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Il fascino anti-cafonal del Conero tra moscioli, spiagge selvagge e riscoperta del tempo lento: la nostra guida per un weekend nelle Marche

Serve davvero attraversare mezzo continente per sentirsi in vacanza? È la domanda che sempre più persone si stanno ponendo per l’estate ormai alle porte, tra voli a rischio cancellazione ed equilibri internazionali quanto mai precari. Il Conero, a poco più di tre ore di treno (quattro in auto) da Milano, sembra rispondere di no. Non con campagne pubblicitarie aggressive o attrazioni da record. Nelle Marche la tendenza è opposta: ci si racconta poco, quasi si fosse gelosi delle proprie bellezze. La verità è che certi luoghi non hanno bisogno di essere urlati, ma semplicemente sussurrati. Non è un caso che a Portonovo, ai piedi del Monte Conero, il primo impatto sia il silenzio. Preso posto sulla spiaggia di ciottoli bianchi, l’unico rumore è quello discreto delle onde. Nessuna musica sparata dagli stabilimenti, nessuna corsa alla conquista del lettino migliore. La sola “voce” che, d’un tratto, si leva con forza è del mare: onde improvvise si infrangono sulla battigia senza che il cielo abbia dato alcun segnale premonitore. È la natura che impone i propri ritmi e invita a prendere le cose come vengono. Del resto, qui il lusso non è fare di più, ma concedersi finalmente il tempo di fare meno, di rallentare.

Ricaricarsi nella natura

La stessa sensazione si respira mettendo piede nel SeeBay Hotel, il “Mistico” della collezione Begin Hotels fondata dall’imprenditore marchigiano Guido Guidi. Più che stupire con effetti speciali, la struttura vuole dialogare con il paesaggio circostante. I colori degli ambienti richiamano quelli della baia, tra il bianco dei sassi, il verde della macchia mediterranea e il blu del mare, mentre la “Terrazza degli Agrumi” diventa il luogo ideale per una colazione lenta, accompagnata dal canto degli uccelli e dal profumo della vegetazione. A Portonovo il territorio non entra solo nelle camere o nei panorami. Si ritrova anche in cucina, dove il mare è, a mani basse, il grande protagonista. Lo dimostrano i moscioli, cozze selvatiche che crescono spontaneamente sugli scogli e che sono tra i simboli della baia. A differenza delle comuni cozze, non vengono allevati: si raccolgono in natura e perciò sono diventati Presidio Slow Food. Un equilibrio delicato il loro, reso ancora più fragile dai cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno inciso sulla presenza di questo mollusco nelle chiare acque della zona. A tavola i moscioli arrivano in molte forme: al guazzetto, gratinati, nei primi piatti. Ma per capire davvero il legame che unisce il territorio al mare bisogna allontanarsi e guardarlo da un’altra prospettiva: dal largo.

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Le Due Sorelle

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Santuario di Loreto

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Duomo di Ancona

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Tramonto a Portonovo

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Terrazza degli Agrumi

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Spiaggia di Numana

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Spiaggia a Portonovo

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SeeBay Hotel Portonovo

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Errico Recanati, chef di _Andreina_

La costa si racconta dal mare

A bordo della barca di Antonio e Pietro, cugini e pescatori, la costa scorre tra falesie bianche, grotte nascoste e spiagge che sembrano fatte apposta per essere scoperte via acqua. L’Adriatico assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese, e il promontorio rompe la continuità di una costa per il resto bassa e sabbiosa. Davanti ai nostri occhi compaiono le Due Sorelle, celebri faraglioni che emergono dall’acqua come due figure raccolte in preghiera, la Grotta del Frate e la Spiaggia della Vela, dal cui scoglio gli adolescenti del posto si tuffano in una sorta di rito di passaggio dall’infanzia alla giovinezza. Più avanti lo Scoglio del Trave e Mezzavalle, una lunga lingua di spiaggia ancora libera e selvaggia. Osservando la costa dal largo si legge la storia di queste terre. La pietra bianca del Conero, utilizzata fin dall’epoca romana per abitazioni e monumenti, caratterizza ancora oggi chiese, torri e costruzioni disseminate lungo il promontorio. Tra tutte spicca Santa Maria di Portonovo, piccolo gioiello romanico dell’XI secolo miracolosamente sopravvissuto alle frane che nel tempo hanno modellato la baia.

