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Agamben: Il governo della demenza

Come spiegare – o semplicemente cercare di comprendere – ciò che sta succedendo negli Stati Uniti? Come dar ragione del fatto – in apparenza davvero inspiegabile – che la nazione che fino a ieri dominava il mondo nell’ultimo decennio sia stata e sia tuttora retta da un presidente tecnicamente demente? Forse la sola possibile risposta è che gli Stati Uniti si trovano in una situazione storica alla quale solo la demenza è adeguata. Quando un paese raggiunge lo stadio ultimo dello sfacelo spirituale, nessuna decisione razionale che cerchi di farvi fronte è più accessibile. Si può soltanto precipitare con ogni mezzo il collasso ormai inevitabile e la demenza ¬–reale o simulata – è lo strumento di governo certamente più adatto allo scopo.

In quanto suddita fedele degli Stati Uniti, anche l’Europa si sta autodistruggendo e, come questi, sembra precipitare nella demenza. Se alcuni stati europei riusciranno a fermarsi sull’orlo del baratro o se rovineranno in esso insieme alla sciagurato e illegittimo organismo che si chiama Comunità europea è quanto i prossimi anni permetteranno di vedere.

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Il Cardinale Ruini, instancabile difensore della vita

RUINI. Pro Vita: instancabile difensore della vita, proseguiremo sulla strada che ha tracciato

Pro Vita & Famiglia esprime profondo cordoglio per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, figura di riferimento della Chiesa cattolica italiana e voce tra le più autorevoli nella difesa dei valori non negoziabili. Con lui scompare un protagonista che ha segnato decenni di vita ecclesiale e civile del nostro Paese, senza mai sottrarsi alle battaglie più importanti.

«Con il cardinale Ruini scompare un maestro che ha saputo indicare con chiarezza il confine tra il lecito rifiuto dell’accanimento terapeutico e la soppressione deliberata di una vita umana. Cira un anno fa, nell’agosto 2025, aveva ammonito: «Sopprimere un’esistenza non potrà mai essere eticamente accettabile». Una posizione tenuta ferma per quasi vent’anni, dai tempi del caso Eluana Englaro e che oggi risuona con forza straordinaria proprio mentre una parte della maggioranza di centrodestra rischia di tradire il proprio mandato elettorale cedendo alle pressioni per legalizzare la morte di Stato».

«Altrettanto netta – aggiunge Pro Vita & Famiglia – la sua difesa della vita nascente. Convinto che l’aborto rappresentasse una grave violazione della dignità umana, aveva più volte sollecitato una revisione della legge 194, difendendo con forza l’obiezione di coscienza dei medici. Nel 2008 aveva proposto con coraggio una moratoria sull’aborto per «risvegliare le coscienze di tutti» e ricordare che il bambino nel grembo è un essere umano a tutti gli effetti».

«È poi impossibile dimenticare il suo straordinario contributo al primo Family Day del 2007, in Piazza San Giovanni: oltre cinquecentomila persone in piazza che riuscirono a bloccare il ddl DICO sulle unioni civili. Fu la dimostrazione più compiuta della sua visione di una Chiesa capace di incidere nella vita pubblica quando sono in gioco i principi fondamentali. Pro Vita & Famiglia si unisce al dolore della Chiesa italiana e di quanti hanno trovato nel cardinale Ruini un compagno di strada nella difesa della vita e della famiglia. La sua voce mancherà, ma la sua testimonianza rimane».

Ufficio Stampa
Pro Vita & Famiglia

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La LOBBY EBRAICA ha ingannato Putin, dice Lukashenko

Mosca e Kiev erano sul punto di raggiungere un accordo di pace all’inizio del 2022, prima che l’intesa fallisse, ha dichiarato il presidente bielorusso

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin è stato ingannato e indotto a ritirare le truppe dalle vicinanze di Kiev nel 2022 da forze che sostenevano di rappresentare la volontà di Vladimir Zelensky di perseguire la pace.In un’intervista ad Al Arabiya, Lukashenko ha affermato che il conflitto avrebbe potuto concludersi rapidamente nelle sue fasi iniziali, quando le forze di Mosca si trovavano vicino alla capitale ucraina.

“All’epoca, non solo io, ma tutto il mondo capiva che la guerra si sarebbe conclusa rapidamente con una vittoria russa. Questo principalmente perché i russi erano a Kiev”, ha dichiarato il leader bielorusso, secondo quanto riportato da BelTA.

