmente nato ad Abu Qash in Cisgiordania, che si trovava armato nell’edificio abbandonato in cui è stato trovato il corpo del piccolo, colpito alla gola. Jermaine era scomparso da casa alcuni giorni prima e per cercarlo erano stati fatti alzare in volo anche gli elicotteri ma solo dopo 3 giorni le forze dell’ordine l’hanno ritrovato.

Alcuni media tedeschi parlano di “decapitazione” del ragazzino o, comunque, di ferite talmente profonde da essere assimilabili a un simile brutale gesto. Jermaine era un appassionato di edilizia, amava i cantieri e le demolizioni: avrebbe voluto fare quello quando sarebbe diventato grande, seguendo le orme del padre, e forse non è un caso che sia stato trovato in un capannone abbandonato e semi-distrutto. Le indagini devono ancora far luce sui rapporti, non è escluso che l’omicida conoscesse il 14enne o che, comunque, non lo avesse già incontrato prima. Nonostante Saleh si fosse visto rifiutare la richiesta di asilo dalla Germania si trovava ancora nel Paese con lo status di “Duldung”, ossia una permanenza tollerata per quei soggetti che, benché non abbiano diritto all’asilo, non può essere espulso perché privo dei documenti. Nemmeno i precedenti penali erano bastati per farlo espellere.

All’arrivo degli agenti, Saleh si trovava in un armadio all’interno del capannone e quando è stato scoperto ha brandito il coltello per aggredire la polizia. In quel momento gli agenti sono stati colti di sorpresa, tanto che l’uomo è riuscito a darsi alla fuga ed è stato ritrovato solo dopo alcune ore a seguito di una segnalazione. È stato raggiunto ma alla vista dei poliziotti ha tentato una nuova fuga fin quando non si è reso conto di essere braccato: a quel punto non ha esitato a estrarre il coltello puntandolo contro gli agenti. Nonostante le intimazioni di gettare l’arma ha continuato a brandire il coltello e gli agenti hanno aperto il fuoco, neutralizzandolo. Saleh è poi morto in ospedale. Il suo arrivo in Germania risale al 2017: fa parte di quell’ampia frazione di irregolari che attraversa la rotta balcanica partendo dalla Grecia per arrivare alle porte dell’Europa occidentale. Prima di fare domanda di asilo in Germania l’aveva già presentata in Belgio e nei Paesi Bassi ma, in entrambi i casi, era stata respinta.

Non si conoscono le ragioni per le quali non sia stata accettata ma probabilmente ci sono stati forti motivi ostativi per i quali tre Paesi non hanno riconosciuto a un migranti della Cis Giordania l’asilo per motivi umanitari, considerando la situazione della zona. Tra le ragioni potrebbe esserci anche la non accertata nazionalità, che per un corto circuito ne ha impedito anche il rimpatrio nonostante fosse da anni formalmente espulso. Nel momento in cui è stato fermato era in possesso del permesso di soggiorno temporaneo rinnovato a febbraio per tre mesi, che gli sarebbe scaduto il 18 maggio, pochi giorni dopo l’omicidio. La Germania ha provato ad appellarsi al regolamento di Dublino, facendo valere la regola del primo ingresso in Europa nel Paese ellenico, in modo tale da spostare la responsabilità della sua gestione sulla Grecia ma non c’è riuscita, in quanto i greci hanno sostenuto che Dublino non fosse applicabile nel caso di Saleh. Il caso di Jermaine ha aperto un’ampia discussione in Germania sul sistema d’asilo e sulla necessità di una riforma, che a partire dal prossimo 12 giugno dovrebbe attuata in tutta Europa grazie al nuovo Patto di migrazione e Asilo dell’Unione europea.

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Scontri e caos a Bruxelles: studenti in piazza e polizia costretta a usare gli idranti

Caos e disordini a Bruxelles questo pomeriggio, dove un migliaio di studenti si sono accalcati alla stazione centrale per protestare contro i tagli all’istruzione in lingua francese. Sono stati momenti di fortissime tensioni molto simili a quelle che si vedono durante tante manifestazioni studentesche nel nostro Paese. Non è chiaro quali sigle studentesche siano scese in piazza nella Capitale belga ma durante la manifestazione sono stati dati alle fiamme diversi oggetti e arredi urbani, comprese diverse rastrelliere con le biciclette. Sicuramente in piazza c’erano i sindacati, molti insegnanti si sono uniti agli studenti arrivando in città anche da altre zone del Belgio.

Non sono mancate le esplosioni e gli insulti, al punto che la polizia, presente sul posto con i vigili del fuoco, è stata costretta a utilizzare gli idranti per disperdere i manifestanti. Per tutta la durata della manifestazione l’area della stazione è stata interdetta al traffico e al passaggio e anche i trasporti sono stati bloccati per sicurezza. Dopo alcune ore di tensioni, la manifestazione si è finalmente dispersa, lasciando dietro di sé i segni della protesta. In Italia ci siamo abituati a tutto questo, da qualche anno a questa parte le manifestazioni degli studenti assumono carattere violento in ben più di un’occasione, spesso anche per motivi più futili rispetto a quelli che hanno mosso gli studenti belgi. La manifestazione di Bruxelles si è accesa a fronte di alcune decisioni assunte dal ministero dell’Istruzione per risparmiare circa 300 milioni di euro nei prossimi anni.

Dopo la manifestazione in stazione, a un certo punto i manifestanti hanno fatto irruzione nell'edificio del Parlamento della comunità francofona lanciando anche fumogeni e la polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa per evitare problemi più gravi. Alle 16 la manifestazione è giunta a conclusione lasciando in centro a Bruxelles numerosi danni. Non è escluso che nelle prossime settimane, se le misure annunciate dovessero essere confermate, non ci sarà una nuova giornata come questa.

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