Non solo mare: il Conero via terra e la cucina di “Andreina”

Il Conero, però, non è soltanto mare. C’è Sirolo con i vicoli e il belvedere affacciato sulla costa, Numana con il suo volto più ordinato e borghese, Ancona, spesso ignorata dai turisti diretti verso altre destinazioni, che conserva tracce greche, romane e medievali in un intreccio sorprendente. E c’è Loreto, meta di pellegrinaggio per il suo santuario mariano, dove la tradizione incontra una delle interpretazioni più interessanti della cucina marchigiana contemporanea. Nel ristorante stellato “Andreina”, lo chef Errico Recanati è stato tra i primi in Italia a trasformare la brace in un vero linguaggio gastronomico. “La materia prima deve trovare la giusta distanza dal fuoco”, spiega. Una frase che descrive bene anche il Conero stesso: vicino al turismo, ma mai abbastanza da lasciarsene travolgere. “Da noi vengono persone in cerca di visioni che riempiono il cuore. Chi viene qui non vuole il divertimento sfrenato, ma ricaricare le pile e tornare rigenerato”, raccontano gli operatori turistici. Forse è proprio questo il segreto del Conero: ricordare che la distanza non è sempre una misura della qualità del viaggio.

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“Dopo il Grande Fratello avevo una guardia del corpo e prendevo più di 5mila euro per pochi minuti in discoteca. Oggi sono un’altra persona”: lo rivela Mascia Ferri

Nel 2001 Mascia Ferri non vinse la seconda edizione del “Grande Fratello”, ma ne divenne uno dei volti più noti anche grazie all’imitazione che di lei fece Paola Cortellesi. Oggi ha 52 anni, due figli e con il marito gestisce 5 locali a Ravenna, dove è nata e vive tuttora. “Tornassi indietro rifarei tutto, il ‘Gf’ mi cambiò la vita in meglio” ammette ai microfoni di Fanpage.

L’esperienza al “Grande Fratello”

La permanenza di Mascia nella casa più spiata d’Italia durò 78 giorni. Ai tempi il gioco era decisamente più impegnativo: “Oggi la Casa è molto più confortevole, dentro e fuori. Ci sono stanze alternative, noi al contrario eravamo limitati a due cameroni, ad un salone, ad uno sputo di piscina e ad una micro-sauna. Non avevamo altro”, ricorda. “Furono mesi tosti. Era un gioco psicologico e dovevi stare sul pezzo. Il ‘Gf’ ti mette a nudo, dopo una settimana ti dimentichi delle telecamere e può uscire il peggio del tuo carattere”. Mentre era chiusa tra le mura di Cinecittà, fuori era già diventata un personaggio grazie all’imitazione di Paola Cortellesi: “Fu un onore”, riconosce. “L’imitazione equivale ad una consacrazione. Quella parodia fu una spinta ulteriore per me. Era una caricatura simpatica, non volgare. Anche il fatto di dare il nome alle mie tette, la Wanda e la Luisa, era in chiave ironica. Ho riso tantissimo”.

La fama e il calendario hot

Terminata l’esperienza nel reality di Canale 5 ci fu l’impatto con la fama, che Mascia definisce “un’onda d’urto devastante. Per un periodo fui costretta a girare con una guardia del corpo. Non potevo uscire da sola, venivo assalita. Questa pressione continuò per almeno due anni”. Il calendario hot in coppia con Alessia Fabiani contribuì a fare di lei una celebrity: “Pagavano bene, andò in ristampa tre volte”. Interrogata su come abbiano preso quell’esperienza i suoi figli, Ferri fa sapere: “Ho dovuto affrontare soprattutto gli amici di mia figlia. Al liceo è normale che se ne parli, che vadano a controllare. C’è umana curiosità. E io ogni volta replico: ‘Oggi non li vedete più, ma all’epoca andavano a ruba. Tutte le donne lo facevano‘”. Come molti suoi colleghi, anche lei provò l’ebbrezza delle pagatissime apparizioni in discoteca, che potevano arrivare a fruttare “anche più di 5mila euro” per pochi minuti.

Il passo indietro di Mascia Ferri

Poi, a un certo punto, la decisione di fare un passo indietro: “Vidi che cominciava a scemare il tutto. Evidentemente quello non era il mio habitat ideale. Avevo la necessità di sentirmi realizzata. Decisi di investire in qualcosa di alternativo, che potesse assicurarmi una stabilità a lungo termine”. Il presente di Mascia è molto diverso, già a partire da un discorso estetico: “Non ho più lo stesso look. Adesso sono mora, ho cambiato fisicità, sono un’altra persona. Spesso i personaggi noti hanno paura a trasformarsi perché hanno il terrore di non essere più riconoscibili. Io me ne sono fregata. E la gente, nonostante tutto, mi riconosce ugualmente. A volte basta semplicemente che sentano la mia voce”. La tv è tornata a bussare alla sua porta: “Sono arrivate delle richieste, sia per il ‘Grande Fratello’ che per ‘L’Isola’, per cui ho svolto i provini per la prossima edizione”, rivela. “Non se ne è fatto nulla. Ho avuto questioni familiari importanti da affrontare, altrimenti credo che sarei partita. Ero piaciuta agli autori”. Mascia non esclude il ritorno, “ma alle mie condizioni. Non dovrebbe essere qualcosa che possa danneggiare ciò che ho creato. Non ho la sete di celebrità, non devo fare niente per forza”, conclude.

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