Tuttavia, Lukashenko ha affermato che “alcuni politici e forze” chiesero a Putin di fermarsi, ritirare le truppe da Kiev e concludere un accordo di pace. “Prima di quel ritiro, tutti capivano che i giorni dell’Ucraina erano contati”.

Il presidente bielorusso ha sostenuto che Mosca aveva agito in base a quella che sembrava essere una reale opportunità di raggiungere un accordo, aggiungendo: “Giudicate voi stessi chi aveva ragione e chi aveva torto in questa vicenda”.

«Probabilmente, ancora una volta, queste forze lo hanno ingannato. È stato il Vaticano. E, sorprendentemente, la lobby ebraica, gli israeliani», ha detto Lukashenko. «Hanno detto a nome di Zelensky: ecco, stiamo andando verso la pace, siamo d’accordo. E anche altri».

Non è stato immediatamente chiaro cosa intendesse esattamente Lukashenko con “lobby ebraica”. Nei primi giorni del conflitto, l’allora Primo Ministro israeliano Naftali Bennett agì da mediatore tra Mosca e Kiev, incontrando Putin a Mosca e avendo diverse conversazioni telefoniche con Zelensky. I media dell’epoca riportarono che Bennett aveva esortato Zelensky ad accettare le condizioni di Mosca .

Lukashenko non ha inoltre fornito dettagli sul presunto ruolo del Vaticano. Tuttavia, nel marzo 2022, Papa Francesco e il Patriarca ortodosso russo Kirill hanno avuto una videochiamata in cui hanno sottolineato l’ “eccezionale importanza” del processo negoziale.

Mosca e Kiev hanno tenuto diversi cicli di colloqui di pace a Istanbul nel marzo 2022. Putin ha dichiarato nel giugno 2023 che i negoziatori ucraini avevano siglato una bozza di trattato sulla neutralità permanente e sulle garanzie di sicurezza ma che Kiev in seguito aveva abbandonato l’accordo dopo il ritiro delle truppe russe dalle aree vicine alla capitale ucraina.

Mosca ha sostenuto che l’Ucraina si è ritirata dall’accordo a causa delle pressioni occidentali, tra cui quelle dell’allora Primo Ministro britannico Boris Johnson, che avrebbe esortato Kiev a non firmare alcun accordo con Mosca e a “continuare a combattere”.

Kiev ha contestato la versione di Mosca sul fallimento dei negoziati, sebbene il suo ex capo negoziatore, David Arakhamia, abbia riconosciuto il ruolo di Johnson . Da allora, l’Ucraina ha formalmente presentato domanda di adesione alla NATO e ha abbandonato le discussioni sulla neutralità.

https://swentr.site/russia/641650-jewish-lobby-deceived-putin-lukashenko/

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La nuova legge sulla difesa USA prevede l’integrazione delle forze armate statunitensi e israeliane

Il 4 giugno, la Commissione Difesa della Camera dei Rappresentanti USA ha approvato, con 44 voti a favore e 12 contrari, il National Defense Authorization Act (NDAA) per l’anno fiscale 2027. Ora, questo imponente provvedimento legislativo, che comporta una spesa di quasi 1115 miliardi di dollari, sarà sottoposto al voto dell’Aula. Una delle disposizioni più pericolose e controverse dell’NDAA è la Sezione 244, che prevede l’integrazione permanente delle forze armate statunitensi e israeliane. I complessi militare-industriali dei due paesi verrebbero sostanzialmente fusi in un’unica macchina di preparazione alla guerra, che comprenderebbe la pianificazione industriale, la spesa, i collaudi, il finanziamento di start-up militari e le tecnologie informatiche e degli armamenti.

Il deputato democratico Ro Khanna aveva presentato un emendamento per stralciare la Sezione 244 dal disegno di legge, ma la Commissione l’ha respinto. Nel motivare la sua proposta, Khanna ha affermato che “tutti in America, che siano repubblicani, democratici o indipendenti… vogliono meno cooperazione e meno — non più — assegni in bianco a Israele”. Il deputato democratico ha inoltre sottolineato che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva proposto personalmente la nuova strategia in una lettera al deputato sionista Marlin Stutzman.

Il deputato repubblicano Thomas Massie, ex fedele sostenitore di Trump, con il quale ha rotto a causa della guerra e del rifiuto di rendere pubblici i fascicoli su Epstein, ha scritto sui social media: “Mentre gli americani si oppongono a ulteriori aiuti militari a Israele, il Congresso sta inserendo nel bilancio militare (NDAA) qualcosa di ancora più grave e insidioso: l’integrazione delle forze armate statunitensi con quelle israeliane!”

L’opinione pubblica americana è per la prima volta sfavorevole a Israele. L’ultimo sondaggio del Pew Research ha rilevato che il 60% degli intervistati disapprova le azioni di Israele nel sud-ovest asiatico (e ancora di più a Gaza), mentre solo il 37% le approva. Persino il presidente Trump sarebbe “arrabbiato” (o deve far finta di esserlo) con Netanyahu.

Dopo che le forze israeliane hanno ripreso gli attacchi su Beirut nonostante il cessate il fuoco negoziato dalla Casa Bianca, Trump ha ammonito il leader israeliano: “Che c***o stai facendo? Ti odiano tutti!”

L’opposizione a una maggiore cooperazione con l’Israele di Netanyahu è probabilmente la ragione per cui informazioni riservate su una nuova perizia della Defense Intelligence Agency (DIA) del Pentagono sono trapelate alla NBC News e al New York Times lo scorso fine settimana. La DIA classifica la minaccia rappresentata dallo spionaggio israeliano nei confronti di membri del governo americano e personale militare al massimo livello possibile. Secondo il Times, tra i bersagli dello spionaggio ci sarebbero l’inviato speciale presidenziale Steve Witkoff e il massimo responsabile delle politiche del Pentagono, Elbridge Colby, oltre a uno dei principali vice di quest’ultimo.

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L’ ” Impostore” nell’Islam

IL DAJJAL… OVVEROSIA L’IA – Intelligenza Artificiale

il termine Dajjāl è molto più ricco e profondo di quanto sembri a una prima traduzione come “impostore” o “bugiardo”.

La parola araba al-Dajjāl (الدجّال) deriva dalla radice d-j-l (د-ج-ل), una radice che nei dizionari classici è associata all’idea di COPRIRE, CAMUFFARE, RIVESTIRE O NASCONDERE la realtà sotto un’apparenza ingannevole.

Non si tratta semplicemente del mentire in senso ordinario. Un uomo che racconta una bugia può essere definito con altri termini arabi; il Dajjāl invece è qualcuno che…

“costruisce un’intera illusione, una falsa rappresentazione del reale”.

La forma grammaticale dajjāl appartiene inoltre a uno schema intensivo della lingua araba (faʿʿāl), che indica chi compie un’azione in modo CONTINUO, ABITUALE O ESTREMO.

Per questo molti studiosi traducono il termine non come “il bugiardo”, ma come “il grande ingannatore”, “il supremo impostore” o addirittura “colui che falsifica la realtà”.

È interessante notare che, dal punto di vista linguistico, l’idea centrale non è la menzogna in sé, bensì il fatto di mescolare il vero e il falso in modo tale che diventi difficile distinguerli. Per questo, nelle tradizioni islamiche, il Dajjāl rappresenta la prova definitiva:

“non convince le persone con una menzogna evidente, ma con un’apparenza di verità”.

Numerosi hadith riportano che il Dajjāl avrà scritto sulla fronte كافر (kāfir), cioè “miscredente” o “negatore della fede”. Alcuni testi specificano addirittura che saranno visibili le tre lettere della radice k-f-r.

Qui emerge un’altra curiosità linguistica.

La parola kāfir deriva dalla radice k-f-r, che originariamente significa anch’essa COPRIRE, NASCONDERE. Nella lingua araba antica il contadino che copriva il seme con la terra poteva essere chiamato kāfir, proprio perché lo occultava sotto il terreno. Successivamente il termine assunse il significato religioso di chi “copre” o rifiuta la verità divina.

Questa coincidenza è affascinante: il Dajjāl deriva da una radice che indica il coprire la realtà mediante l’inganno, mentre la parola kāfir deriva da una radice che indica il coprire o occultare la verità. Le due parole non hanno la stessa origine linguistica, ma convergono sul medesimo tema simbolico dell’occultamento.

Il Dajjāl è colui che tenta di nascondere la verità dietro un’apparenza seducente, ma allo stesso tempo reca sulla fronte un segno che rivela esattamente ciò che è. È quasi un paradosso:

il massimo ingannatore porta impresso su di sé il marchio della propria falsità.

G.A.

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